Upcoming Events

Internazionale | Guerre e Antimilitarismo

nessun evento corrisponde alla tua ricerca!
aaa

Gheddafi appare in tv: «Sono in Libia, non in Venezuela». I massacri? Menzogne

category internazionale | guerre e antimilitarismo | re-imbucato da altri media author Tue February 22, 2011 15:00 Report this post to the editors

A causa degli scontri di questi giorni è andata distrutta la pista dell'aeroporto di Bengasi, seconda città della Libia, e gli aerei passeggeri non sono dunque in grado di atterrare nello scalo: lo ha reso noto durante un conferenza stampa il ministro degli Esteri egiziano, Ahmed Aboul Gheit, riferendosi all'impossibilità della compagnia di bandiera 'Egyptair' di effettuare l'imbarco di connazionali in fuga dal Paese. Aboul Gheit in giornata riceverà al Cairo l'omologo italiano Franco Frattini.

La televisione di Stato libica, sui cui schermi durante la scorsa notte Muammar Gheddafi è ricomparso pochi secondi per assicurare di essere ancora a Tripoli e non all'estero, ha negato che siano in atto
«massacri» contro i manifestanti, e ha respinto categoricamente quelle che ha liquidato come «menzogne e illazioni» al riguardo. «Dicono che ci sono massacri in numerose città, paesi e sobborghi della Libia, ma noi dobbiamo combattere contro simili menzogne e illazioni, che fanno parte di una guerra psicologica», recitava una sovrimpressione rossa con scritte di colore bianco, mandata in onda durante la programmazione sul canale 'al-Jamahiriya 2'. Simili asserzioni, ha quindi insistito l'emittente di regime, «puntano a distruggere il nostro morale, la nostra stabilità e le nostre ricchezze». La stessa televisione pubblica aveva peraltro riferito qualche ora prima di «assalti» delle forze di sicurezza a un presunto «covo di terroristi». Una fugace apparizione, 22 secondi in tutto: è quanto ha concesso al suo popolo e al mondo intero il leader libico Muammar Gheddafi che nella notte è apparso alla televisione di Stato, per la prima volta da quando le proteste hanno travolto il Paese maghrebino e scatenato la reazione
violenta del regime. Al riparo dalla pioggia dentro un mini-van, in quello che è stato presentato come un collegamento in diretta dalla sua residenza, Gheddafi ha sconfessato fermamente quanti lo volevano già in fuga all'estero: «Voglio mostrare che sono a Tripoli e non in Venezuela. Non credete alle notizie delle tv
appartenenti a certi cani randagi». Semicoperto da un grande ombrello, il 64enne leader libico ha aggiunto di voler «dire qualcosa ai giovani della Piazza Verde (di Tripoli, ndr) e rimanere sveglio con loro fino a tardi», ma «ha cominciato a piovere e grazie a Dio, questa è una buona cosa».  Quello che era stato annunciato come un discorso alla nazione in realtà si è risolto in una breve apparizione del leader libico. Il colonnello seduto in unasorta di pulmino bianco e protetto da una grande ombrello bianco si è rivolto alla telecamera della tv di Stato solo per smentire di essere fuggito dalla Libia. Dopo aver pronunciato poche parole il leader libico ha salutato, ha chiuso l'ombrello ed è rientrato nel veicolo senza aggiungere altro.

Un gruppo di ufficiali dell'esercito libico ha pubblicato una dichiarazione in cui esortano i soldati a «unirsi al popolo» per abbattere il regime di Muammar Gheddafi. Una sorta di contrappasso per il colonnello che assunse il potere con un golpe incruento di «giovani ufficiali» destituendo nel 1969 re Idriss. Lo riferisce al Jazira.

LIBERAZIONE QUOTIDIANO ON LINE www.liberazione.it

author by Oltre mille mortipublication date Tue Feb 22, 2011 22:24Report this post to the editors

''Io non lascero' il Paese''. Lo ha assicurato il leader libico Muammar Gheddafi nel suo intervento alla televisione di stato. ''Io sono un rivoluzionario, il leader piu' grande. Ho portato il paese alla vittoria, alla vittoria che continua a dare frutti'', ha affermato Gheddafi, ripreso su uno sfondo di quella che appariva come una casa bombardata. Ripercorrendo la storia del Paese, Gheddafi ha anche voluto ricordare di come ''anche l'Italia sia stata sconfitta sul suolo libico''.

"Il presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, ha avuto nel pomeriggio una conversazione telefonica con il leader della Jamahiriya libica, Muammar El Ghaddafi". Si legge in una nota di palazzo Chigi intorno alle 20.30.

"SOTTRAETE I RIVOLTOSI DAI VOSTRI FIGLI" - "Riportate a casa i vostri figli, sottraeteli alle mani dei rivoltosi". Lo ha detto il leader libico Muammar Gheddafi in un discorso alla nazione. "I vostri giovani sono morti, i loro sono ancora vivi", ha detto, riferendosi alle "bande" che guidano le rivolte, i cui esponenti ha definito "scarafaggi", "drogati" e "venduti".

"I libici non hanno motivo per manifestare" - ha poi aggiunto - "La rivolta pacifica e' una cosa - ha aggiunto - la ribellione armata e' un'altra", ha detto, imputanto ai manifestanti la chiusura di porti, aeroporti e delle altre infrastrutture del paese.

IL DISCORSO IN TV - Il colonnello Gheddafi stavolta si concede alle telecamere della tv di Stato libica ben piu' a lungo dei pochi secondi in cui era comparso ieri sera e in un discorso in cui a tratti e' apparso provato dalla tensione di questi giorni ha sfidato i rivoltosi e ha annunciato che non lascera' la Libia: "moriro' da martire". L'ambientazione, nella retorica del colonnello, conta quanto le parole stesse e il 'set' scelto dal leader della Jamahiriya per il suo annunciato intervento televisivo sembra inteso per lanciare messaggi sia all'interno che all'esterno. "Rimarro' qui nella mia casa che e' stata obiettivo dei raid aerei americani", dice Gheddafi tra le rovine del palazzo presidenziale bombardato dai caccia Usa inviati da Reagan nel 1986, un edificio completamente sventrato, trasformato in una specie di museo chiamato "la Casa della resistenza". 

INVIO DI GAS INTERROTTO - I manifestanti libici della tribu' della citta' di Nalut hanno interrotto l'invio di gas verso l'Italia. Secondo quanto riporta il sito informativo libico 'Libya al-Youm', i membri della tribu' che protestano contro il colonnello Muammar Gheddafi hanno fermato l'afflusso di gas attraverso il gasdotto che passa per la provincia di Nalut e arriva fino a Mellitah, sulla costa, per protesta contro il regime e per "fare pressioni sulla comunita' internazionale affinche' fermino le milizie di Gheddafi in azione a Tripoli". Secondo la tv di stato, ai manifestanti non sarebbe piaciuta la posizione del governo italiano in merito alla crisi in corso in Libia. In particolare, la tribu' non avrebbe gradito il fatto che Roma abbia definito incattabile la nascita di una sorta di emirato islamico nel paese. Questa mattina l'Eni aveva fatto sapere che il gasdotto Greenstream, che porta il gas da Mellitah fino all'Italia, verra' progressivamente svuotato per metterlo in sicurezza.

LA PRECISAZIONE DI ROMANI - Il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, ha poi puntualizzato: "Il sistema non e' a rischio. Non c'e' alcun problema per noi" -  conversando con i giornalisti alla Camera, in merito alla sospensione delle fornitura di gas dalla Libia.

All'alba di oggi gli aerei militari sono tornati a bombardare le centinaia di migliaia di persone pro-democrazia riunite in piazza a Tripoli. Anche i battaglioni della sicurezza libica, fedeli al rais, hanno nuovamente aperto il fuoco oggi contro i manifestanti a Tripoli. Secondo quanto riferisce la tv araba 'al-Jazeera', le violenze sono avvenute nel quartiere di Fashlun, alla periferia della città, che ieri è stata obiettivo dei raid dei caccia militari libici insieme al sobborgo di Tajura.

Facendo il punto della situazione in Libia, l'oppositore spiega che "riguardo le città di Tobrik e Kafra entrambe sono sotto il controllo dei manifestanti del gruppo '17 febbraio', la situazione è tranquilla anche a Misurata e nella città di Bani Walid, controllata dalla tribù di Warfalla che ieri si è rivoltata contro Gheddafi. Non abbiamo invece notizie certe su quanto sta accadendo a Sirte, città considerata la roccaforte del colonnello".

Anche a Bengasi gli abitanti hanno preso il controllo della città, riferisce alla Bbc un medico locale, Ahmad Bin Tahir. ''Qui non c'è più la presenza dello Stato - ha detto Bin Tahir - Non c'è polizia, non c'è esercito, non ci sono figure pubbliche''. Quello che invece governa a Bengasi è ''il popolo, che si è organizzato per riportare l'ordine. Sono stati formati comitati per governare la città''.

Diversi militari e politici sono passati dalla parte dei manifestanti. Ma proprio per limitare i danni alla vigilia della rivolta Gheddafi avrebbe fatto eliminare i vertici dell'esercito, uccidendo molti ufficiali che credeva potessero rivoltarsi contro di lui, sostiene l'ufficiale dell'aereonautica militare libica, Qasim Najiya ai microfoni di 'al-Jazeera'. L'ufficiale ha inoltre chiesto ai manifestanti "di occupare tutti gli aeroporti per bloccare Gheddafi". L'ultimo ad aver girato le spalle al colonnello è il generale Abdelhilam Hussein. Prima di lui aveva abbandonato il regime anche il generale al-Mahdi al-Arabi, che ha diffuso un comunicato per chiedere a tutti i militari di passare con i manifestanti.

Gheddafi intanto ieri sera, al termine di una giornata di durissima repressione e a una settimana dallo scoppio della rivolta, ha fatto una breve apparizione alla tv di Stato per far sapere che non ha lasciato il Paese.

Incontrerò ''i giovani nella piazza Verde per dimostrare che sono a Tripoli e non in Venezuela'', ha annunciato il colonnello invitando la popolazione a ''non credere a quel che dicono le tv che appartengono ai cani randagi''.

Appello ribadito più volte questa mattina dalla tv di regime che sta lanciando una serie di messaggi rassicuranti alla popolazione: "Fratello cittadino, dicono che sia in corso una strage in molte città libiche e nei villaggi. Come sai - si legge in un messaggio - fa parte della guerra mediatica e psicologica fatta di bugie e di voci fatte girare allo scopo di distruggere il tuo morale, la tua stabilità e per condizionare le tue scelte". In un secondo avviso, che si riferisce alle notizie riportate dalle tv come 'al-Jazeera' e 'al-Arabiya', si legge ancora: "Non credete alle notizie false diffuse dai canali satellitari che ti avvelenano".

Intanto l'Alto commisario delle Nazioni Unite per i diritti umani Navi Pillay ha chiesto oggi che si svolga una ''inchiesta internazionale indipendente'' sugli attacchi che il governo Gheddafi ha sferrato contro i manifestanti, dicendo che tale repressione potrebbe rientrare tra i crimini contro l'umanità. In un comunicato, la Pillay ha detto che ''gli attacchi sistematici contro la popolazione civile potrebbero essere assimilati ai crimini contro l'umanità''. L'Alto commissario ha quindi chiesto che vengano ''fermate immediatamente le gravi violazioni dei diritti dell'uomo commesse dalle autorità libiche''.

 

Fonte: adnkronos

Related Link: http://www.siciliainformazioni.com/giornale/esteri/1177...i.htm
author by Risposte scontatepublication date Wed Feb 23, 2011 04:24Report this post to the editors

Ma chi ha venduto al governo di Gheddafi le armi che, proprio in questo momento, stanno facendo fuoco sugli insorti? La risposta, ovviamente è scontata.

Related Link: http://www.autistici.org/macerie/?p=28382
author by sulle montagne della sila.publication date Wed Feb 23, 2011 04:50Report this post to the editors

voli notturni di aerei da caccia sulle montagne della sila.

Related Link: http://calabria.indymedia.org/article/5080
author by Romapublication date Wed Feb 23, 2011 23:18Report this post to the editors

Slogan e tensione davanti alla sede diplomatica tra forze dell'ordine e qualche centinaio di persone. Alcuni ragazzi si sono arrampicati sul cancello e hanno sostituito e bruciato le bandiere verdi istituite da Gheddafi nel 1969 con quella precedente rosso, nero e verde. Insulti anche verso il governo italiano

Video

Proteste all'ambasciata ...

 
© 2001-2012 Indymedia piemonte. Unless otherwise stated by the author, all content is free for non-commercial reuse, reprint, and rebroadcast, on the net and elsewhere. Opinions are those of the contributors and are not necessarily endorsed by Indymedia piemonte. Disclaimer | Privacy