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il PD con ForzaItalia

category provincia di torino | miscellaneous | re-imbucato da altri media author venerdì 08 febbraio, 2008 17:52author by Walter

parola di Ciamparin

Larghissime intese

di Marco Damilano

Il Paese chiede una 'politica del fare'. E dopo il
voto si può anche governare con Forza Italia. Parola
di sindaco. Colloquio con Sergio Chiamparino Sergio
ChiamparinoIn campagna elettorale il Pd deve
dimostrare che è disponibile alle intese e a una fase
di convergenze, le più ampie e le più coese possibili,
per ricostruire l'Italia. Anche con Forza Italia e con
Silvio Berlusconi... Sergio Chiamparino, il sindaco
più popolare d'Italia secondo i sondaggi, è il primo
importante esponente del Pd a rompere il tabù. Dopo le
elezioni, spiega, Veltroni deve proporre un governo di
ricostruzione con Forza Italia: non solo per fare le
riforme istituzionali, ma anche per gli interventi
economici e sociali. "L'elettorato non si divide più
tra destra e sinistra, ma tra l'antipolitica e la
politica del fare. I cittadini chiedono ai politici di
mettersi insieme e di fare qualcosa di buono. Se il Pd
sarà in sintonia con questa domanda, potrà cambiare il
segno alla campagna elettorale". E sulle candidature
del Pd il sindaco di Torino chiede il rinnovamento
delle liste, "un nuovo album fotografico", e la
consultazione degli iscritti.

Veltroni promette che il Pd correrà da solo alle
elezioni. Riuscirà a farlo?
"È un passaggio necessario e indispensabile per
marcare la discontinuità con il passato e per
segnalare l'esistenza di un nuovo soggetto politico.
Il vero elemento che ha affondato il centrosinistra
nella legislatura è stato l'eccessiva latitudine della
coalizione. Quante volte il presidente del Consiglio
in questo anno e mezzo è stato costretto a intervenire
per ripetere ovvietà, tipo che chi faceva parte del
governo non doveva andare a manifestare contro il
governo? Ora dobbiamo mettere su coalizioni omogenee e
programmi chiari. Senza torte in faccia con chi non ci
sta, per carità. Ma è un passaggio essenziale, che va
abbinato a un ragionevole rinnovamento dell'album
fotografico con cui ci presentiamo".

Significa che Veltroni dovrebbe tenere a casa i vecchi
dirigenti?

"Non è che se al loro posto mettiamo gli sconosciuti
il Pd diventa più forte. Ma il rinnovamento deve
essere visibile: non solo nelle liste, ma soprattutto
nella squadra con cui ci proponiamo di governare:
serve gente credibile, gli amministratori locali, una
nuova fotografia di gruppo".

Il Pd è pronto alla campagna elettorale? Lei stesso ha
più volte descritto il partito come un contenitore di
vecchi gruppi e sottogruppi tenuti insieme dal
potere...
"In politica, quando c'è una campagna elettorale, è
sempre il momento topico. Per ora il Pd è la pura
trasposizione dei gruppi che c'erano prima, lo
confermo. Ma le elezioni possono trasformarsi
nell'occasione per rimescolare le carte. Sul piano dei
contenuti, per esempio. Sulla politica estera, cosa
diciamo? E sulle questioni etiche: siamo per la
laicità non solo delle istituzioni ma anche della
politica, o no? Se queste discussioni verranno fatte
sul serio i confini non potranno rimanere gli stessi
di quando c'erano Ds e Margherita. E poi c'è il metodo
di scelta degli eletti: con le liste bloccate non si
può andare al voto senza una qualche forma di
consultazione della base".

Walter Veltroni Primarie per tutti i candidati?
"Non sono un demagogo: è giusto che i gruppi dirigenti
nazionali possano candidare alcuni nomi che ritengono
importanti per il partito, per esempio un tecnico che
magari è poco radicato sul territorio. Ma su tutti gli
altri la consultazione tra gli iscritti è
indispensabile: anche questo può contribuire a
rimescolare le carte all'interno".

Al Nord nella scorsa primavera il centrosinistra perse
quasi ovunque, con venti-trenta punti di distacco
dalla Cdl. La candidatura di Veltroni nacque anche da
quel trauma, non a caso il sindaco di Roma venne a
lanciarla al Lingotto di Torino. Come si fa a
recuperare credibilità e voti presso l'elettorato
settentrionale?

"Si recupera se si dicono le cose come stanno, senza
infingimenti. Non servono programmi di 280 pagine. Qui
al Nord è particolarmente evidente dove passa la nuova
linea di demarcazione, le domande che la gente fa alla
politica. La nuova divisione passa non più tra destra
e sinistra, un déjà-vu che non interessa a nessuno, ma
tra chi dice 'basta con la politica', i mille volti
del grillismo, e chi invece dice ai politici 'basta
con le divisioni, mettetevi insieme e fate qualcosa di
buono'. Il vero spartiacque è tra l'antipolitica e la
politica del fare. È la ragione vera per cui la
prossima legislatura sarà costituente e non solo sul
piano istituzionale. Chiunque vinca".

Si può immaginare che dopo il voto si formi la Grande
coalizione che è stato impossibile fare prima sulla
legge elettorale?

"Io credo che all'Italia servano interventi di
ricostruzione economica e sociale, non solo
istituzionale. Il Pd deve dimostrare di essere
disponibile alle intese e a una fase di convergenze,
le più ampie e le più coese possibili, per ricostruire
l'Italia. Credo che sia necessario".

Anche con un'alleanza con Forza Italia? Anche con un
governo fondato sull'asse Forza Italia-Pd,
Berlusconi-Veltroni?

"Se il voto degli italiani incoraggerà questo sforzo,
sì, anche con Forza Italia. Non riesco a vedere un
centrodestra che si sostituisce al centrosinistra e
tutto resta come prima, sarebbe il salto dalla padella
alla brace. Se il Pd sa giocarsi bene le carte che ha
in mano può funzionare".

Ne è proprio sicuro? Prima dite agli elettori che il
Pd va da solo, poi lasciate capire che farete un
governo con Forza Italia? Non rischiate l'autogol?

"In mezzo ci sono le elezioni, il popolo è sovrano.
Può darsi che mi sbagli, se sarà così ne prenderò
atto. Secondo me, però, il Pd dovrebbe andare in
campagna elettorale per dire cosa vuole fare. Sembra
scontato, ma non lo è. Per esempio dire che si
vogliono fare le ferrovie nel rispetto dell'ambiente,
che c'è chi vuole mettere mano allo squilibrio
salariale e al tempo stesso rimettere in moto la
macchina dello sviluppo. E poi c'è il tema della
sicurezza, senza isterie securitarie. Il tema del
rispetto delle regole: vale per gli immigrati, per gli
italiani, per chi non paga il fisco. Decidere
significa anche fare una campagna elettorale in cui
non si liscia il pelo del gatto per il verso giusto".

Temi e parole d'ordine adatti a parlare all'elettorato
del Nord. Ma il centrosinistra governa anche la
Campania: quanto peserà sul voto l'emergenza rifiuti?

"Certo, la vicenda Campania non ci aiuta. Dobbiamo
impostare la questione spiegando che i rifiuti sono un
problema nazionale, non si risolve l'emergenza
invocando dimissioni qua e là".

Se Veltroni glielo chiedesse si candiderebbe alle
elezioni?

"No, io non ci sarò. Sono stato rieletto da poco e con
un certo consenso, il mio primo dovere è portare il
mandato fino in fondo. Se la squadra di Veltroni
lavorerà con le prospettive di cui ho parlato, sarò
contento di farne parte: se si dovesse tornare alla
vecchia coalizione mi sentirei molto meno entusiasta".

E se nella sua squadra la chiamasse Berlusconi?

"Posso uscire dalla politica, ma non cambiare
casacca..."

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La Stampa, 7/2/2008

Chiamparino: "Sì alle larghe intese"

Il sindaco di Torino perme: serve un'intesa tra
Berlusconi e Veltroni.
Crosetto: bene, Torino torni a voto

TORINO
In campagna elettorale «il Pd deve dimostrare che è
disponibile alle intese e a una fase di convergenze,
le più ampie e le più coese possibili, per ricostruire
l’Italia. Anche con Forza Italia e con Silvio
Berlusconi». Lo afferma all’Espresso Sergio
Chiamparino.

«Dopo le elezioni - spiega il sindaco di Torino -
Veltroni deve proporre un governo di ricostruzione con
Forza Italia: non solo per fare le riforme
istituzionali, ma anche per gli interventi economici e
sociali. L’elettorato non si divide più tra destra e
sinistra, ma tra l’antipolitica e la politica del
fare. I cittadini chiedono ai politici di mettersi
insieme e di fare qualcosa di buono. Se il Pd sarà in
sintonia con questa domanda, potrà cambiare il segno
alla campagna elettorale».

E sulla decisione del Pd di correre da solo alle
elezioni, Chiamparino sostiene che «è un passaggio
necessario e indispensabile per marcare la
discontinuità con il passato e per segnalare
l’esistenza di un nuovo soggetto politico. Il vero
elemento che ha affondato il centrosinistra nella
legislatura è stato l’eccessiva latitudine della
coalizione. Quante volte il presidente del Consiglio
in questo anno e mezzo è stato costretto a intervenire
per ripetere ovvietà, tipo che chi faceva parte del
governo non doveva andare a manifestare contro il
governo? Ora dobbiamo mettere su coalizioni omogenee e
programmi chiari». Sulle candidature del Pd il sindaco
di Torino chiede il rinnovamento delle liste, «un
nuovo album fotografico», e la consultazione degli
iscritti.

Le reazioni sono immediate in entrambi gli
schieramenti. Secondo Pietro Marcenaro, deputato del
Pd la presa di posizione dei Chiamparino è «sbagliata,
priva di fondamento e destinata solo a confondere e ad
aggravare la crisi della politica». «È evidente che se
il risultato elettorale producesse una situazione di
ingovernabilità - afferma Marcenaro - si dovrebbe
trovare una soluzione per consentire al paese di non
ritornare al voto nelle condizioni di oggi e per
superare quella che si presenterebbe come una vera e
propria situazione di emergenza. Ma questo è ben
diverso, a mio avviso, dall’indicare in una coalizione
tra Pd e Forza Italia la soluzione di governo più
adeguata ai problemi del paese».

Il coordinatore piemontese azzurro, Guido Crosetto,
replica alle dichiarazioni del sindaco di Torino:
«Sono contento che, anche se un pò in ritardo, la
sinistra riconosca la serietà dell’azione politica e
degli uomini di Forza Italia». «Mi auguro - aggiunge
Crosetto - che ora Chiamparino prenda atto delle
conseguenze di ciò che dice, anche sul piano
amministrativo locale. E magari abbia il coraggio di
fare ciò che da un anno lo invito a fare: spiegare ai
cittadini il fallimento della maggioranza che lo
sostiene e tornare alle urne». E alle dimissioni lo
invitano anche gli esponenti piemontesi di An.
«Sarebbe meglio - sottolinea il coordinatore regionale
Ugo Martinat - che il sindaco, anzichè fare il
filosofo della politica, facesse il suo mestiere e
rispondesse ai torinesi del lungo elenco di insuccessi
che hanno contraddistinto il suo mandato: da Expo 2015
alla mancata assegnazione a Torino delle Olimpiadi
giovanili, al degrado urbano ed all’insicurezza di
interi quartieri».

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