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Provincia di Torino | Guerre e Antimilitarismo

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Fiera del libro. La libertà non ha confini né bandiere

category provincia di torino | guerre e antimilitarismo | opinioni author mercoled 05 marzo, 2008 16:29author by Federazione Anarchica Torinese - FAIauthor email fat at inrete dot itauthor address corso Palermo 46 - giov. ore 21author phone 338 6594361

Ogni anno la Fiera del libro di Torino invita un paese diverso e suoi scrittori quali protagonisti di incontri, dibattiti, approfondimenti. Nel 2008 avrebbe dovuto essere invitato l’Egitto, ma per la concomitanza con un evento culturale di grande rilievo in quel paese, non se ne è fatto nulla. Israele ha quindi avanzato la propria candidatura, anche alla luce del fatto che nel 2008 cadono i sessant’anni dalla proclamazione dello stato ebraico (14.5.1948). La stessa data segna per i palestinesi l’inizio della perdita della loro terra e viene ricordata come la “catastrofe”. È nata quindi l’idea di una serie di iniziative di protesta e di sensibilizzazione sulla situazione del popolo palestinese da tenersi in concomitanza con la Fiera del libro, compresa quella del boicottaggio della Fiera stessa. Val la pena a questo punto riflettere sui meccanismi all’opera in questa vicenda.

Ci sono alcune parole intorno alle quali si articolano i discorsi intorno alla costruzione dello stato moderno e sono: terra, popolo, nazione, confini. Si determina quindi uno stretto legame tra libertà, identità e stato, visto come l’unico strumento per affermare completamente la propria autonomia e autodeterminazione rispetto agli altri popoli. Ancora oggi, nel mondo da tutti ritenuto globalizzato, gli stati nascono e proliferano per spinta dal basso di popolazioni viventi su di un certo territorio e per impulso dall’alto di potenze che utilizzano l’arma nazionalista nello scontro con altre potenze. I casi della disgregazione dell’Unione sovietica e della Jugoslavia sono emblematici del complesso gioco tra interessi eterogenei che portano alla nascita di uno stato ancora oggi, come nel caso del Kosovo, regione serba a maggioranza albanese che ospita grandi basi americane ormai dalla “guerra umanitaria” condotta dalla Nato per difenderne la popolazione dall’asserito pericolo di “genocidio” da parte dei serbi. Così, i “popoli senza stato”, come i kurdi ed i palestinesi, per citare i più famosi, rivendicano non solo un certo grado di autonomia rispetto agli stati tra i quali è spartita la loro terra, ma la creazione di un proprio stato come unica condizione in grado di garantire sicurezza e libertà. La bandiera diventa simbolo della nazione, da sventolare mentre, magari, si strappano o bruciano quelle altrui. Stato, confini, bandiera: tutto lo strumentario dello stato nazionale è applicato ancora oggi a livello non solo simbolico ed è bagaglio della competizione politica sia nazionale che internazionale.
Come accennato, il fatto che una minoranza “oppressa” possa assurgere al livello di stato viene letta come unica via per la tutela della minoranza stessa, sia da parte dei membri della minoranza che da parte di interessati “protettori”. Così, scendono in campo altre parole a complicare il nostro quadro, a sfumarlo. Sono: diritti umani, minoranza, vittima. L’essere o l’essere stati vittime di ingiustizia offre una patente morale che vela gli attuali comportamenti ingiusti. Su questo piano, il simbolico ha un peso talora decisivo. Fatti, tragedie, reali, vengono amplificati ed utilizzati come veri e propri strumenti di propaganda, ancora decenni dopo i fatti reali. Il caso dell’olocausto è paradigmatico. Non solo esso ha agito potentemente al momento della nascita dello stato di Israele per giustificarla, ma ancora oggi riverbera i suoi effetti sul presente. Così per la storia di persecuzioni cui gli ebrei furono sottoposti nell’occidente cristiano, in misura incomparabile rispetto ai paesi musulmani dove hanno quasi sempre prosperato, fino al ‘900. L’essere stato vittima rende giusti, giustifica, dicevamo, i comportamenti attuali. Non c’è nessun legame tra le camere a gas e l’occupazione coloniale nei confronti dei palestinesi, eppure l’accusa di antisemitismo pende sempre sul capo di chi critica lo stato di Israele per i suoi comportamenti nei confronti dei palestinesi. In modo analogo, l’uso del terrorismo (parliamo di bombe sugli autobus o nei bar che uccidono “nel mucchio”) viene giustificato dai comportamenti colonialisti di Israele e dal suo altrettanto terroristico uso della violenza (parliamo ad esempio di bombardamenti aerei, navali e terrestri su villaggi di civili). L’asimmetria tra le forze in campo fa sì che i morti palestinesi siano tre volte quelli israeliani. L’asimmetria tra l’olocausto e l’occupazione della Cisgiordania e di Gaza fa sì che i morti israeliani “pesino” di più sulla stampa occidentale di quelli palestinesi. Mentre i palestinesi sono una minoranza oppressa, Israele si dipinge oggi quasi fosse in una situazione da 1948 o 1967, attaccato contemporaneamente da tutti i paesi confinanti musulmani, isola occidentale in un mare di bandiere verdi musulmane.

Vero è che il ritorno prepotente della religione al centro del dibattito e dell’agire politico ha complicato ulteriormente le cose. Se Israele è “lo stato degli ebrei”, i musulmani vivono in molti stati. Di fronte all’incertezza indotta da un mondo globalizzato, la religione, potente strumento di identità, è balzata in primo piano nel mondo musulmano. Nel corso degli anni ’80, gli USA ed Israele hanno favorito lo svilupparsi di gruppi religiosi, anche fondamentalisti in funzione antisovietica, come in Afganistan, o per contrastare la laica OLP di Arafat. Il risultato è sotto gli occhi di tutti e vede un rinnovato protagonismo e centralità dell’islam nel discorso politico. La rivoluzione khomenista in Iran ci ha messo il resto. Senza religione non ci sarebbero gli attacchi suicidi. Lo scontro tra ebrei e musulmani era sullo sfondo rispetto a quello tra israeliani e palestinesi e altri paesi arabi. Oggi non è più così. Da un lato la composizione sociale di Israele è profondamente cambiata: le prime generazioni di immigrati, provenienti dall’Europa e guidate da una classe dirigente sionista imbevuta di illuminismo e socialismo (cosa che non ha impedito loro di iniziare a cacciare i palestinesi dalla loro terra), hanno lasciato il posto a ondate migratorie di ebrei provenienti dalla Russia e da paesi del Nord Africa e dall’Asia, in genere di estrazione sociale bassa e più legati alla tradizione, se non smaccatamente di destra. Così, un processo iniziato negli anni ’70, dopo la vittoriosa guerra del 1967, ha portato in Israele alla costituzione di partiti ortodossi, divenuti rapidamente l’ago della bilancia parlamentare. Stanchi della corruzione di Fatah, il movimento politico da sempre dominante in Palestina, attraverso libere elezioni i palestinesi hanno scelto un governo guidato da un movimento religioso come Hamas, affermatosi negli anni anche grazie ad un capillare lavoro sul territorio di assistenza e condivisone delle dure condizioni della popolazione. In Libano il radicamento di un movimento nazionale sciita come Hezbollah ha resistito alla guerra dello scorso anno da parte di Israele. Del resto, la destra fondamentalista cristiana americana e la destra israeliana si identificano nella difesa di Sion dai pericoli che la minacciano: e Sion è l’Occidente. Che il presidente iraniano Ahmadinejad sostenga pubblicamente che Israele debba essere cancellato dalla carta geografica offre più di uno spunto alla sindrome vittimaria, vera o simbolica, che alimenta la politica internazionale. Ancora, all’Occidente giudaico-cristiano, liberale, basato sui diritti civili e sulla democrazia, si può opporre un Oriente musulmano, liberticida, dispotico e oscurantista. Da qui potenti simboli propagandistici a sostegno dell’esportazione della democrazia per via armata. Da qui la contrapposizione tra combattenti islamici e “crociati infedeli”. Ma da qui, anche l’indissolubile legame tra politica e religione quando si parla di Medio Oriente, nel momento in cui la religione diventa centrale in movimenti come Hamas o Hezbollah, costituendo il motore della loro azione sociale e politica nei confronti di uno stato cui si appartiene (in stragrande maggioranza) perchè si appartiene ad una certa religione, quella ebraica: stato quindi dove la religione è costitutiva dell’identità nazionale.

Ma il conflitto tra palestinesi ed israeliani non ha solo natura politica e religiosa: il possesso della terra, di “una terra”, va anche declinato in termini economici. Israele è una potenza regionale non solo militare, ma anche economica, con un territorio, fino al 1967, assai scarso. L’occupazione delle terre palestinesi, la costruzione di colonie, hanno avuto ed hanno le modalità rapaci e predatorie del colonialismo di ogni tempo. La manodopera palestinese a basso costo è stato uno dei motori dell’economia israeliana per molti anni, fino a che è stata in parte sostituita dalle ondate immigratorie di ebrei “poveri” dal Magreb e dalla Russia. La precarietà della condizione palestinese, imposta con la forza militare da Israele, è quindi anche precarietà economica, povertà “strutturale”, mancanza di risorse e quindi di autonomia.

Ironicamente, cristianesimo islam ed ebraismo sono definite “religioni del libro”, basandosi su testi “rivelati” come Bibbia e Corano. E dalla “Fiera del libro” eravamo partiti. Il fatto che Israele sia il paese ospitato proprio nel sessantesimo della sua nascita coincisa con l’inizio della sistematica cacciata dei palestinesi dalle loro terre, ha costituito la molla di una dura polemica su media e giornali, quando si è iniziato a parlare di boicottaggio della Fiera stessa. I concetti cui abbiamo accennato sopra (stato, religione, vittima) si sono messi potentemente all’opera, branditi dai due fronti contrapposti. Anche qui si è verificata un’asimmetria evidente. Il fronte del boicottaggio è davvero poca cosa in termini numerici e mediatici rispetto alla stragrande maggioranza di giornali e tv, compattamente schierati pro Israele. Per non parlare delle istituzioni, dal presidente della repubblica in giù. O dei partiti politici: tutta la destra compatta è dalla parte di Israele, nonché il Pd. Eppure Israele è presentato ancora come “vittima”, come se il suo “diritto ad uno stato” fosse minacciato, come se questa minaccia nascesse dal fatto che Israele è Occidente e vessillo di democrazia, la quale democrazia è frutto naturale della “religione ebraica e cristiana”. Sul fronte opposto, si chiede che ai palestinesi, “vittime” dell’oppressione israeliana, sia riconosciuto il “diritto ad uno stato”, unico vero strumento di libertà ed autodeterminazione. I due fronti si battono a colpi di bandiere, sventolate ed indossate, ciascuno in difesa di una “vittima” e proiettando sulla stessa i conflitti interni, nazionali e pure locali, brandendo contro l’altra parte accuse di antisemitismo o di nazismo (questa ultima accusa è lanciata reciprocamente: Israele sarebbe nazista e pure chi l’accusa per il suo trattamento dei palestinesi).

Chi come gli anarchici ed i libertari si batte per un mondo “senza dio né stato” non vede nella religione e nelle istituzioni statali un mezzo di liberazione, anzi li identifica come le due maggiori maschere del potere che opprime i singoli. Liberarsi da un’oppressione statale costituendo un’altro stato è per gli anarchici una contraddizione in termini. Il problema è distruggere, disgregare la forma stato che continua, nonostante gli acciacchi ed il tempo, ad essere protagonista di un mondo che si dice globalizzato. Anzi, è proprio la forma stato che viene con duttilità utilizzata per modellare i rapporti di forza tra potenze: stati nascono, stati vengono invasi, stati muoiono o vengono fatti a pezzi tra stati diversi. Ovunque nascono nuove gerarchie, nuove burocrazie, nuove classi politiche, nuove polizie, nuovi eserciti. Tutto l’armamentario dello stato e della sua oppressione. E non di rado a questa oppressione si aggiunge quella religiosa: lo stato è garante dei privilegi della chiesa, di ogni chiesa, e ne impone con la forza le regole di comportamento, di disciplinamento delle coscienze, disciplinamento di cui lo stato naturalmente ringrazia. L’oppressione coloniale dello stato di Israele nei confronti dei palestinesi, oppressione contro cui si deve combattere, può finire certo come sono finite altre guerre di liberazione coloniale, con la creazione di un nuovo stato. Lo scrollarsi di dosso l’oppressione militare ed economica dello stato di Israele è solo un pezzo del percorso verso la libertà: fermarsi alla creazione di un’altro micro stato e vedere in esso la soluzione dei problemi, ancor più se questo stato si connotasse in senso religioso, per gli anarchici sarebbe il modo di frustrare l’anelito di libertà che viene dalla lotta del popolo palestinese. Ai palestinesi oppressi, sfruttati, massacrati va tutta la nostra solidarietà. Insieme a loro, e con gli israeliani che rifiutano e si battono contro l’apartheid, è necessario lottare per una solidarietà internazionalista vera, che non sia parteggiare per un nazionalismo piuttosto che un altro. Il nostro impegno rimane l’abolizione di ogni stato e di ogni frontiera, contro lo sfruttamento capitalista dell’uomo sull’uomo, contro ogni forma di totalitarismo religioso che asservisce le coscienze, per un mondo di uomini e donne liberi ed uguali.

Torino, 4 marzo 2008

Federazione Anarchica Torinese – FAI
Corso Palermo 46 – Torino
011 857850 – 338 6594361
fat@inrete.it

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author by red iskrapublication date ven 07 mar, 2008 18:55

Agli anarchici della fai:

Ancora una volta per essere fedeli alla vostra classica fraseologia di principio contro lo stato rimanete soli scalzando il cuore della vera questione palestinese che è quella della liberazione dei territori occupati e di quelli fattisi gia stato nel nome di Israele e del sionismo imperialista.

Questa è l'unica questione contro cui le masse palestinesi fanno i conti giorno per giorno resistendo caparbiamente contro l'oppressione della bestia sionista; che lo facciano alzando al cielo un vessillo in segno di unità e forza e che questo racchiuda pure dei colori che sono il simbolo di un popolo che anela verso la propria liberazione e a cui è necessario quello stato che cacciando gli oppressori dia loro il potere di autogovernarsi, ciò finisce per sterilizzare e paralizzare la vostra critica e il vostro inesistente impegno in sostegno dell'eroica resistenza palestinese.

author by libertariopublication date sab 08 mar, 2008 02:14

Stop The Wall

Word Document sulla_questione_palestinese.doc

author by rediskrapublication date lun 10 mar, 2008 21:40

Le pratiche orizzontaliste teorizzate di principio e a tutto piano dagli anarchici non sono altro che sterili ed impotenti battaglie proprie di chi può permettersi di sguazzare, per così dire "libertaristicamente", nella più bieca falsa coscienza; che tanto più emergono quanto più se applicate in riferimento alla questione palestinese; (a tal proposito sarebbe molto interessante vedere come reagirebbero costoro tra un incursione e l'altra da parte delle truppe di occupazione).

"In miseria" della loro ormai classica teoria, (sedicente rivoluzionaria ma in realtà tipicamente piccolo borghese e che in nessun dove ha mai attechito), voglio ricordare che le lotte e i mezzi tattici impiegati per raggiungere la liberazione di un territorio occupato non possono proprio materialmente porre in essere certi distinguo di principio come quelli ora esposti dagli anarchici; (e qui insegnano la storia vittoriosa dei fronti popolari e le modalità tattiche e organizzative più utilizzate nelle lotte partigiane di resistenza per la liberazione).

A tal proposito nelle posizioni della Fai e più in generale in un certo libertarismo infantile ed estremistico si smaschera la gravissima ed evidente strumentalità liberale della sua classica matrice, peraltro già condannata e totalmente fuori dalla storia.

Le masse palestinesi, insieme agli altri popoli in lotta in Irak come in Nepal, arrestano e spezzano il disegno totalitario della feroce bestia imperialista;
lottando con tutti i mezzi ed eroicamente contro le politiche sioniste di Istraele avanzano già vittoriosamente sul fronte dell'internazionalismo proletario.

author by libertariopublication date mar 11 mar, 2008 04:53

Stop The Wall

Word Document il_militarismo_cieco_di_hamas....doc

author by rediskrapublication date mar 11 mar, 2008 20:30

La metodologia non violenta dell'azione diretta a cui fa riferimento il ltipico ibertarino (opportunista FAI?) non può rappresentare una seria alternativa di lotta per la liberazione, specie per i palestinesi che sono continuamente sottoposti a pratiche militari di espansionismmo e di sterninio indiscriminato.

Una simile tattica piu che auto-organizzazare le masse dei territoti resta auto-referenziale e auto-bloccata nel livello democratico della pura contestazione, rappresenta una strenua tendenza tipicamente ribellista e di nicchia della società civile istraeliana, e che proprio per questo può esser tollerata dai sionisti.

D'altronde è qui evidente l'opporunismo degli anarchici che per sostenere queste piccole nicchie ribelliste e privilegiate nello stesso corpo della società civile istraliana glissano perche non vogliono loro fare i conti con la questione delle politiche espansionistiche di Istraele nei territori della Cisgiordania, già occupati anche da loro e a danno dei palestinesi.

(Proviamo a mettere questi ribellini istraliani, pena la perdita di ogni loro diritto fondamentale, direttamente contro il loro stato abusivo e a fianco delle masse palestinesi ora egemoni e immaginiamo cosa Istraele farebbe loro).

Per quanto riguarda il rapporto tra mezzi e fine ricordiamo ai libertarini che le limitate modalità di lotta utilizzate dai palestinesi, che non possono permettersi di lottare senza metterci la propria vita, sono già tese verso un fine che rimane quello della liberazione della propria terra.

Senza i fronti popolari e le modalita tattiche e strategiche utilizzate nelle lotte di liberazione vinte dai partigiani comunisti d'italia e delle repubbliche sovietiche oggi i nostri "compagni" anarchici avrebbero altro di che parlare in un mondo dominato dai fascisti di Mussolini e da inazisti di Hitler; (..di sicuro parlerebbero in tedesco!).

Le sterili ideuccie orizzontaliste tipiche nelle dogmatiche pratiche libertarine sparse per il mondo sono soltanto indice di quella borghesia che in questa fase s'insinua ovunque anche dentro i movimenti di massa, ideuccie e pratichine che bisogna combattere duramente in quanto sono solo funzionali alla riorganizzazione interna di una certa una borghesia a pezzi che nelle sue fasi critiche (come la bancarotta) ha bisogno anche di queste acchè il proletariato non possa ricomposi e unificarsi a sua volta su di un piano nazionale; costruendo la sua unica alternativa possibile al governo dei padroni che è quella della presa del potere e dell'instaurazione di ordine economico di tipo socialista.. (ma per gli anarchici e per le loro praticuccie piccolo borghesi anche e il potere e cosa assai brutta e cattiva anche quando si tratta di favorire, come in queste situazioni drammatiche, il piu ovvio potere del popolo e che non c'è potere di popolo o rivoluzione senza organizzazione di classe su di un piano nazionale che non sia prima di stato.

Insomma il caso argentina è assai emblematico soprattutto se si fa riferimento al movimento dei piqueteros a cui i piccolo borghesi proletarizzati sin dall'inizio, dentro le fabbriche e nelle assemblee, non hanno saputo far altro che otturare loro gli occhi spingendoli a coltivarsi l'orticello mentre quella stessa borghesia dei padroni corrotti glielo lasciava fare pur di rimettere in piedi il proprio auspicato piano di potere su scala nazionale e internazionale a danno di quegli operai stessi e delle masse proletarie di quel paese e di tutto il continente latinoamericano.

Invece per dimostrare come certa gente con le sue asserzioni circa la situazione irakena sia tanto lontana dalla realtà quanto vittima della propaganda dei regimi imperialisti, rispondo solo che le bombe sui mercati e sulle piazze sono dirette e assoldate dai servizi di quel governo eterodiretto per dividere le masse e per provare così a stabilizzare a destra un ordine che grazie alla caparbietà di quella lunga resistenza, che ha compiuto i 5 anni, rimane tuttora ingovernabile.

Trattasi infatti di una tipica strategia della tensione, (e qui la più recente storia d'Italia proprio non insegna agli anarchici), che ha un suo fronte esterno nei paesi dove si porta la guerra (bombe in mercati, piazze, moschee e quant'altro) e uno interno ai paesi dove si cerca il consenso per attuare le proprie strategie mperialiste di guerra i, (aerei kamikaze e bombe nelle metropoli occidenntali); fronti di destabilizzazione che hanno tuttavia diverse trame ma un unica regia negli stessi governi terroristi dei paesi imperialisti che per la logica del domiio devono scannarsi anche tra loro.

w la resitenza Irachena e palestinese!

Saluti comunisti.

author by rediskrapublication date mar 11 mar, 2008 21:10

Agli anarchici della fai:

Ancora una volta per essere fedeli alla vostra classica fraseologia di principio contro lo stato, gli anarchici rimangono soli scalzando il cuore della vera questione palestinese che è quella della liberazione dei territori occupati e di quelli fattisi gia stato nel nome di Israele e del sionismo imperialista.

Questa è l'unica questione contro cui le masse palestinesi fanno i conti giorno per giorno resistendo caparbiamente contro l'oppressione della bestia sionista; che lo facciano alzando al cielo un vessillo in segno di unità e forza e che questo racchiuda pure dei colori che sono il simbolo di un popolo che anela verso la propria liberazione e a cui è necessario quello stato che cacciando gli oppressori dia loro il potere di autogovernarsi, ciò finisce per sterilizzare e paralizzare la vostra critica e il vostro inesistente impegno in sostegno dell'eroica resistenza palestinese.

Le pratiche orizzontaliste teorizzate di principio e a tutto piano dagli anarchici non sono altro che sterili ed impotenti battaglie proprie di chi può permettersi di sguazzare, per così dire "libertaristicamente", nella più bieca falsa coscienza; che tanto più emergono quanto più se applicate in riferimento alla questione palestinese; (a tal proposito sarebbe molto interessante vedere come reagirebbero costoro tra un incursione e l'altra da parte delle truppe di occupazione).

"In miseria" della loro ormai classica teoria, (sedicente rivoluzionaria ma in realtà tipicamente piccolo borghese e che in nessun dove ha mai attechito), voglio ricordare che le lotte e i mezzi tattici impiegati per raggiungere la liberazione di un territorio occupato non possono proprio materialmente porre in essere certi distinguo di principio come quelli ora esposti dagli anarchici; (e qui insegnano la storia vittoriosa dei fronti popolari e le modalità tattiche e organizzative più utilizzate nelle lotte partigiane di resistenza per la liberazione).

A tal proposito nelle posizioni della Fai e più in generale in un certo libertarismo infantile ed estremistico si smaschera la gravissima ed evidente strumentalità liberale della sua classica matrice, peraltro già condannata e totalmente fuori dalla storia.

Le masse palestinesi, insieme agli altri popoli in lotta in Irak come in Nepal, arrestano e spezzano il disegno totalitario della feroce bestia imperialista;
lottando con tutti i mezzi ed eroicamente contro le politiche sioniste di Istraele avanzano già vittoriosamente sul fronte dell'internazionalismo proletario.

La maschera libertarina dell’opportunismo piccolo borghese

La metodologia non violenta dell'azione diretta a cui fa riferimento il ltipico ibertarino (opportunista FAI?) non può rappresentare una seria alternativa di lotta per la liberazione, specie per i palestinesi che sono continuamente sottoposti a pratiche militari di espansionismmo e di sterninio indiscriminato.

Una simile tattica piu che auto-organizzazare le masse dei territoti resta auto-referenziale e auto-bloccata nel livello democratico della pura contestazione, rappresenta una tenue tendenza tipicamente ribellista e di nicchia della società civile istraeliana, che proprio per questo suo solleticare protestando può esser tollerata dai sionisti.

D'altronde è qui evidente l'opporunismo degli anarchici che per sostenere queste piccole nicchie ribelliste e privilegiate nello stesso corpo della società civile istraliana glissano perche non vogliono loro fare i conti con la questione delle politiche espansionistiche di Istraele nei territori della Cisgiordania, già occupati anche da loro e a danno dei palestinesi.

(Proviamo a mettere questi ribellini istraliani, pena la perdita di ogni loro diritto fondamentale, direttamente contro il loro stato abusivo e a fianco delle masse palestinesi ora egemoni e immaginiamo cosa Istraele farebbe loro).

Per quanto riguarda il rapporto tra mezzi e fine ricordiamo ai libertarini che le limitate modalità di lotta utilizzate dai palestinesi, che non possono permettersi di lottare senza metterci la propria vita, sono già tese verso un fine che rimane quello della liberazione della propria terra.

Senza i fronti popolari e le modalita tattiche e strategiche utilizzate nelle lotte di liberazione vinte dai partigiani comunisti d'Italia e delle Repubbliche Sovietiche oggi i nostri "compagni" anarchici avrebbero altro di che parlare in un mondo dominato dai fascisti di Mussolini e da inazisti di Hitler; (..di sicuro parlerebbero in tedesco!).

Le sterili ideuccie orizzontaliste tipiche nelle dogmatiche pratiche libertarine sparse per il mondo sono invece indice di quella egemonia della borghesia che in questa fase s'insinua ovunque anche dentro i movimenti di massa; ideuccie e pratichine che bisogna combattere duramente in quanto sono solo funzionali alla riorganizzazione interna di una classe dominante a pezzi che in certe sue fasi critiche (come puo essere una crisi provocata dalla bancarotta) ha bisogno anche di queste acchè il proletariato non possa ricomposi e unificarsi a sua volta su di un piano nazionale; costruendo quella sua unica alternativa possibile al governo dei padroni che è quella della presa del potere e dell'instaurazione di un ordine economico di tipo socialista.
Ma per gli anarchici e per le loro praticuccie piccolo borghesi il potere è cosa assai brutta e cattiva anche quando si tratta di favorire, come in queste situazioni drammatiche, il piu ovvio potere del popolo; i libertarini fanno finta di non sapere che non ci puo essere rivoluzione e potere di popolo senza organizzazione di classe su di un piano nazionale che non sia prima di stato.

Insomma il caso argentina è assai emblematico soprattutto se si fa riferimento al movimento dei piqueteros a cui i piccolo borghesi proletarizzati sin dall'inizio, dentro le fabbriche e nelle assemblee, non hanno saputo far altro che otturare loro gli occhi spingendoli a coltivarsi l'orticello mentre quella stessa borghesia dei padroni corrotti glielo lasciava fare pur di rimettere in piedi il proprio auspicato piano di potere su scala nazionale e internazionale e a danno di quegli stessi operai e di quelle masse proletarie del paese e del continente latinoamericano tutto.

Invece per dimostrare come certa gente con le sue asserzioni circa la situazione irakena sia tanto lontana dalla realtà quanto vittima della becera propaganda dei regimi imperialisti, rispondo solo che le bombe sui mercati e sulle piazze sono dirette e assoldate dai servizi di quel governo eterodiretto per dividere le masse e per provare così a stabilizzare a destra un ordine che grazie alla caparbietà di quella lunga resistenza, che ha compiuto i suoi 5 anni, rimane tuttora ingovernabile.

Trattasi infatti di una tipica strategia della tensione, (e qui la più recente storia d'Italia proprio non insegna agli anarchici), ma che ha un suo fronte esterno nei paesi dove si porta la guerra (bombe in mercati, piazze, moschee e quant'altro) e uno interno ai paesi dove si cerca il consenso per attuare le proprie strategie mperialiste di guerra , (aerei kamikaze e bombe nelle metropoli occidenntali); fronti di destabilizzazione interna ed esterna che hanno tuttavia diverse trame ma un unica regia negli stessi governi terroristi dei paesi imperialisti che per la logica del domiio devono scannarsi anche tra di loro.

w la resitenza Irachena e palestinese!

Saluti comunisti.

author by libertariopublication date mer 12 mar, 2008 01:20

nè dio nè stato, nè servi nè padroni

Word Document a_da_ven_baffone....doc

author by libertariopublication date mer 12 mar, 2008 12:41

Trotsky - un altro pezzo di bolscevico mica da riderire che Stalin lo conosceva bene - fatto liquidare dal duce georgiano intento a cannibalizzare il bolscevismo, disse amaramente: "Stalin e Hitler sono stelle gemelle!"

Word Document inoltre....doc

author by rediskrapublication date mer 12 mar, 2008 19:36

Sulla questione capitaismo o comunismo (addirittura gemelli)! si sa che gli anarchici preferiscono di gran lunga sguazzare nelle acque putride del liberalismo borghese, rimanendo nello stadio infantile ed reazionario del ribellismo opportunista.

Sulla questione della guerra di spagna è noto come gli anarchici ancor oggi scaricano e scaricarono le colpe sui comunisti per nascondere la loro storica bambinesca incapacità ad organizzarsi seriamente, in quel caso fecero soltanto il gioco dei franchisti rompendo da incapaci il fronte antifascista sin dall'inizio per i loro complessi antigerarchici contro i comunisti, (chissà perche la gerarchia nella dittatura democratico liberale dei padroni borghesi l'hanno sempre ben digerita), e alla fine di tutto finendo per essere traditi dai loro capi collaborazionisti, il socialfascismo era per questi molto meglio.

Ripeto che i libertarini avrebbero altro di che parlare se la lotta dei sovietici e degli altri contro la bestia nazifascista si fosse combattuta nelle modalità spontaneiste utilizzate dagli anarchici nella gurra civile spagnola.
(a proposito non preoccuparti ho capito che dovendo scegliere con il tedesco avresti preferito lo slang degli yenki; ma in questo caso sei solo uno dei tanti liberali che vuole ridurre i meriti della nostra resistenza pur di minimizzare il ruolo in essa avuto dai nostri comunisti).

Chiamare in causa Trotsky, l'oppotunista bollato per alcune mosse così anche da Lenin, non mi pare sia per te una bella garanzia; del resto è noto (da documenti e testimonianzze processuali) come il dirigente sovietico, cospirasse contro il popolo sovietico e a vantaggio dei nazisti pur di andare contro Stalin, a lui preferiva Hitler e fini per fare in Messico la giusta fine.

Ricordate piccolo borghesi travestiti da anarchici siete voi i fratelli gemelli dei liberali borghesi che nelle situazioni più critiche pur di andare contro i comunisti avete fatto sempre il gioco dei padroni e dei loro fascisti cani da guardia, (quando non ci avete collaborato), pure sin dai tempi di Bakunin siete stati insieme a lui cacciati .a piedate sul culo dalla prima internazionale

D'altronde se non vi addrizzerete mai c'è un motivo ed è quello che stringe voi e i liberali borghesi nello stesso album di famiglia,
noi comunisti sapremo sempre come conbattervi ma capiamo il vostro astio..
da noi ne avete prese tante e ancora tante altre ve ne aspetteranno..

Giu le mani dalla resistenza irakena!
Contro l'apartheid in palestina INTIFADA SINO ALLA VITTORIA!

WMARX! W LENIN! W STALIN! W MAO!

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