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Fiera del libro di Torino: all'università assemblea/sfida tra gli student* autonomi e Marco Travagli

category italia | guerre e antimilitarismo | notizie author sabato 26 aprile, 2008 12:52author by autonomo

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Lunedì 21 aprile si è svolta a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell’Università di Torino, una delle assemblee studentesche più partecipate degli ultimi anni. A confrontarsi, nell’ambito di un’iniziativa organizzata dal laboratorio universitario per i saperi contro la guerra, Marco Travaglio e gli student* del collettivo universitario autonomo, sul tema: “boicottare la fiera del libro: una buona o una cattiva idea?”.
Oltre 400 persone hanno invaso l’aula magna stipandosi fin sopra i banchi e sulle scalinate, desiderosi di assistere a un confronto pubblico insolito e inedito. Da un lato uno dei più noti giornalisti italiani, fautore di un pensiero liberaldemocratico e di una concezione forte della legalità, dall’altro gli studenti autonomi tante volte oggetto di polemiche, cacce alle streghe, denunce, arresti e processi; da un lato il polemista televisivo sostenitore di Israele e fortemente contrario al boicottaggio della Fiera del libro 2008, dall’altro coloro che per primi hanno praticato l’azione diretta e il boicottaggio della Fiera, da sempre sostenitori della causa palestinese.
Un’assemblea tra le più accese che l’Università abbia mai ospitato, nella quale studenti, professori o semplici cittadini hanno applaudito, rumoreggiato, espresso una molteplicità di interventi, partecipando a una discussione totalmente aperta con interesse e vivacità, fuori da qualsiasi schema formale o precostituito.
La sfida tra due punti di vista opposti ha permesso a tutte e tutti di ascoltare un contraddittorio verace sul tema tabù dell’opposizione internazionale e del boicottaggio contro Israele; un contraddittorio troppe volte impedito dai divieti della polizia, dentro e fuori l’Università, ad assistere alle conferenze blindate organizzate dai vertici della Fiera del libro o dello stesso ateneo.
Marco Travaglio – che non si è sottratto, a differenza di altri, a un confronto difficile in una Università dove in molti, soprattutto tra gli studenti, non condividono le sue opinioni sulla situazione palestinese – ha aperto gli interventi spiegando le ragioni dell’opportunità dell’invito a Israele, “ospite d’onore” della Fiera di Torino. Nella sua interpretazione dei fatti Israele è uno stato che attua politiche rese legittime da un diritto di autodifesa – comprese l’occupazione militare, le guerre, la costruzione del Muro – mentre il boicottaggio lede il principio fondante di un evento culturale, ossia la possibilità del confronto tra posizioni diverse.
Il collettivo ha contestato punto per punto questa posizione, sia sul piano storico che su quello politico, denunciando le prevaricazioni e le brutalità decennali che il razzismo sionista ha inflitto alla popolazione palestinese, e ha rivendicato le ragioni della resistenza palestinese, anche quando essa è lotta armata contro uno stato oppressore. Gli studenti hanno chiarito come il boicottaggio non sia rivolto contro la letteratura, gli scrittori o i libri israeliani, ma contro un invito che impone un solo punto di vista su un evento catastrofico – la guerra del 1948 – su cui molti differenti sguardi sono possibili, uno dei quali è senz’altro quello che la letteratura e la storiografia palestinesi hanno sempre denunciato: quella guerra è stata una “Nakbah”, una catastrofe per milioni di persone uccise, perseguitate, cacciate dalle proprie terre.
Una pluralità di interventi dal pubblico hanno arricchito la discussione mostrando, nella maggior parte dei casi, la debolezza politica delle argomentazioni del giornalista, e ricordando con testimonianze dirette, cenni storici e dati politici quanto Israele sia uno stato criminale, razzista e incurante anche dei richiami del diritto internazionale. Palestinesi e italiani – alcuni dei quali ebrei – sono intervenuti in sostegno alle ragioni del popolo palestinese, mentre una studentessa israeliana ha denunciato la strumentalità con cui alcuni professori hanno accusato, nei mesi scorsi, il collettivo di antisemitismo, denunciando come quegli stessi docenti non abbiano mai preso posizione contro le iniziative effettivamente antisemite tentate talvolta dall’estrema destra a Torino.
Pur raccogliendo applausi da un certo numero di estimatori, Marco Travaglio è stato per la prima volta a Palazzo Nuovo in un contesto molto critico verso le sue posizioni, lontano anni luce dal clima di santificazione proprio delle assemblee cui era in passato stato invitato dai bravi ragazzi della sinistra istituzionale. Nel corso della discussione egli ha dovuto riconoscere la completa legittimità della campagna di boicottaggio, che pure non condivide, facendo nei fatti marcia indietro rispetto alle posizioni che in precedenza aveva espresso a questo proposito sulla carta stampata, dove era caduto nella banalità di descrivere i fautori del boicottaggio come nemici della cultura.
L’assemblea di lunedì ha mostrato in concreto quanto poco i grandi personaggi della televisione e del giornalismo conoscano le battaglie, le argomentazioni e le rivendicazioni dei movimenti sociali, e quanto questi ultimi possano essere in grado di dare battaglia aperta su qualunque argomento e in qualunque contesto pubblico, con la forza delle ragioni maturate nelle lotte, nelle pratiche di mobilitazione e nei percorsi di autoformazione sociale.

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   pessimo esempio     zip    lun 28 apr, 2008 00:12 
   pessimo commento     bizzip    mar 29 apr, 2008 13:54 


 

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