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Hamas come l'Ira

category internazionale | guerre e antimilitarismo | re-imbucato da altri media author venerdì 02 maggio, 2008 23:19author by unknow

Hamas come l'Ira

L'offerta di tregua di Hamas a Israele ricorda quella proposta dall'Ira nel 1994

Articolo di Rami Khouri da internazionale 742, 30 aprile 2008

Hamas è sincera quando offre a Israele una tregua decennale? È un gesto che va preso in considerazione? È chiaro che Hamas si sta dichiarando disponibile a seguire le vie della diplomazia. Anche se non a qualsiasi costo, come invece fecero a suo tempo Al Fatah e Yasser Arafat.

L'offerta di tregua non equivale né a una pace definitiva né al riconoscimento di Israele. Queste sono possibili conseguenze di eventuali trattative future, legate all'ipotesi che i palestinesi ottengano il loro stato.

L'offerta solleva due questioni. Una è se ci si possa fidare di movimenti islamisti come Hamas, Hezbollah e i Fratelli musulmani, quando dicono di accettare il pluralismo democratico o di voler trattare con Israele.

In Israele, in occidente e in alcuni paesi arabi molti considerano questi movimenti dei gruppi di opportunisti in malafede, che da una parte parlano di democrazia e dall'altra inseguono il potere e vogliono trasformare la regione in una grande teocrazia musulmana. La seconda questione riguarda la meccanica della pace, cioè tutte le difficoltà da affrontare per trovare una soluzione negoziata al conflitto.

Vediamo il primo problema. Nessuno può dire con certezza se Hamas e gli altri movimenti islamisti siano in buona fede. Continuano a non esprimersi chiaramente su questioni decisive: che uso farebbero della forza, se e come intendono coesistere con Israele, quali rapporti hanno con l'Iran e come governerebbero una volta al potere.

Ma da certi loro comportamenti passati è possibile ipotizzare cosa farebbero in futuro: in passato, infatti, hanno negoziato delle tregue e poi le hanno rispettate; hanno effettuato scambi di prigionieri con Israele e sono entrati a far parte di governi di unità nazionale insieme a partiti che erano stati loro avversari.

Quanto poi alla seconda questione, il miglior modo per scoprire se Hamas è in buona fede o bluffa è andare a vedere il bluff. Tutte le persone responsabili – israeliani, americani o europei che siano – dovrebbero smettere di prendere pillole di isteria ogni mattina. Bisogna invece avviare un processo diplomatico che porti a una situazione in cui tutte le parti in gioco possono vincere.

La storia recente presenta un'analogia molto interessante, quella con il cessate il fuoco dichiarato dall'Ira in Irlanda del Nord nell'agosto del 1994. Per saperne di più ho parlato con John Cullinane, un uomo d'affari che lavora a Boston ma è stato impegnato sul versante economico del processo di pace nordirlandese. Cullinane mi ha ricordato che alcuni dei principali negoziatori americani, britannici e irlandesi nutrivano sull'Ira gli stessi dubbi che altri nutrono oggi su Hamas.

"Molti", mi ha detto, "non erano certi che Gerry Adams e Martin McGuinness facessero sul serio quando dicevano di voler porre fine alle violenze. E invece la loro offerta era un segnale forte della volontà di entrare nel gioco politico del loro paese. La risposta – quella di metterli alla prova – è stata decisiva quanto l'offerta".

Secondo Cullinane, "quando vengono inviati segnali del genere si tende a liquidarli, a leggerli erroneamente o a porre condizioni preliminari impossibili, che diventano ostacoli umilianti. La pretesa che una delle parti belligeranti sospenda unilateralmente le ostilità, consegni le armi o accetti in toto le precondizioni dell'altra prima ancora che si avviino le trattative: sono tutti pretesti. Quelli che hanno il potere in realtà non vogliono né trattare né dividere il potere con altri".

Oggi si intravedono significative analogie tra il cessate il fuoco proclamato dall'Ira nel 1994 e l'offerta di tregua reciproca – non unilaterale – di Hamas a Israele. Israele e i suoi amici dovrebbero rispondere ad Hamas mettendo alla prova la sua buona fede attraverso una serie di passi calibrati e negoziati, per assicurare importanti vantaggi a entrambe le parti. Sarebbe una prova di buon senso.

Bisogna quindi procedere con una serie di passi legati tra loro: 1) leggere correttamente il significato dell'offerta di Hamas; 2) trovare mediatori "terzi" per raggiungere una tregua di almeno due anni; 3) attivare subito un piano di sviluppo economico che spinga la maggioranza dell'opinione pubblica israeliana e palestinese a preferire la trattativa allo scontro militare; 4) promuovere altre misure per creare fiducia (scambi di prigionieri e agevolazioni degli spostamenti di persone e merci) ed estendere i vantaggi della tregua a tutti i settori della società; 5) usare come base il piano di pace proposto dal mondo arabo e passare rapidamente a una trattativa che possa trasformare una tregua di breve periodo in un accordo di pace permanente.

La fine degli attacchi reciproci, il miglioramento delle condizioni di vita, una speranza nuova per le generazioni future avrebbero l'effetto di spingere l'opinione pubblica di Israele e Palestina a chiedere di più, e questo porterebbe a un accordo di pace. Impossibile?

No: andate in Irlanda del Nord e vedrete come si è arrivati alla pace e alla condivisione del potere a partire da un'offerta di tregua che molti avevano sottovalutato. Le cose belle succedono quando la gente butta nella spazzatura sia le pillole dell'isteria sia le armi della faziosità.

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