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Dopo le bandiere bruciate cortei vietati a Librolandia

category provincia di torino | repressione | re-imbucato da altri media author sabato 03 maggio, 2008 15:50author by l'asta

Il questore: «Nessun presidio
davanti al Lingotto»

«Abbiamo bruciato le bandiere di Israele e degli Usa per protestare contro le scelte dei governi e non, ovviamente, contro quei popoli; lo abbiamo fatto anche perché vogliamo che nei territori occupati si sappia che a Torino c’è qualcuno che si oppone alla celebrazione dello Stato di Israele». Così i capi del centro sociale Askatasuna. Ma gli agenti della Digos stanno visionando i clip del 1° maggio: tutti i protagonisti, una volta identificati, saranno denunciati alla procura.

Questo è il clima che si respira in città, in vista dell’inaugurazione della Fiera del Libro, l’8 maggio, che ha come ospite d’onore Israele. La cui bandiera sventolerà, unica, a fianco al tricolore, all'ingresso del Lingotto, com’è sempre avvenuto per il Paese invitato. Parola degli organizzatori, che ieri hanno avuto un incontro-vertice con il prefetto, per definire ogni aspetto del cerimoniale.

Sul fronte sicurezza, il questore, Stefano Berrettoni, ha deciso di vietare tutti i presidi, di fronte alla Fiera, per tutta la durata della manifestazione. Sarà consentito il corteo del 10 maggio, organizzato dai movimenti schierati contro il governo di Tel Aviv. L’assemblea Free Palestine non è d'accordo: «Hanno cancellato lo spazio che ci era stato concesso. In questo modo, ai visitatori, mancherà la voce del dissenso contro Israele».

La polemica si sposta dalla Fiera all’Università. Ma i temi non cambiano. Free Palestine ha organizzato un convegno sulla «pulizia etnica» nei territori. E l’Associazione Italia-Israele invia una lettera al rettore dell’ateneo, Ezio Pelizzetti. Protesta perchè ha concesso spazio «ad una iniziativa simile, per di più senza contraddittorio». Ci saranno scrittori, artisti, docenti universitari e intellettuali, tra cui l’intellettuale Tariq Ramadan. Appuntamento, il 5 e 6 maggio. Titolo, «Le democrazie occidentali e la pulizia etnica della Palestina». Oltre a Ramadan, tra i promotori del boicottaggio, Gianni Vattimo, Angelo D’Orsi e Diana Carminati, che lavora nella rete di Donne in nero; Wasim Dahmasch, docente a Cagliari, il poeta israeliano Aharon Shabtai; l’artista Piero Gilardi che parlerà Jonathan Rosenhead, docente inglese tra i fondatori del Bricup, che promuove il boicottaggio accademico di Israele. Replica del rettore Pelizzetti: «La presenza dei nostri docenti assicura correttezza al dibattito. L’Università è un luogo di confronto e di discussione. Non ci saranno momenti di intolleranza o di odio anti-israeliano».

Chiude Alfredo Tradardi, ex assessore alla Cultura ad Ivrea, esponente di Ism (International Solidarity Mouvement): «Volevamo raccontare un’altra verità, fuori da pregiudizi e falsi storici. Avremmo voluto farlo alla Fiera ma ci è stato negato. Non cerchiamo lo scontro, la guerra, ma la pace, sì proprio la pace che altri non vogliono».

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