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Italia | Antifascismo

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Al posto di Nicola poteva esserci ognuno di noi

category italia | antifascismo | comunicati author marted 06 maggio, 2008 13:33author by realtà veronesi

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Mercoledì alla notizia abbiamo tremato. Un dolore alla pancia, un
presentimento. Mai come ora avremmo voluto essere smentiti. Non è così.
La cronaca riassume drammaticamente la storia di questa città. Degli
ultimi anni ma anche di trent’anni fa. Abel e furlan. Figli annoiati
della Verona bene che riempivano il loro tempo dando la caccia a
presenze non conformi della nostra città.
Avevamo purtroppo ragione. Cinque ragazzi. Giovanissimi. Chi più, chi
meno figli della Verona bene, legati agli ambiti della tifoseria neo
fascista, militanti o anche semplicemente simpatizzanti alla lontana dei
movimenti o dei partitucoli dell’estrema destra cittadina.
Vestiti bene, all’ultimamoda.
Alcuni con precedenti recenti, per atti di razzismo o per problemi allo
stadio.
Perché la composizione sociale e il profilo caratteriale del neofascista
scaligero negli ultimi anni è cambiato. Una certa clima culturale e
sociale, alcuni imprenditori politici, un generale vento che spira ha
suggerito un processo di riterritorializzazione: lasciare, o meglio, non
limitarsi alle periferie, accantonare l’anima stradaiola e la “storica”
attitudine “antiborghese” per rimpossessarsi del centro città. E con
esso ridefinire formalizzare rappresentare un’identità.
L’ossessione identitaria alla mia città, il mio territorio, la mia
“forma di vita” si sostituisce all’appartenenza alla piccola compagnia,
al bar, al quartiere, al giardino.
Nicola è in fin di vita non perché avversario politico, non perché
rappresentava il nemico, nemmeno perché diverso : migrante, comunista,
gay, zingaro, barbone..
Solo e “semplicemente” l’estraneo.non familiare.non compatibile.
Parte di un gioco “perverso” , perché di questo si tratta, di un gioco
contro la noia: “ripulire il centro” per ripulire la città, da chi non
merita, non è all’altezza. La “veronesità” e i suoi codici espressivi

Verona è una città malata. E il virus sta proprio nel cuore, nel ventre
molle del suo dna.
Il male, il pericolo è sempre un elemento esterno, sempre importato.
Come se ammettere ciò che non va all’ interno e cercare nelle radici
facesse traballare le fondamenta stesse di ciò che siamo. Così è sempre
stato in questi anni, ogni volta che Verona è finita sotto i riflettore
nazionali per fatti di cronaca nera, che si trattasse di razzismo o di
inquietanti fatti di cronaca (da maso a Stevanin ecc.) la città e le sue
stesse istituzioni hanno fatto quadrato nella difesa di una presunta
“forma di vita” che nulla avrebbe a che fare con i fatti in questione

A che serve oggi raccontare per l’ennesima volta lo stillicidio di
aggressioni?...

Uno stillicidio di aggressioni motivate da “futili ragioni”, spesso nel
pieno del centro città.
Come gli accoltellamenti dell’ estate 2005, come le sistematiche azioni
contro i diversi (capelloni, alternativi, mangiatori di kebab…) compiute
da una ventina di ragazzi figli della Verona bene, emerse da un
inchiesta della DIGOS nella primavera scorsa. Come la “cacciata” da
piazza erbe, l’autunno scorso, l’episodio non più violento ma più
emblematico, quando alcuni antagonisti veronesi in quella piazza per
bere lo spritz vennero aggrediti ed espulsi dalla stessa tra l’applauso
generalizzato e pre-politico di decine e decine di astanti. O come
l’ultimo fatto “marginale” in valpolicella (il paese di Nicola) la
lettera di una madre sul settimanale locale, del mese scorso, in cui si
cercano testimoni di un’aggressione avvenuta in un bar , dove un ragazzo
di colore giovanissimo è stato massacrato e ridotto in stampelle
(fortunatamente provvisorie) tra cori da stadio e inni del ventennio,
nell’imbarazzante omertà dei clienti,..

Ad evitare che si ripeta.

Guardando al futuro. Partendo dalle radici, quelle storiche certo.
Innanzitutto quelle attuali. Il delirio securitario, la paranoia della
paura,l’emergenza criminalità diffusa, il decoro. da tempo e in maniera
esponenziale con le ultime amministrative un linguaggio si è imposto.
Ci siamo svegliati una mattina ed abbiamo scoperto di essere in guerra,
sotto assedio. Il nemico viene sempre da fuori e fuori deve tornare.
Questo è il linguaggio criminale che succhiano col latte i figli di
questa città.

Caro sindaco, alcune provocazioni….
Dovremmo immaginare che quest’ ultima aggressione sia solo un effetto
collaterale di una ronda autogestita?
Dobbiamo spalleggiare il sindaco nella richiesta di 72 agenti di polizia
per presidiare la notte il Bronx di Piazza Erbe?
Dovremmo concordare con la lega la liberalizzazione della armi di difesa
personale e suggerire a tutti i diversi di questa città di girare armati?

Noi chiediamo le sue dimissioni perché simbolicamente lei è uno dei
mandanti morali di questa tragedia. Perché riempiendosi la bocca della
parola d’ordine sicurezza ha alimentato una forma di “insicurezza” che
non produce voti, legittimando la libera e spontanea pretesa di
ristabilire il decoro, di ripulire il centro città e i quartieri dai
nemici della presunta veronesità. Perché il suo successo poggia
sull’odio, non vive senza un nemico, alimenta una guerra irresponsabile
le cui conseguenze pagheremo a lungo.
Si deve vergognare per ciò che ha detto e per i silenzi, perché l’acqua
che oggi getta sul fuoco se fosse stato coinvolto un non veronese
sarebbe diventata benzina…

Quante vite rovinate servono per aprire gli occhi?

A cosa è servita la tragedia di Nicola?

Quanto è successo a Nicola non può “capitare”
Quanto è successo a Nicola non può non insegnare
Quanto è successo a Nicola non può ripetersi.

*csoa la chimica*
*circolo pink*

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