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comunicato sulla morte di Hassan nel CPT

category provincia di torino | migrazioni e antirazzismo | comunicati author giovedì 29 maggio, 2008 19:36author by gruppo migranti Torino

comunicato sulla morte di Hassan nel CPT

Hassan è morto a Torino sabato mattina presto, dentro
la cella numero due di una delle gabbie del centro di
detenzione per migranti di corso Brunelleschi. Un
centro appena ristrutturato e dalla capacità
raddoppiata grazie ai dodici milioni di euro stanziati
dal governo Berlusconi e spesi con il pieno avallo del
governo Prodi: un restyling delle mura di cinta e dei
container, ora in muratura, e degli edifici della
gestione, quelli sì tutti nuovi.
Sabato mattina Hassan "era nel suo letto, aveva la
bava alla bocca, il cuscino era bagnato, abbiamo
provato a svegliarlo, c'era suo fratello Najal al
telefono, ma non respirava più! Aveva le braccia blu.
Allora abbiamo chiamato e sono venuti, ma prima no!
Venerdì notte abbiamo suonato tre volte il citofono e
abbiamo continuato a chiamare, ma nessuno è venuto a
vedere che stava male..." (dall'intervista raccolta
durante la visita di lunedì 26/5). Il colonnello
Baldacci, responsabile della struttura per conto della
Croce Rossa Italiana, su La Repubblica di lunedì 26/5
nega che ci siano state negligenze e aggiunge: "sono
clandestini, abituati a dire bugie, mentono su data di
nascita, nazionalità, nome. Per loro è facile e
abituale non dire la verità. Non vedo perché, allora,
si debba credere alle storie che raccontano. Vogliono
solo creare il caos".
Queste parole pesanti, pronunciate anche di fronte
alle telecamere del TG3 con assoluta freddezza,
mostrano il volto più brutale di tutta la vicenda:
Baldacci ci sta dicendo, senza minimamente cercare una
giustificazione alla tragedia che chiama in causa la
sua diretta responsabilità , che non è preoccupato,
perché sa che in fondo a pochi interessa davvero
qualcosa di Hassan, della sua morte, come a pochi
interessava della sua vita o di quella degli altri
migranti rinchiusi. Baldacci ci butta in faccia che la
morte di un tunisino privo di documenti, malato e
tossicodipendente, chiuso in una gabbia in attesa di
espulsione, non conta nulla.

Il sistema di inclusione differenziale che struttura
la nostra società (migranti/autoctoni ,
clandestini/ cittadini, precari/garantiti,
poveri/ricchi. ..) finisce per schiacciare al suo
fondo, lentamente ma con metodo, il campo dei "paria".
Gli intoccabili/ indesiderabili vivono in confini
interni alla metropoli, tracciati sulla base
dell'esclusione sociale, confini che nel caso del Cpt
si rendono visibili per minacciare chi fosse
intenzionato a valicarli. Il lager non nasconde i
paria dallo sguardo degli "inclusi", ma piuttosto li
mostra loro perché li possano riconoscere come "altri
da sé". Così questa morte viene a dirci che non siamo
uguali, che esiste una classe di intoccabili
(immigrato, arabo, clandestino, tossicodipendente. ..)
che non ha diritti esigibili e per la quale la morte
non è una tragedia, non può e non deve indignarci.
Questo può avvenire dentro un carcere etnico così come
nella corsia di un ospedale non a pagamento, o dentro
una fabbrica in smantellamento, o in un cantiere senza
le minime disposizioni di sicurezza, o ancora con la
morte cercata per disperazione, o quella data per
violenza brutale dentro le mura domestiche.. .

Noi invece siamo indignati per questa morte e per
quello che rappresenta. Denunciamo con forza come
inaccettabile questo sistema della cittadinanza "a
strati", basata su appartenenze etniche o di classe,
un sistema che permette che un migrante muoia di
polmonite o per una reazione allergica sotto gli occhi
della Croce Rossa e a 500 metri da un ospedale!
Per questo motivo chiediamo l'immediata rimozione del
Colonnello Baldacci e la sospensione della concessione
della gestione del centro alla Croce Rossa. Chiediamo
che nessuno dei migranti detenuti, che stanno
continuando con forza e determinazione a lottare per
manifestare la propria rabbia, sia espulso.
Chiediamo che la famiglia di Hassan, che da dieci anni
non vedeva il proprio congiunto, possa avere verità e
giustizia.
Sabato 31 maggio saremo ancora una volta in piazza per
ribadire che non vogliamo lager, né qui né altrove!

Gruppo migranti Torino

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