Nei cantieri del Tav discariche illegali

category italia | ambiente | notizie author sabato 07 giugno, 2008 11:38author by notav sempre

Marco Cedolin - marcocedolin.blogspot.com - ilcorrosivo.blogspot.com

Un interessante articolo apparso sull’Espresso mette in luce i primi risultati di un’indagine condotta dalla Procura di Milano, concernente reati ambientali e smaltimento illecito di rifiuti ed avente per oggetto i cantieri della tratta TAV Torino – Milano, affidati al consorzio Cav. To. Mi. Del quale è capofila la multinazionale Impregilo. Secondo gli inquirenti l’avvio dei lavori per l’alta velocità, avvenuto nel 2002, è stato immediatamente oggetto di attenzione da parte dei clan di cosa nostra e della ndrangheta che risultano infiltrati nel controllo delle gare di appalto, nel noleggio dei macchinari da scavo e nella fornitura di materiali e commesse.


L’intreccio perverso fra malaffare e grandi opere non si è però limitato alla gestione dei lavori ma ha determinato pesanti conseguenze sul territorio. Come sta infatti emergendo in maniera sempre più chiara dalle indagini, un gran numero di cave usate per l’estrazione dei materiali da costruzione sarebbero poi state riempite con materiali pericolosi, fino a diventare vere e proprie discariche illegali di rifiuti tossici, alcune delle quali in grado di contenere fino a 32 mila metri cubi di materiale.


Ad oggi sono sette i cantieri posti sotto sequestro, mentre i materiali rinvenuti vanno dal catrame rimosso dalle strade insieme al cemento e ai sacchi di plastica del materiale da costruzione, ai metalli pesanti come piombo e zinco, al benzopirene e al mercurio, con conseguente gravissimo inquinamento dei terreni e grande pericolo di migrazione degli agenti inquinanti attraverso le falde acquifere fino a contaminare le coltivazioni. Trattandosi in larga parte di materiali cancerogeni che colpisco oltre all’apparato respiratorio il sistema nervoso centrale e l’apparato urinario, l’allarme per la salute è comprensibilmente molto alto, nonostante l’Arpa stia tentando di minimizzare le possibili conseguenze dell’accaduto.


L’impressione destata dalla vicenda, come si può leggere anche sull’articolo dell’Espresso che si chiede “ci sono discariche lungo tutta la TAV?”, è che si tratti solamente della punta di un iceberg di ben più grandi dimensioni. Quello che è accaduto nei cantieri del Tav fra Torino e Milano potrebbe infatti rappresentare non un’eccezione bensì la regola con cui si è proceduto a costruire gli interi 1000 km dell’infrastruttura. E’ probabile che il sodalizio fra ecomafia e general contractor preposti alla costruzione delle tratte TAV, in grado d’ingenerare profitti miliardari, sia stato ovunque pratica comune e l’intero percorso dell’alta velocità sia costellato di una lunga serie di discariche illegali in tutto e per tutto simili a quelle scoperte dalla Procura di Milano.


In questo caso agli impatti ambientali devastanti determinati da un’infrastruttura tanto energivora quanto inutile, andrebbero ad aggiungersi anche i veleni, altrettanto devastanti per la salute della popolazione, disseminati dal sodalizio fra la consorteria del cemento e del tondino e quella che si occupa di “smaltire” illegalmente i rifiuti tossici. Senza dubbio il TAV rappresenta un grande “affare” per tutti, tranne per i cittadini a rischio avvelenamento che lo finanziano e alla fine saranno chiamati a pagare il conto di 90 miliardi di euro.


 

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author by zoserbergpublication date sab 07 giu, 2008 15:39

Scritto da Gianluca Abate da il Corriere del Mezzogiorno,12-09-2007 


I materiali di risulta provenienti dai lavori per la realizzazione dell'alta velocità per l'ampliamentoliamento dell'aeroporto di Capodichino venivano «smaltiti illecitamente». Seppelliti addirittura «nei cantieri della Tav», rivela l'ultima inchiesta della Procura di Napoli. Che ieri ha sequestrato due di quei cantieri, ha eseguito nove misure cautelari che vanno dagli arresti domiciliari all'obbligo di dimora e ha messo nero su bianco le accuse in un lungo comunicato firmato dai due capi del pool ambientale Aldo De Chiara e Camillo Trapuzzano.  C'è l'elenco di tre delle trenta società sottoposte a indagini (la Tlem sas, la Iter gestione appalti spa ela Idue scarl). C'è il nome del boss della camorra Paolo Di Lauro parente di uno degli indagati (Raffaele Errichiello), anche se i clan in quest'indagine non entrano. C'è la notizia di due marescialli della guardia di finanza finiti agli arresti domiciliari. E c'è, soprattutto, una storia che racconta di rifiuti seppelliti: materiali di risulta provenienti dai lavori per la realizzazione di alcuni tratti dell'alta velocità tra Napoli e Roma e «catrame bituminoso» che hanno portato via mentre realizzavano l'ampliamento dell'aeroporto napoletano di Capodichino.I pm Antonio D'Alessio e Milena Cortigiano, titolari dell'inchiesta, nella richiesta al gip scrivono che quel catrame è «tossico». Una bomba per l'ambiente.IL BLITZ — Nove i provvedimenti emessi dal gip Luca Semeraro nell'ambito dell'inchiesta che conta complessivamente venti indagati. Arresti domiciliari per Raffaele Errichiello e Carmine Maione (rispettivamente titolare e «amministratore di fatto» della Tlem sas), e per Michele Ponticelli e Antonio Lattuca, marescialli della guardia di finanza. Misura dell'obbligo di dimora invece per Francesco Mariottino (presidente del cda della Idue e «comproprietario» della Iter), Mauro Giannotti («cogestore» della Iter), Mario Cerbone («cogestore » della Idue), Giovanni Errichiello e Vittorio Faraone. Sequestrati anche i cantieri Tav a Caivano (lavori per sei chilometri di tratta dell'alta velocità) e ad Afragola, dove sono in corso opere di completamento sulle gallerie «Casalnuovo » e «Santa Chiara». Un decreto di perquisizione e sequestro è stato invece emesso nei confronti di un sottufficiale in congedo dei carabinieri, indagato per favoreggiamento e millantato credito per aver assicurato agli indagati un'«intercessione» presso un alto ufficiale della guardia di finanza per farsi fornire notizie sull'inchiesta: quell'ufficiale, ovviamente, non ne sapeva nulla, ed ora è parte lesa.LO SMALTIMENTO ILLECITO — Sono tre le società citate dalla Procura. Una, la Iter, è quella che ha costituito una società consortile cui sono stati affidati in subappalto i lavori di realizzazione della linea ferroviaria dell'alta velocità su una tratta della Napoli-Roma. La seconda, la Idue, ha invece come oggetto sociale la «realizzazione delle opere di ampliamento dei piazzali di sosta aeromobile e taxiway » presso il Terminal 1 dell'aeroporto di Capodichino. La terza, la Tlem, risulta essere una società in accomandita semplice con sede a Casavatore e «formalmente autorizzata solo per attività di movimento e trasporto terra». Qual è il collegamento tra le tre società? «Un'associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti tra Napoli e Caserta», a dar credito alla storia raccontata dall'inchiesta. Una storia che, come tutte le indagini preliminari, va presa con le pinze, ché per scriverla tutta manca ancora la versione della difesa. Gli accertamenti, scrivono i due vice del procuratore Giovandomenico Lepore, «hanno dimostrato come la Idue ela Iter abbiano incaricato la ditta Tlem delle operazioni di prelievo e smaltimento di rifiuti (anche pericolosi) prodotti dalla propria attività lavorativa», cioè dalle opere realizzate per l'alta velocità e per l'ampliamento dell'aeroporto napoletano. Obiettivo delle società, «ottenere un significativo risparmio dei costi di smaltimento». Quei camion che a Capodichino «hanno avuto libero accesso per mesi» li hanno seguiti e filmati. E hanno ascoltato anche le conversazioni di chi dava gli ordini, intercettando gli indagati per un anno e mezzo. Scoprendo, così, che alla Tlem «in cambio dello smaltimento illecito hanno offerto libero accesso nei cantieri Tav al fine di utilizzare quelle aree come siti di sversamento».LE COMPLICITA' — I cantieri della Tav non sarebbero stati «concessi » alla Tlem al solo scopo di nascondere i rifiuti prodotti da Iter e Idue. No, lì sarebbero finiti anche «rifiuti prelevati abusivamente presso numerose altre aziende del settore operanti nelle province di Napoli e Caserta ». Lì e non solo, ché la Procura ha individuato «ulteriori aree di rilevanti dimensioni destinate a discarica abusiva e sottoposte a sequestro» a Cancello Arnone, San Pietro a Patierno e Casavatore. E ancora, l'indagine rivela i futuri affari («Volevano smaltire i rifiuti prodotti dai lavori da eseguirsi nel distretto ospedaliero di Napoli e inserirsi in un traffico di rifiuti pericolosi provenienti dalla Svizzera ») e qualche presunta complicità. I due marescialli delle fiamme gialle Michele Ponticelli e Antonio Lattuca (su di loro ha indagato proprio la Finanza, il cui contributo all'inchiesta è stato «decisivo») sono indagati per corruzione e falso. È accaduto che alla Tlem era stato sequestrato (e riaffidato in custodia) un camion. Quel mezzo, invece di star fermo, continuava però a circolare. E sfortuna ha voluto che in un incidente andasse distrutto. Quando i due finanzieri sono andati nella sede della società per notificare il verbale di dissequestro dell'autocarro, avrebbero dovuto accorgersi che non c'era. E invece no, stando almeno ai pm. Hanno fatto finta di nulla, redigendo un verbale come se quel mezzo fosse sempre stato lì. La Procura dice che l'hanno fatto perché «hanno intascato somme di denaro». La difesa, c'è da crederci, avrà da raccontare tutta un'altra storia.


 

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