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nulla da perdere tranne i nostri orticelli!

category piemonte | lavoro-non-lavoro | notizie author domenica 08 giugno, 2008 18:40author by autonomia & c.

sciogliamoci cosi' senza pudor........

nulla da perdere tranne i nostri orticelli! Versione stampabile

Dom, 08/06/2008 - 17:25

[Roma] assemblea di scioglimento 14 giugno ore 16.00 area ingovernabile via salaria 971
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Inserito da Anonimo il Ven, 06/06/2008 - 08:24

* Anticapitalismo
* Comunicati/volantini

autore:
autonomia & c.-roma

Accelerazioni sociali e compiti immediati

E' empiricamente riscontrabile, dalla difficoltà diffusa ad arrivare a
fine mese, un attacco frontale alle condizioni di vita e di lavoro del proletariato tanto in Italia quanto in tutto l'occidente. Tale
attacco, di una asprezza continuamente crescente, è solo l'ultimo effetto di una
crisi strutturale, che, a nostro avviso, muove dai primi anni settanta.
L'aumento della composizione organica del capitale, cioè di quello fisso a scapito di quello variabile, ha infatti diminuito la capacità capitalistica di estrarre plusvalore e quindi di valorizzare se stesso determinando un rincaro tanto dello sfruttamento proletario (sia diretto che indiretto) quanto della concorrenza interimperialista.

Siamo perciò di fronte ad un periodo di accelerazione sociale (almeno rispetto al passato immediato): erosione dello spazio di contrattazione e di riformismo al livello nazionale, ricorso alla guerra per dirimere le contese imperialiste.

A tale situazione però non corrisponde in Italia un adeguato livello di scontro e coscienza di classe,anche rispetto a quello che accade in paesi, come la Francia, teoricamente più ricchi. Ciò può essere forse il frutto di ammortizzatori sociali come la famiglia o come il pidocchioso sistema
di redistribuzione economica rappresentato dalle varie "comunità benefiche"
(Caritas ecc.).

Comunque sia, è quanto meno ragionevole aspettarsi una rottura più o meno
grande della pace sociale; ed a questo punto ci allacciamo al ruolo attuale e dell'immediato futuro delle organizzazioni in cui militiamo.
Saranno sufficienti in un contesto probabilmente più "turbolento"?.

Prima di rispondere a questa domanda ci pare utile spendere qualche parola sull'aera politica a cui sia noi che altri gruppi interni a Collegamenti Internazionalisti ci rifacciamo. La Sinistra Comunista, nonostante sia la corrente rivoluzionaria più conseguentemente marxista, è sempre stata
per lo più marginale (tranne alcune eccezioni) all'interno del movimento operaio italiano ed internazionale.

E le spiegazioni non mancano. Prima fra tutte, forse, è proprio che è la più conseguentemente marxista, quindi anche la più colpita da fuoco
incrociato della reazione borghese di ogni risma (da quella falsamente comunista
a quella fascista). Ma una siffatta eroica autocelebrazione non esaurisce il
problema. E' infatti innegabile che ogni qual volta si aperto uno "spazio a sinistra" (negli anni 20, durante la seconda guerra mondiale, negli anni sessanta settanta, per esempio), la S.C. nel suo complesso ( e tranne alcune eccezioni, ripetiamo) non sia riuscita ad incidere nella lotta di classe. E, nuovamente, le spiegazioni non mancano.

Attendismo, superficialità nell'affrontare argomenti "spuri", inadeguatezza nrispetto a forme di lotte non codificate dai "sacri testi", ossessione nell'inseguire un malinteso purismo d'accademia, polemiche infinite sulle benché minime differenze (ottimo materiale per la psicanalisi, meno per la battaglia politica) ne hanno impedito l'azione.

Supportati da queste brevi considerazioni, tentiamo ora di sciogliere la sopraccitata domanda. Evidentemente consideriamo ormai chiusa l'epoca dei "comitati dei condomini" e dei "coordinamenti dei comitati dei condomini"
(per citare l'espressione di altri compagni), non tanto e non solo per un discorso di esiguità numerica o di poco peso nella classe. Il punto è infatti più profondo. Nessun raggruppamento ( il nostro in primis ) ha
un metodo complessivo per interagire nel movimento reale, e se è vero che tale
metodo si acquisisce ( nella teoria e nella prassi ) proprio con l'interazione con l'esistente, è altrettanto vero che gli attuali raggruppamenti (che non
a caso hanno interventi generalmente parziali) possono portare il proprio tassello di esperienza per costruire un mosaico ad ampio respiro. In altre parole, ed in virtù di quanto prima scritto sulle occasioni sprecate
in passato, non riteniamo nessuna delle organizzazioni oggi esistenti come perno intorno al quale si costruirà il futuro Partito Rivoluzionario, ma come momenti del percorso che porterà ad esso.

E, si sa, i tempi della nascita della soggettività organizzata non possono
astenersi dagli sviluppi del fattore oggettivo. In momenti di sostanziale stasi sociale è normale ( ed anche giusto ) una separazione organizzativa ed una conseguente diversità di analisi, ma quando l'orizzonte comincia a mutare (dando spesso risposta alle varie ipotesi ) è doveroso ripensare alla
forma di cooperazione tra rivoluzionari. E per quanto ci riguarda (come enucleato in precedenza ), all'oggi è o sta per cambiare. Vogliamo allora, in coerenza con la storia della nostra area, far passare un altro
treno, oppure armarci di coraggio politico ed essere disposti anche a fare un passo indietro se è necessario ad arrivare ad un fine superiore?

Il nostro quindi, come speriamo sia stato sufficientemente chiaro, è un appello alla compattezza organizzativa, la quale ci è posta innanzi dallo sviluppo delle cose e della quale se ne sente il bisogno in ampi settori di compagni ( specie quelli slegati da ogni gruppo), che però corrono il rischio di essere ammaliati da qualche sirena riformista. La situazione sulla carta favorevole (aumento del disagio economico e quindi maggiore sensibilità proletaria a posizioni radicali) non deve però indurci nell'errore di creare accozzaglie all'insegna di "tutti insieme appassionatamente" tanto per fare "qualche cosa di pratico". Allo stesso modo, però, ci sembra errato ridurci all'ennesimo coordinamento senza sbocchi, in cui ogni sigla
cerca di essere egemone e di strappare qualche militante all'altra, e che, bene che vada, pone in un vago futuro il momento della definitiva unione.

Si deve a questo punto affrontare la vexata quaestio del rapporto fra compattezza teorica ed unità politico-organizzativa. E nel farlo
bisogna sfatare la leggenda che vorrebbe i passati partiti rivoluzionari come monoliti granitici.

Né il Partito Bolscevico, né quello d'Italia, né la Lega Spartachista potevano infatti vantare tale coesione (basti pensare che "le tesi di aprile" furono accettate nel C.C. in buona sostanza solo da Trotzkij e furono pubblicate sulla Prava come "posizione personale pel compagno Lenin", oppure che nel PCd'I Bordiga conviveva con Gramsci). Con ciò non si vuole celebrare la "ricchezza delle diversità", ma sottolineare che, come dicevano
gli antichi, ubi maior minor cessat. Alle prevedibili obiezioni del tipo "erano altri tempi, c'era la rivoluzione da fare", facciamo notare che erano "altre" anche le distanze tra le varie anime interne ai detti partiti,
rispetto a quelle fra i nostri gruppi.

Ci sembra infatti di avere riscontrato una base comune da cui partire, opposizione ad ogni imperialismo, prima di tutto il nostro;
internazionalismo; rifiuto della teoria del socialismo in un paese solo; astensionismo strategico; scissione totale da riformismo; denuncia del ruolo dele borghesia d'area ecc. La consueta consequenzialità "prima l'unità
teorica poi quella politica ed organizzativa" va perciò rovesciata. E' nella compattezza politica che si raggiunge quella teorica, la quale perciò, non è un presupposto ma un risultato. Solo così infatti le diverse tesi
possono essere discusse e confrontate senza che diventino dei feticci, da difendere
per partigianeria di gruppo.

Tirando le somme, ci sembrano maturi i tempi per superare e sciogliere le incomprensioni tra i nostri gruppi e gettare i presupposti per la nascita di una unica organizzazione rivoluzionaria.

Il terremoto elettorale della sinistra riformista ci conforta ulteriormente
in questo pensiero. Parimenti sarebbe opportuno rafforzare la cooperazione
all'interno della sinistra di classe, anche nel caso in cui non sussista la possibilità di una completa fusione organizzativa per l'immediato, come sta avvenendo con Collegamenti Internazionalisti.

Chiudiamo con la speranza di essere all' altezza dei nuovi compiti che ci aspettano e di sfruttarne le potenzialità, riuscendo a mantenere la scintilla da cui, al momento opportuno, scaturirà la fiamma.

Saluti Comunisti

Organizzazione Proletaria La Scintilla -Sinistra Comunista-

SABATO 14 GIUGNO 2008 ORE 16 ASSEMBLEA

PRESSO AREA INGOVERNABILE

Via Salaria 971

Roma14 GIUGNO: L’ANNUNCIO.

Per sciogliere gli orticelli, ed uscire dal seminato.
Per darci un taglio, e riaprire la partita.
Per oltrepassare il consentito, e sdegnare di nascondere le nostre intenzioni.

UNA STRATEGIA DELLE COOPERAZIONI RAFFORZATE
PER IL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO.

La mondializzazione del mercato, il processo accelerato di planetizzazione capitalista, nel creare il proletariato universale, costruisce l’uniformita’ metropolitana sulle macerie del vecchio mondo del secolo passato.
I flussi migratori interni e transnazionali provocano rotture e discontinuita’ in usi, costumi, ordini e sicurezze “conquistate” dalle “società”’ civili autoctone, esprimendo da un lato i protezionismi continentali e, dall’altro, le ideologie securitarie a difesa della proprieta’ privata.
Su questo dato materiale si innestano competizioni al ribasso tra lavoratori, razzismi e xenofobie volute dai padroni per sviare e sfogare rabbie e difficolta’.
Piu’ che di ecumenici richiami alla “dignita’”degli esseri umani e ad una loro presunta e truffaldina “parita’ di diritti”, scontiamo l’assenza di una organizzazione internazionalista , che trasformi le difficolta’ di classe in vantaggio e convenienza, che utilizzi divisioni e concorrenze tra operai, in unione di interessi, e di forze, contro i padroni.
E’ un ritardo storico, difficile da colmare, eppure dobbiamo provarci.
Ancora una volta, il realismo dell’analisi concreta ci spinge verso il non consentito.
Ancora una volta, vogliamo l’impossibile!

Ne’ possiamo passare la vita in dibattiti e riunioni, sempre uguali e sempre meno frequentate, nell’attesa messianica di un qualche cerino che incendi la famosa prateria.
Cerini ce ne sono pochi in giro, e gli incendi, di solito, dopo una prima fiammata, si spengono da soli.
E nemmeno possiamo aspettare che tutti si convincano, o che vengano appianate tutte le piu’ piccole sfumature teoriche.
E’ giunto il momento di accorciare il gap tra maturita’ del movimento reale ed inadeguatezza della nostra soggettivita’ antagonista; e’ giunto il momento di trasformare ragioni in forza, desideri in organizzazione.
Ci siamo convinti che occorre fare un primo passo pratico con chi se la sente, per superare la scansione delle occasionalita’ scadenziste.

Il partito dello stomaco e’ pronto a nascere.
Per questo, mentre in tanti si consultano e si riaggregano, noi ci sciogliamo.
Noi sciogliamo i nostri orticelli per aderire meglio al percorso della lotta di classe, e costruire rapporti di forza favorevoli al proletariato, ed alla sua rivoluzione.

Il movimento rivoluzionario ha costruito nei secoli la propria ragione scientifica.
Ha provato ad usare la forza.
Qualche volta ha vinto, piu’ spesso ha perso.
Questa volta, andra’ meglio!

coordinamento per l'autonomia di classe
comitato di lotta quadraro
avamposto degli incompatibili
compagni di viterbo
coll. "gatto selvaggio"
org.prol."la scintilla"
area ingovernabile
ryiott'77 civitavecchia
PAGINE MARXISTE

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