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mercoledì 18 giugno, 2008 14:48
by FiloDirettoEMisteriosoColCpt
Espulsioni, resistenze e mobilitazione antirazzista
Proviamo a raccontarvi di nuovo questi due giorni dentro al Cpt di Corso Brunelleschi, aggiungendovi particolari che sul momento non ci erano noti.
Intanto, l'espulsione di ieri. Il ragazzo espulso ieri è il recluso, cardiopatico, che aveva fatto lo sciopero della fame la settimana passata e che aveva denunciato disturbi seri all'udito a causa dei forti schiaffi ricevuti dalle guardie. La sua storia ve l'abbiamo raccontata qui, ed è stata raccontata anche da peacereporter (http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=11298). Quello che ieri non sapevamo è che al momento dell'espulsione lui ha provato a ribellarsi e si è tagliato i vestiti, rimanendo nudo. Quindi c'è stata tensione, resistenza: non ne sappiamo molto di più, ma pare che ieri pomeriggio ci siano stati degli interrogatori, dentro al centro, su questo fatto (non sappiamo curati da chi, e in che modo).
L'espulsione di questo ragazzo senza nome è un fatto particolarmente grave: è ammalato, ha un figlio qui e non siamo neanche sicurissimi che l'abbiano rimpatriati nella "patria" giusta.
Leggiamo da indymedia piemonte (http://piemonte.indymedia.org/article/2340) che stanotte c'è stato un rumoroso presidio là fuori: questa è una cosa buona, che va ad aggiungersi alla pressione costante che invitiamo ad esercitare telefonando a chi - in una maniera o nell'altra - è complice delle espulsioni. Queste piccole iniziative "via telefono" sono importanti e stanno creando non pochi problemi dall'altra parte della barricata: linee bloccate, paranoie, gente che cambia numero. È una piccola strada aperta.
Oggi, come sapete, due altri rimpatri. Anche questa volta i clandestini si sono rivoltati e hanno fatto casino. Un gruppo di compagni, in più, è riuscito ad arrivare di fronte all'ingresso di via Mazzarello ed è riuscito a farsi sentire. Questa volta per tempo, perché hanno potuto salutare gli espulsi sulla camionetta: troppo pochi per bloccare l'espulsione, ma abbastanza per mobilitare macchine e macchine della polizia. È tragico veder portare via della gente, chiusa dentro ad una camionetta. Ma sta a noi far sì che, a forza di costanza e determinazione, la parola "libertà" smetta di essere uno slogan e diventi una promessa.
A presto