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Torino: mega striscione antirazzista ai fuochi di S. Giovanni provincia di torino |
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mercoled 25 giugno, 2008 03:50 by Federazione Anarchica Torinese - FAI fat at inrete dot it corso Palermo 46 - ogni giovedì dalle 21 - 338 6594361
Questa sera in piazza Vittorio per i fuochi di S. Giovanni c’erano anche gli antirazzisti. Di seguito uno dei volantini distribuiti in piazza Vittorio: I fuochi e il muro È passato un mese. Un mese dalla notte in cui il tunisino Hassan / Fathi, morì nella sua cella al CPT, il Centro di permanenza temporanea per immigrati di Torino. È stato lasciato agonizzare per ore e ore nel suo letto, senza che nessuno gli prestasse soccorso: la Croce Rossa, che gestiste la prigione dei “senza carte”, non è intervenuta, nonostante i compagni di Hassan abbiano a lungo invocato aiuto. “Come cani al canile, abbai e nessuno ti ascolta”. Un’immagine cruda che ben descrive i tempi che viviamo, quando la vita, la libertà, la dignità di un uomo si azzerano oltre i muri che separano il “diritto” dalla terra di nessuno dei clandestini, il limbo dei senza carte. In questo limbo si vive e si muore come bestie. A volte anche peggio. Dopo la morte di Hassan i prigionieri oltre il muro si sono rivoltati distruggendo suppellettili e materassi, hanno fatto lo sciopero della fame, hanno raccontato le loro storie ai solidali che in più occasioni si sono raccolti oltre il muro battendo ferri e gridando forte. Storie come quella di Said, che ha cercato di saltare il muro ma è stato preso e pestato a sangue. Storie di psicofarmaci nel cibo per tenere “buoni” tutti rincoglionendoli. Al CPT chi protesta, chi chiede cure, chi resiste alla deportazione viene spogliato e ammanettato mani e piedi. Poi la parola passa ai manganelli. I responsabili della Croce Rossa hanno negato ogni responsabilità, accusando gli immigrati di mentire, di mentire sempre, di mentire per vocazione, parole razziste per coprire le proprie responsabilità di fronte alla morte di uomo. La magistratura ha aperto un’inchiesta sulla morte di Hassan mentre la polizia, giorno dopo giorno, deportava i testimoni di quella notte di maggio. Alla fine non resterà più nessuno che possa raccontare questa storia di ferocia e indifferenza che poco a poco scompare dalle cronache. La storia di chi vive e muore oltre il muro del CPT, la prigione dove i senza carte vengono rinchiusi prima della deportazione. Uomini e donne emigrati dai loro paesi per fuggire la fame, la guerra, le persecuzioni, venuti in Italia per cercare un’opportunità di vita, per riprendersi la fetta di futuro negata a chi nasce alla latitudine sbagliata. Nel nostro paese – dove tutele e diritti sono ormai un miraggio anche per gli italiani – gli immigrati per campare la vita la rischiano ogni giorno, lavorando sotto il ricatto pesante dei padroni che non regolarizzano per mantenere forte il ricatto. Anche i pochi che hanno le carte possono perdere tutto, perché chi perde il lavoro, perde anche le carte. In nome di una – falsa - emergenza sicurezza verranno spesi decine di milioni per i soldati che pattuglieranno le città. L’emergenza, quella vera, quella del lavoro che non c’è, del lavoro che uccide, della precarietà a vita, dei servizi solo per chi paga, viene messa in secondo piano, nascosta dalla propaganda razzista, la propaganda che alimenta e propaga il fuoco della guerra tra poveri. Esercito e polizia per le vie servono solo a tenerci tutti, italiani e immigrati, sotto il tallone di chi, ogni giorno, lucra sulle nostre vite. I padroni e i governanti scommettono sulla guerra tra poveri, per imporre il loro ordine – un ordine fatto di violenza e sfruttamento bestiale. Sta a noi tutti, i senza potere, riallacciare i fili spezzati della solidarietà, resistendo ai soprusi, alle violenze, alle deportazioni. In questa sera di prima estate, mentre in piazza brillano i fuochi di S. Giovanni, vogliamo ricordare che in questa città c’è chi muore perché un’organizzazione umanitaria ha lasciato che un uomo agonizzasse per un’intera notte senza ascoltare le grida di chi, “come cani al canile”, gridava inutilmente. Quel muro, il muro del CPT, è il segno simbolico e reale del baratro nel quale sta precipitando la nostra società. Sta a noi buttarlo giù. Fuochi di S. Giovanni? Fuoco al CPT!
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