Assalto anarchico a Palazzo Civico contro le impronte
Rifondazione è stata «una protesta legittima». L’opposizione: «Agitatori vicini all’estrema sinistra»
cronaca qui legge Indymedia.
TORINO 31/07/2008 - Che si tratti di «una protesta legittima, dove è stato semplicemente srotolato uno striscione», come sostengono da Rifondazione, o di «bande di agitatori vicini a partiti dell’estrema sinistra» come ha scritto buona parte dell’opposizione, dall’Udc ad An, ieri pomeriggio un gruppo di otto anarchici è entrato a Palazzo Civico e ha interrotto una Commissione in cui si stava discutendo un ordine del giorno (a firma Ghiglia-Ravello) che prevedeva l’identificazione dei minori nei campi nomadi torinesi. L’azione, per altro, era stata in qualche modo “auspicata” proprio sul sito della federazione provinciale di Rifondazione.
Uno striscione contro il ministro Roberto Maroni (vedi foto) e contro l’iniziativa di prendere le impronte digitali ai rom - lo stesso esposto qualche settimane davanti alla sede leghista di largo Saluzzo -, insieme a un volantinaggio serrato hanno costretto la presidente della commissione Pari Opportunità, Lucia Centillo (Pd), a interrompere la seduta e a chiamare i vigili per sgomberare l’aula. Vigili arrivati dopo una decina di minuti e raggiunti dagli uomini della Digos. Risultato: gli anarchici sono stati identificati e fatti uscire (per altro, avevano lasciato i documenti all’ingresso di Palazzo Civico, come vuole la prassi) per poi spostarsi in via Garibaldi per una nuova manifestazione. Il primo vigile accorso in commissione, l’ispettore Gangemi, ha successivamente avuto un malore: svenuto, si è ripreso all’arrivo dell’ambulanza ed è stato accompagnato a casa.
Per gli anarchici (l’azione è stata rivendicata dalla Fai Torino sul sito di Indymedia Piemonte) non finirà qui. «Manderemo una relazione alla magistratura - spiega il comandante dei Vigili Mauro Famigli - perchè la presidente Centillo è stata costretta a sospendere la seduta». Il che vuol dire automaticamente una denuncia e l’apertura di un procedimento ai danni degli “incursori”: se venisse contestato il reato di interruzione di ufficio pubblico, rischiano fino a un anno di carcere.
Immediate le accuse piovute sulla testa di Rifondazione. Anche perchè, come detto, nei giorni scorsi sul sito www.prctorino.it si poteva legge il testuale messaggio (poi tolto): “I fascisti e le impronte in Comune a Torino. Le riunioni delle Commissioni sono aperte al pubblico. Forse potrebbe essere utile partecipare...” seguito dall’avviso di convocazione della commissione in questione. «Chiamparino deve prendere immediatamente le distanze da simili scorribande. Queste azioni non devono essere più tollerate e denunceremo alle Autorità gli autori di un gesto gravissimo di fronte al quale è doveroso prendere urgenti provvedimenti» scrivono compatti Roberto Ravello (An-Pdl), Mario Carossa (Lega Nord), Daniele Cantore (Forza Italia-Pdl) e Federica Scanderebech (Udc).
An ha poi presentato una mozione di sfiducia nei confronti del presidente del Consiglio Beppe Castronovo, chiedendone le dimissioni. Il capogruppo di Rifondazione Luca Cassano difende però l’iniziativa: «Le commissioni sono aperte al pubblico e il diritto alla critica è sacrosanto». E contrattacca: «È legittimo anche criticare i provvedimenti sostenuti da Ghiglia e Ravello, che fortunatamente nella società sono una minoranza e sono solo temporaneamente una maggioranza governativa». Anche Maria Teresa Silvestrini, l’unico esponente del Prc e di tutta la Sinistra presente in sala, respinge le accuse: «Non è stato un episodio grave, siamo davanti a una criminalizzazione dei centri sociali. Oggi ho imparato che Carossa guarda il sito di Rifondazione più di me»