"Gli alpini in città? Torino non è Kabul"

category provincia di torino | repressione | re-imbucato da altri media author domenica 03 agosto, 2008 19:58author by Federica Cravero

«È un atto propagandistico, gravissimo nei confronti della città». È una delle voci più taglienti quella di Gigi Malaroda, presidente della sesta circoscrizione, quella di Parco Stura, la prima zona indicata per l´arrivo dei militari. Politici di circoscrizione e comitati spontanei aspettano lunedì, per vedere arrivare le prime penne nere nelle vie della città.

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E si dividono sul ruolo dei militari nel controllo del territorio. I più storcono il naso, qualcuno si arrabbia, qualcuno approva. A sinistra gli uni, a destra gli altri: le loro posizioni sono lo specchio quasi perfetto di quello che si dice a livello nazionale. Unico terreno comune per tutti è la convinzione che, se ci fossero le risorse per assumere nuovi carabinieri e nuovi poliziotti, sì, tutti sarebbero più contenti.

E quasi unanime è il coro di chi non ha nulla in contrario a che vengano messi a fare la guardia agli obiettivi sensibili. «Faccio un esempio: nel mio quartiere c´è la Sinagoga - dice Mario Levi, presidente dell´ottava circoscrizione, quella di San Salvario - Va bene se i soldati liberano personale per altri servizi per le strade, ma non sono d´accordo per i pattugliamenti fatti con l´esercito. Sul terreno solo le forze dell´ordine sanno come comportarsi. Un militare non è preparato per compiti di polizia giudiziaria. Sarà pronto per Kabul, ma non per una città metropolitana».

Eppure San Salvario è una delle zone dove i militari saranno inviati: priorità a Parco Stura e Centro di identificazione ed espulsione (l´ex Cpt), poi avanti con gli altri quartieri critici, come Porta Palazzo, le stazioni ferroviarie e San Salvario.

«L´esercito è solo una forma demagogica per dire di aver fatto qualcosa, dopo una campagna elettorale di promesse e un inizio di legislatura fatto di tagli - commenta Luca Deri, della circoscrizione 7 - Per il resto non è il colore delle divise che fa la sicurezza. Nella zona del mercato di piazza della Repubblica le pattuglie interforze hanno avuto dei risultati, anche se resta grave la situazione in via Cottolengo».



Dubbioso Mario Levi: «Se pensano che possa essere un rimedio contro gli spacciatori, penso che le vedette sono in grado di farli sparire al passaggio di qualunque divisa. Al contrario penso che questo possa far fare passi indietro al programma di integrazione e multiculturalità avviato in questi anni: credo che i militari possano dare l´idea di uno stato di emergenza che nel mio quartiere non c´è».

Della stessa idea Gigi Malaroda: «In questa decisione noi non siamo stati coinvolti, così come non sono stati presi in considerazione i comitati spontanei o i servizi sanitari di bassa soglia che sono gli unici ad avere le competenze per affrontare il problema della tossicodipendenza». Proprio per oggi è stato fissato un incontro per discutere dell´arrivo dell´esercito.

«Mi sembra un grave atto di sfiducia nei confronti dell´operato delle forze dell´ordine - continua Malaroda - e soprattutto un atto contrario al percorso di partecipazione democratica, che ha visto molti investimenti in questa zona, come Muovitipositivo e Ossigeno. Investimenti simbolici importanti, mentre l´arrivo dell´esercito simbolicamente dà la percezione di espropriazione del territorio».

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   ultimissima     wu    mar 05 ago, 2008 00:58 


 

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