Organizziamoci per Cacciare il governo Berlusconi!
piemonte |
autogestione |
opinioni
venerd́ 14 novembre, 2008 20:41
by (n)PCI
*Operai avanzati ed elementi avanzati delle altre classi delle masse
popolari, unitevi nel nuovo Partito comunista italiano!*
* *
*Cacciamo il governo Berlusconi!*
(nuovo)Partito comunista italiano
Commissione Provvisoria del Comitato Centrale
Sito: http://lavoce-pci.samizdat.net
e.mail: lavocenpci40@yahoo.com
Delegazione
BP3 4, rue Lénine 93451 L'Île St Denis (Francia)
e.mail: delegazionecpnpci@yahoo.it **
--------------------------------------
*Manifesto Programma del (nuovo)Partito comunista italiano*
Il testo in formato
PDF http://lavoce-npci.samizdat.net/article.php3?id_article=803#scarica
--------------------------------------
La Voce n. 30
novembre 2008 - anno X
LEGGI e DIFFONDI http://lavoce-npci.samizdat.net/rubrique.php3?id_rubrique=89
Il testo della rivista in PDF e Open
Office http://lavoce-npci.samizdat.net/article.php3?id_article=890#VO30PdfOo
--------------------------------------
Comunicato del 14 novembre 2008
*Operai avanzati ed elementi avanzati delle altre classi delle masse
popolari, unitevi nel nuovo Partito comunista italiano!*
* *
*Cacciamo il governo Berlusconi!*
* *
* *
*La banda Berlusconi se ne deve andare! Il piano di "rinascita democratica"
di Licio Gelli guidava la banda Berlusconi e ha già dato la prova di sé! Non
lasciamo che la banda Berlusconi abbia il tempo di attuare la linea della
provocazione criminale dettata da Kossiga l'assassino!*
* *
*Un governo di Blocco Popolare formato e sostenuto dalle organizzazioni
operaie e dalle organizzazioni popolari sparse nel territorio deve prendere
in mano il paese!*
* *
*Il nuovo governo deve anzitutto riorganizzare la produzione di beni e
servizi e la loro distribuzione alle aziende e alle famiglie! Deve
nazionalizzare senza indennizzo le banche e le società finanziarie di ogni
genere! Deve espropriare tutti i ricchi e le loro associazioni! Deve
salvaguardare i risparmi e le proprietà delle masse popolari!*
* *
*Nessuna azienda deve essere chiusa! Nessun lavoratore deve essere
licenziato!*
*Ad ogni azienda il nuovo governo deve assegnare il compito di produrre quei
beni e servizi utili alla popolazione! Il nuovo governo deve organizzare la
distribuzione dei beni e dei servizi a ogni azienda e a ogni famiglia
secondo il bisogno e il lavoro svolto! *
* *
*Gli operai organizzati e le masse popolari organizzate (sindacati, comitati
di resistenza, ecc.) devono riorganizzare, con l'appoggio e l'aiuto del
nuovo governo, tutti gli aspetti della vita sociale (scuole, servizi,
sanità, cultura, ecc. ecc.) e le relazioni sociali in conformità alla nuova
situazione!*
* *
*Il nuovo governo deve stabilire relazioni di collaborazione con tutti i
governi degli altri paesi disposti a collaborare e a far fronte con misure e
mezzi straordinari alla paralisi economica e alla crisi del capitalismo!*
* *
*La società in mano ai capitalisti è destinata alla paralisi, al caos, alla
guerra, alla repressione, alla criminalità e al terrore. Gli operai e le
masse popolari devono eliminare l'ordinamento sociale capitalista. Devono
stroncare senza esitazione il boicottaggio, il sabotaggio, i complotti e
ogni manovra con cui i capitalisti, i loro alleati e succubi cercheranno di
impedire la riorganizzazione della società. Devono raccogliere, organizzare
e dirigere l'attività di ogni persona onestamente disposta a collaborare a
instaurare e far funzionare le nuove relazioni economiche e sociali!*
* *
*È una cosa del tutto possibile! I padroni non possono fare a meno degli
operai, ma gli operai organizzati e le masse popolari organizzate possono
ben fare a meno dei padroni! Tutti gli operai e tutte le masse popolari
hanno tutto da guadagnarci a fare a meno dei padroni!*
* *
*Possiamo sconfiggere i mandatari del governo Berlusconi: il Vaticano, gli
imperialisti USA, i gruppi sionisti, la Confindustria e le altre
organizzazioni della borghesia italiana, le Organizzazioni Criminali. La
crisi del capitalismo li indebolisce!*
* *
*Le grandi aziende non devono più essere dei padroni! Le grandi aziende
devono essere dei lavoratori e del loro nuovo Stato!*
*Alle piccole aziende bisogna affidare commesse perché producano quanto
necessario e consegnare loro tutti i rifornimenti di cui hanno bisogno!*
*Le aziende non devono più produrre profitti! Devono produrre beni e servizi
per chi lavora! Tutta la società deve essere riorganizzata in conformità con
questa nuova base!*
* *
*Nel nuovo contesto la classe operaia organizzata con il suo Partito
comunista promuoverà la lotta per fare dell'Italia un nuovo paese
socialista, l'unica via d'uscita definitiva dal marasma attuale!*
*L'onda anomala del movimento studentesco e le giuste lotte dei lavoratori
dell'Alitalia contro Berlusconi il reazionario e Colaninno lo speculatore
indicano alle masse popolari la strada da seguire per uscire dal marasma
economico, politico, sociale, intellettuale, morale e ambientale in cui la
borghesia imperialista ci ha gettato e in cui ogni giorno più ci affonda!*
La crisi finanziaria in corso si aggrava. Nonostante gli interventi di molti
governi dei paesi imperialisti per salvare con soldi pubblici banchieri,
speculatori, grandi affaristi e accoliti al seguito, i titoli in borsa
continuano a scendere. La speculazione sui manufatti e sulle materie prime
energetiche (petrolio, gas, ecc.), alimentari e altre continua, causa
ribassi e rialzi al di fuori anche di ogni logica produttiva capitalista,
sconvolge i rifornimenti, riduce il potere d'acquisto dei salari e delle
pensioni, aumenta le difficoltà della vita quotidiana. La ricaduta della
crisi finanziaria sull'economia reale si presenta in tutta la sua portata:
calo dei consumi, calo della produzione, peggioramento dei prodotti, specie
di quelli alimentari, delocalizzazione, cassa integrazione, licenziamenti,
chiusura di aziende, taglio dei servizi pubblici, inquinamento e saccheggio
del pianeta.
In verità il disastro finanziario e produttivo a cui stiamo andando incontro
non è un fulmine a ciel sereno. Si tratta dell'impennata di un processo in
corso da oltre 30 anni. È l'aggravamento e l'accelerazione della seconda
crisi generale del sistema capitalista iniziata a metà degli anni '70. Da
quasi 30 anni l'economia capitalista sta in piedi solo grazie al crescere
della speculazione, passa da una bolla speculativa a una più grossa. I
capitalisti e gli speculatori hanno fatto fino ad oggi affari d'oro con le
bolle speculative. Lo scoppio della bolla speculativa dei mutui fondiari USA
ha causato uno sconquasso che è la conseguenza e il peggioramento della
crisi generale, ha prodotto la fase acuta e finale della crisi generale.
In questa crisi non ci sono vie di mezzo: o approfittiamo della crisi e
mettiamo definitivamente fine al capitalismo o subiamo la crisi con tutte le
sue conseguenze di miseria, di guerre, di barbarie e di distruzioni!
La crisi finanziaria in corso comporta da una parte che la proprietà di
titoli e azioni, la ricchezza in mano a speculatori, affaristi e capitalisti
in genere si sposta da alcune mani ad altre, viene concentrata in un numero
più ristretto di ricchi. Dall'altra parte si allarga la già immensa schiera
di disoccupati, di lavoratori che non riescono ad arrivare a fine mese, di
pensionati a cui non basta la pensione, di famiglie che non hanno mezzi per
mandare i figli a scuola e per curarsi, di emarginati e di disperati.
Inevitabilmente con la crisi crescono anche i gesti di disperazione e la
criminalità spicciola, le violenze gratuite e senza senso, le mille attività
criminali per arrangiarsi, le premesse e i corollari connessi. Ad essi i
governi borghesi, che non possono eliminare la sorgente che li moltiplica,
oppongono più repressione, più polizie, più arbitri, più controlli e più
galere, di cui proprio i ricchi a loro volta approfittano per fare ancora
meglio i loro porci comodi e affari.
Centinaia di grandi aziende riducono la produzione, delocalizzano più
velocemente e più massicciamente di quanto già stavano facendo, licenziano
centinaia di migliaia di lavoratori. Innumerevoli aziende più piccole (in
particolare l'indotto delle grandi) chiudono i battenti.
La crisi finanziaria è una conseguenza inevitabile della speculazione. Si
sapeva che sarebbe arrivata, ma nessun borghese si è dato veramente da fare
per mettere fine alla speculazione, perché la borghesia non poteva e non può
più vivere senza speculazione. Anche le aziende produttive sono implicate in
larga misura nella speculazione. La più grande azienda industriale del
mondo, la General Electric, ha ammesso che un terzo dei suoi utili vengono
dall'attività finanziaria. Banche, società finanziarie, aziende produttive
hanno i portafogli gonfi di titoli spazzatura. Con la crisi questi titoli
non vanno più, ma per disfarsene ognuno deve rifilarli a qualcun altro. I
capitalisti non possono annullare i titoli spazzatura. Chi più chi meno,
quasi tutti i capitalisti, i ricchi, il clero, le chiese, il Vaticano, tutte
le istituzioni borghesi perderebbero la loro fortuna. Una simile misura
sconvolgerebbe egualmente tutta l'economia capitalista. Bisogna eliminare il
capitalismo. Bisogna togliere ai capitalisti le aziende e il denaro,
nazionalizzare le banche e chiudere le borse, riorganizzare senza di loro la
produzione, la distribuzione e la circolazione dei beni e dei servizi. Solo
così è possibile salvare le aziende, i posti di lavoro, i risparmi delle
masse popolari, i beni e i servizi delle masse popolari. Per uscire dalla
crisi bisogna creare un nuovo sistema di relazioni economiche e sociali.
Ora alcuni dei politici o dei notabili di regime propongono di regolamentare
la speculazione, di "moralizzarla", di controllarla. Ma è come pretendere
che un avvoltoio faccia il passerotto o che uno stupratore faccia educazione
sessuale. Sono imbrogli o illusioni. Su proposte di questo tipo infatti i
capitalisti non troveranno mai un accordo: ognuno vuole le mani libere per
sé, per speculare e sfruttare.
A causa dell'indebolimento subito dal movimento comunista nella seconda metà
del secolo scorso, i borghesi e il clero si sono liberati dei lacci e
laccioli che esso era riuscito ad imporre loro con la prima ondata della
rivoluzione proletaria: le industrie e le aziende pubbliche, il sistema di
sicurezza sociale, i servizi pubblici, i diritti democratici dei lavoratori
e delle masse popolari, ecc. I borghesi e il clero cercano di tenersi ben
stretta la libertà conquistata. Ognuno di loro opporrà mille ostacoli alla
regolamentazione e alla moralizzazione dei suoi intrallazzi, in particolare
quelli che con lo scoppio della bolla speculativa ci hanno guadagnato e
quelli che contano di rifarsi o addirittura di arricchirsi.
La borghesia imperialista, i suoi governi, i notabili e il clero concordano
tutti a proposito dei sussidi alle banche e ai banchieri. Gli aiuti degli
Stati alle banche vogliono infatti dire più speculazione, nuovi affari,
nuove manovre. Cioè vogliono dire rilancio su scala maggiore dell'attività
criminale che ci ha portato in questa situazione. I capitalisti, i grandi
prelati e gli altri ricchi litigano solo sulla spartizione del bottino.
L'opposizione di alcuni agli alti compensi erogati agli speculatori è
un'opposizione di facciata. Se passano i sussidi, i più scaltri speculatori,
quelli che hanno fatto fare affari d'oro al loro mandanti, avranno le spalle
ben coperte. La prova è che solo gli speculatori perdenti sono additati a
vista. E in fondo il problema non sono gli alti compensi per gli
speculatori, gli stipendi d'oro, ma la distruzione delle relazioni
economiche e della vita della massa della popolazione.
I sussidi alle banche non faranno ripartire l'economia reale se le banche e
le aziende restano in mano ai capitalisti. Anche i capitalisti e i loro
uomini politici lo sanno bene. Sono gli aiuti e i sussidi per chi non ha più
un lavoro, una casa, soldi per la propria famiglia, per curarsi, per
studiare, per i pensionati e per i poveri in genere che farebbero aumentare
i consumi e quindi farebbero riprendere l'economia reale capitalista, senza
bisogno di guerre. Ma questi rimedi contrastano con gli interessi dei
capitalisti, del clero e in generale dei ricchi. Loro vogliono far fruttare
i loro soldi, aumentare i profitti. Infatti tutto il corso dell'economia
capitalista degli ultimi 30 anni ha comportato in ogni paese la riduzione
dei salari sul prodotto interno lordo. Ai lavoratori per vivere non bastano
più i salari, hanno dovuto indebitarsi.
Il sistema capitalista è una contraddizione insolubile. Ha bisogno di
aumentare i consumi a tutti i costi, a costo di inquinare e saccheggiare il
pianeta. Ma d'altra parte deve ridurre il potere d'acquisto della massa
della popolazione. In realtà sarebbe ragionevole aumentare i consumi di chi
non ha nulla e ridurre i consumi, gli sprechi, lo sfarzo e il lusso di chi
naviga nell'oro, dei ricchi, dei padroni, del Vaticano, degli alti prelati e
degli sfruttatori. Cosa che potrebbe conciliarsi anche con la salvaguardia
del pianeta e la bonifica dell'ambiente. Ma è quello che i capitalisti, il
clero e gli altri ricchi non faranno mai, perché è incompatibile con il loro
sistema di relazioni sociali, quindi anche con la loro mentalità.
Fino a ieri ogni padrone, ogni capitalista e con loro i dirigenti dei
sindacati di regime si sgolavano a proporre la "collaborazione" tra gli
operai e i padroni: "siamo tutti una grande famiglia", dicevano; "gli
interessi dell'azienda sono gli interessi di chiunque ci lavora"; per le
pensioni, i lavoratori dovevano confidare i loro risparmi ai fondi pensione.
Ma le balle hanno le gambe corte!
Per capirci, consideriamo l'industria automobilistica.
In queste settimane è venuta a galla, in modo eclatante, spinta dallo
scoppio della bolla speculativa, la crisi delle imprese automobilistiche. I
padroni delle più grandi fabbriche di auto del mondo vogliono lasciare a
casa decine di migliaia di operai, mandando in rovina intere famiglie, che
poi non hanno i soldi per pagare le rate dei mutui e devono ridurre tutti i
consumi.
Se di auto se ne sono vendute troppe e nessuno oggi le compra, vuol dire che
gli operai ne dovevano fare meno o dovevano farle male, così duravano meno.
Altro ché collaborazione! Se nessuno compra le auto perché i salari sono
bassi, gli operai invece di "collaborare", dovevano lottare di più per
salari più alti, così oggi avrebbero i soldi per comprare le auto (che tra
l'altro hanno costruito con le loro mani). Altro ché collaborazione! Se la
crisi delle aziende di automobili è invece principalmente legata (molto più
probabile) agli intrallazzi degli speculatori per cui i capitalisti, per non
lasciar crollare il valore delle azioni delle loro aziende, devono
licenziare gli operai, allora gli operai farebbero bene a gettare a mare i
padroni zavorrati con gli speculatori, che sono entrambi la causa dei
problemi loro e di tutte le masse popolari. Altro ché collaborazione!
Il sistema capitalista è decisamente un sistema che non funziona, da
qualsiasi parte lo si osservi è una contraddizione irresolubile!
Sempre per stare nel campo delle automobili, in questi giorni possiamo ben
vedere che la produzione di un bene e la vita di coloro che lo producono,
non hanno nulla a che fare né con gli interessi di coloro che lo usano né
con quelli di chi lo produce, ma sono invece condizionate dal capitale
finanziario e, oggi più di ieri, dal capitale speculativo. Le azioni della
Wolksvagen sono salite alle stelle in tre giorni. L'azienda è tale a quale a
prima, non ha aggiunto macchinari, non ha aperto nuove officine, non ha
assunto nuovi operai. Eppure il prezzo delle sue azioni in tre giorni si è
alzato del 343%! La società imperialista è giunta a un punto tale che i dati
reali di un'azienda (vendite, stime di crescita, qualità del prodotto, ecc.)
non contano praticamente nulla. Quello che contano sono le operazioni
speculative.
Cos'ha a che fare tutto questo con gli operai che ogni giorno versano il
loro sudore e sempre più spesso il loro sangue sui macchinari per un salario
da fame, che non basta loro nemmeno per pagarsi nell'arco di un'intera vita
un appartamento in un quartiere popolare? Forse che gli operai della
Wolksvagen possono ora dormire sonni più tranquilli dopo questa impennata?
No di certo! È invece molto più probabile che al prossimo crollo di borsa
dei titoli dell'azienda o comunque degli affari dei proprietari, gli operai
si ritroveranno in cassa integrazione o licenziati, come sta avvenendo in
quasi tutto il resto del mondo.
Questa è la situazione attuale. Questo è quello che la borghesia cerca di
farci ingoiare.
La borghesia cerca di mostrare la situazione attuale da due punti di vista
differenti ma complementari.
Da un punto di vista la crisi sarebbe nella "natura delle cose", inevitabile
e inarrestabile come lo sono gli uragani e i terremoti. Da un altro punto di
vista la soluzione della crisi esiste, ma essa non potrebbe essere in altre
mani che in quelle della borghesia, cioè della stessa classe che, dirigendo
la società, ci ha portato alla crisi. Ovvero: la società capitalista, fatta
anche di crisi, sarebbe la sola possibile, tanto quanto la classe che la
dirige sarebbe l'unica classe a poterla dirigere.
Sono due punti di vista entrambi fatalisti, propinati alle masse popolari.
Se passano, fanno dormire sonni tranquilli agli sfruttatori e agli
speculatori che si sono ingrassati sulle spalle di milioni di proletari;
lasciano alcune speranze agli sfruttatori e agli speculatori, a cui in
questa occasione è andata male, di riuscire ad avere la meglio alla prossima
occasione nella gara a chi strutta di più. Una guerra tra ricchi. Non
lasciano invece alcuna speranza e prospettiva agli sfruttati se non quella
di riuscire a battere altri sfruttati e disperati a gomitate per avere la
meglio nella lotta per … essere sfruttati a condizioni più sfavorevoli delle
attuali, anziché fare la fame o crepare. Una guerra tra poveri.
È un ben misero, triste e inaccettabile destino quello che la borghesia
imperialista prospetta a noi proletari!
Possiamo accettarlo? Possiamo rassegnarci ad esso? No!
Abbiamo alternative? Sì! Il socialismo.
Per la borghesia i lavoratori sono carne da sfruttare per valorizzare il
capitale ed esuberi da rottamare quando non servono a valorizzare il
capitale. Per noi comunisti invece ogni azienda è una ricchezza di uomini,
organizzazione, conoscenza, macchinari, ecc. Ad ogni azienda corrisponde un
indotto che è anch'esso una ricchezza. Nessuna azienda deve essere chiusa!
Quando una produzione non è più necessaria, si converte la produzione su
altro di necessario o si riduce il tempo di lavoro senza che si riduca il
livello di vita (perché la produzione di quanto necessario continua), anzi
migliorando la qualità della vita.
Il socialismo è in fondo una cosa molto semplice. Realizzarlo è reso
difficile, molto difficile dalla borghesia, per la quale il socialismo
significa la scomparsa dei privilegi, del lusso e dello sfarzo per pochi
pagato con il sangue di molti.
Quindi la strada per instaurare il socialismo è tortuosa e piena di insidie.
È una strada lunga, come la guerra popolare rivoluzionaria che bisogna
combattere per raggiungere la meta.
Ma lungo il percorso si possono e si devono combattere tante battaglie
necessarie a vincere la guerra. Alcune di queste battaglie vanno combattute
fin dall'inizio, qui, ora: sotto il regime capitalista. Combattere queste
battaglie vuol dire forgiare i combattenti di tutta la guerra. Combattere
queste battaglie vuol dire imparare a combattere nel corso di tutta la
guerra. Combattere queste battaglie vuol dire accumulare forze
rivoluzionarie.
Quali sono le battaglie che possiamo fin da ora combattere e come possiamo
vincerle?
Il capitalismo è un ordinamento sociale, cioè un sistema in cui ogni cosa è
connessa con le altre e scorre secondo sue proprie leggi. Questo significa
che anche in questo ordinamento si possono realizzare degli scostamenti
dalle leggi del sistema. Questi scostamenti per i capitalisti, per il clero
e per gli altri ricchi sono un'imposizione, una violazione della loro
libertà e dei loro diritti. Per i proletari sono la liberazione dal bisogno
e dalla schiavitù, sono la possibilità di partecipare in modo più ampio alle
attività specificamente umane.
Bisogna combattere contro il peggioramento delle condizioni di vita e di
lavoro, contro il taglio dei salari, delle pensioni e dei servizi. Bisogna
combattere per ottenere di più dalla borghesia. La lotta per difendere
quanto abbiamo strappato alla borghesia in passato quando il movimento
comunista era forte e la lotta per strappare altre conquiste, sono lotte
necessarie per raccogliere risorse e forgiare le forze che spazzeranno via
per sempre la borghesia dal suo trono, per la rinascita del movimento
comunista e per instaurare il socialismo.
"Non pagheremo noi la crisi del capitalismo!" è la giusta parola d'ordine
che già viaggia nelle dimostrazioni di piazza di questi giorni. Bisogna fare
di ogni lotta singola e immediata una scuola di comunismo.
Le crescenti mobilitazioni degli ultimi mesi mostrano che tra le masse
popolari l'insofferenza è alta e la volontà di lottare pure. Le
manifestazioni come quella del 17 ottobre organizzata dai sindacati
autonomi, quella del 26 ottobre organizzata dal PD e dai sindacati di
regime, quella degli studenti e dei professori del 28 ottobre, come le
grandi mobilitazioni degli studenti, dei ricercatori e degli insegnanti in
questi giorni, anche se per aspetti diversi dimostrano tutte che esiste un
fermento crescente tra le masse popolari. È un fermento che noi comunisti
dobbiamo promuovere, sostenere e allargare e da cui dobbiamo raccogliere
forze rivoluzionarie.
La grande e giusta battaglia dei lavoratori dell'Alitalia contro le torbide
manovre della banda Berlusconi e le speculazioni della banda Colaninno (che
con Alitalia vuole fare il bis della speculazione Telecom combinata ai tempi
del governo D'Alema) sta piegando l'arroganza dei padroni e del loro
governo. Se condotta con fermezza fino alla vittoria darà nuova forza a
tutti i lavoratori.
I propositi di lotta annunciati dalla FIOM hanno costretto a scendere sul
sentiero di guerra perfino Epifani, l'uomo del regime che voleva costringere
i lavoratori a consegnare il TFR agli speculatori dei fondi pensione.
I sindacati alternativi sono combattivi, ma non hanno un progetto
strategico: non sanno dove andare a parare e sono spaventati dalla
mobilitazione crescente.
La sinistra borghese non ha le idee chiare su cosa farsene di questa
mobilitazione. Non ha proposte politiche alternative al governo Berlusconi e
tanto meno alternative alla nuova destra borghese di Veltroni e soci. La
sinistra borghese dopo il suo crollo alle elezioni di aprile 2008, non può
nemmeno svolgere il ruolo di sponda politica delle lotte dei lavoratori e
delle masse popolari. Per fortuna, non può quindi neanche smorzare la
mobilitazione popolare con proposte di commissioni e con chiacchiere
parlamentari, come fece nel 2001 il PRC dopo il massacro del G8 a Genova.
La nuova destra borghese del PD ha un progetto per la mobilitazione delle
masse: usarle come massa di manovra, approfittare della crisi in corso e dei
suoi effetti per dimostrare ai capitalisti, a Confindustria, al Vaticano e
agli imperialisti USA e ai gruppi sionisti di essere più capace della banda
Berlusconi di tenere a bada le masse, specialmente gli operai e i lavoratori
che si trovano e si troveranno colpiti in modo particolare dalla crisi. Ma
ha paura di mobilitare le masse popolari per cacciare subito la banda
Berlusconi. Ha paura che le masse popolari si rendano conto della propria
forza e poi la usino anche contro Veltroni e soci.
La vecchia destra borghese e il suo governo di fascisti, mafiosi, criminali
capeggiati da Berlusconi, ha sempre più difficoltà a tenere a bada le masse
popolari. Dopo il fallimento del "Patto con gli italiani" stipulato con
Confindustria (presidente Antonio D'Amato), CISL e UIL durante il secondo
governo Berlusconi, ora deve rassicurare i suoi mandatari (il Vaticano, le
Organizzazioni Criminali e la borghesia imperialista in Italia, gli
imperialisti USA e i gruppi sionisti all'estero) di essere in grado di
garantire l'ordine in fabbrica e nelle piazze: senza quest'ordine gli affari
vanno male. A questo sono legate le pressioni fatte sulla CGIL (che vuol
dire soprattutto FIOM) affinché firmi gli accordi su cui governo Berlusconi,
Confindustria (presidente Marcegaglia), CISL, UIL e UGL sono già d'accordo.
La destra della CGIL è in difficoltà perché la sinistra della CGIL e i
sindacati alternativi spingono per il sostegno e la promozione della
mobilitazione e delle lotte contro gli accordi alle spalle dei lavoratori,
contro gli effetti della crisi, contro il governo e contro la collusione con
la nuova destra borghese.
Nessuna di queste forze politiche ha una risposta chiara e risolutiva dei
problemi delle masse popolari che, con l'accelerazione della crisi, vanno
moltiplicandosi.
La mobilitazione delle masse popolari aumenterà. Noi comunisti dobbiamo
promuoverla, sostenerla, favorirne l'orientamento verso l'instaurazione di
un nuovo governo di Blocco Popolare, formato dagli operai e dalle masse
popolari organizzate, raccogliere al suo interno le forze rivoluzionarie,
organizzarle e formarle. Dobbiamo lottare per la formazione di un governo
capace di guidare le masse popolari a far fronte alla crisi del capitalismo,
un governo di Blocco Popolare.
Per quanto la nuova destra borghese speri di convogliare periodicamente le
masse popolari in mobilitazioni controllate, in valvole di sfogo, in bagni
di folla per il suo leader Veltroni, essa non potrà evitare che questa
mobilitazione chieda sempre più insistentemente il conto, che pretenda i
risultati concreti che la forza delle masse popolari potrebbe portare se
fosse diretta a questo fine.
La destra borghese non può nemmeno evitare che parallelamente e fuori dal
suo controllo si sviluppi una mobilitazione spontanea e alternativa. Tanto
meno può impedire che il movimento comunista approfitti anche della
mobilitazione "controllata" per fare propaganda del socialismo come unica
via per uscire dal marasma attuale e che raccolga forze e risorse per la
lotta per fare dell'Italia un nuovo paese socialista e contribuire così alla
seconda ondata della rivoluzione proletaria che avanza in tutto il mondo.
La mobilitazione delle masse popolari contro il procedere della crisi
aumenterà nonostante le minacce fasciste di Berlusconi e dei suoi soci. Gli
studenti feriti a Milano, quelli dell'università di Napoli aggrediti il 28
ottobre, quelli aggrediti dai fascisti in piazza Navona hanno certamente
contribuito, contrariamente ai propositi dei picchiatori fascisti mandati da
Berlusconi, ad alimentare ed incoraggiare ulteriormente le manifestazioni e
le occupazioni in corso.
Ora che la seconda crisi generale del sistema capitalista sta subendo una
forte accelerazione dopo lo scoppio della bolla speculativa dei mutui
fondiari USA e ora che la sinistra borghese ha perso gran parte della sua
influenza sulle masse popolari e sui lavoratori, lo scontro di classe si
alza di livello, diventa più acuto.
In questo contesto anche lo scontro tra gruppi imperialisti fa un salto di
qualità.
I gruppi della borghesia di destra spingono per una repressione più dura,
decisa, aperta della mobilitazione delle masse e soprattutto per bruciare il
terreno attorno ai comunisti. Ma anche al suo interno la destra borghese è
divisa e sconvolta dalla lotta tra gruppi ognuno dei quali vuole trarre
vantaggio dalla crisi e lotta per imporre il proprio interesse come quello
principale, quello di cui tutta la nazione deve occuparsi.
I gruppi della borghesia di sinistra vorrebbero procedere mantenendo una
parvenza democratica, assicurandosi il massimo consenso possibile da parte
dei sinceri democratici e delle masse popolari, al peggio calcando un po' di
più la mano.
Ci sono tutte le premesse per operazioni terroristiche da parte del governo
Berlusconi, come suggerito dal vecchio stratega della criminalità, Kossiga:
"giustificherebbero" la borghesia di destra nell'uso della mano pesante e
metterebbero l'anima in pace alla borghesia di sinistra. Non bisogna farsi
incastrare in questa trappola, non bisogna permettere che la banda di
assassini, fascisti, mafiosi, sfruttatori, papi e cardinali che ci governa
si erga a difensore degli "interessi nazionali".
Non bisogna farsi spaventare dalla situazione in corso dall'acuirsi delle
contraddizioni della lotta di classe.
Gli studenti che stanno lottando con tenacia e coraggio hanno adottato il
motto "io non ho paura!": un termine adatto a contrastare il tentativo
terroristico della borghesia di seminare il panico e scoraggiare le lotte
delle masse popolari. Noi comunisti siamo con loro! Bando al panico! Avanti
nella lotta! Altro ché movimento apolitico, come lo vorrebbe dipingere una
parte della sinistra borghese, nella speranza di tenerlo sotto controllo.
La borghesia spera che di fronte alle difficoltà crescenti e al marasma (in
cui essa stessa ci infogna) del suo ordinamento sociale, le masse si
rifugino sotto l'ala del più forte, cerchino la protezione di un governo
reazionario e autoritario che trascini il paese fuori dalla melma, a
qualsiasi costo. Ma questa strada la borghesia italiana l'ha già tentata con
il fascismo e le è andata male, ha rischiato che l'Italia si trasformasse in
un nuovo paese socialista. Le sue titubanze attuali sono frutto del bilancio
che ha tirato da quell'esperienza.
In questa situazione bisogna promuovere con forza e accelerare la rinascita
del movimento comunista cosciente e organizzato e soprattutto consolidare e
rafforzare il nuovo Partito comunista italiano che è il promotore e il
risultato principale della rinascita del movimento comunista nel nostro
paese. Questo è il ruolo che devono svolgere gli elementi più avanzati, i
comunisti.
Bisogna conquistare al comunismo gli operai avanzati e gli elementi avanzati
delle altre classi delle masse popolari. Bisogna promuovere l'organizzazione
di massa a ogni livello, rafforzando ideologicamente e politicamente la
sinistra dei sindacati di regime e i sindacati alternativi e promuovendo il
coordinamento della loro azione (rinnovamento del movimento sindacale),
rafforzando e moltiplicando i comitati di resistenza, moltiplicando i
comitati popolari di controllo che irrompono nel teatrino della politica
borghese, coordinando gli organismi culturali, sportivi, ricreativi,
rafforzando gli organismi di lotta contro la repressione. L'attuale
debolezza del movimento comunista incoraggia la borghesia ad approfittarne
prima che il movimento comunista si rafforzi, a "soffocare il bambino fin
che è nella culla". La persecuzione contro i comunisti e in particolare
contro il (nuovo)Partito comunista italiano ne sono la conferma.
Le masse popolari e in particolare i lavoratori non possono più continuare a
vivere come prima e i segnali dell'insofferenza si fanno sentire più
frequenti, più estesi e più intensi. La crisi politica, conseguenza della
crisi economica, si manifesta anche nella difficoltà dei regimi e dei
governi borghesi a far fronte alla crescente protesta di strati sempre più
larghi delle masse popolari. È una difficoltà a farvi fronte pacificamente,
senza ricorrere, come sempre più spesso accade, all'uso della forza e della
violenza. Tutto questo esige la rinascita del movimento comunista e crea
condizioni favorevoli alla rinascita. Occorre che ogni individuo che
comprende questo, si lanci con forza e fiducia nell'attività. La quantità fa
qualità. Ogni individuo e gruppo che lavora nella direzione giusta, porta il
suo contributo a un processo che travolgerà l'attuale regime e costruirà il
nuovo mondo: il socialismo.
Stiamo andando verso una situazione drammatica, ma foriera di grandi
sviluppi. Bisogna saperli cogliere. Dobbiamo imparare a coglierli. Non
abbiamo ricette già pronte nei dettagli per ogni situazione, ma abbiamo una
linea generale giusta, elaborata dall'esperienza della prima ondata della
rivoluzione proletaria e confermata dalla nostra stessa esperienza attuale.
Da questo deriva la nostra sicurezza nel lanciare la battaglia e la nostra
certezza che quello che non sappiamo fare lo impareremo facendo.
Ogni individuo non ancora completamente abbrutito dall'influenza della
borghesia e del clero, dalla dipendenza materiale, intellettuale e morale,
non ancora rassegnato a lasciarsi cadere lungo la china rovinosa in cui la
borghesia e il clero ci spingono, può e deve unire le sue forze a quelle
agli altri proletari nel movimento comunista, può e deve contribuire
all'allargamento dell'organizzazione di massa, può unirsi a noi nel (n)PCI.
Le masse popolari, i lavoratori e gli operai, se non sono organizzati, sono
nelle mani dei padroni, che hanno mezzi, conoscenza e risorse per
organizzare la vita dei proletari in funzione degli interessi del capitale,
dei padroni, dei ricchi. Senza organizzazione, senza un Partito all'altezza
del suo ruolo, i proletari sono nelle mani degli avvoltoi come Bush,
Berlusconi, Ratzinger e dei loro simili.
Con il Partito comunista all'altezza del suo ruolo possiamo combattere con
successo le battaglie di oggi e di domani, possiamo resistere agli attacchi
della borghesia e trasformarli in nuove fonti di sviluppo della
mobilitazione rivoluzionaria e del Partito stesso.
Organizzati e uniti siamo una forza che si moltiplica irresistibilmente. Ad
ogni colpo subito, grazie alla giusta strategia della guerra popolare
rivoluzionaria di lunga durata che ci guida, accumuliamo nuove forze per la
rivoluzione.
L'unità nel Partito comunista è una forza che difende i proletari dalla
crisi e combatte e vince la classe che ne è la causa.
Con il Partito comunista la classe operaia può dirigere il resto delle masse
popolari a prendere il destino nelle proprie mani, spazzare via dalla storia
le canaglie che hanno sguazzato per secoli nel sangue degli sfruttati e
costruire una società che funziona per gli interessi di tutti i proletari.
Il (n)PCI ha fatto il bilancio dell'esperienza del movimento comunista. Ha
compreso i motivi della sconfitta subita nella seconda metà del secolo
scorso e ha identificato i modi per porvi rimedio. Possiamo rimontare la
china. Il sentiero non è più sdrucciolevole come quello che percorsero i
nostri nonni e i nostri padri. Le masse popolari hanno bisogno, oggi come
allora, di una soluzione ai crescenti problemi che la direzione borghese
della società fa gravare sulle loro spalle. La borghesia imperialista, oggi
come allora, non ha soluzioni pacifiche alla crisi del suo ordinamento. Ad
ogni tentativo di tenersi a galla sprofonda sempre più, come nelle sabbie
mobili, ma trascina con se le masse popolari di tutto il mondo. L'esperienza
della prima ondata della rivoluzione proletaria è una ricchezza per il
movimento comunista attuale che il vecchio movimento comunista ci ha
lasciato in eredità: possiamo e dobbiamo usarla! Le premesse per
l'instaurazione del socialismo nei paesi imperialisti ci sono tutte.
Dobbiamo aver fiducia nei fatti e nella coscienza della classe operaia, che
saprà prendere in mano la situazione come ha già dimostrato in passato. Noi
come comunisti dobbiamo fare la nostra parte fino in fondo, svolgere il
nostro ruolo senza titubanze.
Il Partito ha lanciato una campagna di propaganda del socialismo e lancerà
una campagna di organizzazione nella quale impegnerà i suoi organi Centrali
e i suoi Comitati di Partito.
*La situazione è favorevole, grande è la confusione. Solo il Nuovo Potere
della classe operaia porrà fine al marasma attuale!*
*Compagni, operai, proletari, donne e giovani: unitevi nel (nuovo)Partito
comunista italiano!*
* *
*Partecipate e fate partecipare i vostri compagni di lavoro alla campagna di
propaganda del socialismo, allo studio e al dibattito sul Manifesto
Programma del (n)PCI!*
* *
*Partecipate alla campagna di organizzazione del Partito costituendo in ogni
azienda, in ogni zona e in ogni organizzazione di massa un Comitato di
Partito!*
------------------------------
-
Rompiamo
la rete di controllo delle polizie dei
padroni
http://lavoce-npci.samizdat.net/article.php3?id_article=841
------------------------------
Impediamo alle polizie di localizzarci e di conoscere le nostre identità
quando navighiamo in internet
------------------------------
Per fare questo usiamo TOR
Fate click su uno dei link seguenti per scaricare le istruzioni per l'uso di
TOR http://lavoce.samizdat.net/IMG/zip/Istruzioni_Tor.zip
http://lavoce-npci.samizdat.net/rubrique.php3?id_rubrique=86
Vedi il testo completo del commento
save preference
Commenti (2 of 2)