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Torino è una città di merda o è solo nella merda? piemonte |
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venerdì 27 marzo, 2009 09:34 by pensareinprofondo
quattro giorni gli escrementi lasciati sul pavimento del Cambio hanno occupato pagine e pagine della Stampa. Quel gesto deve aver fatto parecchia impressione nella testa di qualcuno, le analisi di tutti i tipi si sono sprecate. I giudizi anche. Si è andati da interviste fatte a Petrini di Slow Food che si indignava per l'attacco ad un simbolo del mangiare bene, però vorrebbe tanto dialogare, all'indicazione di nome e cognome di "anarchici" che avendo avuto qualche problema con la "giustizia", del tipo occupazione di case etc., hanno avuto l'onore della citazione in prima pagina della cronaca cittadina. Una roba in puro stile mafioso, del tipo "non sappiamo se sei tu, però....". "I nostri telefoni, da qualche giorno, sono roventi: tutti ci cercano, tutti domandano di noi e vogliono sapere. Corteggiatissimi, quasi fossimo delle ballerine di prima fila, coi nomi sbattuti un po’ qua e un po’ là sulle gazzette cittadine, stiamo assaporando il gusto di una celebrità che non abbiamo mai voluto né ricercato. E anche l’audience di \\Macerie e storie di Torino\\, incredibile!, è alle stelle, manco ci fossimo messi a vendere calze a rete per corrispondenza. Tra tutti, sono i giornalisti a tampinarci più fastidiosamente. Vogliono chiacchierare e farci chiacchierare, estorcerci dichiarazioni imbarazzate oppure proclami roboanti da tagliare e ricucire a modo loro sulle colonne dei quotidiani. Ma, è cosa nota, a noi i redattori di gazzette fanno un certo ribrezzo - un ribrezzo proprio fisico, che ci causa talvolta eritemi evidenti sulle braccia e sulla faccia. Li vogliamo lontani. Ma non è che ci sia passata la voglia di parlare. E lo facciamo con i nostri strumenti abituali, con la nostra solita voce e senza cedere alle lusinghe di questa effimera celebrità. Lo volete proprio sapere che cosa ne pensiamo della merda gettata al Cambio l’altro sabato, allora? Vi accontentiamo subito. Ma non abbiamo riso, invece, quando abbiamo visto gli sguardi carichi di indignazione dei politici e della gente-per-bene – tutti intenti a misurar la merda caduta sulla suola delle scarpe di un imprenditore qualsiasi – e ci siamo ricordati di quanto quegli stessi sguardi erano vuoti e annoiati quando invece ci sarebbe stato da parlare, per esempio, di un algerino senza nome morto di botte dentro ad un Cpt. Non vogliamo sembrarvi preteschi: ma se proprio si vogliono misurare le altezze morali di tutti quelli che hanno preso voce in questa vicenda la figura migliore la fanno gli ignoti inzaccheratori, che hanno messo almeno un po’ di sé stessi in gioco per dare una mano a chi dentro le gabbie si sta giocando tutto in una lotta costante e disperata. Certo, certo, - ci diranno i nostri amici rivoluzionari - tra il lanciar liquami e bruciare i titoli di proprietà la distanza è ancora troppo grande. Cosa rispondere? Che bisogna dare tempo al tempo, come si dice. Per ora, una cosa sola è certa: l’incursione al Cambio ha reso ancora più evidente una frattura, che è una frattura di classe. La prima a portare una parola di conforto alla moquette impregnata di merda è stata, guarda caso, proprio Evelina Christillin. Rampolla di buona famiglia valdostana, compagna di scuola di Margherita Agnelli, con l’operazione “Olimpiadi 2006″ la Christillin si è gonfiata talmente le tasche da poterci andare tutte le sere a cena, al Cambio, da qui ai prossimi vent’anni - e a spese di gente che ora come ora il parmigiano se lo può permettere solo se ha la prontezza di metterselo sotto il giaccone prima di passare alle casse del supermercato. E non è neanche un caso che il primo a dire una cosa intelligente sulla pericolosità - in prospettiva - dell’episodio del Cambio sia stato il sindaco Chiamparino: conosce bene la città che governa e sa che la gente, a forza di tirar la cinghia, prima o poi perde le staffe. Che poi, rotto il freno, gli impoveriti della città se la prendano proprio contro i ricchi (e non, come tanti vorrebbero, con chi sarà ancora più povero ed escluso di loro) per noi è una prospettiva accattivante. Per lui - e per la Christillin - un incubo nero nero. Ed è proprio questa paura, evidentemente, ad aver generato tutto il clamore che ha seguito l’irruzione di sabato scorso.
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