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Violenza in piazza, chi soffia sul fuoco Tra nuove Br, anarchici e black bloc internazionale |
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re-imbucato da altri media
martedì 19 maggio, 2009 10:23 by giornale
.[AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA] Gli esperti dell’Antiterrorismo analizzano da mesi la ritrovata effervescenza di più sigle para-eversive. Sono almeno una decina le strutture della galassia marxista-leninista, anarcoinsurrezionalista o più in generale «antagonista» pronte a elevare il livello di scontro sui temi caldi del lavoro, dell’economia, dalla contrattazione, del conflitto sociale. Della crisi più in generale. Frange violente senza più copertura «politica» a caccia di sponde nelle fabbriche e nel sindacato di base più muscolare. Strutture che soffiano sul malcontento cavalcando, per ora, il modello di protesta del «blocco nero» tornato di moda negli scontri in Grecia e nel G20 di Londra, pronto a ripetersi ad ogni occasione utile, come a Torino ieri, come al G8 dell’Aquila a luglio. Formazioni oltranziste portatrici di ideologie anche contrapposte alla ricerca di un raccordo comune per rilanciare quella «dura contrapposizione» sbandierata a febbraio dai nuovi «brigatisti» sotto processo a Milano. Proprio alla luce dell’aggressione al leader della Fiom, Gianni Rinaldini, da parte dei Cobas e degli operai di Pomigliano d’Arco, gli analisti dell’antiterrorismo sono andati a rileggersi il proclama che il «prigioniero comunista» Vincenzo Sisi provò a declamare in aula in difesa delle maestranze dello stabilimento Fiat campano «bastonate dallo Stato» durante gli scontri con la polizia lungo la Nola-Villa Literno. Nel documento sottoscritto da sette militanti rivoluzionari si lanciava un assist politico agli operai di Pomigliano in lotta: «Solidarietà agli operai colpiti dalla repressione (...)» era l’esordio dell’appello bloccato sul nascere dal pm Ilda Boccassini. «Subire e stare zitti, ecco l’imperativo dei padroni rivolto agli operai (...). Piena solidarietà agli operai Fiat di Pomigliano in testa. La rivoluzione è necessaria, la rivoluzione è possibile». E ancora: «È proprio nel contesto della crisi economica che governo e padronato applicano la solita ricetta di farne pagare i costi alla popolazione gettando nel lastrico centinaia di migliaia di famiglie con la cassa integrazione e i licenziamenti (...). Per questo non c’è altra via d’uscita positiva della crisi che il superamento, l’abbattimento del capitalismo e l’instaurazione di una società capitalista». Quelle parole, rilette e interpretate oggi alla luce di slogan che ne ricalcano la forma e la sostanza - osservano gli analisti - devono far riflettere anche in relazione alla rabbia per la recente notifica degli avvisi di conclusione indagine agli operai e ai rappresentanti sindacali della Fiat Auto di Pomigliano per i blocchi e i picchetti del 15 aprile scorso. Parole che non sorprendono però gli esperti dell’antieversione impegnati a tenere d’occhio ciò che definiscono «le nuove progettualità eversive». Un po’ tutte le sigle monitorate puntano, infatti, a tematiche sociali care ai movimentisti della stella a cinque punte. Per dirla come l’ha detta a marzo il prefetto Carlo De Stefano, direttore dell’Ucigos, i gruppi che si rifanno agli ultimi brigatisti hanno tutta l’intenzione di cavalcare problemi caldi «come il precariato» e tutto ciò che ne consegue. Segnali di preoccupazione, come detto, non mancano. Minacce a sindacalisti e giuslavoristi, volantini nelle catene di montaggio, attentati a sedi di partito, chiamate alle armi via internet, atti vandalici. Si va dalla resuscitata «Volante Rossa» che a marzo ha preso di mira esponenti di governo, agli attentati alle sedi di Forza Italia a Firenze e della Lega a Bologna, fino alle minacce all’economista Piero Ichino e ai proiettili recapitati dalle «cellule di resistenza proletaria» al segretario del Pd del Lazio, Roberto Morassut. Si registra inoltre un graduale ritorno sia dei bombaroli anarchici del «Fai» e del «Fronte Rivoluzionario» sia di organizzazioni antagoniste già investigate insieme ai Carc precedentemente sfiorati da più inchieste sul terrorismo rosso. Ma è nelle fabbriche che la preoccupazione cresce poiché è qui che perdura la presenza di aree di consenso alle istanze più reazionarie. È qui che cova la rabbia pronta a esplodere. |
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Commenti (3 of 3)
Vai al commento: 1 2 3Le contestazioni ieri sono iniziate di buon’ora. Alle 9 i ragazzi dell’Onda erano già sul piede di guerra. Hanno bloccato la circolazione in corso Massimo D’Azeglio, stendendo dei fili tra i semafori, urlando slogan contro il G8 e lanciando fumogeni. Quindi hanno srotolato uno striscione con la scritta «A Torino c’è Profumo di marcio», in spregio al rettore del Politecnico, Francesco Profumo, che è tra gli organizzatori del G8. La situazione si è fatta subito tesa e i cori lanciati di volta in volta contro la Gelmini, contro i rettori e contro le forze dell’ordine hanno lasciato il passo al lancio di uova marce contro le forze dell’ordine.
La polizia ha risposto con una serie di cariche per interrompere il lancio di oggetti e disperdere i contestatori. Ma i manifestanti hanno trovato una via di fuga, seminando il panico tra i commercianti che per paura di trovarsi le vetrine dei negozi infrante hanno abbassato le serrande. Quindi gli studenti hanno rovesciato i cassonetti dell’immondizia, bloccando la circolazione. Nel corso degli scontri tre ragazzi sono stati fermati dalla polizia per accertamenti, due sono rimasti feriti, ma si contano contusi anche tra le forze dell’ordine. Il fermo dei tre studenti, due greci e un italiano, ha fatto crescere ancora la tensione.
Gli studenti dell’Onda hanno dato vita a un nuovo corteo di protesta, non autorizzato, per chiederne l’immediata liberazione. Nuovi blocchi del traffico in pieno centro città, e per poco non si è sfiorata la rissa con gli automobilisti inferociti. Così per la seconda volta la polizia ha caricato i manifestanti per disperderli. Nel frattempo due dei tre fermati sono stati subito rilasciati: due ventenni senza precedenti penali, e i cui nomi non risultano legati al mondo dell’antagonismo europeo. Il terzo fermato, un 28enne antagonista milanese, è stato denunciato.
Lasciata la stazione di Porta Nuova, gli studenti hanno proseguito la loro marcia nel centro della città, attraversando via Roma e piazza San Carlo, per poi proseguire in piazza Castello e via Po, dove hanno raggiunto il Rettorato, già al centro nei giorni scorsi di una feroce protesta, e lì hanno fatto presidio, bloccando anche via Po. Quindi i contestatori hanno ripiegato su Palazzo Nuovo. Ma la giornata di blitz e contestazione non era ancora finita. Nel pomeriggio una cinquantina di studenti ha occupato gli uffici della General Motors Powertrain Europe, che hanno sede all’interno delle strutture del Politecnico di Torino. «Le aziende occupano le università, noi occupiamo le aziende». Questo uno degli slogan coniati dai giovani, che hanno pensato bene di indire un’assemblea all’interno degli uffici.
Alta tensione in vista della manifestazione di oggi, centinaia di agenti pronti a intervenire. L’Onda ha già lanciato il guanto di sfida: «Sappiamo che troveremo forte resistenza dalle forze dell’ordine, ma non siamo per niente intimiditi – dicono alcuni portavoce dei manifestanti –. Porteremo in piazza centinaia, forse migliaia di studenti, compatti e molto determinati a farsi sentire». Per il corteo sarebbero attesi 20 pullman da tutta Italia: 6 da Roma, 4 da Napoli, e poi da Genova, Pisa, Firenze e Padova, oltre a un treno speciale da Milano. Nelle vicinanze di Palazzo Nuovo ieri sera si erano già accampati gli studenti arrivati a Torino da tutta Italia e dall’estero.
"l’abbattimento del capitalismo e l’instaurazione di una società capitalista"
quelli del Giornale non riescono proprio ad immaginare altro...
:-)
no eh?
ci dobbiamo leggere IL GIORNALE pure su indymedia?