Divisioni, settarismo, gruppuscolismo sono gli handicap dei comunisti :
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venerdì 29 maggio, 2009 20:19
by Liberazione
Intervista di Cosimo Rossi a Giusto Catania (Liberazione, 25/05/2009)
“Abbiamo delle responsabilità gravi come sinistra e come Rifondazione rispetto al Mezzogiorno d’Italia”, Giusto Catania, eurodeputato uscente candidato nel sud e nelle isole per la lista comunista, non si dà pace per il fatto che nel meridione la destra stia sfondando “sia dove governa che dove è all’opposizione”. E che, a fonte di questo, in vista delle europee la sinistra e Rifondazione si siano divise anziché “tener fede al proposito di ricostruire una progettualità più vasta”. Una scelta, quella di quanti hanno intrapreso la via di Sinistra e libertà, che per Catania “rappresenta un errore catastrofico”, in quanto “pregiudica le possibilità del partito più consistente e credibile”.
D. Proprio in queste ore il rapporto tra industria europea e economia del Mezzogiorno è all’attenzione generale in seguito all’offerta Fiat per Opel, che mette a rischio gli stabilimenti di Pomigliano e Termini Imerese, dove operai e cittadini sono scesi in piazza…
R. Stiamo parlando dell’economia di un intero territorio, che vive dello stabilimento. Già nel 2002 facemmo una grande battaglia, che fu la lotta di Claudio Sabattini segretario regionale della Fiom, il suo insegnamento a tutta una comunità. La cosa sconcertante è che da parte del governo nazionale e regionale non si dica una parola sull’intenzione di chiudere due stabilimenti dichiarata da Marchionne ai giornali tedeschi. In realtà stiamo assistendo a una lenta e inesorabile deindustrializzazione del Mezzogiorno.
D. Si tratta di un processo di ristrutturazione che scavalca a piè pari l’Europa oppure da Bruxelles e Strasburgo si può ancora intervenire?
R. L’Europa in questi anni ha destinato al Mezzogiorno d’Italia oltre 30 miliardi di euro tra il 2000 e il 2006. Altri 30 arriveranno con i fondi 2007-3013. Sono cifre enormi, che potrebbero cambiare il corso politico, civile e culturale del Mezzogiorno. Il tema vero riguarda la qualità della spessa; il fatto che, nonostante quella cifra, il meridione d’Italia continui a essere l’area più depressa d’Europa. C’è stata una colonizzazione da parte dell’impresa settentrionale e nordeuropea, quando invece bisognerebbe promuovere uno sviluppo autopropulsivo, a cominciare dal miglioramento delle infrastrutture.
D. Bè, non a caso Berlusconi propugna il ponte sullo stretto come un fiore all’occhiello…
R. Opera faraonica, inutile per l’ambiente che foraggia la criminalità: questo è il ponte sullo stretto. Quando invece il sistema di trasporti del Mezzogiorno continua a essere carente e disastrato. A tal fine l’Europa è una grandissima opportunità, ma dipende dalla qualità di quella spesa.
D. E come si interviene?
R. Si interviene sui tre livelli: europeo, nazionale e locale. A livello comunitario si fa attraverso i regolamenti. E ultimamente su questo abbiamo ottenuto una vittoria importante: d’ora in poi, infatti, non si potranno più finanziare i cosiddetti “progetti sponda”, cioè quelli già finanziati dallo stato. I fondi europei devono servire a fare economica e occupazione nuove, com’è nella loro filosofia, non a coprire buchi di bilancio. Ma in alcune regioni, penso in particolare alla Sicilia, sono serviti per foraggiare reti clientelari e di consenso, per costruire macchine da voto e trasformare le istituzioni locali in comitati elettorali.
D. La destra si è avvantaggiata di questo o anche di altro?
R. Oggi come oggi la destra avanza sia dove governa che dove sta all’opposizione. Mentre la sinistra arranca anche dove in passato c’era stata una grande spinta di partecipazione, come nel caso di Emiliano a Bari o della provincia di Napoli. Abbiamo responsabilità gravi come sinistra e come Rifondazione. Si è continuato a pensare che il Mezzogiorno fosse arretrato, quando invece vi si sperimentava l’intreccio più avanzato tra populismo, liberismo, clientelismo e penetrazione criminale, quest’ultima dovuta alla vocazione criminogena del liberismo. Il liberismo, a sua volta, è stato temperato dagli interventi clientelari e assistenziali delle istituzioni. Tutto questo non siamo riusciti a analizzarlo nel modo dovuto, e ora la destra sfonda.
D. Eppure proprio il Mezzogiorno è dove si sono realizzare esperienze di partecipazione e di governo di sinistra, con Vendola in Puglia ma non solo. Quanto pesa oggi, invece, la divisione?
R. Le divisioni sono un disastro generale. Penso che compagni hanno lasciato Rifondazione abbiano fatto errore storico e, dal mio punto di vista, imperdonabile. Noi che abbiamo sostenuto la seconda mozione siamo arrabbiati due volte con chi ha prodotto la scissione. Penso infatti che siano venuti meno allo spirito della mozione, che era quello di ricostruire una progettualità della sinistra. Non lo si fa certo spaccando il partito che c’è. E’ una scelta che rappresenta un errore catastrofico. Tantopiù dando vita a un cartello, come Sinistra e libertà, che è irriconoscibile a sinistra e che in Europa siede disperso in gruppi tra loro molto differenti e spesso in aperto conflitto, come sono socialisti, verdi e sinistra europea. Almeno noi tentiamo una riaggregazione che in Europa si riconosce e si colloca in un medesimo indirizzo. Anche per questo siamo più credibili.
D. Intanto però chi fa incetta della delusione di sinistra è Di Pietro…
R. Nel Mezzogiorno Di Pietro è parte della questione morale. Il personale politico dell’Idv a volte è persino peggiore di quello del Pdl. Di Pietro parla molto di questione morale, ma se si va a vedere chi arruola si scopre il ruolo pericoloso del suo partito. Del resto è quello che aveva sfornato De Gregorio. E sta continuando a fare lo stesso.
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