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Piemonte | Guerre e Antimilitarismo

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Una scintilla nella Santa Barbara

category piemonte | guerre e antimilitarismo | opinioni author lunedì 12 ottobre, 2009 23:18author by Fawda

Oggi è lunedì 12 ottobre 2009. Ed infine è successo.

Quello che molti temevano, quello che pochi speravano. Verso le 8 di mattina un nord-africano, forse un libico, ha cercato di introdursi nella caserma dell’esercito Santa Barbara, in via Perrucchetti, a Milano. Bloccato dai militari all’ingresso, l’uomo ha fatto esplodere l’ordigno a basso potenziale che portava con sé. Dicono che un attimo prima della detonazione abbia gridato «Via dall’Afghanistan!». Ad ogni modo, a parte un militare leggermente ferito, le conseguenze più gravi le ha riportate lo stesso attentatore. Quasi sicuramente perderà un braccio. C’è chi dice che si tratta di un “pazzo isolato”. C’è chi dice che si tratta dell’esecutore di un complotto.
Il portavoce della comunità islamica a Milano prende le distanze e assicura che fra di loro non c’è alcun clima di ostilità nei confronti degli italiani. Anche noi lo rassicuriamo: fra gli italiani c’è un forte clima di ostilità nei loro confronti. Altrimenti non si spiegherebbe il trionfo elettorale dei partiti più reazionari e razzisti, e il dilagare delle formazioni di estrema destra. Altrimenti autobus con grate alle finestre non riempirebbero i lager chiamati CIE con uomini e donne fermati durante le quotidiane retate. Fra gli stranieri, qualcuno si è stancato di subire.
Noi non sappiamo chi sia l’autore di questo attentato. Non conosciamo il suo nome. Non conosciamo le sue idee. Non sappiamo se sia clandestino o se abbia i documenti in regola. Se sia solito inginocchiarsi più volte al giorno in quanto sottomesso a Dio, o se sia solito camminare a testa alta perché appassionato del libero arbitrio. Se tratti le donne con rispetto o con disprezzo. Se auspichi l’avvento di uno Stato teocratico, se ne preferisca uno democratico, o se provi avversione per tutti gli Stati. Se lavori “onestamente” o se tiri a campare per mezzo di espedienti. Se parli correttamente la nostra lingua o se ne balbetti appena poche parole. Di lui sappiamo solo una cosa, quello che ha fatto questa mattina. E tanto ci basta.
Il suo è stato un gesto simbolico, ma dalle potenzialità devastanti perché parla a tutti. Dice che gli stranieri che si trovano qui in Italia non devono avere sempre paura. Non devono essere sempre quelli che scappano e si nascondono da chi vuol fare loro del male. Possono anche andare a cercare i loro persecutori, per contraccambiare. Dice che per attaccare la canea militare che insanguina il pianeta con le sue guerre non occorre essere a Kabul o a Nassiriya. Le truppe di occupazione sono qui, all’incrocio delle nostre strade, sull’uscio delle nostre case. Dice che quando la disperazione ha spezzato il cuore, quando tutte le lacrime sono state versate, quando il fiele dell’umiliazione è stato ingoiato, non rimane spazio solo per l’impotenza che induce alla passività.
C’è un’altra possibilità: LA RABBIA CHE TRAVOLGE OGNI CAUTELA.
Pensate davvero che una videosorveglianza onnipresente possa fermare individui simili? Pensate davvero che il campionato di calcio, i reality show o il culo delle veline possano addomesticare individui simili? Pensate davvero che la sentenza di Genova contro gli insorti del luglio 2001 possa inibire individui simili?
Da oggi, i razzisti avranno una ragione in più per attaccare gli stranieri. Fra le loro vittime c’è pure chi si ribella. Da oggi, gli antirazzisti avranno una ragione in meno per difendere gli stranieri. Fra i loro assistiti c’è chi è capace di difendersi da solo. Da oggi, il Ministro degli Interni vivrà in un incubo permanente. Cosa potrebbe accadere se fra gli stranieri dovesse generalizzarsi la voglia di vendicare la propria dignità offesa? E cosa accadrebbe se anche gli italiani percepissero infine la stessa necessità?
E se queste due tensioni, finalmente consapevoli e armate, s’incontrassero?

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