Ciò che resta dell Alfa di Arese finisce a Torino
su il manifesto del 28/10/2009
Una lunghissima e gloriosa storia industriale chiusa con un tratto di penna. Parliamo dello stabilimento dell'Alfa Romeo di Arese, alle porte di Milano. Da un anno Fiom Cgil e lavoratori - ormai pochissimi, rispetto al passato: solo 229 - chiedevano si conoscere i piani della Fiat sul futuro dell'impianto. Ieri un breve comunicato del Lingotto ha dato la risposta: trasferimento a Torino del Centro Stile, della Sperimentazione e della Progettazione, a partire dal 4 gennaio 2010. Se si vuol conservare il lavoro, bisognerà trasferirsi. Per i 91 dei 113 dipendenti Powertrain, invece, cassa integrazione fino al 21 febbraio. Restano nel sito solo gli 80 dipendenti degli enti commerciali e i 500 del call center.
Finisce così la parte industriale vera e propria di questo sito, con la dispersione completa di uno straordinario patrimonio di competenze e professionalità nell'arco di un ventennio. Arese aveva aperto all'inizio degli anni sessanta, quando l'Alfa Romeo si trasferisce dal Portello di Milano ad Arese. Uno stabilimento all'avanguardia, progettato dall'architetto Cardella. Qui prende vita uno dei modelli più famosi di quei tempi, la Giulia, nasce ad Arese nel 1962: si inizia con la sola carrozzeria e a poco a poco si trasferisce lì tutta la meccanica.
I dipendenti arrivarono ad essere anche 20.000, e sono stati protagonisti sia dell'«autunno caldo» che di tutta la stagione conflittuale degli anni '70. Di proprietà statale, l'Alfa entrò in crisi dopo lo shock petrolifero del 1973 e la defenestrazione dell'amministratore delegato Giuseppe Luraghi. L'acquisto da parte della Fiat, nel 1986, sembrò portare per un po' la «ripresa». Poi il cambio di strategia, con il trasferimento dei modelli del marchio Alfa su altri stabilimenti. Ora, per Arese, viene scritta la parola fine.
Silenzio completo da parte della Regione Lombardia. Domani, nella sede di Assolombarda, si terrà il primo incontro tra le parti per discutere di questo «piano industriale» presentato dalla casa torinese. Un piano definito fin d'ora «inaccettabile» da lavoratori e sindacato.