No alla scuola dei padroni !
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giovedì 05 novembre, 2009 00:37
by Essere Comunisti
COME TI DISTRUGGO LA SCUOLA PUBBLICA:
Non nutriamo molta simpatia per la Repubblica, la martellante campagna sulla vita sessuale di Berlusconi ci lascia perplessi e abbiamo una ben diversa concezione della libertà di stampa, che non crediamo consista nel dare risalto ai propri argomenti oscurando gli avvenimenti scomodi, a cominciare dagli scioperi. Ma su una cosa Eugenio Scalfari ha ragione. Il Corriere della sera si è ormai ridotto a un foglio di propaganda governativa, privo di credibilità.
Chi se lo è trovato tra le mani venerdì scorso ne ha avuto conferma leggendo il paginone dedicato al ddl Gelmini approvato dal governo il 28 ottobre, cioè alla nuova puntata del calvario dell’università italiana. Un progetto che conferma i tagli decisi dal Tesoro (4 miliardi in cinque anni), prevede riduzioni di stipendio e nessun investimento e stabilisce la precarizzazione dei nuovi docenti nonché un drastico accentramento di potere a vantaggio di rettori e amministratori privati, è presentato da quello che fu il quotidiano della buona borghesia italiana come nemmeno un dépliant pubblicitario del Ministero oserebbe fare.
Leggere per credere. Un professore si dice, chi sa perché, «convinto che nei prossimi anni la qualità della sua vita di cattedratico potrebbe migliorare sulla spinta di una sfida che lo appassiona». Una professoressa «già si vede immersa in un ambiente nuovo, forse internazionale» e favoleggia della «possibilità di avere degli allievi ai quali posso dare una possibilità [sic!] per il futuro». Quanto alle novità previste per l’accesso alla docenza, chi ne scrive evoca un passaggio lineare dagli anni di studio al primo contratto triennale, al suo rinnovo, all’abilitazione e, voilà, alla chiamata come professore associato, grazie a santa Maria Stella dei Miracoli. Nemmeno una parola per dire che qualcosa potrebbe andare storto, perché ottenere il contratto è come vincere al superenalotto, perché l’abilitazione non arriva o perché le università non hanno i soldi per le chiamate. E che in tal caso il miracolato si ritroverebbe definitivamente in mezzo a una strada, senza nemmeno la possibilità di riprovarci.
Un giornale così serve a molti usi, specie di questi tempi, tranne che a informare. Piuttosto che distribuire lezioni di serietà e di moralità, gli opinionisti del Corsera si persuadano che il loro giornale non dà alcun contributo per migliorare questo Paese. Con le bugie che diffonde, è anch’esso tra le cause dell’attuale disastro.
Vediamo di indicare gli aspetti principali dello scempio che il governo intende mettere a punto per l’inizio del prossimo anno accademico.
I rettori avranno più potere (di qui il consenso di molti tra loro) al pari del Consiglio di amministrazione, non elettivo e costituito per almeno il 40% (potrebbe essere anche più del 50) da privati. I quali decideranno la programmazione finanziaria e strategica dell’ateneo e controlleranno ricerca e didattica, in violazione del dettato costituzionale. Gli organici della docenza (che in Italia contano 135mila unità meno che in Germania e 56mila meno che in Gran Bretagna) saranno ulteriormente ridotti, benché da noi il rapporto docente/studenti sia già 5 punti sopra la media Ocse.
Al posto dei ricercatori (ruolo ad esaurimento) ci saranno contrattisti (precari) che dovranno abilitarsi entro sei anni, pena l’espulsione dal sistema. Si prepara l’abolizione del valore legale del titolo di studio, secondo i desiderata della Confindustria ai quali la Gelmini dichiara di ispirarsi. Nel frattempo i concorsi rimangono bloccati, con buona pace dei 65mila precari che oggi permettono all’università di andare avanti. Come rimangono bloccati i fondi per la ricerca Prin e Firb, tranne che per il feudo personale di Tremonti, vero ministro dell’università, che foraggia il “suo” Istituto di tecnologia con cento milioni l’anno (cifra che da sola supera il finanziamento di tutti i progetti di interesse nazionale delle università).
Infine, la perla della meritocrazia. Perla, se si pensa a come la ministra dell’Istruzione maneggia la lingua italiana, alla trasferta calabrese che le permise di strappare l’ambito titolo di procuratore legale e all’attestato di «manifesta incapacità e improduttività» che si guadagnò quando presiedeva il Consiglio comunale di Desenzano. Perla, soprattutto, perché a valutare i meriti degli studenti sarà proprio Tremonti, amministratore del Fondo speciale che erogherà i «prestiti d’onore» per mezzo dei quali sarà possibile ai meritevoli far fronte a tasse universitarie sempre più salate, salvo dover poi restituire il tutto, interessi compresi.
Questo è ciò che si prepara per l’università italiana (accanto alla devastazione della scuola elementare e media). L’obiettivo – di là dalle chiacchiere rituali sul valore strategico della ricerca e della conoscenza – è farla finita con quanto ancora rimane di una università pubblica di massa e di qualità, e liquidare ogni residuo di partecipazione democratica, riproducendo nell’università il processo di erosione della rappresentanza messo in atto nel sistema politico.
Bisogna reagire. Non sarà una battaglia facile, poiché il progetto del governo è sostenuto da potenti alleati, a cominciare dal padronato. Ma Rifondazione comunista e tutta la Federazione della sinistra di alternativa faranno il possibile affinché contro questa vergogna si sviluppi la più vasta mobilitazione. Vogliamo sperare che anche il Pd comprenda la necessità di fermare questo scempio. E che il movimento degli studenti e dei precari riceva finalmente un forte sostegno anche da parte del corpo docente, che troppe volte in questi anni è apparso passivo e indifferente, benché colpito anch’esso nei diritti e nella dignità.
www.esserecomunisti.it
INTANTO RICORDIAMO LA MANIFESTAZIONE DEL 5 DICEMBRE PROSSIMO A ROMA PER CHIEDERE LE DIMISSIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E TUTTA LA SUA GIUNTA DI FASCISTI, RAZZISTI,CORROTTI E CORRUTTORI..... PERCHE' ABBATTERLO E' POSSIBILE !