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marted 11 dicembre, 2007 21:18 by lav.comunista
un saluto alle vittime della strage alla ThyssenKrupp Ieri, 10 dicembre 2007, nella città di Torino migliaia di lavoratori hanno voluto ricordare Bruno, Antonio, Roberto e Angelo vittime della strage alla ThyssenKrupp. Li hanno voluti ricordare in tanti, esprimendo tutta la loro indignazione e la loro rabbia. Con queste poche righe vorrei accomunarmi al loro dolore e al loro desiderio di verità e giustizia. Giustamente, nel corteo, non sono state risparmiate critiche alle istituzioni, sia politiche che sindacali, e agli amministratori e ai padroni dell’azienda corresponsabili di queste morti. Nel frattempo altri lavoratori si sono aggiunti a questa interminabile lista di vittime, solo nel 2006 ben 1280 e nell’anno in corso la cifra non sta diminuendo, a dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che non si tratta di una situazione emergenziale ma di una costante di questa organizzazione del lavoro; di una vera e propria guerra il cui prezzo è pagato unicamente da chi è costretto ad un lavoro subordinato. Di fronte alle false e mistificanti promesse, chi è sceso per le strade di Torino ha rivendicato giustizia. Questa non può essere delegata a qualche tribunale o alle istituzioni, dirette parti in causa, perché la sicurezza non è garantita da controlli e leggi, per la maggior parte dei casi non rispettate dai padroni, ma da una organizzazione del lavoro che non punti al profitto ad ogni costo. Si muore per lo sfruttamento sul lavoro, per la maggiore precarietà delle condizioni generali, per l’allungamento della giornata lavorativa (orari e ritmi massacranti), per un eccessivo ricorso al lavoro straordinario (che con l’accordo sul welfare del luglio scorso viene considerato lavoro normale, detassato per l’impresa, senza limiti temporali), per la sostituzione di lavoro a tempo indeterminato con altro utilizzando i vari contratti precari che la legislazione ha introdotto e per le esternalizzazioni e per la minaccia delle delocalizzazioni in altri paesi dove il costo del lavoro è più basso. L’alto livello di ricattabilità subito da noi lavoratori diventa arma per dover accettare condizioni di lavoro sempre peggiori. Corresponsabili di tutto ciò sono in primo luogo i vari governi, le associazioni padronali e i sindacati confederali che attraverso la concertazione sono alleati per garantire le esigenze dei padroni e mantenere quelle condizioni lavorative che sono la vera causa degli incidenti sul lavoro. Anche per questo, come è successo a Torino, è giusto ricordarglielo con sonori fischi! Nella piazza si sono risentite urla che sembravano dimenticate “pagherete caro, pagherete tutto”. Facciamo in modo che questa riscoperta consapevolezza non venga dispersa intensificando il nostro comune sforzo per una sempre maggiore unità nella lotta contro questo sistema sociale che oggi riesce a produrre solo guerre e barbarie. |
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