Il Diavolo Custode - storia dell'anarchico Sante Pollastro
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mercoled 12 dicembre, 2007 18:59
by Tabula Rasa - collettivo caleidoscopio
Luigi Balocchi ed. Meridiano Zero
recensione del libro di Luigi Balocchi, biografia romanzata dell'anarchico Sante Pollastro, nato a Novi Ligure nel 1899 e divenuto un noto bandito temuto a livello internazionale
l'articolo è uscito su Tabula Rasa - mensile autoprodotto di Mortara e della Lomellina
tabularasa.noblogs.org

luigi balocchi - il diavolo custode
Di Luigi Balocchi, ed. Meridiano Zero, 255 pagine 14 euri
Io glieli ho dati volentieri 14 euri alla Mirella (la libreria di Mortara, nda) per comprarmi il libro di Luigi Balocchi “Il Diavolo Custode”, il “colpo grosso” del nostro mortarese uscito lo scorso settembre presso la casa editrice Meridiano Zero. Un po' per vedere come sanno scrivere dei mortaresi, un po' per interesse specifico sulla materia, mi sono lasciato trasportare dal gergo dialettale che permea tutto il libro attraverso la biografia romanzata di un personaggio non comune. Sante Pollastro, quell'amico di Girardengo che la leggenda narra sia stato catturato proprio sul ciglio di una strada mentre aspettava il Giro e che invece i fatti vedono catturato a Parigi per colpa di una donna. Non me ne voglia l'autore se svelo il finale così brutalmente, lo sappiamo tutti e due e ora lo sapete anche voi che di questo libro non è il finale quello che conta: conta invece l'avventura di un anarchico spontaneo, senza ideologia e libero per indole, incapace di piegarsi a qualsivoglia legge, cresciuto nelle borgate povere di Novi Ligure e tra l'altro assassino di molti in divisa e non (tra cui quell'appuntato Francesco Bellinzona freddato per un “chi va là” di troppo sulla strada tra Mede e Torreberetti, a cui è dedicata la caserma dei CC di Mortara) ma comunque puro di cuore e d'animo come un Robin Hood tutto nostrano.
“Se li sente come lame appassionate, questi cuori, per un colpo da rodeo del Mississippi. Lui sorride. Gli riesce naturale. Guarda in alto il buco nero dove prima la gran luce progressista. Strano a dirsi. Ora che fisso ti luma il lampione ritorto dal magnifico grilletto, nell'elettrico suo ventr piombo esploso fatto cupo di rancore, gli par giusto di scrutare un precipizio. E s'affoga nel ricordo...
...Il treno! Come un colpo di cannone dritto in culo al paradiso. E le merci scaricate alla malora da ingozzarvi il regno intero. E il fervore, le bestemmie, urla, sputi, gargarismi di fatica benedetta dalla feroce apparizione della locomotiva...
Gli fan festa, gli altri intorno. Quella corsa a tutta birra in bicicletta sul confine dei lampioni fino al colpo eccezionale, mio bel Santèin, non ti è nuova. Già da tempo dura e ringhia. E ti è cara. Al pari di quelli che ti vivono appresso. Perchè... tu sei il nostro Santèin... Sante Decimo Pollastro.
Nato a Novi. In terra piemontèsa. Nel furente agosto del milleottocentonovantanove”.
E siamo solo a pagina 14.
Il resto è tutto un incalzare di colpi e avventure, ora con gli amici di Novi, ora con la mala di Milano, la “ligera” per via che disarmata, a Parigi dove la mala italiana è ovviamente un gradino sopra tutti. Seguiamo il Sante, al quale dovrebbe venire dedicata come minimo una via in ogni città, attraverso la fuga e il ritorno, l'amore e l'amicizia, in un secolo di grandi guerre e cambiamenti dove egli ricopre la parte dell'anticonformista per eccellenza.
I riferimenti al movimento anarchico dell'epoca poi sono il giusto compendio ad una ricostruzione che da favolistica si fa ricostruzione storica, affonda le sue radici in una realtà di fatto nera e fascista in cui da clandestine girano alcune teste eccezionali come quelle del Novatore (poeta e ideologo anarchico), Sante Caserio da Motta Visconti, Passanante, Malatesta, Berneri, Ferrer.
La critica: La scrittura è originale e affonda le radici nel territorio, sposandosi perfettamente con le vicende narrate.
La lettura è appassionante ma esige attenzione perchè il rischio è di perdersi negli arzigogoli lessicali del Balocchi che a tratti perdono di fuoco nei confronti della vicenda. Infine chi scrive non si trova d'accordo con l'autore sul ruolo assegnato alle donne, nella vicenda semplici comparse quando non addirittura suppellettili di scarsa utilità se non ai fini sessuali.
D'accordo che le donne ai tempi erano ancora lontane da qualsiasi idea di femminismo, ma sicuramente hanno giocato nella realtà un ruolo ben più forte di quello un po' misogino affibiato loro dall'autore.