Eni aggiusta-processi: ecco come far rottamare un giudice ostile.

La Spezia è teatro dell’ennesimo caso di disastro ambientale. Che vede l‘Eni nuovamente come protagonista.

C’è  un  giudice  del  Tribunale  di  La  Spezia  che  sta dando decisamente  fastidio. Risponde  al  nome di Dott.  Angelo Maestri. Sto  losco  figuro  ha  in  mano una  causa    delicatissima  che rischia  di  costare all’Agip Petroli (società del Gruppo ENI)  più  di  100  milioni  di  euro. L’Ente  petrolifero guidato  dall’allora amministratore  delegato Franco Bernabè ha  rifilato un  terreno impestato da benzene di  proprietà  di  una  sua    controllata, la I.P.- Italiana  Petroli. I  terreni  vengono venduti (o  meglio  sarebbe  dire  rifilati) alla  società  Grifil  di  Lucca ma  vien  nascosto  che sono fortemente contaminati.  Quest’ultima  scoperto il raggiro  cita  in  giudizio  l’ENI  per  truffa contrattuale. Tra danni  ed  interessi fanno 113 milioni di  euro in  totale.  Il  Dott.  Maestri  che  studia  il  dossier  ENI/Grifil  e  che  deve  giudicare,  dopo  aver  indagato a  fondo ed  aver  appreso  i  dettagli della vicenda è sconcertato. Ed è nero,  che  più  nero  non  si  può (più  del  petrolio  che  l’Eni  ha sversato  nel  sottosuolo  per  oltre  trent’anni).

 

Per  l’ENI,  le  cose  si  mettono piuttosto male. Oltre  al  sospetto  di  truffa  contrattuale ai  danni  di  Grifil  aleggia  lo  spettro  di  aver  causato l’ennesimo,   gravissimo  disastro  ambientale. L’ente  energetico  corre  ai  ripari  mettendo in  campo  tutte  le  risorse  di  cui  dispone. Nonché  la  sua proverbiale, italica fantasia.

 

L’avv. Giorgio  Lenzi, capo dell’ufficio Legale  dell’Agip in  data 3  ottobre  2000 si  presenta  con  il cappello  in mano al Procuratore  Generale  della Repubblica  di  Genova, chiedendo la  testa  del  giudice  Maestri. Lo  fa  in  modo elegante inoltrando una  missiva  “Molto  riservata”  del  seguente  tenore;

 

“…Eccellenza,  nella qualità  di  Direttore per  gli  affari  legali  dell’Agip  Petroli,  mi  permetto  di  richiamare  alla Sua  vigile  attenzione il  procedimento  giudiziario  attualmente pendente  fra  la  mia  assistita e la  società  Grifil  di  Lucca. Fatti  e circostanze  verificatisi,  non  solo  nella  presente  fase  giudiziale ma  anche  in  quella  che  l’ha  preceduta due  anni  orsono, sempre  fra  le  stesse  parti e  dinanzi  allo  stesso  giudice  (Dott.  Maestri)  mi  spingono  a  nutrire  qualche timore sulla  serenità  del magistrato investito  della controversia  che, oltretutto,  si  presenta  estremamente  delicata, non soltanto per  il  suo  valore (la  domanda  di  risarcimento della  Grifil supera  i  100  miliardi!). Per  Sua  comodità  Le  allego un  breve  appunto che  riassume  la  materia del  contendere, con  particolare  riguardo alla  eccezione  di  incompetenza territoriale sollevata  da  Agip in  sede  di  ricorso ex  art. 669  c.p.c. presentato  da  Grifil il  4  agosto  u.s.. Ritenendomi  a  Sua  disposizione  per  qualsiasi  ulteriore chiarimento  Le  porgo i  più  deferenti  ossequi. Avv.  Giorgio  Lenzi.”

 

 

Tanto  strisciante e viscido eloquio non sortisce però l’effetto  desiderato. La  rottamazione  del  giudice Maestri  non  va  in  porto. Anzi. Il  dossier  rimane  saldamente  nelle  capaci  mani del  giudice spezzino. Il  caparbio Lenzi non  si  dà  per  vinto. Torna nuovamente all’attacco. Lo  fa, ricalcando  il  consueto e  stereotipino  “refrain” del  giudice stronzo, fazioso e partigiano. Il 3  aprile  2001 invia una  comunicazione “riservata”  al  Presidente  della  Corte  d’Appello di  Genova Dott.  Garavelli, esponendo vespanianamente:

 

 “La  sottoscritta  Agip Petroli  Spa si  permette di  far presente  alla SV  illustrissima  i  fatti  qui di  seguito  elencati  relativi  allo  svolgimento di  una   causa  civile  radicata  nel  distretto della  Corte  d’Appello  di  Genova (Tribunale  di  La  Spezie . G.U. Dott.  Maestri) ravvisando  negli  stessi  gli  estremi di  lesione, a danno  della  sottoscritta, del  diritto  alla  difesa ed  allo  svolgimento  di  un  equo  contraddittorio… il  Dott.  Maestri ha  leso  il  diritto di  difesa  dell’Agip ed  il  diritto  della  stessa,  quale  convenuta, ad  una  completa  e  regolare istruzione  probatoria,  vi  è  quindi  il fondato  sospetto  della  scrivente che  l’unica  pagina  scritta  del  Dott.  Maestri a proposito  della  questione  de quo (vedi  l’ordinanza  nel  procedimento cautelare di  cui  sopra) assurga a  livello  di  anticipata  sentenza…”.

 

L’Eni non  sa  raffinare  bene  solo il  petrolio. In 40 anni ha  raffinato anche  delle perfette tecniche di  lobbying  (pardon,  public  relations).  

 

 

Ecco. Vedrete che adesso – come  al  solito -  ci  saranno i  maligni  di  turno  che  avranno  la  sfacciataggine  d’affermare  che  questo  spiega  come  mai l’Eni, quando causa disastri ambientali, riesce quasi  sempre a farla  franca (ma  figurati).

 

Un po’ di  storia:

 

L’ex area IP  (Italiana  Petroli) è un vecchio stabilimento di raffinazione di prodotti petroliferi del  Gruppo ENI, in funzione dal 1929 al 1983. Era situata – in  linea  d’aria –  a 50 mt  dall’Ospedale civile Sant’Andrea e dal centro cittadino. L’area,  fortemente  inquinata  da  derivati  delle  produzioni  petrolifere,  doveva essere assoggettata ad  un forte  progetto di bonifica, con la  finalità  di riqualificazione edilizia, commerciale e residenziale (interessata  anche  dal passaggio della variante SS Aurelia).


Il 30 gennaio  1996 la società AGIP-ENI vende a Grifil Srl una vasta porzione dell’area inquinata, nascondendo lo  stato  dei  luoghi (circa 65 ettari) per un prezzo di 26 miliardi e mezzo di lire.


Lo stesso giorno (30/1/1996) Grifil spa rivende a Sviluppo Immobiliare spa (le COOP della Liguria) parte dell’area con l’intesa di affidare a Grifil spa l’appalto per  la costruzione di  un ipermercato COOP. L’operazione avviene per un prezzo complessivo di 40 miliardi e 700 mil. (10 miliardi per aree, 4 miliardi per la cessione indici, e 26 e 700 mil. per l’appalto). Che c’è  di  meglio  di  un  super-mercato  per  coprire una  superficie  super-inquinata (s’è  fatto  anche  a  Genova dove  il  supermercato Ipercoop ha  coperto l’ex  raffineria  ERG).

Il contenzioso ENI-Grifil si  sviluppa sin dall’inizio delle operazioni di vendita dell’area. Alle  immediate contestazioni post-vendita  di  Grifil che  i  terreni  sono  marci l’Eni esibisce a Grifil una nota ASL nella quale risulta che l’area è stata bonificata. Grifil contesta decisamente  all’ENI di aver venduto un’area fortemente inquinata, non bonificata,  e quindi con forti passività ambientali. Nonché d’essere  stata  truffata  dall’ENI.


Il 4  dicembre 1999 la Procura della Repubblica di La Spezia comunica al Comune l’avvio di un  procedimento penale per l’ipotesi di disastro ambientale a seguito della (prima) perizia del Prof. Boeri richiesta dal giudice e dalla quale risulta la forte contaminazione dell’area. Tale comunicazione era data anche agli effetti della non utilizzabilità dell’area a fini edilizi-urbanistici ex decreto Ronchi.


Nel febbraio del 1999, con atto di diffida (prot. 2540), il Comune intima all’Agip-ENI nella qualità di responsabile dell’inquinamento ed a Grifil srl per la porzione di terreno di sua proprietà di redigere il progetto di bonifica.


In data 10 agosto 2000 vengono  rilasciate dal Comune di La Spezia, concessioni edilizie a Grifil srl la cui efficacia veniva subordinata all’avvenuta bonifica dei subdistretti che dovrebbero ospitare insediamenti commerciali e residenziali. Tali concessioni, secondo quanto scritto nel ricorso del comitato Salamandra al Tribunale Civile di La Spezia, sono state rilasciate “in violazione e falsa applicazione dell’art. 17 comma 6° e seguenti del D.L.vo 22/1997 e dell?art.5 e 10 del D.M. 471/99, nonché contravvenendo a quanto previsto dall’art.56 comma 1° della L.R 21 giugno 1999 n.18.

La bonifica non verrà  mai  concretamente  avviata   mentre proseguirà  il contenzioso Agip-Eni-Grifil.

 

Il 27  maggio 2003 il  Dr. Pier  Luigi  Viani  (allora  legale  rappresentante di  Grifil  Srl) chiama a  rispondere  l’ENI  e  la  IP davanti  al  Tribunale  di  La  Spezia chiedendo  un  risarcimento  danni  di  oltre 113  milioni  di  euro. 51  milioni  di  euro per  la  bonifica, 2,3  milioni  di  euro  per  parziali  opere  di  bonifica  già  effettuate, 11  milioni  di  euro  per  perdita  d’esercizio, 16  milioni  di  euro  per  la perdita  di  opportunità  relative  alla  costruzione  di  un  albergo, una  residenza  sanitaria  ed  una  edilizia, 21  milioni di  euro per  il  procrastinamento  di  progetti societari  quali lo  sfruttamento  di  due  sorgenti  di  acque  minerali (sai  che  retrogusto sopraffino che  doveva  avere questa  plin  plin), 5,16  milioni  di  euro  per  mancata  apertura  di  un  centro  commerciale, 2,1  milioni  di  euro  per  bonifica  di  un’area permutata  e  4,2  milioni  di  euro  per  spese  legali  e processuali.

 

Alcuni lavori di bonifica inizieranno  nel 2004, portando immediatamente a immissioni odorigene di dubbia natura che rendono l’aria irrespirabile e che si susseguiranno giorno e notte portando al pronto soccorso per intossicazione da idrocarburi due operai che lavoravano al cantiere. Si  intensificano  e  moltiplicano fra  la  cittadinanza le azioni di protesta.

 

Exit  strategy. Nello  stesso  anno  l’ENI  e la  Grifil  siglano  un Accordo  transattivo.  Con  una  manciata  di  milioni  (di  euro)  l’ENI  tappa  la bocca  alla  Grifil  sperando  di  tappare  anche lo  scandalo  dei  terreni  inquinati  e scongiurare che  trapelino notizie sul nuovo  disastro  ambientale  in  provincia  di  La  Spezia. La  situazione  è  così  tragica  che  l’ENI  decide  di  spossessarsi  della  “patata  bollente”  dei  problemi ambientali di IP mettendo  in  vendita  tutta  la  società (comprata  nel 2005 dal  Gruppo  API  per 189  milioni  di  euro). 

 

Nel giugno 2007, il Comitato Salamandra incarica il Dr. Anacleto Busà, esperto in bonifiche , di redigere una perizia in relazione alle problematiche sottese alla bonifica, il quale ha ritenuto “grave e preoccupante la situazione [...] in riferimento principale alla scarsa attenzione alla tutela della salute della popolazione locale esposta ai miasmi provenienti dalle operazioni di escavazione e bonifica.” Le  risultanze  della  perizia  son  allarmanti: I  fenomeni  riscontrati  nei  pressi  dei  terreni  inquinati  dall’ENI “sono dovute alla sublimazione nell’atmosfera di agenti inquinanti altamente cancerogeni”. Emerge che in barba ad ogni norma di sicurezza sono  stati effettuati scavi in aree ad alta contaminazione di piombo e il trasporto e la messa in opera di dette terre è  avvenuta senza alcun tipo di precauzione.

Il 12 settembre 2007 il consulente del Comune Dr. Boeri, boccia la bonifica giungendo alle stesse conclusioni del Dr. Busà: “è necessario rivedere il progetto e l’amministrazione Comunale è costretta a riconoscere la necessità di procedere ad una nuova caratterizzazione del sito ed alla redazione di un nuovo piano di bonifica”.

 

2010. L’area  ex  IP  è  tutt’ora fortemente  inquinata  ed  attende  d’esser  bonificata.

 

Links  più o  meno correlati:

 

- Inquinamento del Lago Maggiore. Condannata l’E.N.I. Spa per disastro ambientale”. http://piemonte.indymedia.org/article/5590

- L’Italia diffida  l’Eni  a  pagare subito 2  miliardi  di  euro

http://piemonte.indymedia.org/article/9593

- Tangenti Nigeria: ENI rischia grosso (e paga cash)”

http://piemonte.indymedia.org/article/8981

- ENI, “codice etico” e Servizi Segreti

http://piemonte.indymedia.org/article/5520

 - Tangenti in NIGERIA: eccome come l’ENI pagava!

 http://piemonte.indymedia.org/article/5988

 - “Altro casino abientale dell’ENI: Syndial AVENZA (MS)”

http://piemonte.indymedia.org/article/5958

- Lodo TAV – Il Gruppo Ferrovie dello Stato diffida l’ENI

 http://piemonte.indymedia.org/article/6152

-AV/AC Milano-Verona: Consorzio Cepav2 (volponi che non siete altro)”

http://piemonte.indymedia.org/article/6131

- “Porto Torres al Ministero: “Toglieteci l’ENI dai coglioni”

http://piemonte.indymedia.org/article/2046

-  Altana Pietro: lo 007 del SISMI che spiava i centri sociali (e non solo)

http://piemonte.indymedia.org/article/5620

- “Enichem Porto Marghera

 http://italy.indymedia.org/news/2004/02/480143.php

- “Ecco come il cartello si spartiva il business del riciclaggio batterie”. http://piemonte.indymedia.org/article/9715


- “
L’ENI avvelena il Kazakistan http://piemonte.indymedia.org/article/10372


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procura_genova_agip_eni_grifil.pdf