Università, la riforma non deve passare

Oggi discussione alla camera per “l’approvazione” del ddl Gelmini ( decreto taglia scuola). Contestazioni in tutto il paese :

Quando il corteo, pacifico, colorato, ma determinato ha raggiunto il Senato dall’entrata principale, è sembrato di assistere ad uno di quei momenti in cui il Palazzo appare come una misera tigre di cartone. Erano alcune migliaia, in gran parte studenti universitari e medi, in gran parte giovanissimi, alcuni di loro hanno rotto la sacralità del potere varcando la soglia in attimi concitati, altri hanno lanciato uova e insulti al governo, alla maggioranza, al ministro della pubblica istruzione.
La richiesta era netta: dimissioni. Università e scuole in tutta Italia sono in rivolta e per ieri mattina era stato indetto un presidio davanti a Palazzo Montecitorio, per impedire l’approvazione del famigerato ddl Gelmini, sbandierato come riforma, in realtà ennesima operazione di smantella mento del diritto al sapere. Alle 10 erano in piazza soprattutto gli studenti dei collettivi di una trentina di scuole, delegazioni sindacali di Cgil e Usb, rappresentanti dei giovani del Prc e del Pdci. Una tranquilla assemblea-presidio: mentre in aula proseguiva l’esame degli emendamenti presentati al ddl, gli studenti si alternavano al microfono in una sorta di lezione all’aperto. «Abbiamo studiato bene e sappiamo cosa significa – dicono Stefano e Luca, del Liceo Montale – Cultura per pochi ricchi e ignoranza per chi non ha i soldi, risorse alle scuole private e tagli alla pubblica istruzione. Quello che ci aspetta lo stiamo già sperimentando sulla nostra testa con i tagli ai Pof (piani di orientamento formativo), a numerosi corsi e con servizi che ci dobbiamo pagare da noi. Ci vogliono più ignoranti e più precari, per questo pensiamo che il ministro se ne debba andare a casa insieme a tutto il governo».
Seguendo una coreografia già preparata, i ragazzi si sono radunati ad un angolo della piazza e si sono simbolicamente legati con una corda celebrando, con un minuto di silenzio la morte della scuola pubblica. Intorno alle 11.30 è giunto il corteo proveniente dall’Università “La Sapienza” e l’assemblea si è infittita: «Certo che ci interessa quello che accade negli atenei – commenta Lisa, giovanissima e carica di energia – il diritto ad andare all’università è anche nostro». Fra i primi interventi quello di Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil: «La piazza di Roma, gli studenti mobilitati in tutta Italia hanno ragione – ha affermato – Il governo deve rispondere alle loro richieste ma il ministro Gelmini rifiuta qualsiasi confronto, vorremmo sentire cosa pensano i presidenti di Camera e Senato, accettiamo di interloquire ma questo ddl non è emendabile quindi non ci sono margini per una sua modifica». Hanno poi parlato ricercatori e studenti mentre dalla piazza, sempre più gremita arrivava la richiesta di muoversi in corteo.
E il corteo è partito, snodandosi per le vie del centro verso il Senato. Il cuore istituzionale di Roma è andato letteralmente in tilt, fra i colori e i ritmi di studenti decisi a non mollare: in molti portavano i titoli di libri importanti e scomodi, come a rivendicare il diritto al sapere critico. Superata Piazza Venezia, gli studenti hanno tentato di raggiungere le sedi del Pdl e la dimora del presidente del Consiglio a Palazzo Grazioli, ma le forze dell’ordine, fino ad allora rimaste in disparte, gli hanno bloccato la strada caricando le prime file con violenza: fuggi fuggi generale, ma due studenti sono stati portati in questura. La tensione a quel punto è salita e nonostante una pioggia fastidiosa chi è rimasto ha occupato pacificamente prima Piazza Venezia, poi Piazza S.S. Apostoli, di fronte alla prefettura, invocando la liberazione dei due fermati, dando poi vita ad un’assemblea straordinaria all’università per decidere il da farsi.
Le facoltà restano occupate, stamattina a Piazza Aldo Moro, alle 9.30 partirà un’altra manifestazione che dovrebbe raggiungere Piazza Montecitorio e proseguire il presidio. I due fermati hanno passato la notte in questura e stamattina saranno processati per direttissima, presumibilmente per resistenza a pubblico ufficiale. Secco il commento di Anna Belligero, portavoce dei Giovani Comunisti: «Oggi è il giorno in cui ci si mobilita contro la violenza sulle donne. Ma siamo in un paese in cui agli uomini che picchiano le donne non succede nulla mentre gli studenti che chiedono diritti vengono arrestati». Prosegue anche la mobilitazione ad Architettura, dove dalle 12 dell’altro ieri una ventina fra precari, ricercatori e studenti sono saliti sui tetti della facoltà in Piazza Fontanella Borghese per protestare contro il ddl. Il tempo, fra freddo e pioggia, non li ha assistiti, dopo la visita di Paolo Ferrero oggi sono saliti con loro anche il segretario del Pd Pierluigi Bersani, dell’IdV, Antonio Di Pietro ed esponenti di Sel: «Fortunatamente ci stanno assistendo nella nostra lotta le brigate di solidarietà attiva che ci hanno anche portato da mangiare – racconta Eleonora Forenza, della segreteria del Prc, dall’inizio sul tetto – Oggi verranno anche importanti esponenti del mondo della cultura a sostenere una lotta che riguarda tutti e tutte, ma in questo momento ci preme soprattutto solidarizzare con gli studenti arrestati e con quel movimento di cui siamo parte attiva». Stessa richiesta è stata avanzata da Giovanni Russo Spena, responsabile giustizia Prc-Fds.

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