Università, piovono le occupazioni….

Sono centinaia in tutta Italia le Università e le scuole occupate e in Autogestione, e lo continueranno ad essere per lungo tempo, intanto prosegiuranno per l’intera giornata le mobilitazioni per fermare il ddl Gelmini.

Piovono occupazioni. Le azioni e i flash-mob a difesa dell’università e della scuola e contro il ddl Gelmini che questa mattina tornerà in discussione in una Camera che si preannuncia letteralmente “assediata” non si contano più. Anche ieri studenti, precari, ricercatori, docenti, perfino rettori, fino ad arrivare a nomi illustri della cultura e della scienza si sono mobilitati in difesa del futuro del Paese. La giornata di ieri, propedeutica alla grande mobilitazione odierna, è iniziata addirittura di notte: a Udine e a Palermo è andata in scena la “protesta dei fantocci”. Il capoluogo siciliano si è svegliato con l’immagine di trenta manichini impiccati che penzolavano fuori dal rettorato. Su ognuno dei “cadaveri”, le criticità della riforma Gelmini. Stessa protesta a 1500 chilometri di distanza. Anche a Udine, nottetempo, sono stati appesi dalla Loggia del Lionello, in pieno centro, i caduti della ricerca. Quindi, al sorgere del sole, la prima città a mettersi in moto contro il ddl Gelmini è stata Napoli. O meglio la Pompei degli scavi ma soprattutto “dei crolli”: ricercatori della Rete 29 aprile, studenti, archeologi e addirittura le “mamme vulcaniche” di Terzigno sono entrati negli scavi «pagando regolarmente il biglietto» ci spiegano. Una volta dentro, caschetto di sicurezza in testa, hanno srotolato uno striscione “doloroso” per la cultura: «Governo della distruzione pubblica, oggi Pompei domani gli atenei». Sempre in tema di macerie, a Roma gli studenti di archeologia, «perché del Ministro Bondi non ci fidiamo» hanno dato vita a un flash-mob nei pressi del Colosseo mettendo in scena, sotto l’Arco di Costantino, un finto crollo per denunciare che «Crolla Pompei, si rivoltano gli atenei» come recita lo striscione. Stessa azione ripetuta, nel primo pomeriggio, dagli studenti di sociologia davanti la Breccia di Porta Pia. E fra le macerie, vere, si sono ritrovati gli studenti aquilani per una lezione all’interno della “zona rossa” «per salvare un’università sempre più pericolante». Mentre di minuto in minuto aumentano le notizie di proteste in ogni dove, saliamo sul tetto della facoltà di Architettura de La Sapienza a Roma dove, per il sesto giorno e la quinta notte, ricercatori, studenti e precari stanno portando avanti l’occupazione-simbolo della lotta in difesa dell’università. Sono da poco passate le 13 quando, uno ad uno, esponenti del mondo della cultura salgono sul tetto della protesta. Inizia il maestro Nicola Piovani, quindi è la volta del regista Ettore Scola e dell’architetto Renato Nicolini. Di sotto, in piazza Fontanella Borghese, studenti e ricercatori seguono la protesta tramite altoparlanti. Inizia l’assemblea, aperta da quattro canzoni di Enrico Capuano. «È il nostro modo di avvicinarci alla giornata campale di domani (oggi, ndr)» ci spiega Stefani Tuzzi, ricercatrice, che da cinque notti si è “trasferita” sul tetto della “sua” facoltà. Con lei, studenti e precari. «Non molliamo» ci spiega Eleonora Forenza, responsabile università del Prc «e non molleremo a prescindere dall’esito dei lavori parlamentari di domani (oggi, ndr)». Sul tetto, mentre le Brigate di Solidarietà Attiva sfornano pasti caldi per tutti, arrivano notizie «che hanno dell’assurdo, in senso positivo, ovviamente» commenta Claudio Riccio del coordinamento Link: «tutte le facoltà de La Sapienza sono occupate mentre le scuole superiori in agitazione in tutto il paese non siamo più in grado di contarle». Arriva la notizia che anche Fisica di Tor Vergata, a Roma, ha occupato il tetto. È il secondo tetto “illustre” visto che può vantare la presenza di un occupante come il fisico Giorgio Parisi, fresco vincitore della medaglia Max Planck, il più importante riconoscimento internazionale in materia. E mentre il tetto di architettura si prepara per essere ribattezzato “Piazza dell’Università libera, pubblica e aperta”, con tanto di targa, da tutta Italia continuano ad arrivare notizie di occupazioni ed azioni. A Lecce, Urbino, Genova, Pisa, Cassino, Chieti, Padova, Ancona, Potenza, Milano, Reggio Calabria le facoltà sono occupate o in corso di occupazione. A Bari gli studenti del Politecnico hanno preso possesso, intorno alle 13, del ponte Cavour, nel cuore della città. Stessa sorte è toccata, a Venezia, al Canal Grande: da Palazzo Cappello, una ventina di studenti e ricercatori ha calato uno striscione per dire «no al ddl Gelmini, si alla riforma vera dell’università». Quindi, a Perugia gli studenti si sono incatenati, per oltre due ore, alla Fontana Maggiore. A Siena, Torino, Cagliari, Pavia, Genova (con tanto di lancio di uova contro la sede di Confidustria) cortei improvvisati hanno paralizzato il traffico cittadino. A Potenza è stato occupato il tetto del teatro Stabile, a Rende (Cosenza) la stazione dei pullman, a Napoli palazzo Giusso, a Firenze prima il rettorato quindi la stazione di Rifredi. A Milano blitz a Palazzo Marino, con striscioni esposti dalla sala della Giunta Comunale, e al Duomo. Fino ad arrivare a Ginevra, dove un gruppo di ricercatori, studenti e dottorandi italiani ha occupato il tetto del Cern (laboratorio fisica nucleare) portando la solidarietà “internazionale” «a tutti coloro che in Italia stanno difendendo la scuola e l’università pubblica». A fine giornata, per prepararsi alla giornata odierna, al Politecnico di Torino, occupato da una settimana, è andata in scena, a partire dalle 19, la serata di confronto cittadino dal titolo “Perché non sia l’ultima notte dell’università pubblica”. E perché non lo sia, stamattina, manifestazioni in tutte le città. La più importante, ovviamente, a Roma (ore 9, La Sapienza) per dirigersi alla volta di Montecitorio. Il Parlamento è avvisato.

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