L´ultima resistenza al decreto 17 chilometri tra freddo e neve

Migliaia di giovani sono tornati in piazza e ci sono rimasti fino a sera
Hanno abiti e trucco da clown ma erano più che determinati a non cedere

Ha abiti e truccO da clown ma impegno e motivazione che va oltre ogni occasione nel recente passato, il movimento studentesco che ieri è sceso in piazza a Torino con l´obiettivo di paralizzare tutti i mezzi di trasporto in città e di giocarsi il tutto per tutto nella giornata che si è poi chiusa a Roma con l´approvazione alla Camera del disegno di legge Gelmini di riforma dell´università. Treni, automobili, autobus, dal mattino presto, fino oltre le 18, sono rimasti completamente bloccati, fino a quando cioè, lasciando libero Palazzo Reale da una breve occupazione, i ragazzi, che programmavano di dirigersi all´aeroporto di Caselle, hanno trovato ad accoglierli una fitta nevicata e hanno deciso di rientrare a Palazzo Nuovo e al Politecnico, per continuare a sostenere invece l´occupazione dei due atenei aspettando la votazione finale alla Camera. Votazione che, per il momento, non modifica gli assetti delle mobilitazioni ma che oggi sarà discussa nelle assemblee che decideranno come proseguire con la protesta.

Oltre 17 chilometri hanno percorso a piedi gli studenti del Politecnico che hanno cominciato la loro giornata con un picchetto in corso Duca degli Abruzzi bloccando la didattica fino alla partenza del corteo. E hanno poi camminato in corso Einaudi e corso Sommeiller, un tratto di via Madama Cristina, sono andati a bloccare corso Massimo D´Azeglio e poi, passando sul ponte di corso Vittorio, si sono trasferiti sull´altra riva del fiume e hanno paralizzato il traffico di auto su corso Moncalieri e corso Casale. Contemporaneamente, da Palazzo Nuovo partiva un altro gruppo, quello delle facoltà umanistiche, che si è raccordato in via Po con gli studenti delle facoltà scientifiche di via Pietro Giuria e con gli studenti medi. Ed è partito alla volta del «Rondò della Forca» in corso Regina e di piazza Statuto, secondo un preciso schema che era stato studiato a tavolino dai ragazzi di Fisica. Un paio di loro, con i dati di Gtt sui flussi del traffico alla mano, aveva calcolato quali fossero i tre punti strategici per paralizzare completamente il traffico delle auto. 

La mobilitazione che ha messo in crisi i torinesi al volante ha destato, nonostante tutto e a parte qualche eccezione, anche molte manifestazioni di solidarietà. Il sindaco, Sergio Chiamparino, invece, ha definito «inaccettabili» le modalità scelte ieri dal movimento studentesco per dare visibilità alla protesta e ha aggiunto: «Non si possono confondere le migliaia di studenti che da giorni protestano contro la riforma Gelmini con qualche sparuto gruppo dei centri sociali». Dichiarazioni che non rendono merito alle migliaia di ragazzi che ieri sono scesi in piazza e che per la maggior parte non appartenevano ad alcun centro sociale della città, ma che avevano puntato sulla paralisi del traffico per creare un disagio visibile ma al tempo stesso assolutamente pacifico. Nota particolare della giornata di ieri è stata la gestione della sicurezza da parte delle forze dell´ordine che, pur presidiando i luoghi rappresentativi del centro, hanno lasciato i ragazzi liberi di sfilare per le strade di Torino senza opporre alcun cordone al loro passaggio. Neppure quando uno spezzone degli studenti medi ha deciso di intraprendere una strada che non era stata concordata, dirigendosi verso la tangenziale, la polizia ha ritenuto necessario intervenire. Evitando di creare inutili tensioni, ha semplicemente gestito come possibile il traffico delle auto e dei mezzi pubblici. Per il resto è stata come una lunghissima ma festosa camminata per la città, dai corsi alle piazze, a entrambe le stazioni ai monumenti, ormai imbiancati alla fine della manifestazione.

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