Oggi ero a Chiomonte

la stessa gente delle borgate rendendosi conto dell’abominio che era in corso si è rivoltata aggredendo a loro volta questi agenti fino a catturarne uno, imprigionandolo e privandolo della divisa e della pistola. Questo agente è stato liberato non dai suoi commilitoni, ma dai ragazzi del centro sociale Askatasuna (proprio così!) che, per evitare il peggio si sono frapposti tra gli altri manifestanti e l’hanno riconsegnato, non illeso, ma almeno salvo, agli altri Carabinieri.

Di seguito la testimonianza della mia personale partecipazione alla marcia di oggi 3 luglio 2011. Se credete diffondetela ai vostri contatti perché credo che su queste cose non possiamo più tacere ma dobbiamo trovare il coraggio di parlarne. Grazie, _franco_

OGGI ERO A CHIOMONTE
Oggi ero a Chiomonte e ci sono arrivato dal forte di Exilles con la marcia NO TAV.
Voglio raccontarvi questa marcia, la mia marcia e la marcia di chi era con me, perché di questa marcia non vi parleranno le tv e i giornali controllati dal potere dominante, quello stesso che ha interesse a realizzare la TAV per spartirsene le bustarelle.
I media vi parleranno degli scontri, delle aggressioni agli agenti, delle infiltrazioni dei black block europei perché chi controlla quei media ha l’interesse a parlare del rumore dell’albero che cade anziché del suono della foresta che cresce. Perciò portare l’attenzione sugli scontri come se fossero l’unica cosa degna di nota servirà a non dire quanta gente ha veramente partecipato, quanti valligiani sono saliti a Chiomonte, quante persone si sono mosse anche da fuori regione per dire NO a questo progetto. Parlare delle azioni dei violenti serve a non riconoscere che ci sono molti più non violenti contrari al progetto che stanno lottando da 22 anni. Da 22 anni…è un eufemismo dire che qualcuno adesso può spazientirsi, io parlerei di legittima incazzatura.
I media vi parleranno dei boschi incendiati dai manifestanti e non diranno che sono andati a fuoco a causa dei lacrimogeni tirati dalla polizia da sopra il cavalcavia dell’autostrada sulla gente sottostante insieme a pietre, bottiglie e altri oggetti contundenti.
I media vi parleranno del discorso di Grillo che chiama “eroi” i manifestanti e delle reazioni compatte del resto del modo politico che definisce lui un eversivo.
Il solito bla bla bla.
Ma non è di questa marcia che voglio parlarvi, questa ve la cito per ricordarvi le balle che vi racconteranno. E’ vero che ci sono state delle aggressioni al sito da parte di manifestanti antagonisti ma non è vero che c’è stato solo quello né che si fosse lì solo per quello.
Io ha partecipato alla marcia con la mia compagna e mia figlia, quasi in testa al corteo, dietro gli amministratori e insieme alle famiglie con i bambini, sotto i palloncini colorati. Ho partecipato portando due cartelloni che avevo preparato, uno recitava “CHI A TAVANA ENVELENA FIN-A TI DISIE ‘D PIANTELA LI’!” che tradotto per chi non capisce il piemontese significa “chi fa tavanate (stupidaggini, cazzate) avvelena anche te digli di smetterla” e l’altro diceva “IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI NON HA BISOGNO DI TRENI CHE CORRANO VELOCI DENTRO BUCHI ALL’URANIO MA DI ETICA RIPARTIZIONE DELLE RISORSE NATURALI ED ECONOMICHE, DI ISTITUZIONI CAPACI DI DIALOGARE CON I CITTADINI ANZICHE’ BASTONARLI, DI RISPETTO PER LA NATURA E LA DEMOCRAZIA E DI OCCHI CAPACI DI GUARDARSI”.
Ho incontrato con piacere diverse persone con cui intrattengo relazioni di lavoro, sono stato avvicinato da molte persone di età diverse che hanno fotografato i cartelli e me ne hanno chiesto la traduzione e quasi mi ha commosso una signora che ne ha ricopiato il testo.
Al nostro arrivo a Chiomonte abbiano ancora visto sfilare ininterrottamente le persone per le vie del paese per più di un’ora e mezza, stanche ma sorridenti, contente di esserci e di testimoniare il diritto a vivere in un paese che ascolti i cittadini e le loro ragioni.
Alla marcia ha partecipato una signora anziana che mi è stata indicata come un’eremita che abita in una grotta in valle. Quando Loredana, la nostra amica sindaco, l’ha avvicinata per ringraziarla della presenza lei ha risposto qualcosa come “E’ il Signore che mi ha detto di venire” e ha marciato sgranando il rosario, pregando e dispensando umilmente sguardi e sorrisi… in un silenzio concentrato e meditativo.
Ma i media non vi parleranno di lei, cercheranno la foto di qualche ragazzo col viso mascherato che alza una pietra in direzione degli agenti.
E così pure non vi diranno che una spedizione di Carabinieri e Finanzieri è intervenuta nei boschi menando indiscriminatamente tutti quelli che incontrava, al punto tale che la stessa gente delle borgate rendendosi conto dell’abominio che era in corso si è rivoltata aggredendo a loro volta questi agenti fino a catturarne uno, imprigionandolo e privandolo della divisa e della pistola. Questo agente è stato liberato non dai suoi commilitoni, ma dai ragazzi del centro sociale Askatasuna (proprio così!) che, per evitare il peggio si sono frapposti tra gli altri manifestanti e l’hanno riconsegnato, non illeso, ma almeno salvo, agli altri Carabinieri. Ma quei valligiani delle borgate hanno reagito ad un sopruso immotivato: ma con che diritto una divisa consente di picchiare chiunque ti capiti vicino?
Sul prato antistante la centrale bivaccavano famiglie con bambini per il ristoro del pranzo: sono state invase dai lacrimogeni e costrette a fuggire sui pendii o nel torrente.
Tra le vigne un contadino stava lavorando la propria, una di quelle “a rischio di estinzione” per via del progetto TAV e ha ricevuto un lacrimogeno in pancia tirato da un poliziotto.

Vi rendete conto del livello di tensione in cui dovrebbero gestire questo cantiere che la gente non vuole, lo ripeto la gente di quella valle non lo vuole. Lo stanno imponendo da 22 anni raccontando a noi che è necessario e che i contrari “sono i soliti quattro gatti anarchici”.
Questi invece sono a mio avviso “la migliore Italia erede dell’Italia partigiana” e la TAV “è una puttanata intergalattica” per usare le espressioni dei nostri civilissimi ministri.
La verità è che questa marcia è stata l’espressione di una accresciuta consapevolezza anche da parte di molte persone che finora sono rimasste più indifferenti, che non possiamo più accettare che un governo faccia ciò che vuole a scapito dei cittadini solo perché ha la forza della soggezione. Ed è questo che fa paura e di cui non parleranno volentieri. I referendum hanno scosso la tranquilla pasciutaggine di chi ha confuso il servizio ai cittadini con l’esercizio dell’abuso di potere ai danni dei propri elettori per conservare i propri privilegi. Movimenti come il NO TAV valsusino minacciano l’ottusa obbedienza a cui questi signori vogliono addomesticarci.
E’ per questo che trovo cosa buona e giusta partecipare, fare informazione e contro informazione, invitare a rendersi più consapevoli che quello che si sta giocando non è solo la realizzazione di una linea ferroviaria o la spartizione di qualche mazzetta miliardaria, né la possibilità di restare agganciati o meno all’Europa (che è un’altra delle tante bufale che ci raccontano tanto nel PDL quanto nel PD, in fondo anche nella sigla sono poco differenti), ma piuttosto il diritto di decidere della nostra vita, della nostra economia, della nostra salute e della possibile qualità di vita che consegneremo ai nostri figli.

Se non credete che queste mie siano balle scritte per indottrinarvi, se avete la fiducia e il coraggio di prenderle per una testimonianza vera, diffondetele ai vostri contatti.
Io non sono andato lì per agire violenza, non è il mio stile, ho fatto scelte non violente per la mia vita e ho allontanato la mia famiglia prima che potessero esserci pericoli per essa.
Ma lì ho assistito alla violenza agita da quelle forze e istituzioni che dovrebbero garantire il rispetto dei diritti civili e che si sono comportate, come al G8 di Genova, come al presidio di Venaus, come in tante altre occasioni, come veri macellai. Lo hanno fatto per ordini superiori, perché viene loro insegnato che bisogna ubbidire all’ordine del capo e non alla propria coscienza.
Io obbedisco alla mia coscienza e metto a servizio le mie parole e la mia testimonianza perché questa verità emerga.