Abbiamo la polizia più infame dell’unione?

da Mazzetta domande alle quali nessun politico ha le palle per rispondere

Abbiamo la polizia più infame dell’Unione? A sentire per l’ennesima volta il racconto del comportamento infame delle nostre forze dell’ordine in Val di Susa, non si può che piangere per l’incredibile mancanza di cultura democratica tra i ranghi. Ancora racconti di pestaggi a freddo, di insulti, di umiliazioni, ancora gli sputi, ancora gli slogan fascisti, ancora infami che infieriscono sugli arrestati feriti. Non confonda la presenza di diverse organizzazioni di polizia sul terreno, il discorso vale per tutti e nessuno corpo ne è esente, nemmeno la Guardia di Finanza, che non si capisce proprio perché in Italia sia dotata di reparti antisommossa.

 

Non è fantasia e non è il vittimismo dei teppisti, già i tribunali italiani hanno accertato in diverse occasioni che tutto questo accade davvero, è verita storica certificata dalle sentenze che a vestire la divisa non ci siano solo i ragazzi del popolo di pasoliniana memoria, ma anche veri e propri delinquenti che si comportano peggio della peggiore feccia rissaiola.

Feccia tollerata, se è infame chi commette abusi odiosi  quando è preposto a difendere l’ordine e l’incolumità dei cittadini; anche di quelli che delinquono; non è meno infame chi ne protegge le azioni criminali avendo il dovere di denunciarle. Non sono meno infami quei colleghi che sposano l’omertà mafiosa etichettandola come spirito di corpo e non sono meno infami i vertici di quella polizia, peraltro già condannati per aver commesso quel genere di reati e altri ancora per occultare le proprie malefatte. I poliziotti non denunciano i poliziotti.

Feccia che gode anche di ampie coperture istituzionali, tollerata dal Ministero dell’Interno e dai governi, che negli anni hanno promosso ai vertici della polizia uomini senza onore e dignità, proprio quelli che hanno mentito alla magistratura e commesso reati infami contro i cittadini e in particolare contro cittadini inermi di cui avevano la responsabilità.

Feccia che agisce nell’anonimato offerto da divise prive di segni identificativi e che, proprio come i Black Bloc, compie reati in gruppo fidando sull’impossibilità di essere identificata con precisione e fidando sull’omertà dei colleghi, sempre pronti a inventare storie inverosimili per discolpare i colleghi. Da anni si chiede a gran voce che gli agenti in servizio di piazza siano identificabili da numeri o sigle sui caschi o sulle divise, come negli altri paesi europei.

Feccia culturalmente figlia della destra fascista, la destra più troglodita dell’Unione, lontana anni luce dalla cultura democratica delle destre più moderne. La polizia del governo Berlusconi non può certo essere un modello d’eleganza e d’educazione, ma così è troppo anche per gli standard bassissimi del nostro paese. E non è che la sinistra sia esente da colpe, visto che quest’andazzo è stato tollerato anche dal governo D’Alema e che oggi Napolitano sbraita a caso senza preoccuparsi della dignità dello stato che rappresenta, infangata ancora una volta dalla feccia in divisa.

Cos’ha da dire il presidente Napolitano sulle condanne di Genova e sui poliziotti che sputano agli arrestati feriti e gli danno calci nei testicoli? Non è forse Napolitano anche il loro presidente? Ne è fiero? Come si spiega che tutti i paesi dell’Unione fronteggino le manifestazioni più violente senza schierare in piazza la feccia in divisa e che solo nel nostro, invece delle dimissioni, si proceda con le promozioni di funzionari colpevoli di gravi reati?

Per chi non cogliesse esattamente i termini della questione e, a causa di qualche deficit culturale condiviso con la feccia, fosse portato a giustificare l’operato delle forze dell’ordine con le azioni di quelli che sono stati chiamati a reprimere, valga il caso tedesco di Wolfgang Daschner

Daschner finì la carriera, arrivato a vicecapo della polizia di Monaco, per aver ordinato ad un suo sottoposto di “minacciare pressioni indirette” su un sospetto, che era un rapitore e uccisore di bambini. Daschner non l’ha difeso nessuno, nessun politico tedesco ha avuto l’ardire di protestare per difenderlo, ha sbagliato e ha pagato. E le “pressioni inderette” non sono neppure la minaccia di usare violenza.

In Germania la polizia non può esercitare alcun tipo di minaccia sulle persone in custodia, e nemmeno in Italia potrebbe. Solo che in Italia succede che la polizia abbia quasi licenza d’uccidere e che, a differenza di altri paesi europei, le istituzioni e la classe parlante difendano la feccia in divisa, anche quando vìola platealmente la legge e si lascia andare a comportamenti indegni di un’istituzione democratica.

Non importa quale reato abbia commesso una persona, la polizia deve trattare le persone da cittadini, secondo le regole. Non spetta alla polizia giudicare e ancora meno punire e sarebbe bene che ne discutesse anche la feccia garantista, quella con gli amici innocenti fino in Cassazione, che però non ci trova nulla di male se la polizia applica seduta stante pesanti punizioni corporali e umiliazioni a quelli che gli stanno antipatici. In genere i poveri cristi.

Pensate a Tanzi, a Ricucci, Cragnotti. Ma anche a Craxi e ai suoi complici di Tangentopoli, ai tanti affaristi e politici potenti arrestati negli ultimi anni. A nessuno di loro la polizia ha sputato in faccia, nessuno li ha pestati, nessuno li ha presi a calci nei testicoli, nessuno ha strappato gli orecchini dai lobi alla figlia di Callisto Tanzi o a Lady Poggiolini.

Lo avreste saputo e parecchi giornali avrebbero fatto campagna perché non succeda mai più. Ma non è successo nemmeno a Olindo e Rosa e ai protagonisti dei crimini più efferati. Accade invece con le persone qualsiasi, quelle che non commettono reati clamorosi, come quelli che protestano in strada o come i Cucchi, i Sandri, gli Aldrovandi, i Bianzino, gente morta per colpa di qualche infame testa calda, tollerata e protetta dall’istituzione, spesso senza nemmeno aver commesso alcun reato.

Quelli che s’indignano per le manette ai potenti o addirittura per le proteste di chiede la galera per gli amministratori pubblici infedeli, si sono indignati per gli sputi e le percosse selvagge ai cittadini, per lo più presi a caso nel mucchio come a Genova 2001 e in altre occasioni?

No, la loro cultura democratica è roba per gli amici, per quelli fuori dal loro cerchio, quelli che non hanno la patente per essere cittadini della repubblica dei privilegiati, non c’è stampa, non c’è rispetto, finiscono come gli “islamici”, con l’etichetta di nemico addosso. E al nemico si può fare quel che si vuole, su questo la feccia garantista è unanime, va bene anche la tortura e va bene alche la giustizia di Guantanamo.

Per i cittadini c’è solo una polizia infame, quella che vigliacca che si nasconde dietro la divisa e agisce in branco e che ha una sola attenuante: quella di essere la degna figlia di un paese culturalmente in decadenza, dalle istituzioni occupate da una classe dirigente ancora più marcia e decadente.

In mancanza di meglio spetterebbe agli appartenenti migliori delle forze dell’ordine ribellarsi a questo stato di cose, spetterebbe loro dividere le mele marce da quelle buone e correggere queste evidenti storture, ma non ci sono segnali in tal senso, tanto che i sindacati di polizia spesso aggiungono vergogna all’infamia e sono pochissimi quelli che hanno il coraggio di denunciare i colleghi o di provare ad aprire un dibattito al quale nessuno vuole partecipare.

Un giorno forse le nostre forze di polizia raggiungerannno standard degni di un paese democratico, oggi questi standard appaiono tristemente lontani.

P.S. Altrettanto infame e illegale è lanciare i sassi da un cavalcavia su gente che non sta aggredendo nessuno, ma lo sarebbe anche se quella gente stesse commettendo dei reati. Evidentemente anche la cultura democratica della Guardia di Finanza è cosa da poco, almeno a giudicare dal video. Gli ufficiali e i colleghi che hanno assistito a ai lanci di pietra dal cavalcavia sono complici di tentati omicidi, ci si metterebbe poco a punirne gli autori, se non avessero dei protettori mafiosi che vestono la stessa divisa:

 

Anche la polizia lancia i sassi dal cavalcavia, quali giustificazioni si troveranno per reati del genere?

 

I comitati No-Tav si sono assunti le loro responsabilità, le istituzioni latitano vigliaccamente, coperte da una stampa veramente degna di un regime per unanimismo e bassezze. La distanza tra questa conferenza stampa e le dichiarazioni del ministro dell’interno Maroni è quella tra istituzioni totalmente screditate e cittadini esasperati:

 

 

 

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