[NOTAV] leggete cosa riesce a scrivere ‘sto scribacchino

Riportiamo la Tav nella realtà

Il dibattito sulla nuova linea ferroviaria Torino-Lione sta ormai uscendo dal campo della realtà per assumere significati simbolici, per eccitare sentimenti primordiali, per giustificare lotte politiche del tutto estranee alla questione, per innescare polemiche veramente surreali. Il contatto con la concretezza dei problemi pare ormai perduto, per cui si possono agevolmente evocare cifre assurde, conseguenze impossibili, alternative immaginarie e, nello stesso tempo, utilizzare il «caso no tav» per le cause più disparate.

In questi giorni, il festival delle parole in libertà ha raggiunto toni incredibili. Alcuni commentatori, pure abituati a maneggiare numeri e statistiche, hanno pronosticato persino la necessità, durante i lavori, di trasportare in Val di Susa l’acqua con le autobotti per l’interruzione dei rifornimenti idrici. Altri hanno paventato la devastazione dei vigneti e innumerevoli sciagure nell’economie di tutta la zona, comprese terribili epidemie ed emergenze sanitarie. Con un linguaggio che ricordava pagine di manzoniana memoria.

Raffinati politologi, poi, hanno inserito i «No tav» nel ritrovato movimentismo politico della società civile che ha portato alla vittoria di Pisapia a Milano e di De Magistris a Napoli. Una fantasiosa ricostruzione della realtà che non accetta nemmeno la cronologia, dal momento che l’opposizione alla nuova linea ferroviaria nasce e si sviluppa in anni in cui il sindaco milanese faceva il deputato di Rifondazione e quello napoletano avviava le sue prime inchieste giudiziarie. Per non parlare degli «eroi» di Grillo, dei «partigiani» di Perino, delle violenze di Genova e, dall’altro lato, dei paragoni ugualmente strampalati con le Br.

C’è, infine, chi pensa che la Torino-Lione si possa scambiare con il Terzo Valico, come neanche in un suk marocchino si potrebbe immaginare. Oppure si possano destinare quei soldi stanziati per la Tav per opere «più utili», perchè «ormai il progetto sarebbe obsoleto». Curiosa tesi da parte di chi, con l’ostinata opposizione alla nuova linea, ha fatto perdere quasi dieci anni in logoranti dibattiti a proposito dell’eccessivo «futurismo» nei pronostici sul traffico dei prossimi cinquant’anni.

Insomma, dal mondo dell’iperuranio si tratta di tornare alla ragione e alla realtà. Si discute di un treno, di una galleria, di lavori come sono stati realizzati in tutte le parti del mondo. Ci saranno disagi che andranno compensati. Ci saranno questioni di sicurezza che saranno affrontate con tutte le conoscenze scientifiche e tecnologiche che il mondo moderno ci garantisce. Ma lasciamo i romanzi ai romanzieri e i film degli orrori a Dario Argento.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/hrubrica.asp?ID_blog=201