ACNA CENGIO: ecco come l’ENI seppellisce i suoi vel-ENI

Ah s’avessimo voglia di raccontare il percorso che hanno fatto sti vel-ENI dell’ACNA di Cengio. C’uscirebbe una stupenda sceneggiatura per un bel film (dell’orrore).

 

Siamo  verso  la  fine  degli  anni ’80  in   Valbormida. Uno  stabilimento  killer dell’ENI  semina vel-ENI   dispensando  cancro  nell’ambiente  nella  pressochè  generale indifferenza. Sin  quando il   fenomeno della  devastazione  ambientale  raggiunge  livelli  insopportabilmente ed intollerabilmente pesanti. Le  istituzioni locali  allora s’allertano di  colpo scoprendo d’avere  seco,   a  ridosso  d’uno  degli  scorci più   lussureggianti dell’entroterra  ligure-piemontese, un  ecomostro  con  i  contro cazzi,  che  risponde  al  nome di  Acna Chimica  Organica S.p.A. (già Acna Azienda Coloranti  Nazionali ed  Affini).  E’ una società  del  Gruppo  ENI, Ente  Nazionale  Idrocarburi S.p.A.. La  stessa società,  molto  sensibile ai  temi  ambientali,  che nel  recente  passato ha  avuto   il  buon gusto di pubblicizzarsi con  graziosi slogan del  tipo:  “usare meglio il  condizionatore  è  un bel segno di  civiltà”,  oppure “viaggiare in  autostrada a 100 km  ora  anziché a  130 è un  bel  segno di  civiltà” od  anche “usare lampadine  a basso  consumo è  un bel  segno  di  civiltà”. Anche non inquinare l’ambiente  e non avvelenare la  gente è  un bel  segno di  civiltà (scusate  la  digressione). Ma  non  usciamo dal  seminato.

Un   primo segnale d’allerta  vien  lanciato  dalla Regione  Liguria  in  data 8  aprile  1988,  per  tramite  dell’Assessore  Acerbi  che invia  una  preoccupatissima  comunicazione  scritta  (che  trovate  quì  di  seguito  ritrascritta  e riprodotta) al  Pretore  di  Cairo  Montenotte  e  per  conoscenza alla  Provincia  di  Savona, nonché al  Comune  di  Cengio, all’USL  di  Carcare. La  lettera  ha  ad  oggetto: “sotterramento  all’interno dello  stabilimento  ACNA – Cengio – di fusti  contenenti sostanze  tossiche”, …   “ … funzionari  e tecnici  di  questa  regione hanno  espletato  in  data 19  febbraio  e 14  marzo due sopralluoghi  tecnici … a  seguito  di  tali  sopralluoghi si  sono definite  le  metodologie d’intervento  per  acquisire  i  dati  esistenti e  le  relative  proposte d’intervento per  eliminare  ogni  rischio  di  inquinamento e  per  la  salvaguardia della  salute dell’uomo e  dell’ambiente…”.

Come  potrete ben riscontrare  non ha alcun senso  allarmarsi. La salute  pubblica  è  nelle  capaci  mani delle sollecite  istituzioni  che  s’attivano al massimo grado alla  bisogna (infatti  passeranno  anni prima  che  qualcuno s’arrischi  a  toccare  sti  vel-ENI dellAcna).

Che  l’ENI   abbia  il  viziaccio di  sotterrare  i  suoi vel-ENI  nei  pressi  dei  suoi  stabilimenti (ed  anche  oltre all’occorrenza) è fatto notorio.  Che però sia presente  sul  territorio  della  Valbormida una  bomba    di tipo  ecologico  pronta  a  deflagrare  da  un  momento all’altro non era  altrettanto  di  pubblico dominio. Anche  se uno  studio all’epoca commissionato  dall’ENI  alla  società  statunitense  SAIC-Science  Applications International Corporation (Virginia)  esplicava con una  certa  disinvolta  nonchalance che  per arginare  i più rischiosi  fenomeni di inquinamento in  Valbormida sarebbe stato  perlomeno necessario  “… completare  le  opere di  contenimento  dei  rifiuti interrati  all’interno  dell’ACNA …”.

La  Procura  della  Repubblica  di  Savona  (territorialmente  competente) disorientata  dalle  dimensioni  imponenti  dei fenomeni  inquinanti,  a  tempo  debito apre  senza  indugi un  paio di procedimenti  penali (39/88 – 148/88 ed  altri). Per riuscire  a  delineare  con  esattezza  le  dimensioni  della  sciagura  affida  il  compito  di redigere  alcune  Relazioni  Peritali  al  Dott.  Geol.  Elio  Orsi di  Acqui  Terme.   Il  quale dopo  accurati  rilievi,  in  data 8  marzo  1989 presenta   la  sua  prima “Relazione  Peritale”.  Il  collegio dei  periti  è  composto  anche  dai  dott.ri  Francesco  Librici, Dott. Piero Ambrosetti, Dott. Franco  Ballesio.

In questa  relazione peritale ad  oggetto “Discarica  di  fanghi ACNA sita  il  località Pianrocchetta  di Saliceto-Cengio”  il  Dott.  Orsi  dà una  prima  idea  della  quantità dei vel-ENI  presenti  in loco:

“… i  sondaggi  terebrati sugli  accumuli hanno  quasi  sempre rinvenuto, sotto  una esigua, discontinua,  poco  efficace  copertura terrosa, metri  e metri di  rifiuto  eterogeneo, nel  quale  si  riconoscono tutte  le  tipologie  previste dalla  normativa ivi  compresi i  rifiuti  tossico  e nocivi… 

Nella  sua Relazione  Peritale  del 22  giugno  1990 invece  il   Dott. Elio  Orsi (v. doc.  all.)   scende un  po’  più  nei  dettagli:

“… da  quanto  contenuto  nella  presente  indagine e  secondo  i  quesiti  posti  dall’A.G. si  possono  trarre  le  seguenti  conclusioni:  La  fabbrica  Acna di  Cengio occupa un’area  sub pianeggiante molto  estesa che  si  sviluppa  immediatamente ad  Ovest dell’abitato lungo  la  riva destra  del  fiume  Bormida … dei  quasi  50  ettari  occupati dall’insediamento e   dalle  pertinenze circa  la  metà prossimale  è  occupata da  edifici  ed  impianti e  circa  la  metà  distale  è  impiegata  al  ricovero e  lo  stoccaggio,  più  o  meno  temporaneo, ma  anche  definitivo, di  grandi  quantità di  rifiuti  solidi,  semisolidi e  di  liquidi  che  la  fabbrica  continuamente  produce … la  natura  di  tali  rifiuti è  assai  eterogenea; sono  presenti rifiuti  inerti, rifiuti  speciali e, come  meglio detto nella  relazione ad  argomento chimico  della presente indagine,  anche rifiuti  tossici e  nocivi… da  quanto  è  possibile ricostruire del  passato risulta  che  la  fabbrica,  nel  secolo  di  attività si è  sempre  trovata  nella  necessità di  smaltire  grandi  quantità di  rifiuti così  come  sopra  descritti per  i  solidi  veniva adottato lo  stoccaggio  e  l’accumulo … risulta  che  detto  accumulo  veniva nel  passato effettuato  direttamente sul  suolo naturale,  senza  alcun  intervento di  impermeabilizzazione od  altro … nella  continua  attività  di  discarica e  di  movimentazione di  tali  rifiuti  industriali nei  quali  la  componente prevalente  è rappresentata  dai  fanghi, ACNA  ha  finito per  coinvolgere direttamente  la  riva  destra del  fiume  non  solo  invadendola con  gli  accumuli, ma  anche  spostandola  gradualmente  verso  ovest … non sembra  tuttavia aver  rappresentato una  preoccupazione  per  ACNA  che  in  allora  sversava direttamente  nel  fiume così  come  anche  risulta da  alcune  tubazioni  di  scarico … nel  più  recente  passato  Acna … ha  ricoverato  stabilmente ulteriori  notevoli volumetrie di  rifiuti  solidi continuativamente  prodotti  nel  vicino  sito  di  Pianrocchetta dove  analogamente  si  verificano le  stesse  molteplici  condizioni negative  di  assenza di  precauzioni  connesse con  lo  stoccaggio di  compromissione  diretta  del  terreno,  della  falda  idrica  della  collina, del  subalveo e dell’alveo  fluviale a  opera  dei  percolati  … tutta  l’attività  descritta … ha  causato grave,  esteso e  persistente danno  ambientale… “.

Di  che  tipologia  di  merda  chimica  trattasi  vien esplicato  abbastanza  chiaramente un  dossier  inviato  alla  Procura savonese  (che  trovate  quì  di  seguito  ritrascritto e riprodotto in pdf) che  parla senza  mezzi  termini  di  “elevato  rischio  mutageno”  (ovverosia il  rischio  che  le  sostanze  chimiche  provochino mutazioni genetiche  e/o  malformazioni):

“… è  noto  inoltre  che  le  molecole organiche  ad  alto  contenuto di  cloro,  caratteristica  comune a  molti  dei  composti  rilevati nel  fiume  sono  mutagene ed  alcune  di  esse  sospette  cancerogene (tricloroetilene, tetracloroetilene).  Va  inoltre  osservato che  alcuni  dei  composti  aromatici segnalati  nelle  acque del  fiume  Bormida (fenolo, clorobenzene, beta-naftolo, naftalene) possono  dare  origine  a derivati  mutageni in  presenza  di  nitriti e  nitrati. La  possibilità  di  formazione  di composti  mutageni, a  seguito  di  reazioni che  avvengono  nelle  acque del  fiume  Bormida, rappresenta  una  ulteriore  fonte  di rischio  per  l’ambiente…”. 

Anche  la  “Relazione  peritale”  n. 677/90/A  del  Dott. Roberto Santi (v. doc.  all.)  conferma:

“… il  rischio  cancerogeno di  molte  sostanze presenti  nello  scarico dell’ACNA è  ribadito  dall’Istituto di  Ricerca sulle Acque  del  CNR nell’aprile  1989 …  la  discarica  di enormi  quantità di  rifiuti  tossico-nocivi costituisce  … un  notevole  rischio  di  avvelenamento  dell’ambiente  e dell’uomo…   sono stati  riscontrati composti  mutageni nello  scarico  ACNA. L’attività genotossica … e  la risposta  mutagena  permane…”.

Come  frequentemente  capita, anche nelle  peggiori  disgrazie,  ha sempre  la  meglio l’italico  ingegno. Così  accade che qualche  illuminata  mente dell’ENI escogita un geniale  tipologia  di  smaltimento. Pensa  bene  di  spedire un  primo  consistente  lotto  di  vel-ENI  chimici dell’Ente Nazionale  Idrocarburi  in  Nigeria per  andare a  sotterrare  colà tutto  sto  ben  di dio. 170 container  stracolmi  di  rifiuti  industriali dell’Eni  (e  di  altre  industrie  italiane)  prendono così  la  strada del  porto  nigeriano  di  Koko,  a  bordo  nelle  navi Karin B  e Deep Sea  Carrier. Si  può mica  sempre affondare  le  navi (e  poi  sotterrare rifiuti  tossico  nocivi stà diventando il  core  business e una vocazione per l’ENI).  E’  una delle  prime  spedizioni-pilota, per  tastare il  terreno e verificare la  durabilità del   business. L’incognita  è  solamente rappresentata dai  ‘baluba’  nigeriani,  occorre appurare se s’accontenteranno di 4  soldi per  tenersi  i  vel-ENI  killer. Se  tutto  filerà  liscio  dopo  questo  invio seguiranno  viaggi  a  iosa per vomitare in  Nigeria  tutta  la  merda delle  multinazionali della  chimica. Per  nulla entusiasti  di  diventare  la pattumiera d’Europa  i  nigeriani  s’incazzano e rispediscono  al  mittente tutta  la  merda  italiana. Scrive  il  Ministero  dell’Ambiente  in un “Atto  di  diffida e messa in  mora”  (v. doc.  all.):

… nel  luglio 1988  si  è  verificata  una  situazione  di  particolare emergenza conseguente  la  diffida con  la  quale  il  Governo  della  Nigeria, elevando  vive  proteste e  minacciando  ritorsioni nei  confronti  dell’equipaggio di  una  motonave  italiana,  ha  chiesto  l’immediato  imbarco di  n. 170  container contenenti  residui  industriali,  anche  tossici  e nocivi, siti  nel  Porto  di  Koko, nonché la  bonifica  della  discarica sita  in  prossimità dello  stesso  porto… l’amministrazione  italiana   è  stata  costretta a  provvedere  alle  operazioni di  imbarco  dei  container e  di sgombro della bonifica della  discarica  risultando che  i  rifiuti  speciali  ivi esistenti  provenivano per  la  generalità  da  industrie  italiane…  il  Ministero  dell’Ambiente  di  concerto  con il  Ministero della   Protezione  Civile    sussistendo  una  situazione  di  particolare  urgenza e  rischio … ha  dichiarato  la  situazione di emergenza … che  dai  primi  accertamenti e  salve ulteriori  più  approfondite indagini è  risultato che  tali  rifiuti  speciali sono  stati  prodotti, trasportati e/o  comunque nella  disponibilità  delle  seguenti  ditte … Acna Chimica  Organica – P.zza  della  Vittoria, 10 – Cengio (Savona) … Montedipe  Spa – Via Rossellini, 17 – Milano …”.

Quando  si  dice “il  bel  Made  in  Italy  che  esportiamo” …

Tra  l’indifferenza  generale,  và  comunque  segnalata – per  correttezza/completezza   d’informazione -  una  voce  dissonante  di forte  denuncia (sopita  e messa  a tacere per  la  verità). Quella  del Dott. Ing. Ilvo Barbiero,  ingegnere  chimico  (free-lance come  si  autodefinisce)  che una  volta  apprese  le  risultanze istruttorie delle  indagini  sull’Acna s’espone   in  prima  persona   inviando  una sua  pesante lettera di  denuncia  a varie autorità governative.  Nella sua  missiva che  titola “Risanamento  e rinascita della  Valle  Bormida un’alleanza  tra  scienza e  lavoro  al  servizio dell’uomo” (trovate  il  testo  integrale  della  lettera  allegata) scrive l’Ing.  Barbiero:

“… l’ACNA  giace  su almeno  10  milioni  di  tonnellate tra  rifiuti  tossici e  terreno   e ghiaie contaminate…   anche l’acqua  viene  contaminata … da  una  lunga  serie di  sostanze il  cui  elenco  costituisce un  piccolo  manuale  di  tossicologia chimica. Analisi  effettuate dall’USSLL 58  di  Cuneo (21  aprile  1989) hanno  tra  l’altro rilevato: clorobenzene, tetracloroetano, anilina, clorofenoli, diclorobenzeni, metilanilina, cloroanilina, diclorofenoli, triclorobenzeni, naftalene, clorometilanilina, diclorometilfenoli, dicloroaniline, triclorofenoli, diclorocresolo, nitroanilina. La  concentrazione  di  queste  sostanze  varia dai  22  microgrammi al  litro per  il  tetraclorometano ai  6965 microgrammi al  litro per  i triclorofenoli. Un’alta  percentuale  di  queste  sostanze è  cancerogena e/o teratogena (causa  malformazione nei  feti delle  persone  contaminate). La  loro  tossicità, insieme  alla  loro  scarsa  biodegradabilità alla  loro  persistenza  nell’ambiente che  porta  ad  un  trasferimento all’uomo dai  vari  comparti  ambientali e  attraverso  la  catena  alimentare,  alla  loro  bioaccumulabilità all’interno  di  alcuni  organi  dell’uomo nei  quali  e  dai  quali possono  poi  scatenare gli  effetti  cancerogeni e teratogeni prima  citati… non  è  ammissibile  lasciare  dei  rifiuti  immersi in  una  falda  acquifera, questi  rifiuti  contengono  una  concentrazione di  sostanze  chimiche di  sintesi  che  sono fra  le  più  pericolose attualmente  conosciute,  non  è  ammissibile  lasciare  dei  rifiuti nel  paleo alveo di  un  fiume … la  presenza  di  triclorofenoli nel  percolato   tenuta  penosamente  nascosta dalle  analisi  ACNA e  invece  rilevati … prova  senza  ombra  di  dubbio la  contaminazione  dal  alti quantitativi  di  diossine. Triclorofenolo  era  anche  prodotto nel  reattore  dell’ICMESA di  Seveso e  dalla produzione  di  clorofenoli derivavano  i  rifiuti  bituminosi che  (sparsi  per  ignoranza ed  incoscienza)  nelle  strade  polverose di  Times  Beach nello  stato americano  del  Missouri che  hanno  causato  a  distanza  di  più  di  10  anni l’evacuazione  della  città e  la  sua  trasformazione  in  zona di sperimentazione  delle  tecniche  di  decontaminazione da  diossina… il  termine  di  confronto  assunto  per  valutare l’urgenza  di  un intervento  efficace per  la  messa  in  sicurezza del sito  ACNA è  il  valore  soglia fissato  per  le  concentrazioni di  contaminanti rispettivamente  nel  terreno e  nelle  acque  del  sottosuolo … Limitandoci per motivi di   brevità ad  alcune  sostanze  particolarmente significative si  hanno  i  seguenti  valori (tutti  espressi  in  microgrammi  per  litro): Naftalene concentrazione  nel  terreno 260, limite  50, limite  superato  di 5,2  volte. Clorobenzeni  totali: concentrazione  nel  terreno 466,  limite 20, limite superato  di  23,3  volte. Clorofenoli  totali: concentrazione  nel  terreno 540, limite 10, limite  superato  di  54  volte. Naftalene: concentrazione  nell’acqua  del  sottosuolo 1050, limite  30, limite  superato  di  35  volte. Clorobenzeni  totali: concentrazione  nell’acqua  del  sottosuolo 6456, limite 5,  limite  superato di  1291  volte. Clorofenoli  totali: concentrazioni  nell’acqua  del  sottosuolo 7339, limite 2,  limite  superato  di 3670  volte. Naturalmente  questi  dati,  che  ciascuno   è in  grado  di  interpretare, per quello  che  riguarda la  valutazione  della gravità  della  situazione si  accumulano tra  loro e con altre  sostanze  che  non  citiamo  per  brevità. Per  porre  rimedio  a questa  situazione i  metodi  utilizzati dai  migliori  operatori al  mondo sono  scelti  fra  queste  alternative: allontanamento  del  bersaglio  della  contaminazione. Consiste  nell’evacuazione delle  persone  che  vivono nelle  zone  a  più  alto  pericolo e  nell’abbandono  di  tutte  le  attività che  presuppongono  l’utilizzo  dell’acqua del  fiume in tutta  la  valle Bormida  Piemontese.  Alla  luce  degli  obiettivi dati  tecnico-scientifici prima  elencati non  è  un’alternativa emotiva ma  ragionevole…”.

Barbiero fu   considerato alla  stregua  d’un  mitomane e/o  ecoterrorista-scienziato pazzo rasentando per  questo  anche   una  denuncia  per procurato allarme sociale e disturbo della  quiete  pubblica.

Beh i  cittadini  della  Valbormida  sono  ancora  tutti lì al  loro  posto vivi e  vegeti (tranne  quelli  che  son  schiattati  nel  frattempo  per  neoplasie  e affezioni varie)  e continuano a sorseggiare  con  gusto  e  piacere  l’acqua  delle  loro  sorgenti (con retrogusto trielina). Ma  se  la  gravità  dei  fatti stà  in  questi  termini che  fare allora?   (a  parte  far  delle  battute  di  merda  come  quella  poc’anzi sparata).

Barbiero offre   l’iput: “… negli  Stati  Uniti dal  1985 problemi  simili, anche  se  di  minori dimensioni,   vengono  affrontati  in  questo  modo: se  il responsabile  non  è  ancora  fallito egli  deve  provvedere  alla  messa  in sicurezza e bonifica senza  poter  addurre  alcuna  motivazione di  rispetto  o  meno delle  normative  legali e  di  buona  tecnica in  vigore  al  momento dell’accumulo  dei rifiuti ‘né  la propria  diligenza né  la  negligenza, né  la  buona  né  la  cattiva  fede,  né  la  conoscenza  né  l’ignoranza’  possono  essere  addotti a  difesa da  parte  di  chi ha  creato  una  discarica di  rifiuti gravemente  contaminanti. Se  un sito  costituisce  una  minaccia  per la  salute pubblica  o  per  l’ambiente, le  parti  responsabili  devono  addossarsi i  costi  per  la  messa  in  sicurezza al  di  là  di  qualunque  altra  argomentazione. Tutta  la  legislazione  è  fondata  sul  principio ‘PAGA ORA –DIFENDITI  DOPO’…”.

Sì ma  questo avviene  negli  States. Quì  siamo  in  Italia. Da  noi  se  il  responsabile  non  è  ancora  fallito, e  ha  distrutto  l’ambiente  gli  s’abbuona  tutto. Infatti  tra  pochi  giorni  il  Governo darà  il  via  libera all’ennesima  beffa  alla  faccia  di tutti  i  cittadini che  hanno  subito e subiranno gli  effetti  nocivi  dell’inquinamento  dell’ENI (e  non  solo  della  Valbormida). A settembre  il Ministero  dell’Ambiente approverà ufficialmente la  “Transazione  Globale” con l’ENI  dando così un  tombale  colpo  di  spugna sui più  gravi  disastri  ambientali  della nostra  storia.

Cancro,  tumori e morte però non andranno in  prescrizione. Cancro,  tumori e morte continueranno a  mietere  vittime per  molti  decenni  ancora.

Anche non inquinare l’ambiente  e non avvelenare la  gente sarebbe un bel  segno di  civiltà.  


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- “ENI: il cane a 7 zampe
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