Dagli scaffali impolverati (ed incustoditi) della Procura delle Repubblica di Genova torna alla luce un carteggio riservato (e alquanto sconcertante). Un Thriller senza pari, storie di intrighi e spionaggio internazionale all’ombra della Lanterna.
E’ uno scomodo giornalista genovese. Vien denunciato dalla società Armatrice COECLERICI SPA per spionaggio industriale e intercettazioni telefoniche abusive. Il quotidiano ligure pubblica la notizia: “SPIATA VIA FAX L’ALTA FINANZA, INTERCEPTOR RUBA I SEGRETI DI AZIENDE ED AVVOCATI” (IL LAVORO-REPUBBLICA 20/12/1994)
La Procura Genovese scoprirà di dover disporre giocoforza il suo proscioglimento. Da quì in avanti il giallo si fà più fitto ed impenetrabile. Il cronista si trasforma in Sherlock Holmes investigando sulla shipping company. Si alternano Trame, cospirazioni e colpi di scena. Il novello detective scopre che la società armatoriale COECLERICI SPA è a capo di un’intelligence da far impallidire il Pentagono e far invidia ad Ekelon. Ma è solo la punta dell’iceberg….

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GENOVA – SPY STORY AL PESTO – ECCO COME COECLERICI SPA SPIAVA – Parte II
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ECCO COME COECLERICI SPA SPIAVA – Parte III
PROCURA DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE DI GENOVA
ATTO DI DENUNCIA/QUERELA
Ill.mo Sig. Procuratore della Repubblica
Il sottoscritto Altana Pietro, nato a Torino il 14 gennaio 1960, residente a Genova, 5. Olcese,
Via XXXXXXXXXXX Tel. XXXXXXXXXXXXX3 GiXXXXXXXXXXxxbblicista
espone
In data 14 agosto 1998 l’esponente ha depositato presso la Stazione Carabinieri di Genova-Bolzaneto, denuncia/querela contro ignoti (Doc. n. 1) in ordine alla notizia ANSA diramata in data 15 maggio c.a., ore 20,07: “FALSO ALLARME BOMBA DURANTE LA CERIMONIA COECLERICI… LA POLIZIA HA INDIVIDUATO LA GABINA DA DOVE E’ PARTITA LA TELEFONATA A SANT’OLCESE…”(Doc. n. 2). Prescindendo dal concreto accertamento di responsabilità a carico di chichessia (su cui è ovvio mi astengo dal formulare alcun giudizio) il ‘falso allarme bomba”lanciato dalla telefonata anonima, mi ha posto, per la mia zona di residenza (Sant’Olcese) ed i miei precedenti con il Gruppo Coeclerici ad una situazione un po’ imbarazzante. Chiunque abbia anche solo una vaga conoscenza dell’esponente saprebbe che performances di tal sorta sono – per mia cultura e formazione – a me un po’ distanti. Gradisco qui ricordare che in età utile al servizio di leva – per obiezione di coscienza – mi sono fatto 15 mesi di reclusione (nel carcere militare di Gaeta) per non imbracciare le armi. Essendo, come sono, pacifista convinto, non a parole ma nei fatti anche se non ho cambiato il mondo – vado abbastanza orgoglioso di ciò. Tornando invece alla pagliacciata dell’allarme bomba, nella citata denuncia/querela osservavo:
“…non posso far a meno di notare come anche questo deplorabile episodio cadi in fstraordinaria coincidenza’ con indagini giornalistiche che stò completando in questo momento e che riguardano la società armatoriale genovese. Al momento non sono in condizione di anticioare dettagli, ma posso però dire che le notizie in mio possesso riguardano reati non nuovi, che nel passato ho più volte denunciato anche alla Magistratura (concorrenza sleale, turbativa d’asta, spionaggio) e che puntualmente, purtroppo (dal momento che nessuno se ne preoccupa) tornano a rioetersi…”. Ciò che apparentemente potrebbe passare alla stregua di untinfamante allusione – come riferirò di seguito in questa sede – purtroppo trae origine da autentiche notizie circostanziate, ben documentate e da numerosi documenti attendibili.
Mentre in fatto di attendibilità dell’informazione invece (secondo un pungente rapporto dell’UNESCO) l’Italia si trova ormai al 410 posto, prima del Gambia e dopo la Guinea, secondo un’indagine della Freedom House, da tempo il nostro Paese sta uscendo sempre più dal gruppo degli Stati a piena libertà di stampa (Leonard R. Sussman, Press Freedom Worldwide 1994). Come si èarrivati a questo degrado non è difficile immaginarlo. Nel caso personale ad esempio, trovo paradossale che un giornalista debba segnalare certi fatti direttamente all’autorità giudiziaria, perché oramai i giornali – per non indispettire i “poteri forti” – si guardano bene dal compiere il loro dovere istituzionale. Proprio quel dovere, come concludevo in querela: “…che è primario di chi fa informazione – specialmente economica – cioè il dovere di stare sempre in vigile ed attenta osservazione, dando notizia di quelle società che non si comportano correttamente sul mercato finanziario. Anche se questo può non piacere ad alcuni…” Eppure sui fatti politici come negli avvenimenti economici si chiede ai giornali la capacità di spiegare e interpretare una realtà che molto spesso si trincera dietro ai tatticismi bizantini di piccoli o grandi personaggi. A meno di non voler tornare indietro al tempo dei comunicati del Ministero della Cultura Popolare Fascista (quelli che imponevano ai giornalisti la verità) si deve avere la libertà di andare oltre le versioni ufficiali
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per scoprire che cosa davvero avviene o si prepara nelle stanze del potere (specie quello economico).
Il diritto di fornire tutte le notizie relative a fatti realmente accaduti e riguardanti interessi generali della collettività credo che assolva quindi a funzioni di interesse generale meritevoli di tutela da parte del nostro ordinamento come sancito anche dall’art. 21 della Costituzione che tutela espressamente l’interesse a “manjfèstare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto, ed ogni altro mezzo di difusione”. La libertà garantita da tale norma costituzionale ossia la libertà di esprimere le proprie idee e di cercare in ogni modo di divulgarle, la libertà di tentare di persuadere gli altri (che rappresenta senza dubbio un valore centrale e caratterizzante dell’intero ordinamento giuridico e forse il più alto fra i diritti primari e fondamentali) assolve dunque ad una sua funzione sociale ben precisa assicurando – oltre la libera circolazione delle idee ed il formarsi della libera opinione – il contributo di pensiero e di “verità” di ciascuno, che rappresentano uno strumento per il pieno sviluppo del Paese che mai come ora aspira ad operare in una più limpida, trasparente ed onesta stagione sociale.
Nell’ambito della dialettica esistente tra la libertà di manifestazione del pensiero e la tutela dei diritti della personalità del singolo/i, vi sono naturalmente delle condizioni di legittimità alle quali deve rispondere il cronista se vuole liberamente esplicarsi e prevalere sui diritti all’onore, all’immagine, alla reputazione, all’identità personale e credo che le norme siano universalmente ben note trovando unanime e costante applicazione da parte della giurisprudenza e dalle corti italiane (da ultimo Cass., 7 febbraio 1996, in Danno e resp., 1996, 456). Quanto alla legittimità del diritto del giornalista di salvaguardare il legittimo possesso di atti e la tutela delle sue fonti di informazione queste sono tutelate direttamente dall’art. 2 della legge n. 69/63 in relazione al loro carattere strettamente fiduciario. Come rileva un’importante sentenza della Corte UE (che ha condannato il Governo Inglese a rifondere con 90 milioni un cronista che non aveva voluto rivelare la fonte delle proprie notizie): “… la tutela delle fonti giornalistiche è una delle condizioni base della libertà di stampa. Senza questa tutela, le fonti potrebbero non essere più disposte a dare il loro contributo alla stampa nell’informare il lettore su problemi di pubblico interesse…”
Operando quindi un rigorosissimo controllo sulle notizie provenienti dalle mie fonti ed avendo effettuato uno scrupoloso vaglio in merito all’attendibilità delle informazioni ricevute – al di fuori di qualsiasi intento polemico con la Società Coeclerici – ritengo doveroso segnalare a questa spettabile Procura della Repubblica tutti i seguenti fatti-reato a mia conoscenza:
I FATTI
Londra 24 luglio 1998 ore 22,00; Aeroporto Heathrow Terminal 3 di Londra. C’è una delegazione della Società Coeclerici di Genova composta dall’Ing. Ugo Salerno e dal Capt. Tobia Costagliola, che giunta a Londra da Milano-Linate (volo BA569) riparte con il volo GF8 alla volta del Bahrein (Golfo Persico) dove giunge il successivo giorno 25 alle ore 6,55. Ad attenderli un dirigente Coeclerici, il Capt. Mario Terenzio. Si sosta all’Hotel Le Royal Meridien (Manama) per partire -con una macchina predisposta da INTERCOL – alla volta di Al Jubail, meta e destinazione finale del viaggio. Lì il giorno 26 luglio 1998, alle ore 21,30 circa si unisce alla delegazione Coeclerici il Sig. Pino Silvestri (Direttore della Società di brokeraggio genovese Banchero & Costa); si cena tutti insieme presso l’Al Jubail Inter-Continentai Hotel. L’occasione è di quelle importanti, perché bisogna riuscire a finalizzare e portare a casa un contratto da parecchi milioni di dollari, che la
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Società armatrice genovese Coeclerici rincorre da tempo: il contratto denominato “HADEED LIGHTERAGE PROJECT” (prende il nome dalla omonima società Hadeed – Saudi Iron and Steel Company che ha indetto la gara). L’ottimismo è palpapile perché la Società Coeclerici è reduce da un recentissimo e prestigioso contratto vinto sempre nella zona del Golfo Persico con la GIIC Bahrein (Gulf Industrial Investments Co.) che ha indetto una gara internazionale per l’allibo da navi oceaniche di elevato tonnellaggio (allibo in rada di minerale di ferro da navi transoceaniche per il successivo trasporto e scarico fino in banchina di tale minerale, poi destinato ad impianti di produzione di ‘pellets”, semilavorati della GIIC). Come evidenzia giustamente Andrea Clavarino (Director Institutionai Relation and Speciai Affairs Coeclerici) in una corrispondenza dell 7 aprile 1998 (Doc. n. 3) indirizzata a SABIC (Saudi Basic Industries Corporation) “… The Hadeed lighterage project is very similar to the one awarded by Coeclerici Logistic in June J997 with GIJC… ~’, ossia “il progetto Hadeed è molto simile a quello vinto da Coeclerici Logistic nel giugno ’97 con Giic Bahrein”. Da notare poi che la società Intercol prima citata (Internationai Agencies Co. Ltd, terzo gruppo industriale del Bahrein), a seguito del contrattoCoeclerici/GIJC è divenuta partner locale di Coeclerici. Visti quindi gli ottimi rapporti di Intercol con tutte le maggiori acciaierie presenti nel Golfo (inclusa l’acciaieria di Hadeed che ha indetto la nuova gara) vi sono ottime prospettive per guardare con fiducia alla ulteriore compenetrazione commerciale di Coeclerici in quest’area geografica.
Un’ulteriore fattore di ottimismo è determinato dal fatto che la società Coeclerici si sente poi particolarmente votata per l’acquisizione di questo tipo di contratti; infatti i tre grossi settori di attività del Gruppo Coeclerici si esplicano nel “procurement”, il trasporto marittimo, la logistica di carico e scarico delle materie prime, che sono poi i tre settori principali a cui fanno riferimento le più significative fasi del ciclo di approvigionamento di materie prime sia le industrie siderurgiche che metallurgiche.
In ultimo un fattore incoraggiante per l’eventuale aggiudicazione. Gli aspiranti candidati all’assegnazione del contratto sono solamente due: Coeclerici appunto, e la società Norvegese Torvald Klaveness Konsern AS di Oslo.
I tre managers Coeclerici ed il loro partner della Banchero & Costa, Pino Silvestri, sanno che l’appuntamento al fatidico “meeting” per la ‘final commercial discussion”(che decreterà il vincitore della gara) è fissato per i successivi giorni 27, 28 e 29 luglio 1998 a Jubail Industriai City 31961, Tareg 230. Nessuno se non solo loro, sanno che in mano Coeclerici ha un’arma vincente, di fronte alla quale non c’è gara che tenga. Di fronte la quale Klaveness nulla può. “Un’arma letale” contro cui bravura, leale concorrenza e la corretta competizione non possono misurar~.
Per rivelare qual è il misterioso “asso nella manica di Coeclerici, non riuiscirei ad immaginare parole migliori dei documenti scritti in mio possesso, che passo senza ulteriore indugio subito in rassegna.
La prima lettera faxata in data 16/7/98 (Doc. n. 4) da Ugo Salerno al Dott. Paolo Clerici (Presidente della Società Coeclerici) esplicita con grande disinvoltura quanto segue: “Oggetto:
Klaveness. … L’appuntamento con Hadeed rimane fissato per il lunedì 27 luglio (inizio meeting ore 09,00… le novità sono che Berdv, dopo aver controllato l’of/erta di Klaveness, ci ha mandato tutti i dati che ci interessavano Siamo praticamente sicuri di vincere la gara … Secondo Berdy domani dovremmo avere qualcosa di Hadeed ed ulteriori notizie con fidenzia li sull’offerta di Klaveness..”.
Il Fantomatico sig. Berdy, che “controlla l’offerta di Klaveness” e che manda “tutti i dati che interessavano” Coeclerici è da tenere in grande evidenza perché è certamente il personaggio chiavedi questa vicenda (ricorrendo spesso nelle corrispondenze riservate) e come riferisce la lettera di Banchero & Costa/Pino Silvestri a Coeclerici Armatori/Ugo Salerno del 23/7/1998 (Doc. n. 5), Berdy è personaggio “affidabile”: “… Queste notizie di Hadeed venendo dal livello di Al Atig (manager, Raw Material Department di Hadeed) sono sicuramente valide, perlomeno come le notizie passate da Berdy circa contr. Hadeed, Ceres, Klaveness, etc. …”. Da indagini che ho svolto nell’ambiente dello shipping – Berdy è risultato essere un ex dirigente della Società Hadeed, allontanato dal “Board” di Hadeed per motivi e ragioni poco chiare. Pochissimo tempo dopo èrientrato nella veste di consulente, per la sua fitta rete di conoscenze e relazioni. Lo stesso Berdy (di cui non si conosce bene il cognome) risulta essere titolare (o collegato) ad una società con sede in India (dove lui stesso risiede) la CHENNAI CHARTERING SERVJCES (14, Sunkurama Street -3~ Floor, Chennai 600 001 India – Tel. 44-583920/560080/580277 – Fax 44-560076 – Tlx 41 6753 RAJA IN – Email: prasanna @md2.vsnl.net.in).
Sulla falsariga della sucitata lettera-fax, ma però un po’ più generosa di dettagli (perché emergono particolari dell’offerta di un’altra società scartata dalla gara) è la lettera-fax di Banchero & Costa/Pino Silvestri a Coeclerici del 5.05.98 (Doc. n. 6) che nei tratti salienti dice: “…Berdy mi ha detto che la Ceres (società Ellenica esclusa in precedenza dalla gara) ha proposto nella loro seconda presentazione 4 cranes Liebherr. Electro-Hvdraulic level luffinz four rope ~rab deck crane tvpe CGB 25(30)28 Litronic (hi~h sped). Mi ha confermato che hanno presentato variazioni alla prima proposta così come anche Klaveness ha fatto. Cercherà di farmi sapere Qualcosa di più possibilmente domani. Gli ho anche chiesto di farmi sapere che rata di lightenin~ ha offerto questa volta la Ceres. Tenterà difarmelo sapere. … Jasim (Funzionario Hadeed) comunque mi ha detto, visto che poteva parlarmi senza essere sentito che: Klaveness ha ridotto la rata di allibo che è ora più bassa di CCL (Coeclerici Logistics) ed ha anche presentato modifiche al loro precedente sistema. … Mi ha su~~erito come amico di inviare una proposta in busta sigillata rivedendo al massimo la rata … sempre come amico mi ha detto che al momento CCL (Coeclerici Logistics) è la numero uno nella lista eccetto per una piccola difftrenza sui soldi. Il suo consiglio è quindi quello di fare uno sforzo adesso questa volta sui soldi perché ora Hadeed va a decidere definitivamente per il contratto…
Anche la lettera Banchero & Costa/Pino Silvestri “Confidenziale” del 3/7/1998 faxata al Capt. Tobia Costagliola di Coeclerici Logistics (Doc. n. 7) dice: “…Berdy è rientrato in Jndia … per quanto riguarda il contratto… lui dice che hafatto del suo meglio per sponsorizzare noi durante la sua permanenza però non è completamente tranquillo sul risultato finale perché dice che: ]) mi ha confermato che le rate di nolo offerte da Klaveness sono Quelle che ci aveva già comunicato cioè circa un dollaro più basse delle nostre … i punti forti della CCL (Coeclerici Logistics~ sul quantitativo superiore la rata CCL è più conveniente di Quella di Klaveness. Berdy ritiene che quindi in queste circostanze sarà una trattativa molto dura e che l’aspetto monetario sarà importantissimo… se ci saranno ulteriori sviluppi/suggerimenti ci farà sapere”.
Ancora una lettera di Banchero & Costa/Pino Silvestri del 4/6/98 indirizzata al Capt. Tobia Costagliola e Capt. Mario Terenzio di Coeclerici Logistics (Doc. n. 8) che aggiunge: “… appena parlato con Jasim … dice che il comitato per analisi delle revised offers ha inviato raccomandazione … di convocare due società: Klaveness e CCL (Coeclerici Logistics) … Ci ha tenuto a sottolineare ancora che è necessario per CCL (Coeclerici Logistics) di diventare più competitivo sul prezzo altrimenti nonostante il fatto che lui è amico nostro e vuole che sia CCL (Coeclerici Logistics~ a vincere il contratto lui non potrà aiutarci…”.
Lascio per ultimo il documento più succulento e se vogliamo più scandalosamente indecente, con il quale alla società Coeclerici, Berdy rivela integralmente il contenuto dell’offera economica e delle soluzioni tecniche che la società Klaveness in sede di gara ha presentato in busta chiusa e sigillata ad Hadeed. La lettera-fax “Strettamente Confidenziale” a Coeclerici Logistics da Banchero & Costa/Pino Silvestri porta la data del 16 giugno 1998 (un mese circa prima dell’incontro ad Al Jubail per la final discussion’) (Doc. n. 9) e dice: “…Mi ha appena telefonato Berdy da casa. Mi ha confermato che Hadeed ha chiamato Klaveness il 29 giugno e non il 30 giugno. “… Queste sono le rate che ha offerto Klaveness:
1.0 1.2 1.5 1.7 (mio tons per year)
5 yrs USD 5.80 4.85 3.95 3.55
7 “ “ 5.78 4.83 3.93 3.53
10 “ “ 5.75 4.80 3.90 3.50
…E’ inspiegabile il salto tra 1.2 e 1.5 e tra 1.5 e 1.7 cioè USD 0,90 (è quindi circa USD 1.0 mio/anno) tra 1.2 e 1.5 mentre solo circa USD 100.000/anno tra 1.5 e 1.7 mio/tons. Inoltre èinspiegabile che facciano una di”ftrenza di soli 5 cents tra 5 anni e 10 anni dal punto di vista matematico almeno. Hanno offerto: (segue tutta la dettagliata descrizione tecnica dell’offerta di Klaveness) … Sono rimasto d’accordo con Berdy che lui farà pressione su Al-Shabeibi per tutti i vari punti a favore CCL (Coeclerici Logistics)… si e raccomandato di stringere i tempi al massimo per guadagnare su Klaveness . . però ha anche stressato che vista la difftrenza nelle rate, la CCL (Coeclerici Logistics~ dovrà necessariamente rivedere Quelle che ha offerto perché Al-Rashed (Ibrahim Al-Rasched, Manager Hadeed-Commercial Department) sarà influenzato soprattutto dai numeri…
Infine una lettera del 13 agosto 1998 (quindi in epoca successiva alla chiusura del contratto) viene inviata da Banchero & Costa/Pino Silvestri a CCA (Coeclerici Armatori) (Doc. n. 10) che dice:
“Berdv mi ha riferito che avrebbe saputo ~ come erano andate le cose da Hadeed e che cosa era riuscito a sapere in più su Klaveness pre~o pertanto nel Vs. ufficio di non far circolare le notizie con fidenzia li oltre lo stretto necessario e di limitare la diffusione alle persone indispensabili”.
I trattati di diritto commerciale insegnavano – almeno una volta – che nella gestione dei processi di approvvigionamento – in sede di gara e licitazione – si doveva esigere la massima correttezza nelle relazioni commerciali seguendo le qualificazioni secondo modalità dichiarate e trasparenti. Stravolgendo tutti gli schemi, Berdy, Banchero & Costa e Coeclerici ora insegnano che le offerte dei fornitori redatte in forma scritta (ed in busta sigillata) non sono più da considerarsi confidenziali e come tali possono quindi essere divulgate a terzi. Non c’è che dire, una bella etica commerciale!
Ritengo importante segnalare che risulterebbe (il condizionale è d’obbligo anche se la notizia proviene da fonte credibile) con particolare riferimento al Sig. Berdy – che lo stesso abbia ricevuto dalla società Coeclerici, per i suoi “servizi di intelligence” la somma di USD (United States dollars 17.667,14 attraverso la società Banchero & Costa di Genova. Sempre secondo queste indiscrezioni – che chiaramente non sono in grado di verificare – Coeclerici avrebbe trasferito a Berdy la somma in questione utilizzando il proprio conto valutario US N0 21095 presso la Banca Popolare di Novara Sede di Genova (Via 5 dicembre) e trasferito la somma (in data 8, 9 o 10 settembre 1998 – non mi è stato detto il giorno con precisione) al conto di Banchero Costa & C. Spa Via Pammatone, 2, Conto N0 16/9301876 presso l’Istituto Bancario San Paolo di Torino, Via Fieschi, 4, Genova (ABI/CAB: 01025 014000). Torno a precisare per correttezza espositiva, che riferisco ciò solo con beneficio d’inventano, in quanto sono ovviamente impossibilitato a verificare ciò. Sempre secondo la stessa fonte, risulterebbe anche che Coeclerici custodisca presso le sue disponibilità (società del Gruppo o abitazioni dei suoi dirigenti) un “Dossier riservato”(che a tutt’oggi le fonti non sono state in condizione di farmi giungere) custodito in una cartellina rossa (del tipo Buffetti) recante la dicitura “HADEED RISERVATO” il quale “dossier” conterrebbe note riservate sulla Società Torvald Klaveness Group e la fotocopia originale dell’offerta – in carta intestata della società norve~ese – inviata in busta chiusa sigillata alla società saudita Hadeed.
L’occulto ma a questo punto sin troppo evidente intrigo non è rimasto – come voleva Coeclenci -del tutto segreto e nella ‘final commercial discussion” di Al-Jubail qualcosa per Coeclerici è andata per il verso storto. Come osserva argutamente – pur senza scendere in dettagli – il cronista di “Trade Winds” (quotidiano economico-marittimo inglese – Doc. 1OBIS): “Paolo Clerici, l’armatore italiano, stà attaccando con accanita violenza la concorrenza per un contratto da molti milioni di dollari, per soddisfare le richieste delle acciaierie …”. Al giornalista di “Trade Winds”(che evidentemente non ha proprio gli occhi foderati di prosciutto) non sfugge che “… contratto è pressochè identico a quello fissato dalla Coeclerici in febbraio con Gulf Industrial Investments (GJJQ nel Bahrain. Il contratto quinquennale esteso a 10 anni… in origine c erano una dozzina di concorrenti per il contratto ma si è capito che si doveva finire con una gara testa a testa tra Coeclerici e Klaveness …”. E qui il colpo di scena. “…il gruppo italiano di trasporti Coeclerici stà mascherando con un sorriso la perdita del più importante contratto di trasporto marittimo l’operazione commerciale è andata al gruppo norvegese Torvald Klaveness … il contratto di 5 anni stipulato con l’acciaieria Hadeed di Al-Jubail… “. Che cosa sia accaduto esattamente ad Al-Jubail, “Trade Winds” non lo dice, spiega però che “… Clerici potrebbe leccarsi le ferite … Clerici ha rifiutato il contratto dando la colpa ai problemi che affliggono il mercato stagnante delle navi da carico … Clerici dice che la sua compagnia armatrice non si comporterebbe correttamente se accettasse di investire in una operazione commerciale povera. Coeclerici ha già avuto successo in altri affari logistici, come in Venezuela, Bahrain e Marocco. Tom Erik Klanevess si è rifiutato di commentare…”
Il quotidiano inglese forse non lo sa, ma ad Al-Jubail Industriai City, Hadeed ha scoperto che la società Coeclerici in questa gara ha condotto il “gioco in modo troppo sporco”. Per evitare a qualsiasi costo uno scandalo internazionale, in extremis i sauditi preferiscono quindi fare “buon viso a cattiva sorte” bocciando l’offerta Coeclerici ed assegnando il contratto di trasporto alla società norvegese Torvald Klaveness Group.
Terminando il capitolo dedicato a questo indescrivibile e sbalorditivo esempio di concorrenza sleale (e diciamo pure anche di spionaggio commerciale) offerto dalla società Coeclerici, una particolare menzione merita di essere fatta per la società tedesca Krupp Fùrdertechnik di Essen che in questa avvilente storia non ha brillato per correttezza di rapporti. E’ noto (non a tutti) che Krupp è da tempo in joint-venture con la Società Coeclerici nella società Euroseas (società che Coeclerici ha acquisito da Sidermar di Finmare) e che sono numerosi gli interessi economici che legano la società tedesca con la genovese, come ho pubblicato in un articolo su “Il Mondo” del 20/9/1993 (l’articolo “Sidermar in rotta verso Krupp” rivelava gli accordi segreti tra le società Krupp e Clerici per rilevare la Sidermar di Navigazione e la cessione al gruppo tedesco delle due navi italiane da 260.000 DWT (Doc. n. 11). Non è per niente noto invece che Krupp ha fondato una nuova struttura denominata Krupp Marine Technology dedicata per il 50% alle operazioni di “transhipment” (tecnica che nello shipping consente alle navi di divenire autoscaricanti) e 50% “deck crane” (gru di coperta). Con Coeclerici Krupp ha stretto un sodalizio per dare vita ad un esclusivo “gruppo di lavoro” avente la finalità di studiare congiuntamente nuovi soluzioni applicative per progetti di “transhipment” (Doc. 12 – Memo riunione Coeclerici dell’i 1 settembre 1998 ad oggetto: “Partnershio project between CCL and Krupp”) . Quando Klaveness a suo tempo consultò la società tedesca Krupp Fòrdertechnik in ordine alla progettazione di gru per le sue navi da utilizzare per l’imminente contratto Hadeed, mai e poi mai Klaveness avrebbe immaginato che copia delle sue corrispondenze riservate, con tutti i dati tecnici delle sue soluzioni sarebbero finite dritto dritto sulla scrivania di Coeclerici! Già in una corrispondenza di Krupp Fòrdertechnik del 9 luglio 1998 (Doc. n. 13 – avente ad oggetto “Proposalfor conversion of existing panamax¬ vessel in to a transhipper”) la società tedesca svolgeva alcune interessanti considerazioni sull’attività shipping di Klaveness (con note relative alla nave del gruppo norvegese M/V Ballangen). La lettera-fax di Krupp del 18 giugno 1998 inviata alla società Coeclerici (Doc. n. 14) ha invece un oggetto che è tutto un programma: “Confidential information regarding transh’pper vessel” Indirizzata da Jens Masuch (Direttore Krupp) a Coeclerici Logistics/Mr. Mario Terenzio, le prime righe di questo documento sono sin troppo esplicative: “Dear Mario, attached you will find the inauirv which we ‘ve got ftom your ‘best friend’ Scandinavia. Please handle these information hi~hly con fiden tiai “. Allegata alla copertina della lettera-fax Krupp vi erano 20 pagine di corripondenza riservata che Klaveness aveva inoltratro a Jens Masuch, attinenti le possibili soluzioni strategiche e progettuali per allestire – con gru Krupp – le navi norvegesi vista del contratto Hadeed!
Dopo quanto complessivamente descritto c’è da dire che la società Torvald Klaveness Konsern AS è stata proprio in tutto e per tutto, mortificata ed offesa. Le soluzioni progettuali discusse con Krupp sono state dalla società tedesca direttamente faxate al concorrente Coeclerici; stessa sorte per l’offerta di Klaveness in busta chiusa sigillata” che da Saudi Arabia, “mani esperte” hanno trovato il modo di far giungere a Genova, alla mercé del suo diretto concorrente, ad ‘esclusivo uso e consumo della Società Coeclerici Spa.
Volendo, giunti a questo punto, formulare qualche conclusione avrei quasi voglia di esclamare la noiosissima e retorica fase: “ma io 1′ avevo detto”. E lo faccio. A ben vedere, in effetti nel recente passato credo di aver lanciato più di qualche messaggio d’avvertimento in tal senso. Non vorrei appesantire eccessivamente l’esposizione e citerei quindi solo poche righe della mia querela del 13 dicembre 1995 (contro Coeclerici Holding – ora Coeclerici Spa): ” – - ho ricevuto inoltre documenti ‘con fidentiai’ inspiegabllmente nella disponibilità della Coeclerici in auanto di aziende ad essa concorrenti come ad esempio le offerte della concorrenza (Barba/Banchero) per la privatizzazione della Sidermar del Gruppo Finmare, offerti concorrenti (Premuda) per l’acquisizione della Fermar (Ferruzzi>, documentazione interna del Consorzio Autonomo del Porto, Piani Strategici e documenti programmatici di società nel settore shipping (Sidermar di Navigazione, Ilva Laminati Piani, Lucchinz), ipotesi di cessione della Ferriera di Servola (Bolmat¬Duftrco), bozze contrattuali compravendita Ilva Stabilimento di Cogne, e moltissimi altri documenti, all’epoca, ancora top-secret. e curiosamente in anteprima nelle mani di questa holding genovese. che ora. paradossalmente accusa me di spionaggio…” (Doc. n. 15).
Dalla mia querela del 20 giugno 1997 (contro il giornale IL LAVORO-REPUBBLICA): ” … se davvero avessi nutrito rancori personali verso Paolo Clerici o la sua società, sarebbe stato sufficiente appagare questo risentimento (senza rischiare granchè) pubblicando il nutrito carteggio in mie mani riguardante ad esempio: 1) lettere e corrispondenze di dirigenti della Coeclerici a uomini di Governo e personalità politiche per richieste e piaceri per la società; 2) documenti della Coeclerici aventi ad oggetto accordi di cartello con società del settore armatoriale e trading; 3) rapporti economici e di interesse della società Coeclerici con società mafiose dei Paesi dell ‘Est, sotto indagine anche da parte dell ‘FBI;; 4) pagamento tangenti all ‘ENEL per ottenere appalti di trasporto: 5) illecito possesso di documenti riservati di aziende concorrenti alla Coeclerici, specialmente di atti afferenti gare internazionali (di interesse per la societa) .. 6) varie lettere di raccomandazione e curiose operazioni di sponsorizzazione”.(Doc. n. 16).
In ultimo la mia querela del 4 ottobre 1996 (contro Coeclerici , Paolo Clerici, i giornalisti Massimo Razzi e Franco Manzitti, l’Avv. Prov. Nicola Franco Bonelli): “…gli argomenti su cui fermarsi a rifiettere non mancano, ad iniziare dai documenti sucitati prodotti, da cui emerge chiarissimamente l’intento della Coeclerici – una volta andato a vuoto il tentativo di comprare ilmio silenzio con 50 milioni – di attribuirmi reati per i quali è essa stessa responsabile. Nella fattispecie mi riferisco al considerevole numero di documenti riservati di aziende concorrenti ed inspiegabilmente nella disponibilità della Clerici … Si inserisce in questo contesto un nuovo
capitolo – destinato seriamente a far rifiettere sul potere corruttivo di Coeclerici “ed altri”il ruolo di certa stampa “vicina” al Gruppo armatoriale genovese, che senza scrupoli si è lasciata comprare… eppure quasi nessuno si accorge di un dettaglio importante; che in molti casi come in questo, il clientelismo non è un fatto occasionale dettato da circostanze straordinarie, ma è per alcuni, un “modus vivendi” uno stile di vita” (Doc. n. 17).
Prima di chiudere del tutto questa indecorosa pagina, vorrei riprendere proprio queste ultime parole per indicare come il termine “modus vivendi” sia alquanto appropriato, utilizzando allo scopo un ultimo documento – con il quale chiuderei questa esposizione – il quale descrive le recenti privatizzazioni che stanno per essere effettuate, alle quali è interessata la società Coeclerici. Si tratta della cessione ai privati delle società Funiviaria Alto Tirreno di Savona (Gruppo EM-Italgas) e della TMB Marghera. La lettera “Riservata confidenziale”inviata da RC (Roberto Cavanna) a PC/US/TC (Paolo Clerici, Ugo Salerno, Tobia Costagliola) datata 1~ settembre 1998 relaziona:
“…L Avvocato Giorgio Simone mi ha inviato una nota riservata nella quale, mi conferma che Coeclerici è stata ammessa alla presentazione della offerta non vincolante per la cessione del TMB e mi ha già trasmesso alcune preliminari informazioni sui concorrenti. I concorrenti dovrebbero essere: (segue una descrizione analitica di tutti i concorrenti) .. Su TMB abbiamo cercato di investigare in loco più approfonditamente possibile, cercando di raccogliere ogni notizia utile. Oltre al rapporto (da considerare riservato) inviato da Santa gada a Tobia Costagliola – di cui vi allego copia – non escludo possano giungerci informazioni più dettagiate sui soggetti interessati all’acquisizione ed eventualmente giungerci anche, in tempo utile. notizie sui prezzi offerti da quei concorrenti con cui non è possibile raggungere qualche accordo …”. (Doc. n. 18). L’Avv. Giorgio Simone in una nota a Paolo Clerici (vedi Doc. 18) scrive: “… i possibili candidati all’acquisizione sono: (segue elencazione) Un ‘ultima breve osservazione. La verifica delle strutture (2ru. silos magazzini etc.1 può essere fatta fino a metà giugno previo accordo con lAutorità Portuale. dopo di allora con il filtro dell Advisor (Rothschild Italia) …”. In ordine all’avvertimento dell’Avv. Simone, è agevole notare come l’intraprendente Coeclerici (in sede di asta pubblica ed piena “due diligen ce”) si adoperi attivamente, dopo detto termine, per carpire (sia sui terminali veneziani che savonesi) ogni e qualsiasi ulteriore e riservata notizia tecnica ed economica in ordine alle società privatizzande. Alla faccia della legalità, dell’advisor Rothschild e dell’Autorità Portuale, dai quali Coeclerici non ha ottenuto alcuna autorizzazione (come il “Rapporto riservato Santagada” descrive egregiamente) l’ulteriore ed illegittimo procacciamento di informazioni che Coeclerici realizza, sguinzagliando in loco i suoi “managers-detective” pone in essere un comportamento penalmente rilevante, suscettibile ed eventualmente idoneo ad invalidare la gara (la visita “non ufficiale” al terminal T.M.B. Marghera porta la data del 6 agosto 1998 ed è effettuata da Santagada, Giuseppe Bianco dell’Agenzia Agenavimar per conto Coeclerici Carbometal – vedi Doc. 18)
Se non lo si fosse capito prima, appare lampante a questo punto, che il fare dello spionaggio commerciale è divenuto per Coeclerici, proprio uno stile di vita! Un modus vivendi!
CONCLUSIONI
A parte tutte le considerazioni di carattere morale e deontologico che si possono fare è certamente da considerare che il comportamento commerciale della società Coeclerici Spa descritto in queste pagine, risponde a precisi e gravissimi reati di tipo penale, quali appunto il reato di turbativa d’asta. Infatti la turbativa d’asta (turbare la libertà degli incanti) è configurabile ogni volta che ci si trova in presenza di una gara (o si inserisce il meccanismo della competizione sotteso alla gara) e si provoca un’alterazione nel normale svolgimento del pubblico incanto (o della licitazione privata) influenzando l’esito della gara attraverso uno scorretto gioco della concorrenza.
Il Presidente Tesauro (Pres. Antitrust) scriveva: “…da noi non esiste proprio la cultura della concorrenza”. “…In ftaha c’è un problema culturale, perché la concorrenza non fa parte della nostra cultura… sono preoccupato sullo stato del rispetto delle leggi nazionali (1990) e dei trattati Europei (1957)”. Ciò è verissimo, perché quando viene valorizzato lo strumento della concorrenza sleale viene a mancare la par condicio, e circa la competizione sleale deve osservarsi che l’utilizzo di pratiche corruttive è sicuramente un comportamento contrario ai canoni di correttazza professionale, idoneo a modificare anche significativamente le condizioni di partenza in cui l’operatore economico corruttore viene a muoversi, rispetto al concorrente onesto, la cui attività può risultare da questi fortemente danneggiata. Una riflessione più matura sul delitto di corruzione porta ad avvertire con chiarezza che esso, per come si è diffuso, non è più soltanto un delitto contro le singole imprese ma un delitto contro gli stessi interessi pubblicistici dello Stato. La conseguenza di tali comportamenti posti in essere da alcune società come la Coeclerici, lede fortemente il prestigio e la reputazione di un Paese come il nostro – che troppo spesso è indicato all’estero per fatti di corruzione, Paese nel quale – a dispetto di alcuni deprecabili ed isolati esempi di mala-finanza -invece lavorano e operano migliaia e migliaia di aziende oneste, che tutti i giorni si sforzano di difendere e tenere alto 1′ onore ed il prestigio dell’Italia. In Europa e nel mondo.
Potrà forse apparire eccessivo, ma è anche vero che oltre a ciò, l’operatore commerciale disonesto compie pure un vero e proprio delitto contro l’ordine economico internazionale. Infatti il corruttore acquista, per effetto della corruzione una abusiva posizione di vantaggio sui concorrenti, e ciò è idoneo a violare il principio dell’ uguaglianza delle posizioni di partenza, non solo all’interno del singolo Stato, ma anche nell’ambito internazionale. Vista la crescente globalizzazione e diffusione di aggregazioni di Paesi, sorte proprio allo scopo di regolamentare le relazioni economiche improntate, esplicitamente o implicitamente, proprio all’affermazione ditale principio, si comprende come a tali situazioni debba urgentemente porsi rimedio.
In questo caso lo strumento idoneo non può che passare attraverso la prospettazione di un rapido, intransigente e severo accertamento delle responsabilità a carico di tutti i soggetti coinvolti nelle vicende descritte, in particolar modo delle società Coeclerici Spa, Coeclerici Armatori, Coeclerici Logistics Spa, Coeclerici Carbometal Spa e dei suoi dirigenti; un puntuale accertamento che, oltre a compensare la malcapitata società Torvald Klaveness Group di tutti i danni subiti, educhi anche la società armatoriale Coeclerici al salutare controllo dei suoi insani istinti, ed addestri al salubre benefico rispetto di tutte le norme ed i precetti del Diritto e della deontologia commerciale.
Per un corretto accertamento della verità, è a mio avviso indispensabile, (per la valenza dei personaggi coinvolti, la natura dei fatti contestati e le implicazioni in cosi gravi episodi di corruzione) prestare particolare attenzione alla società Coeclerici, che è indubbiamente forte di importanti relazioni e rapporti. Essa potrebbe agevolmente contare su soggetti in grado di operare, su sua disposizione, all’occultamento di importanti fonti di prova a suo carico. Avendo anche tutto l’interesse ad inquinare il quadro probatorio, Coeclerici potrebbe agilmente interferire sul procedimento a suo carico e a carico dei coindagati, al fine di impedire il corretto accertamento dei fatti, così da insidiare le decisioni giudiziarie e sviare il corso dei procedimenti. Per tutto quanto complessivamente descritto, e per tutte le ragioni esposte io sottoscritto Altana Pietro sporgo quindi formale denuncia ed occorrendo formale querela contro i sigg.ri:
- COECLERICI S.p.A. – Via di Francia, 28 – 16149 Genova, Grattacielo “I Gemelli”, 140~150 170 piano; Viale Brenta, 24 – 20139 Milano, 4° e 5° piano; Via Parigi, 11 – 00185 Roma; Gildo Pastor Center – 7, Rue du Gabian – MC 98000 Montecarlo Francia;
COECLERICI LOGISTICS S.p.A. – Via Di Francia, 28 – 16149 Genova, Grattacielo “I Gemelli”, 15° piano; Via San Nicolò, 12 – 34121 Trieste;
- COECLERICI ARMATORI S.p.A. – Via Di Francia, 28 – 16149 Genova, Grattacielo “I Gemelli”, 14°, 15°, 16°, 17° piano;
- COECLERICI CARBOMETAL S.p.A. – Via Di Francia, 28 – 16149 Genova, Grattacielo “I Gemelli”, 15°,1 6°, 17° piano; Viale Brenta, 24 – 20139 Milano, 4° e 5° piano; C.S.I. (ex unione Sovietica) 4, Dobryninskij, 6/9 – 117040 MOSCA;
- Paolo Clerici (Presidente Coeclerici Spa, Coeclerici Logistics Spa) nato a Genova il 4/9/1945, residente a Genova, Via xxxxxxxxxxx – 16122 GENOVA e per la carica C/o Coeclerici Spa, Via Di Francia, 28 – 16149 GENOVA – C/o Coeclerici Spa, Viale Brenta, 24 – 20139 MILANO;
- Ugo Salerno (Dirigente Coeclerici Armatori, vicepresidente Coeclerici Logistics Spa) nato a Napoli il 21/11/1953, residente a Genova, Corso xxxxxxxxxxxxxx 6;
- Tobia Costagliola (Amministratore Delegato Coeclerici Logistics Spa) nato a Procida (NA) il 18/1/1941, residente a Ravenna, Via xxxxxxxxxxxxxxxxx5;
- Mario Terenzio (Dirigente Coeclerici Logistics) Cb Coeclerici S.p.A., Via Di Francia, 28 -Genova;
- Pino Silvestri (Direttore Banchero & Costa), C/o Banchero Costa & C., Via Pammatone, 2 -16121 Genova;
Berdy Bharadwajan C/o Chennai Chartering Services, 14, Sunkurama Street – 3rd Floor, Chennai 600 001 INDIA;
- Jasim (non è noto il cognome) C/o Saudi Iron and Steel Company Hadeed – Madinat Al-Jubail Al-Sinaiyah 31961 – Kingdom ofSaudi Arabia.
Jens Masuch (Direttore Krupp Fòrdertechnik) C/o Krupp Fòrdertechnik GmbH, EinsiedelstraBe 6, D-23554 Lubecca, Germania.
per tutti i reati di:
1) spionaggio commerciale;
2) turbativa d’asta;
3) concorrenza sleale;
e per qualsiasi altro reato la S.V. illustrissima vorrà ravvisare nei fatti esposti nella presente, chiedendo la punizione di tutti i soggetti penalmente responsabili. Mi riservo inoltre la facoltà di nominare un difensore di fiducia quale persona offesa e di costituirmi parte civile e chiedo di essere informato dell’eventuale richiesta di archiviazione ex art. 408 c. 2 c.p.p. nonché dell’eventuale richiesta di proroga dei termini delle indagini preliminari ex art. 406 c. 3 c.p.p.
In fede
Altana Pietro
12
ELENCO DEI DOCUMENTI ALLEGATI
Doc.n. 1: Denuncia/Querela contro ignoti depositata presso la Stazione Carabinieri di Genova Bolzaneto in data 14/8/1998 (Pagine 3)
Doc. n. 2: Notizie ANSA del 15 agosto 1998 “Falso Allarme Bomba” ed articolo de IL SECOLO XIX del 16/5/1998 (Pagine 3)
Doc. n. 3: Lettera di Coeclerici del 17/4/1998 a firma del Sig. Andrea Clavarino indirizzata a Saudi Basic Industries Corporation (SABIC)……….. (Pagine 2)
Doc. n. 4: Lettera di Coeclerici Armatori datata 16/7/1998 inviata da Ugo Salerno a Paolo Clerici (Pagine 1)
Doc. n. 5: Lettera di Banchero & Costa/Pino Silvestri del 23/7/1998 faxata a Coeclerici Armatori/Ing. Ugo Salerno (Pagine 1)
Doc. n. 6: Lettera di Banchero & Costa/Pino Silvestri del 5/5/1998 indirizzata a
Coeclerici (Pagine 2)
Doc. n. 7: Lettera di Banchero & Costa/Pino Silvestri Confidenziale del 3/7/1998
faxata a Coeclerici Logistics/Capt. Tobia Costagliola (Pagine 3)
Doc. n. 8: Lettera Banchero & Costa/Pino Silvestri del 4/6/1998 faxata a Coeclerici
Logistics/Capt. Tobia Costagliola/Capt. Mario Terenzio (Pagine 1)
Doc. n. 9: Lettera-fax di Banchero & Costa/Pino Silvestri Strettamente confidenziale
del 16/6/1998 inviata a Coeclerici Logistics (Pagine 2)
Doc. n. 10: Lettera Banchero & Costa/Pino Silvestri del 13/8/1998 inviata a Coeclerici
Armatori/Koert-Hans-Canzian (Pagine 1)
Doc. n. 10: Articolo “Trade Winds” del 25 settembre 1998 dal titolo “Clerici walks
BIS away” ossia “Clerici se ne va” (Pagine 2)
Doc. n. 11: Articolo di Altana Pietro pubblicato su “IL MONDO” del 20/9/1993
“Sidermar in rotta verso Krupp” (Pagine 1)
Doc. n. 12: Memo Riunione Coeclerici dell’i 1/9/1998 ad oggetto: “Partnershio project with between CCL and Krupp” e Memo: “Meeting with Krupp in Genoa ” (Pagine 3)
Doc. n. 13: Lettera di Krupp Fòrdertechnik del 9/7/1998 inviata da Jens Masuch a Coeclerici Logistics/MarioTerenzio/R. Corradi ad oggetto: “Proposal for conversion ofexistingpanamax-vessel in to a transhipper” (Pagine 4)
Doc. n. 14: Lettera-fax di Krupp Fòrdertechnik del 18/6/1998 inviata a Coeclerici
Logistics/Mario Terenzio con allegata copia della corrispondenza mandata
da Klavaness a Krupp (Pagine 3)
Doc. n. 15: Denuncia/Querela del 13 dicembre 1995 sporta da Altana Pietro contro
Coeclerici Holdding Spa (Pagine 8)
Doc. n. 16: Denuncia/Querela del 20 giugno 1997 sporta da Altana Pietro contro il giornale “IL LAVORO-REPUBBLICA” (Pagine 9)
Doc. n. 17: Denuncia/Querela del 4/10/1996 sporta da Altana Pietro contro Coeclerici
Spa, Paolo Clerici, i giornalisti Massimo Razzi e Franco Manzitti, il Prof. Avv. Nicola Franco Bonelli (Pagine 9)
Doc. n. 18: Lettera “Riservata confidenziale” del 1~ settembre 1998 inviata da Roberto Cavanna a Paolo Clerici/Tobia Costagliola/Ugo Salerno con allegato rapporto riservato della visita ai Terminal di Funiviaria Alto Tirreno (SV) e TMB Marghera (VE) stilato da Coeclerici CarbometallLuigi Santagada; Lettera dell’Avv. Giorgio Simeone (VE) del 14/5/1998 indirizzata a Paolo Clerici ad oggetto “TMB Marghera”; lettera di Coeclerici Logistics del 1~ luglio 1998 inviata a Rothschild Italia a firma di Paolo Clerici, contenente la manifestazione di interesse all’acquisizione del 100% di TMB Marghera; lettera di Coeclerici Logistics del 20/5/1998 ad oggetto “Funiviaria Alto Tirreno” controfirmata da Paolo Clerici ed Antonio Barone, contenente accordi di partnership per l’acquisizione Funiviaria privatizzanda e varie schede “confidential” illlustranti il progetto di concentrazione delle attività terminalistiche nella nuova Coeclerici Italia Terminali Italiani… (Pagine 35)
TOTALE DOCUMENTI ALLEGATI N0 91 PAGINE
Bel made in Italy che esportiamo
Colgo l’occasione dell’intrigantissimo soggetto e del gentile spazio che voi di Indymedia mettete a disposizione per esternare un personale sfogo (c’ho una cosa quì sullo stomaco dal 1999 che devo proprio estrinsecare).
Il 25-28 aprile 1999 guidai una delegazione del gruppo ENI (formata da me, Colini, Sgubini, Luciani, Carbone, Incerti, Puce, Spreafico, Rescigno) in Arabia Saudita a Riyad, Jeddah e Dhahran per inontrare le autorità Saudite (Ministro degli Esteri Principe Saud Al Feisal, l’erede al trono Sua Maestà Principe Abdulla bin Abdalaziz al Saud ed altri).
Nel pieno delle trattative (noi dell’ENI stavamo mettendo sul piatto investimenti in progetti per un volume complessivo di 5-6 miliardi di $) i Sauditi ci stroncarono l’entusiasmo e mi dissero che non dovevamo azzardarci a corrompere alcun funzionario saudita e condurre le trattative commerciali col massimo della trasparenza e della correttezza. Diversamente non avrebbero esitato un istante a cacciarci via a calci in culo come avevano fatto pochissimo tempo prima con altra società italiana (accusata ed esplulsa dal paese per corruzione e spionaggio commerciale).
Indovinate un pò voi chi è sto fior fiore di società? Di che società si tratta? Esattamente.
COECLERICI
Il tam tam e la eco di questo deprecabilissimo episodio di corruzione (che per un pelo non rischiò di rovinare le nostre relazioni commerciali con l’ Arabia Saudita) gettarono per moltissimi anni un’ombra sinistra su tutte le stimabilissime aziende italiane (e ce ne son tante) che operano nell’area ed ancor oggi quando ci sediamo attorno ad un tavolo con i sauditi – a memento di quel triste episodio – ci vien raccomandato sempre di operare la “correttezza di Enrico Mattei” e “non la disonestà dei Coeclerici di Genova” (è diventata quasi un’espressione proverbiale).
Minchia, ma è questo il made in Italy che esportiamo all’estero? Dobbiamo sempre farci sempre riconoscere ovunque andiamo?
Non è giusto che prodigiose realtà imprenditoriali oneste che si sforzano di tenere alto il prestigio dell’Italia, in Europa e nel mondo debbano venir così pesantemente penalizzate per lo scorretto comportamento di pochi (per fortuna) imprenditori disonesti.
Che dire ragazzi. Anche questo ci deve servire di lezione. Ed insegnarci che l’onestà paga sempre. La corruzione mai.
Ora siccome son passati un pò di annetti (e la mia mente non è più fresca come un tempo) non vorrei passare per il rincoglionito di turno che spara merda per il gusto di farlo. Per completezza quindi Vi ritrascriverei i miei appunti di viaggio in Arabia Saudita.
Con affetto
Vostro Guglielmo (Moscato)
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(trascrizione del doc. all.)
Relazione sugli incontri avuti a Riyadh, Jeddah e Dhahran, nei giorni 25-28 aprile 1999, dalla delegazione del Gruppo Eni guidata dal Presidente, Ing. G. Moscato
Si sono tenuti in Arabia Saudita a Riyadh, Jeddah e Dhahran degli incontri tra la delegazione del Gruppo Eni (Ing. G. Moscato, Dr. M. Colini, Ing. L. Sgubini, Dr. G. Luciani, Dr. A. Carbone, Ing.A. Incerti, Dr. G. Puce, Dr. C. Spreafico, Dr. F. Rescigno) e le autorità locali saudite (in allegato i partecipanti sauditi ai vari meetings).
Incontro con il Ministro del petrolio, Ali Naimi (Riyadh, 26 aprile)
All’incontro ha partecipato l’ing. Moscato accompagnato dal Dott. Carbone. L’ing. Moscato ha illustrato nelle loro linee generali i progetti proposti dall’Eni, ed è stata concordata una presentazione più dettagliata per il giorno successivo (v. oltre). Il Ministro Naimi ha affermato tra l’altro:
- di condividere l’idea dell’Eni di creare un sistema di trasporto e distribuzione del gas, che nella sua visione deve tenere conto anche del fabbisogno energetico indotto dai programmi di sviluppo del settore minerario non petrolifero.
- che la creazione di un sistema di trasporto nazionale del gas potrà servire anche per convogliare quantitativi di gas verso il mercato europeo, ma questo richiede una cooperazione a livello regionale e l’uso di gas degli altri paesi del Golfo (accennato al progetto di JV per shipping company con nuova flotta di navi metaniere)
- di prevedere l’ulteriore espansione delle capacità di trattamento del gas associato, e di realizzare l’upgrading del sistema di raffinazione con l’obiettivo di aumentare le disponibilità di cariche petrolchimiche. (In seguito da fonte Snamprogetti abbiamo saputo che Saudi Aramco avrebbe allo studio con Stone and Webster l’utilizzo a Rabigh della stessa tecnologia DCC da noi anche proposta)
- di giudicare positivamente l’ipotesi Eni di una collaborazione industriale nel campo della raffinazione (con particolare riferimento all’idea di individuare delle sinergie tra Rabigh ed una raffineria italiana).
Incontro con il Ministro degli esteri, principe Saud al Feisal (Jeddah, 27 aprile)
All’incontro con il Ministro, come pure al successivo incontro con l’Erede al Trono, ha partecipato da parte ENI l’ing. Moscato accompagnato dal Dott. Luciani e dal Dott. Carbone. Era presente anche l’Ambasciatore d’Italia in Arabia Saudita, Marco Sorace Maresca. Il principe Saud al Feisal ha esordito ricordando la sfortunata presenta dell’Eni nell’Empty Quarter negli ultimi anni sessanta e primi anni settanta. Ha ricordato di essere stato personalmente implicato nei negoziati con l’allora rappresentante dell’Agip, Selem.
Il principe ha ascoltato con interesse la presentazione in particolare per l’aspetto riguardante il progetto di gasdotto. Ha sottolineato il fatto che molte compagnie avevano reagito all’ apertura saudita, anche se il governo non aveva dichiarato ancora quali fossero i suoi desideri. Ha spiegato come questo fosse deliberato, volendo prima rendersi conto dell’offerta delle compagnie per essere certi di prendere le decisioni utili a sbloccare il coinvolgimento desiderato. Il prossimo passo sarà da parte saudita la formulazione di una “short list” di compagnie con le quali verrà dato inizio ad un dialogo più serrato. Ha sottolineato la volontà del governo di seguire una procedura molto trasparente (accennato ad episodio di corruzione di impresa italiana che ha fatto molto scalpore nel paese saudita – v. oltre). Ha infine auspicato che si possa presto concordare una data per la progettata visita dell’Erede al Trono in Italia.
Incontro con l’Erede al Trono, principe Abdulla bin Abdalaziz al Saud (Jeddah, 27 aprile)
All’incontro hanno partecipato anche il Ministro degli Esteri, principe Saud al Feisal, e il Ministro del Petrolio, Ali Naimi. Il principe Abdulla ha ricordato gli ottimi rapporti politici esistenti fra Arabia Saudita ed Italia ed espresso il desiderio di rinsaldarli ulteriormente. Ha ascoltato con interesse la presentazione dell’ing. Moscato con riferimento al progetto gas, esprimendo ripetutamente il suo assenso per l’impostazione proposta. Ha introdotto lui stesso il tema della raffinazione ed ascoltato con interesse la nostra proposta per Rabigh. Ha espresso compiacimento quando l’ing. Moscato ha sottolineato come i progetti da noi proposti implichino un volume complessivo di investimenti di 5-6 miliardi di dollari, e sia nostra intenzione provvedere al finanziamento senza richiedere alcun contributo al bilancio pubblico saudita. Sua Maestà il Principe Saud al Feisal ha posto l’attenzione – ribadendolo più volte – che è ferma intenzione del governo seguire una procedura della massima trasparenza, nel massimo rigore e pertanto le compagnie italiane debbono astenersi dal ricercare appoggi particolari. Ha insistito che è intenzione del governo punire severamente qualsiasi funzionario governativo che tenti di trarre un vantaggio personale dall’apertura iniziata. Questa sottolineatura (abbiamo saputo in seguito da indiscrezioni) faceva riferimento ad un episodio di corruzione specifico recente nel quale è risultata implicata una società armatrice italiana, tal Coeclerici Logistics Spa (di Genova). La società Coeclerici Logistics Spa (fa capo agli imprenditori Paolo ed Alfonso Clerici) han posto in essere azione corruttive di alcuni funzionari della società Hadeed volte ad acquisire informazioni confidenziali. Coeclerici Logistics Spa è stata espulsa dal tender ed eslcusa da tutte le future gare internazionali nel paese. La notizia ha destato molto scalpore nel mondo arabo (non abbiamo ancora completi elementi di conoscenza pare che lo scandalo sia partito dalla denuncia di un giornalista italiano). Il Dott. Moscato ha assicurato Sua Maestà che in Italia l’attenzione è alta (prova ne è il fatto che la stampa è in vigile osservazione ed è pronta a dare notizie di quelle società che non si comportano correttamente sul mercato finanziario). L’ing. Moscato ha ricordato a Sua Maestà il codice etico dell’ENI e la nostra ferma volontà di seguirlo con il più assoluto e scrupoloso rigore (indicato anche che si darà disposizione alle controllate nel nostro Gruppo di radiare la società armatrice colpevole da ogni tipo di accordo commerciale). In un incontro con il Presidente Moscato successivo al ritorno in sede, l’ambasciatore saudita a Roma, principe Mohammad bin Nawat, ha affermato che il principe Abdallah ha rivolto la medesima raccomandazione a tutte le compagnie, trattandosi di una sua preoccupazione costante, con riferimento particolare alle imprese italiane). Ha chiuso l’incontro ribadendo il desiderio di visitare il nostro paese.
Incontro presso il ministero del petrolio con il vice-ministro del petrolio HRH Principe Abdulaziz bin Salman bin Abdulaziz , e con il vice-ministro per i rapporti con compagnie petrolifere Mr. Abdulrahaman Abdulkarim (Riyad 27.4)
All’incontro da parte ENI hanno partecipato: Sgubini, Colitti, Puce, Spreafico, Incerti, Rescigno. I due viceministri erano accompagnati da una nutrita delegazione nella quale era presente il rappresentante saudita presso l’OPEC Suleiman Harbish. Relativamente ai temi di approfondimento presentati da ENI, un interesse di principio è emerso per le tecnologie esplorative e di produzione tese alla riduzione dei costi, illustrate a titolo esemplificativo da Sgubini. Sono stati consegnati materiali con un repertorio più completo dei prodotti disponibili presso la divisione Agip. Sull’ingresso nell’upstream è stato preso atto della disponibilità di Agip. Particolare interesse, deducibile anche dal numero e dalla qualità delle domande è emerso per la ipotesi di estensione della rete gas ad alta pressione alle regioni occidentali del Regno. In particolare, partendo dalle quantità trasportate è stato chiesto, da un lato da dove verrebbe preso il gas, per esempio per lo scenario di 30 miliardi di mc anno, dal momento che le produzioni attuali sono già impegnate, dall’altro se l’ENI dispone di tecnologie proprie per quanto riguarda il trasporto ad alta pressione. Per quanto riguarda il supply del gas si è risposto che potrebbero essere sviluppate aree a gas finalizzate al progetto, ed a richiesta sono state indicate in ordine di priorità decrescente le aree del Central Arabian Arch, del Tabuk Basin, e con scarse prospettive l’off-shore del Mar Rosso (Midyan). Relativamente all’alta pressione si è fatto presente che l’ENI dispone di tale tecnologia in casa, ed alla osservazione che la Arco avrebbe parlato di una propria tecnologia esclusiva, si è fatto rilevare che il problema centrale non è, come sembravano ritenere i nostri interlocutori, nei tubi, che possono essere acquistati ovunque, ma piuttosto nel fornire le specifiche per realizzarli, e nel rendere compatibili le pressioni del trasporto primario con quelle della distribuzione. Per sgomberare il campo da eventuali perplessità è si è fatto riferimento alle dimensioni ed alla complessità del sistema italiano gestito dalla Snam, ed alla expertise della Snamprogetti sullo specifico argomento.
Altro tema di evidente interesse è risultato essere la raffineria di Rabigh. Qui l’interesse saudita è per un investimento sul sito. Sono state fatte domande circa le sinergie con una raffineria AP in Italia, e sul significato di ulteriori investimenti dopo quelli iniziali.
E’ stato rilevato che per una definizione del progetto vero e proprio occorre un altro livello di approfondimento, raggiungibile con uno studio ad hoc eventualmente da fare insieme. Una raffineria italiana, ad esempio Gela potrebbe da parte sua costituire una opportunità, per avviare un progetto più completo, qualora si reputi interessante collocare prodotti petroliferi sul Mediterraneo, tenendo conto della grande quantità di residuo prodotto a Rabigh. In conclusione dell’incontro il principe Abdulaziz ha proposto un incontro con Aramco, organizzato poi per il giorno successivo.
Incontro con il Ministro dell’Industria H. Yamani (Riyadh, 28.4).
All’incontro hanno partecipato l’ing. Moscato, accompagnato da G. Luciani, A. Incerti , F. Rescigno, il ministro era accompagnato dal suo vice, S. al Husseini, e da altri fùnzionari (vedere allegato). Il ministro ha dimostrato interesse per le proposte dell’ENI, in particolare per Rabigh e per il progetto gas. Relativamente a questo ultimo argomento ha fatto una serie di domande per quanto riguarda gli effetti dell’uso del gas sull’apparato produttivo saudita, in particolare per l’area industriale di Yanbu, e di Jeddah; sulla struttura organizzativa per il trasporto e per la distribuzione, sul know-how dell’ENI nella gestione di reti, sulla disponibilità di tecnologie per il trasporto ad alta pressione. Anche in questo caso è stata illustrata: la situazione del sistema gas italiano, e i ruolo della Snam nell’approvvigionamento gas per il sistema; la disponibilità di tecnologie per il trasporto ad alta pressione. Si è fatto altresì presente, riscontrando un immediato consenso, che la proposta ENI oltre a basarsi su criteri di economicità, prevede la partecipazione di capitale privato saudita, e non esclude possibilità di alleanze con altre compagnie. Il ministro ci ha informati che altre compagnie hanno presentato proposte analoghe ed ha citato la presenza a Riyadh il giorno precedente della Total. Ha quindi invitato l’ENI a dettagliare ulteriormente la proposta, perché così stanno facendo gli altri.
Incontro con il viceministro delle finanze 3. Al Sueiseri (Riyadh, 28.4)
Hanno partecipato l’ing. Moscato, Sgubini, Luciani, Incerti, Carbone, Rescigno. Con il Viceministro era presente una sola persona della staff ministeriale. Al Sueiseri ha manifestato un interesse generico sulle diverse proposte sottolineando l’importanza dello sviluppo del settore gas in S. Arabia, mentre si è dichiarato d’accordo sia sulla intenzione di coinvolgere privati sauditi, sia che i diversi progetti fossero pensati su di una base di project financing.
Incontro presso Saudi Aramco (Dhahran, 28.4)
Hanno partecipato per l’ENI, il dr. M. Colitti, Puce, Spreafico. La S. Aramco era rappresentata da Saleh Al-Musa (Manager, reservoir Description and Simulation Dpt), più alcuni consulenti. Le domande più numerose hanno riguardato: il prezzo del gas all’utenza in rapporto all’attuale prezzo praticato per il gas nell’area del Golfo (si è fatto rilevare, così come al ministero del petrolio, che il prezzo finale dipenderà dal prezzo di cessione da parte Aramco); il ritorno sul capitale; la convenienza a generare energia elettrica con più combustibili. E’ stato poi chiesto dove si intende prendere i quantitativi di gas previsti (nuovi giacimenti), data la situazione domandai offerta in S.. Arabia, e se la ipotesi contempla trasporto per terzi (es. Qatar). E’ stato fatto presente, infine, che ulteriori comunicazioni verranno attraverso il Ministero del Petrolio.
Altri punti di interesse
- E’ in atto una verifica circa la possibilità di una visita in Italia del Ministro dell’Industria Saudita (o viceversa di quello italiano a Riyadh). I governi di altri paesi interessati USA, Francia) hanno sostenuto le proposte delle rispettive compagnie con visite analoghe.
- L’insistenza delle domande e la maniera con la quale sono state fatte osservazioni circa le capacità tecnologiche per il trasporto ad alta pressione, rendono utile una presentazione della suddetta tecnologia in una specifica presentazione da parte SP. Al riguardo si stanno predisponendo i passi opportuni per poter arrivare ad un incontro ad hoc.
- L’interesse dimostrato sia a livello di Ministero del Petrolio che dell’Industria per gli aspetti organizzativi e gestionali di un sistema gas, potrebbero rendere opportuno un invito per una visita a S. Donato (Centro dispacciamento Snam; Snamprogetti, Agip Divisione, etc.), durante la quale si può anche illustrare la struttura di gestione del sistema italiano.
- L’informazione circa la presenza di altre compagnie attive sugli stessi argomenti presuppone da un lato che è in corso da parte saudita una specie di preselezione con la quale capire interessi delle singole Compagnie e forse compatibilità per eventuali alleanze. In merito si ricorda che sul progetto di trasporto gas risulta l’interesse di ARCO, come ci è stato detto dagli interlocutori sauditi, e di ELF, come appreso per altre vie.
L’invito a dettagliare le proposte richiede una valutazione circa la maniera di promuovere eventuali studi congiunti almeno per i temi più significativi. Nell’ipotesi, che si ritiene ragionevolmente fondata, che Eni sia inclusa nella “shortlist” in corso di definizione da parte del governo saudita, ci si deve attendere una nuova convocazione a Riyadh per discutere in maggiore dettaglio i progetti proposti entro un lasso di tempo non inferiore ad un paio di mesi. Le ripetute richieste di concretezza inducono a ritenere che sarà opportuno utilizzare questo tempo per approfondire i numerosi aspetti della nostra proposta che per il momento sono solo poco più che abbozzati.
Successivamente al rientro a Roma, si è avuta notizia dell’intenzione del Principe Abdullah di venire in visita di Stato in Italia nei giorni 24 e 25 maggio p.v.
AI/FR
Roma 7.5.99
(firma: Moscato)
Indagini su un caso di spionaggio che coinvolge COELERICI
“…. avrebbe diffuso notizie ai giornali che dovevano restate segrete…”
Paolo Clerici imprenditore dell’anno
E’ inutile quando un uomo di successo come PAOLO CLERICI diventa ricco, famoso, importante, celebre, noto, popolare, conosciuto, stimato, celebrato, illustre, insigne, inevitabilmente s’attira su di sè immeritate critiche e ingiuste censure.
Basti ricordare che Paolo Clerici è stato anche insignito del titolo “IMPRENDITORE DELL’ANNO” premio che viene assegnato ogni anno a “… tutti i protagonisti della piccola e media impresa italiana, uomini e donne che con le loro idee e la loro capacità di realizzarle hanno INCARNATO IL MEGLIO DELLO SPIRITO IMPRENDITORIALE CONTRIBUENDO IN MANIERA SIGNIFICATIVA ALLA CRESCITA DELL’ECONOMIA e al miglioramento della qualità della vita nel nostro Paese”
Quest’anno il riconoscimento verrà assegnato anche a prestigiosissima personalità che come Paolo Clerici s’e distinta – nel passato/presente – per le altissime doti umane imprenditoriali (c’e un pò di indecisione tra Jean-Bédel Bokassa, Sergio Cragnotti, Callisto Tanzi, Raffaele Cutolo, Augusto José Ramón Pinochet Ugarte, Totò Cuffaro, Josef Mengele, Licio Gelli, Salvatore Totò Riina, Jack lo Squartatore, Kenneth Lay e Jeffrey Skilling, Cesare Previti, Al Capone, Gaetano Badalamenti, Pol Pot, Luky Luciano, Girolimoni, Salvatore e Sandro Lo Piccolo, Heinrich Himmler, Caino) … (son ancora aperte le candidature)
Grande JACK se tu vedessi tutto ciò …
Povero, grande (indimenticabile) e buon vecchio Jack, meno male che tu non puoi vedere tutto ciò (se no ti rivolteresti nel sepolcro).
I guarantee you that I am really without words
I, my brother Trond Harald and the Board of my society (Torvald Klaveness Konsern AS – Oslo) we are really without words…
Clerici sei in cima?
“In cima ad ogni vetta puoi essere sull’orlo del precipizio” (Confucio)
“specie se la vetta è quella dell’ignoranza” (aggiungo io)
Paolo Clerici potrebbe fare rotta sull’ARTICO?!
Un’idea per la sfigata compagnia armatrice genovese con la doppia CC (dal secolo XIX) … http://www.ilsecoloxix.it/marittimo/view.php?DIR=/marit…bebe4
Consiglio cat ARTICO per Paolo Clerici
Visto che Coeclerici ha fatto tutti sti casini della madonna nel Golfo Persico, volendo, una soluzione dignitosa ci sarebbe. Per almeno 50 anni Coeclerici scompare dal’Europa e dal middle-east e fa rotta sull’ARTICO: Lì ci son sicuramente le condizioni ambientali per consumare più carbone …. vuoi mettere? (lì con qualche bancale di acciughe marinate e di “stocafisce e bacilli” ti fanno aprire una centrale a carbone in Antartide) gli ecologisti groenlandesi certamente poi non saran così agguerriti come quì e ti romperanno meno i coglioni. Dicono anche che i politici esquimesi non son così irreprensibili come i sauditi, te li corrompi facilmente con 30 denari d’argento (dulcis in fundo ti danno anche la moglie) … e magari t’accorgi che la stampa lappone e innuit è facilmente addomesticabile (che non guasta) … (a dir il vero quello anche da noi).
CLERICI: Oh com’è bello lavare le stive delle mie navi e poi inquinare beatamente
da: http://italy.indymedia.org/news/2003/11/415835_comment….76071
Se gli Innuit vengono a sapere che Coeclerici cha la brutta consuetudine di far pulire le stive delle sue navi carbonifere in rada ed in prossimità delle coste, Paolo Clerici se lo tagliano tutto a pezzetti e lo fanno essiccare al sole.
Caro Paolo Clerici all’occhio. In italia certamente puoi fare tutti i cazzi che vuoi. Se ti beccano ad inquinare un tratto di mare ti danno al max 5 milioni di ammenda del vecchio conio (com’e accaduto alla tua M/N CAPO NOLI COECLERICI che gli facevi fare le abluzioni davanti alla costa di Venezia – v. documento pdf allegato) se ti pizzicano a fare ste porcate in Groenlandia invece puoi anche rischiare fisicamente.
Berdy Bharadwajan (Chennai Chartering Service)
http://italy.indymedia.org/news/2003/11/415835_comment….76071
coeclerici_capo_noli.pdf
Toh quì chi si rivede: ALESSANDRO PERUGINI
Ve lo ricordate ALESSANDRO PERUGINI (Digos-Genova)? Perugini i Cd. “Calciatore” (per la discutibile abitudine di prendere a calci in faccia i dimostranti).
Dai documenti desecretati della Procura di Genova risulta che sia stato chiamato proprio lui – il ns. ALESSANDRO PERUGINI – ad inculare il giornalista/ficcanaso Altana Pietro.
Una cosa non capisco: risulta che il Perugini “ha scovato” (dice lui) delle microspie in una gabina telefonica della Società Coeclerici. Questo ha “autorizzato” immediatamente il Perugini e tutta la Digos di Genova a fare irruzione negli uffici del giornalista scomodo (Altana Pietro) e sequestrargli quintali di documenti, computers, floppy, cd, agende, etc etc.
Conoscendo la notoria irreprensibilità professionale del Perugini Alessandro non è che per caso quelle microspie lì … ecco … ce l’ha messe lui? Vvisto che ste porcate di falsificazioni ne han fatte in una quantità industriale … ( vedi le bombe molotov del G8).
Il Giornalista Altana Pietro risulta sia stato prosciolto completamente dall’accusa di spionaggio e intercettazioni telefoniche abusive … (vedi decreto di archiviazione allegato) … Perugini chi cha messo le microspie?.
Io fossi in LALLA un’indaginina coi fiocchi lì ce la metterei …
http://toscana.indymedia.org/article/2599
Perugini “il calciatore”
Ma intendi “Perugini il Calciatore” questo quì?
ENIGMA DEGLI ENIGMI
Enigma inestrinsecabile.
L’irruzione della Digos negli uffici del giornalista avviane (se non ho letto male la data sul doc. postato) il 9 dicembre 1994.
Un mese prima di questa irruzione/blitz di Perugini e della sua ciurma negli uffici del giornalista scomodo (“Guglielmo Dabove” alias Altana Pietro) Alfonso Clerici scrive a suo fratello Paolo Clerici la seguente lettera (lettera che risulta acquisita dalla Procura di Genova):
” Genova 9 novembre 1994. Spett.le Paolo Clerici, Via Serra, 6/2 Genova. GUGLIELMO DABOVE. Son stato contattato quest’oggi a Francavilla Bisio, da G.D. che mi ha ringraziato per i simpatici signori della Questura che gli hai messo dietro. Mi prega di estenderti la sua riconoscenza. Con la Tua brillante idea (o forse di B&P?) di smontare il personaggio devo constatare che dopo la Rizzoli ha stretto amicizie con il Secolo XIX (Cassinis), Il Piccolo (Garau), L’Unione Sarda, Nuova Sardegna (Bazzoni), Lloyd List e mi risulta da indiscrezione anche Herald Tribune, Ansa e Adn Kronos. Sono irritato anch’io dalle continue fughe di notizie su argomenti di interesse strategico per il Gruppo (che puntualmente vanno ai giornali) e di documenti riservatissimi e personali che G.D. so ha ricevuto. Mentre non condivido affatto il tuo unilaterale modo di procedere, vorrei indurti a riflettere sulle possibili disastrose conseguenze a livello di immagine. Consapevole di essere l’ultima ruota del carro e non avendo voce in capitolo su queste riservate questioni aziendali, vorrei segnalarti però il reale pericolo che la situazione ti sfugga. Sarebbe davvero senz’altro imbarazzante che, seguendo G.D. gli investigatori mettano invece poi le mani sui documenti più scottanti che non ha voluto ancora dare ai giornalisti. Semprechè D. non li abbia già dati alla stampa. Mi dissocio dalla tua iniziativa che trovo in questo caso più pericolosa che utile e Ti invito a riflettere. Ti saluto caramente. Alfonso Clerici”
Noi invece salutiamo caramente Lalla (Procuratore Capo della Procura di Genova) e lo Invitiamo seriamente a riflettere.
Considerata anche la vocazione per il core business dello spionaggio, non le pare che sti quì di Coeclerici – in joint venture col Perugini – abbiano fatto un pò di emerite porcate?
MEMO per Paolo Clerici
MEMO per Paolo Clerici
Denuncia/querela formalmente sbagliata e Coeclerici non è mai stata indagata.
Ho sentore che il giornalista della denuncia/querela contro la società Coeclerici abbia commesso più d’un tragico errore. Intanto la data di nascita di Paolo Clerici (4 settembre 1945) non è corretta, e mi risulta sia sbagliata pure la data di nascita indicata di Ugo Salerno (21/11/1953). Se Altana ha commesso sti madornali errori figuriamoci per quanto concerne la denuncia stessa. Infatti nemmeno uno dei soggetti che ha indicato lui in querela è stato oggetto di procedimenti od indagini da parte della Procura della Repubblica. Mentre mi risulta esattamente il contrario. Mettiamo i puntini sulle “i”.
dobbiamo umilmente ammettere che ha ragione Luigi
Preg.mo Luigi (mica il Luigi che fa cip cip?) dobbiamo francamente ammettere che ha ragione lei. Effettivamente nella querela del giornalista son presenti errori madornalmente macrospcopici.
Come lei ha fatto correttamente notare il Sig. Paolo Clerici non è nato il 4 settembre 1945 (bensì il 4/9/’45) e l’Ing. Ugo Salerno (come erroneamente riportato nella querela del Sig. Altana Pietro) non è nato il 21 novembre 1953, bensì il 21/11/’53, v. doc. allegati al link indicato (opportunamente coperti a norma di Policy Indymedia)
Ce ne scusiamo con i lettori
saluti cordiali
Link:
http://toscana.indymedia.org/article/2599?author_name=S…t1838
http://toscana.indymedia.org/article/2599/
richiesta per il sig. Saud Al-Thani Hamad bin Khalifa
Abbiamo letto con grande interesse il testo della denuncia/querela che il giornalista genovese ha sporto contro la società Coeclerici. Se non fosse troppo di disturbo non è che sarebbe possibile pubblicare una copia di alcuni documenti allegati alla querela stesa ( mi sembrano intriganti tutti quanti ma almeno questi 3 un pò di più). Ad esempio:
Doc. n. 4: Lettera di Coeclerici Armatori datata 16/7/1998 inviata da Ugo Salerno a Paolo Clerici (Pagine 1)
Doc. n. 9: Lettera-fax di Banchero & Costa/Pino Silvestri Strettamente confidenziale del 16/6/1998 inviata a Coeclerici Logistics (Pagine 2) (se non vado errando mi sembra che questa dovrebbe essere la lettera di Banchero & Costa che rivela i contenuti dell’offerta commerciale della società concorrente Klaveness)
Doc. n. 14: Lettera-fax di Krupp Fòrdertechnik del 18/6/1998 inviata a Coeclerici Logistics/Mario Terenzio con allegata copia della corrispondenza mandata da Klavaness a Krupp (Pagine 3)
La ringraziamo molto cordialmente e le porgiamo i nostri più deferenti e cordiali saluti
Norton Rose (Sorengo CH)
Documento allegato N° 4
Come da cortese richiesta del sig. Norton Rose-Sorengo CH (conosco un Norton Rose avvocato in UK mica parenti?) ecco in allegato:
Doc. n. 4: Lettera di Coeclerici Armatori datata 16/7/1998 inviata da Ugo Salerno a Paolo Clerici (Pagine 1)
Documento allegato N° 9
Come da cortese richiesta del sig. Norton Rose-Sorengo CH ecco in allegato:
Doc. n. 9: Lettera-fax di Banchero & Costa/Pino Silvestri Strettamente confidenziale del 16/6/1998 inviata a Coeclerici Logistics (Pagine 2 – lettera di Banchero & Costa che rivela a Coeclerici Spa i contenuti dell’offerta commerciale della società concorrente Klaveness)
Documento allegato N° 14
Come da cortese richiesta del sig. Norton Rose-Sorengo CH ecco in allegato:
Doc. n. 14: Lettera-fax di Krupp Fòrdertechnik del 18/6/1998 inviata a Coeclerici Logistics/Mario Terenzio con allegata copia della corrispondenza mandata da Klavaness a Krupp (Pagine 3)
Con l’acclusa documentazione di cui sopra/sotto speriamo di aver fatto cosa gradita (e di non aver urtato la suscettibilità di alcuno)
Best regards
A GENOVA SPIARE NON E’ REATO
Ieri mattina mi son permesso di andare a controllare c/o la Procura della Repubblica di Genova gli atti afferenti questo esposto-denuncia di cui ai post supubblicati su questo sito di Indymedia. Effettivamente tutto così come descritto. Se posso permettermi di aggiungere una nota personale (ad integrazione di quanto detto/scritto sin’ora) la Procura di Genova ha archiviato quasi immediatamente la denuncia/querela del giornalista genovese (senza quasi espletare alcuna attività investigativa in merito ai fatti denunciati) e ha chiuso il procedimento NON PERCHE’ LA NOTIZIA DI REATO S’E’ RIVELATA INFONDATA, bensì perchè nel comportamento truffaldino del management della società armatrice Coeclerici Spa (accertato) non s’e’ potuto ravvisare il reato di Turbativa d’Asta, trattandosi nella fattispecie di gara internazionale che non vedeva presente come controparte di Coeclerici una società pubblica (o controllata dallo Stato). Quindi in mancanza di querela di parte – in questo caso della società norvegese Klaveness spiata/danneggiata – i reati commessi dalla Società Coeclerici non potevano esser perseguiti penalmente (il ragionamento non fa una grinza).
Mi pare un’ottima notizia. Da domattina anch’io posso mettermi a fare dello spionaggio professionistico (basta che non spio Finmare o il Ministero del Tesoro) se mi beccano non rischio niente perchè “rubare” notizie confidenziali e “corrompere” per ottenerle non è reato (alla stregua del falso in bilancio).
E poi ci chiediamo perchè il diritto sta andando a bagasce?
I “Master” in intelligence di Telecom stanno dando i loro primi frutti
Si vede che i Master di Telecom in “intelligence” danno i loro frutti (se pensate che Camfin-Tronchetti Provera è tra i soci di Coeclerici si capisce bene come buon sangue non mente).
Sarà mica per caso – in fatto di spionaggio – che l’allievo (Paolo Clerici) vuole superare il Maestro (Tronchetti Provera)?
Per cortesia si può avere?
Si potrebbe visionare copia delle querele citate? In subordine anche solo la querela contro Repubblica, Massimo Razzi, Franco Manzitti e il Prof. Franco Bonelli. E’ possibile? (o quì su Indymedia o anche via mail è indifferente).
Grazie molte in anticipo
Saluti
Richiesta informazione
Buon giorno vorrei richiedere gentilmente, a chi di Voi ha la possibilità di farlo avere, se si può ottenere una copia del dispositivo di archiviazione circa questo investigazione, da parte del Tribunale italiano (o di Genova)
Ringraziamenti in anticipo e molti cordiali saluti
js
(jon.slade@ft.com)
Spionaggio non è reato
Spionaggio non è reato …. (a allora interceptor® anch’io)
Se spionaggio non è reato …. (allora interceptor® anch’io)
Se spionaggio non è reato …. (allora interceptor® anch’io)
http://toscana.indymedia.org/article/2599
Paolo Clerici, autentico orgoglio italiano
Paolo Clerici, Orgoglio Italiano
divertito?
Ti diverte sparare merda?
Beh, insomma, merda non direi …..
Beh, insomma, merda non direi …..
E’ controinformazione …… certo diversa da quella un pò schematica cui siamo abituati ….. ma VERA e DOCUMENTATA ……e che va a toccare precisi interessi …..
Piuttosto non ho ben capito perchè, trattandosi di questioni soprattutto relative alla Liguria, le posta invece soltanto su Indy Piemonte e Toscana ….
Forse perchè Indy Liguria limita la pubblicazione di immagini …..e quindi non potrebbe sparare tutti questi allegati, certamente necessari all’efficacia e alla dovuta documentazione delle notizie.
Comunque non è certo l’unico che posta un pò a cacchio nel primo posto che gli capita o gli conviene …..
Su Indy è pieno di scemi che pubblicano le cose più strettamente “locali” un pò dappertutto.
Ad esempio, Indy Abruzzo è sempre piena, chissà perchè. di news riguardanti l’Umbria ed Indy Roma di cose localissime provenienti da tutta Italia.
Insomma, questo Mr Bean non mi sembra il peggiore, anzi …..
concordo in toto
Si noto anch’io una predilezione del “comico” inglese per le tematiche genovesi. Però devo ammettere (non so se c’avere fatto caso) che alcune son di respiro più vasto. Come la TAV.
Considerando la mole di documentazioni sull’Alta Velocità, su Rete Ferroviaria Italiana, su Moretti etc etc (molto interssanti) che sto Mr. Bean ha sparato su Indymedia, il personaggio francamente ha tutta la mia ammirazione e m’ auguro di tutto cuore che sto Mr. Bean continui imperituro (se non lo fan secco prima) a sparare merda ancora per un bel po (magari sempre quì su Indymedia).
n’abbraccio
(alcuni articoli targati Mr. Bean su Indi)
http://piemonte.indymedia.org/article/1487
http://toscana.indymedia.org/article/1933
http://italy.indymedia.org:666/news/2006/10/1172346.php
http://italy.indymedia.org/news/2006/06/1093543.php
http://italy.indymedia.org/news/2006/06/1093694_comment…93700
http://italy.indymedia.org/news/2006/06/1093543.php
http://italy.indymedia.org/news/2006/06/1093517.php
http://italy.indymedia.org/news/2006/06/1093056.php
http://italy.indymedia.org/news/2006/05/1074381.php
http://italy.indymedia.org/news/2006/06/1093732.php
http://italy.indymedia.org/news/2006/06/1103565.php
http://italy.indymedia.org/news/2006/07/1106042.php
http://italy.indymedia.org/news/2006/08/1126848_comment…27674
http://italy.indymedia.org/news/2006/07/1119920.php
http://italy.indymedia.org:666/news/2006/07/1108491.php
http://italy.indymedia.org:666/news/2006/11/1181655.php
http://toscana.indymedia.org/article/2414
http://toscana.indymedia.org/article/1934
La nuova disciplina sulle pratiche commerciali scorrette
Confindustria in collaborazione con Assonime e la Camera di Commercio Internazionale organizzano a Roma per il prossimo 28 maggio 2008, una tavola rotonda sul tema:
“LA NUOVA DISCIPLINA DELLE PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE”.
Lista delle imprese invitate:
Aer Lingus, Aprilia Spa, ASUS, Law Study Bonelli Erede & Pappalardo, CEPU Srl, Chateau D’Aux Spa, Cisalpina Tours, Citroen, Collistar Spa, COOP, Daewoo/Chevrolet Italia Spa, Daihatsu, Del Monte, E-Bay, EMA, Eridania Spa, Euronics, Fabbri Editori, Ferring Spa, Fina Italiana, Fineko Bank, Foppa Pedretti Spa, Francorosso/Alpitour, General Electric, Geymonat, Google Italia, Armani Group, Healthcare Spa, Honda, HP Italiana, Icat Food, Illy Caffè Spa, IW Bank, Kellog Italia Spa, LG Electronics Italia, Motorola, Mastercard, Mc Donalds Italia, Mr. Bean-interceptor® & Associati, MSC Crociere, National Geographic, Nissan Italia, Nokia Italia, Olio Carli, Panasonic, Lancome, Peugeot, Poltrone Sofà, Postalmarket, Promatech, Q8, Renault Italia, Richmond, Ryanair, Samsung, San Pellegrino, Santal, SNAM, Star Spa, Supermercati GS, Toyota, Trenitalia, Trony, Unichip, Unioncamere, Virgin Express.
CAZZO … NON C’E’ COECLERICI!!
UPDATE
Parteciperanno anche:
Abbott Spa, ABI, Acqua Minerale San Benedetto, Acqua Vera Spa, Aer Lingus, Air Liquide Italia Spa, Air One Spa, Alleanza Assicurazioni Spa, Algida Spa, Amplifon, Ania-Associazione Nazionale Imprese Assicurative, Aprilia Spa, Artsana Spa, Assicurazioni Generali, Assobirra, ASUS, Auchan Spa, Autogrill Spa, Autostrade Spa, Banca Carige Spa, Barilla Spa, Bayer Spa, Benetton Group Spa, BNL-BNP Paribas, Bolton Alimentari Spa, BT Italia Spa, Carapelli Firenze Spa, Carrefour Italia Spa, Coca Cola Italia Spa, Colgate Palmolive Commerciale Spa, Conad, Consorzio Aceto Balsamico di Modena, Crai Spa, Danone Spa, De Agostini Spa, De Cecco Spa, De Longhi Spa, Decathlon, Diesel Italia, Eminflex, Endesa Italia Spa, Enel Spa, ENI Spa, Esso Italiana, Europ Assistance ai Spa, Fabbri Editori, Farmagruppo Srl, Fata Assicurazioni, Federfarma, Federolio, Federpesca, Ferrero Spa, Ferring Spa, Ferrovie dello Stato Spa, FIAT Spa, Fina Italiana, Fineko Bank, Finmeccanica Spa, FISE, Foppa Pedretti Spa, Ford, Egidio Galbani Spa, General Electric, Geox, Geymonat, Glaxo Smith Kline Consumer, Granarolo Spa, Gruppo Coin Spa, Gruppo Editoriale l’Espresso, Henkel Spa, Hertz Itaiana Spa, Honda, IBM Italia, Icat Food, Illy Caffè Spa, Intesa-San Paolo, Istituton dell’Enciclopedia G. Treccani, Italgest, Kellog Italia Spa, Kia Motors Italia, Kodak, Kraft Foods Italia Spa, LA7, La Rinascente, Lancia, Land Rover Spa, Lavazza Spa, Lever Fabergè It, LG Electronics Italia, L’Oreal Saipo Spa, Lottomatica Spa, Luxottica Spa, Martini & Rossi, Mastercard, Mediaset, Mellin, Merck Serono Spa, Microsoft Spa, Mitsubishi, Moby Lines, Mondadori Editore, NEC, Nestlè Italiana Spa, Opel, Parmalat, Pasta Garofalo, Perfumes et Beauty Italia, Philips Morris Italia Srl, Pirelli & C. Spa, Heinz Italia Srl, Poltrone Frau, Poste Italiane, RAI-Radio Televisione Italiana, RCS Edizioni, Red Bull Srl, Renault Italia, Rete Ferroviaria Italiana, Richmond, Saiwa Spa, Sanofi Pasteur, Santal, Sea Aeroporti, Seat Pagine Gialle Spa, Siemens, Sky, SMEG, SNAM, SNAV, Sony BMG Music Entertainmnet Spa, Star Spa, Telecom Italia Spa, Terna Spa, Tirrenia di Navigazione, Total Italia, Trenitalia, Unicredit Banca, Unilever, Valentino Fashion Group Spa, Valtur, Viaggi del Ventaglio, Volkswagen Group Italia Spa, Volvo, Winthertur, Zanichelli Spa, Zoppa Industries, Zuegg.
… cacchio di COECLERICI non c’e ancora traccia !! Manco di Impregilo … e eanche di …
P.S.: fate sta gentilezza va … qualcuno dell’Associazione Industriali mandi n’invito a Paolo Clerici & C. (thanks)
funamboli…ovvero pessimi dirigenti
sono concorde con Joachino De Feo e aggiungo che il grande Jack, all’epoca, si era contornato da dirigenti con i “controcoglioni”.
I personaggi di questa squallida storia, che ben conosco, sono solo dei mediocri avventurieri (peraltro sempre proni) che, anche se “allontanati” dalla Coe & Clerici, si sono riciclati in altre società ricoprendo, a tuttoggi, cariche di spicco.
Insomma con i controcoglioni … (avrei dei dubbi)
Paolo Clerici è tutto sommato uno sfigato/vittima il che giustifica il poco fiuto per la scelta dei suoi manager. Ma in qualche modo Jak aveva già previsto sto sfacelo (concordo con te che Jak Clerici padre era senza dubbio molto più lungimirante). Ne conosco alla lontana qualcuno e posso asserire- con cognizione di causa – che trattasi di veri filibustieri doc. Dal Capitan Fracassa Mario Terenzio a Ugo Salerno dallo speudoavvocato Emanuele Zanotti al pseudoavvocato2 Pietro Pellerano, dal …
E chiodo schiaccia chiodo. Per ogni sfigato che se ne va c’è un’altro sfigato pronto a prendere il suo posto.
L’unico insostituibile è il Boss, Paolo Clerici. Difficile trovarne un’altro che possa sostituirlo.
Che Coeclerici stia navigando in brutte acque?
Che Coeclerici stia navigando in brutte acque?
Ah i bei tempi quando c’era Antonino Craparotta
Vuoi approvvigionare una centrale ENEL a carbone? Gradisci siglare il contratto in tempi brevi e sentra troppi “intoppi”? Desideri interfacciarti con un personaggio discreto, riservato e “onesto” (nel senso che “costi il giusto”)?
La risposta è Antonino Craparotta (*)
Purtroppo il personaggio adesso è bruciato (e non perchè è stato per troppo tempo vicino alle turbine) .
Ora che non c’e più Craparotta come fa Coeclerici a farsi riconfermare tutti quei contratti di trasporto carbone alle centrali ENEL?
Ma chi ha preso il posto di Craparotta?
—————————–
(*) Antonino Craparotta (ex Amm. Del. di Enel Produzione) è quel personaggio a cui Siemens Ag ha elargito tangenti per 5 milioni di euro ( su conto monegasco) per aggiudicarsi l’appalto relativo alla fornitura di turbine a gas per la riconversione delle centrali Enel in varie località italiane. Sempre Craparotta è lo stesso signore che ha mediato la tangenti per 15 milioni di euro chiesti da Craparotta per conto di Pianimpianti (Gruppo Falck) alle società Gea GmbH e Lurgi GmbH (per vari progetti di termovalorizzazione in Sicilia).
Belin sto carbone
Dio bono sto cazzo di carbone (ed almeno stavolta non alludo a Sergio Maria)…
Per uploadare il doc. “2008 BMA Investor Tour.pdf” andare al link:
http://www.zshare.net/download/143524427efbf607/
bhp_lehmanbrothers.pdf
storia intrigante ed affascinante ma…
abbiam provato a trovare traccia di questo fantomatico Berdy ma s’ha sentore che non esista proprio (se non nella fantasia di chi ha scritto quanto su).
Peccato sembrava na storia credibille.
About Berdy Bharadwajan (Part 1)
Saud Al-Thani Hamad bin Khalifa – HADEED-Saudi Iron and Steel Company
About Berdy Bharadwajan
(Part 1)
About Berdy Bharadwajan (Part 2)
Saud Al-Thani Hamad bin Khalifa – HADEED-Saudi Iron and Steel Company
About Berdy Bharadwajan
(Part 2)
p.s.: in enclosure audio recording (only few minutes) phone call between Berdy Bharadwajan (ex Hadeed) and Pino Silvestri (agent of Coeclerici and Banchero & Costa Dry Cargo)
audioberdy12of211.mp3
servito di barba e capelli
L’hai fatta in barba?
Servito di barba e capelli!
Belin Pino Silvestri sei un pirla
Per aver successo nella vita a volte ci vuole la faccia come il culo!
Sai tenere un segreto? Per aver successo nella vita a volte ci vuole la faccia come il culo! To be successful in life is sometimes necessary to have the face as her ass!
è possibile aver e un documento allegato?
Scusate il disturbo ho visto sul vostro sito la lettera di Franco Bernabè dell’ENI che è stata pubblicata in questa pagina (del 24 maggio 1999 Prot. 33 R.R.).
Si fa riferimento ad un allegato presente con la relazione di Moscato. Trattasi d’uno studio su Gazprom effettuato da Dresdner Kleiworth Benson.
Se in vostre mani sarebbe possibile avere una copia di questo studio? (anche postata quì eventualmente).
Grazie e molti cordiali saluti
D. G.
è possibile aver e un documento allegato?
Scusate il disturbo ho visto sul vostro sito la lettera di Franco Bernabè dell’ENI che è stata pubblicata in questa pagina (del 24 maggio 1999 Prot. 33 R.R.).
Si fa riferimento ad un allegato presente con la relazione di Moscato. Trattasi d’uno studio su Gazprom effettuato da Dresdner Kleiworth Benson.
Se in vostre mani sarebbe possibile avere una copia di questo studio? (anche postata quì eventualmente).
Grazie e molti cordiali saluti
D. G.
è possibile aver e un documento allegato?
Scusate il disturbo ho visto sul vostro sito la lettera di Franco Bernabè dell’ENI che è stata pubblicata in questa pagina (del 24 maggio 1999 Prot. 33 R.R.).
Si fa riferimento ad un allegato presente con la relazione di Moscato. Trattasi d’uno studio su Gazprom effettuato da Dresdner Kleiworth Benson.
Se in vostre mani sarebbe possibile avere una copia di questo studio? (anche postata quì eventualmente).
Grazie e molti cordiali saluti
D. G.
of course
certo ch’è possibile, aspetta che telefono a all’AD dell’ENI e te ne faccio mandare subito na copia …
Basta chiedere …
A volte … basta chiedere a Scaroni
bst rgds
eni_doc._gazprom_dresdner_research.pdf
Chi è Altana Pietro
Non molto tempo fa un noto quotidiano economico ha dedicato un articolo allo 007 Altana Pietro (l’agente del Sismi pestato dall’agente di Polizia).
Su Milano Finanza del 15 agosto 2009 è uscito un articolo a firma Marco Gregoretti che parla d’un curioso agente “tuttofare” del SISMI (l’ex servizio segreto militare) che spia centri sociali, iraniani, fiscalisti, alta finanza, etc etc.
L’articolo è visionabile al link:
http://www.milanofinanza.it/giornali/preview_giornali.asp?id=1618052&codiciTestate=14&sez=edicMF&testo=&titolo=Spy%20story%20sotto%20la%20Lanterna
o anche sul sito del Ministero della Difesa Italiano al link:
http://www.difesa.it/files/rassegnastampa/090815/13486355.pdf
Titolo:
“Grandi Intrighi. Alla Procura di Genova un archivio dei rapporti tra politica, finanza e servizi segreti. Da cui si scopre che per anni i fiscalisti furono tenuti d’occhio dal SISMI. Con l’aiuto di una potente società armatrice. Spy story sotto la lanterna”.
Ci vorrebbe Pepe Carvalho, il celebre e disincantato investigatore privato inventato dallo scrittore spagnolo Manuel Vasquez Montalban. Solo lui, abituato come è a districare trame dove si incontrano interessi inconfessabili di imprenditori con la faccia pulita, condite da soffiate di giornalisti prestati ai servizi segreti da poliziotti intraprendenti dei reparti speciali, da addetti alle pubbliche relazioni sempre a posto, da montagne di soldi e forse anche da un po’ di terrorismo, potrebbe capire la vera intrinseca natura della magica Genova. Sembra, infatti, che sotto la Lanterna da almeno 15 anni, in un parossistico inseguirsi di date, si stiano giocando partite romanzesche, spy story da leggere con gioia sotto l’ombrellone: servizi segreti militari che spiano commercialisti e avvocati d’affari, armatori che usano la propria società come fosse la Cia, tangenti, denunce, blog militanti-militari, querele e finte bombe. Pero, è tutto vero. Gli archivi della Procura della Repubblica di Genova fanno invidia a quelli cosiddetti coperti di Pio Pompa, il potente collaboratore di Nicolò Pollari a capo del Sismi, il vecchio Servizio Segreto Militare.
I fascicoli con documenti riservati, con fotografie, con filmati, con intercettazioni telefoniche e ambientali, con hard disk di computer che scottano, sulla morte in Iraq di Fabrizio Quattrocchi e sulla strana storia del Dssa, quel centro studi sul terrorismo accusato di essere una sorta di polizia parallela collegata al Sismi, sono a Genova e costituiscono di fatto un archivio di intrighi tutti collegati. A cui si potrebbe aggiungere quello che sta venendo fuori dalla de-secretazione di pagine giacenti nel dimenticatoio genovese.
Accuse da verificare. Una grande e prestigiosa compagnia di navigazione, la Coeclerici spa, avrebbe funzionato come una centrale di spionaggio e controspionaggio stabilmente agganciata ai servizi segreti, ma anche capace di attivare una rete informativa riservata per battere slealmente la concorrenza negli appalti e nelle commesse internazionali. “Negli anni Ottanta e all’inizio degli anni Novanta”, rivela a MF/Milano Finanza «G-71», un agente proveniente dal Comsubin che aveva già operato all’estero per il cosiddetto Supersid di Vito Miceli e Francesco La Bruna, “usavamo le navi di Coeclerici come copertura per andare a fare operazioni nel Golfo di Guinea. Ricordo che era una donna il nostro riferimento all’interno della compagnia genovese. Non so se fosse la titolare o un alto dirigente”. Nel dicembre del 1994 Coecierici denunciò per spionaggio industriale e intercettazioni telefoniche abusive un giornalista torinese, residente a Genova, collaboratore di alcuni importanti studi di fiscalisti liguri e quindi a contatto con notizie sensiblli e riservate. Infatti, era anche un consulente fisso del Sismi: passava informazioni e a volte era anche mandato in missione, come quando, nel 2004, infiltrato con successo in alcuni centri sociali per cercare connessioni con società iraniane in odore di terrorismo islamico. Pietro Altana ha 49 anni, si professa pacifista al punto da aver fatto 15 mesi di carcere a Gaeta per obiezione di coscienza, abbozza un look militante con codino e in un documento che ha inviato alla Procura della Repubblica di Genova elenca perfino gli studi dei fiscalisti nel mirino dei controlli del Sismi: chissà perché, poi, visto che il servizio segreto militare dovrebbe occuparsi di terrorismo internazionale, finanziamenti off shore, mafia cinese… I casi sono due: o quegli studi sono sospettati di attività pericolosa internazionale o i controlli sono illegittimi.
Per infiltrarsi negli archivi e nei giornali Altana usava (e usa tuttora) diversi pseudonimi. Dal recente Anonymous Remaller a Guglielmo Dabove, quello con cui lo aveva inizialmente identificato la società armatrice genovese. La denuncia del 1994 contro di lui si è trasformata in un potenziale boomerang contro Coeclerici spa e le sue controllate, nonostante i pedinamenti, le perquisizioni a casa e in ufficio effettuate da un intraprendente poliziotto della Digos. Perché il 14 agosto 1998 è il giornalista-spione-investigatore a depositare dai Carabinieri di Bolzaneto, a Genova, una querela denuncia contro i vertici di Coeclerici spa, Coeclerici Logistics spa, Coeclerici Armatori spa, Coeclerici Carbometal spa, il direttore dello studio Banchero & Costa e altri tre personaggi stranieri. Altana accusa tutti di spionaggio industriale, turbativa d’asta, concorrenza sleale.
Anche se la Procura di Genova non ha agito nei loro confronti il documento descrivere la rete informativa e corruttiva che la società genovese sarebbe stata capace di mettere in piedi, dove figurano perfino personaggi di cui si conoscono l’indirizzo e il nome, Jasim, ma non il cognome. O faccendieri come una certo Berdy; con società di catering in India per copertura. La denuncia si riferisce a un contratto che “Coeclerici rincorre da tempo: il contratto denominato Hadeed Lighterage Project (prende il nome dalla omonima società Hadeed – Saudi Iron and Steel Company, che ha indetto la gara). L’ottimismo è palpabile…”.
In effetti c’era l’arma segreta, l’arma letale contro cui i concorrenti in gara per quell’appalto, i norvegesi di Oslo della Torvald Klaveness Konsern As, non potevano nulla: la società di Genova era in grado di avere in anticipo tutti i dettagli dell’offerta di Klaveness. Un mese prima della final commercial dicussion di fine luglio, Coeclerici aveva già in mano le rate offerte da Klaveness, presentate in busta chiusa e sigillata appunto un mese dopo, ad Hadeed. Ecco come cominciava la lettera fax “strettamente confidenziale” di Pino Silvestri, direttore di Banchero & Costa, datata 16 giugno 1998, a Coeclerici Logistics, stando alla denuncia di Altana: “Mi ha appena telefonato Berdy da casa. Mi ha confermato che Hadeed ha chiamato Klaveness il 29 giugno e non 30 giugno. Queste sono le rate che ha offerto Klaveness…”.
È un pezzetto di una grande vicenda, la classica punta dell’iceberg già denunciata due volte, nel 1995 e nel 1996, dal giornalista-agente. Ma ancora non sono del tutto chiari gli sviluppi e i ruoli dei personaggi. Per esempio perché il giornalista-agente si è trasformato in giustiziere finanziario e ora promette nuove rivelazioni su enti pubblici? E adesso che il Sismi non c’è più, Altana-Anonymous Remaller è ancora in servizio?”
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Link correlati:
Altana Pietro: lo 007 del SISMI che spiava i centri sociali (e non solo)
http://piemonte.indymedia.org/article/5620
“ALTANA PIETRO – Giornalista/Agente del SISMI e SISDE – Missiva sconcertante ai vertici di SISMI e SISDE “
http://piemonte.indymedia.org/article/3566
“Genova – Spy story al pesto – ecco come Coeclerici Spa spiava ”
http://piemonte.indymedia.org/article/1347
“Mafioso è bello” (parola di COECLERICI) ”
http://piemonte.indymedia.org/article/1700
“ENI, “codice etico” e Servizi Segreti”
http://piemonte.indymedia.org/article/5520
“SISMI e IRANIANI – Prima si spiano poi gli si tende la mano. ”
http://piemonte.indymedia.org/article/5025
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On the financial newspaper Milano Finanza of the 15 august 2009 was published an article by Marco Gregoretti (that you find the following PDF attachment and transcribed) speaking of this SISMI’s 007:
http://www.milanofinanza.it/giornali/preview_giornali.asp?id=1618052&codiciTestate=14&sez=edicMF&testo=&titolo=Spy%20story%20sotto%20la%20Lanterna
The article is also visible on the Press of the Italian Ministry of Defense:
http://www.difesa.it/files/rassegnastampa/090815/13486355.pdf
Title:
“Great intrigue. At the Court of Genoa an archive of relations between politics, finance and intelligence. It turns out that for years the tax consultants were being watched by the Military secret service. With the help of a powerful shipping company. Spy in Genoa“.
“It would Pepe Carvalho, the famous and disillusioned private detective invented by the Spanish writer Manuel Vasquez Montalban. Only he, used to unravel plots where regional interests unmentionable of entrepreneurs with your face clean, seasoned with blown of journalists loan to the secret services, resourceful police special units, from PR people always place, mountains of money and perhaps even a bit of terrorism, could understand the true nature of the magic inherent Genoa. It seems, in fact, that at least 15 years in Genoa, chased in a paroxysm of dates, are playing games romance, spy story to read with joy under the umbrella: military intelligence spying accountants and lawyers business, ShipOwners who use their company as if the CIA, corruption of money, complaints, Blog militants-military, exposed to the court and fake bombs. But it’s all true. The archives of the Court of Genoa are the envy of those so-called covered of Pio Pompa, powerful contributor of Nicolò Pollari head of SISMI (the old Military Secret Service). The files with sensitive documents, with photographs, films, with phone intercepts and environmental, Hard drives of computers that burn, on the death in Iraq of Fabrizio Quattrocchi, and on the strange story of Dssa, center studies on terrorism accused of being a sort of parallel police linked to SISMI, are in Genoa and are in fact an archive of intrigue all connected. To which one might add what is coming out the de-classified status of pages stored in the oblivion of Genoa.
Allegations to be verified.
A big and prestigious italian shipping company, Coeclerici Spa would function as a central espionage and counterespionage permanently attached to the secret services, but also capable of activating an Reserved information network unfair competition in order to win contracts and international orders. «… In the eighties and early nineties …» revealed to MF/Milano Finanza «G-71»,agent from the Comsubinwho had already worked abroad for so-called Supersid of Vito Miceli and Francesco La Bruna,«…We used the Coeclerici’s vessels as a cover to go for operations in the Guinea’s Gulf. I remember a woman who was our reference in the company of Genoa. I do not know if it was the owner or a senior …». In december 1994 Coeclerici complaint for industrial espionage and illegal wire-tapping a reporter of Turin, resident in Genoa, collaborator of some important studies of italian fiscal consultant, and then in contact with sensitive and confidential information. In fact, it was also a regular SISMI’s consultant: delivered informations and sometimes it was even sent on a mission, as when, in 2004, infiltrated with success in some Social Centers to search for connections with Iranian society in the odor of Islamic terrorism. Pietro Altana has 49 years, he professed pacifist to the point of doing 15 months in prison for conscientious objection in Gaeta, paints a militant look with hair with pigtail, and in a document sent to the Court of Genoa even lists the studies of fiscal consultants in the crosshairs of SISMI’s controls: some reason, then, because the military secret service should deal with international terrorism, offshore funds, Chinese mafia … The cases are two: or those studies are suspected of threatening international or controls are illegitimate. To infiltrate the archives and newspapers Altana used (and still uses now) different pseudonyms. From recent e Anonymous Remaller to Guglielmo Dabove, name by which it had originally identified the Genoa shipping company. The 1994 complaint against him has turned into a potential boomerang against Coeclerici SpA and its subsidiaries, despite the stalking, searches at home and office made by an enterprising policeman of Digos. Why the August 14, 1998 is the journalist-spy-investigator that delivering to the Bolzaneto’s Carabinieri, in Genoa, a complaint against the leaders of Coeclerici spa, Coeclerici Logistics spa, Coeclerici Armatori spa, Coeclerici Carbometal spa, the director of Banchero & Costa and three other foreign persons. Altana accuse all of industrial espionage, auction disturbance, unfair competition. Although the Court of Genoa did not act against them the document describes the corrupt and information network that the Genoese company would be able to set up, which appear even people that are known address and the name, Jasim, but not the surname. Or fixer as Berdy, with a catering company in India as cover. The complaint refers to a contract that «…Coeclerici sought for so long: contract called Hadeed Lighterage Project (takes its name from the company Hadeed – Saudi Iron and Steel Company, issuing the invitation to tender).The optimism is palpable …».
In fact, there was the secret weapon, lethal weapon against which competitors in the race for that contract, Norwegians of Oslo of the Torvald Klaveness Konsern As, were not enough: society of Genoa was able to get ahead of all the details for Klaveness. A month before the final commercial dicussion in late July, Coeclerici had in his hands the rate offered by Klaveness, submitted in a sealed envelope and sealed precisely one month later, to Hadeed. Here’s how to begin the letter fax “Strictly Confidential” of Pino Silvestri, Director of Banchero & Costa, dated 16 june 1998, to Coeclerici Logistics, according to the complaint of Altana: «…I just called Berdy from home. He confirmed that Hadeed called Klaveness June 29 and no June 30. These are the rates that offered Klaveness …».
It is a bit of a big story, the classical tip of iceberg already reported twice, in the 1995 and in the 1996, by journalist- secret agent. But still not entirely clear developments and roles of people involved. For example, because the reporter-secret agent became executioner financial and now promises new revelations about government agencies? And now that SISMI no more, Altana-Anonymous Remaller is still in service? “.
Coaltrans
Scusate se salto di palo (mmmmhh) in frasca (arimmmhhh), rimanendo in tema di carbone (inteso come coke) porrei domanda, magari banalotta:
come mai la nota shipping exibhition dedicata al carbon fossile si chiama COALTRANS?
Sarà mica perchè alcuni son convinti che sia frequentata da ricchioni?
“U.S. investigation in Genoa “Violated the embargo on Iran”
News from the Indymedia portal at the link:
http://piemonte.indymedia.org/article/6178
“U.S. investigation in Genoa “Violated the embargo on Iran“
Thursday, October 29th, 2009 in Genoa, the financial police searched the offices of an Iranian-Italian company specialized in the import-export: it was the crucial step taken on an international letter rogatory in the United States. The suspicion is that, through a system of “triangulation” of trade between countries, unrelated to any “black list” have been violated restrictions imposed after the UN Security Council resolutions on particular types of industrial supplies to Iran. Not fully understood the terms of engagement with the Iranian company based in Genoa, where, however, were acquired documents to be sent to the USA.
Site Indymedia has discovered that years ago the Italian military secret service spied many Iranian society – all controlled by the Iranian government – with operational base in Genoa (IRASCO, NISCO, IRISA, TEEN TRANSPORT, ASCOTEC, IRITEC, IRAN AIR, etc etc). The site publishes some confidential SISMI’s documents where he reveals the names of some secret agents: Altana Pietro and Renato Raso.
L’Italia è il miglior (è pià fedele) partner degli USA
La storia dello strano agente trovato “per caso” – dagli inquirenti – a spiare gli iraniani.
“… La perquisizione nell’abitazione di un “presunto ricettatore” rivelò carte top secret… Pietro Altana 49 anni almeno due mestieri dichiarati (Giornalista ed all’occasione addetto alle pulizie di alcune grandi aziende genovesi) e altrettanti nomi d’arte, è il protagonista, dai contorni ancora indecifrabili, di un’inchiesta della Procura di Genova avviata e chiusa in gran segreto … un’inchiesta condotta dal PM ANNA CANEPA (oggi anna Procura Nazionale Antimafia) …” Secolo XIX del 3 novembre 2009
http://piemonte.indymedia.org/attachments/nov2009/secolo_xix2_1.jpg
http://piemonte.indymedia.org/attachments/nov2009/secoloxix1_1.jpg
Altri due titoli dal Secolo XIX di Genova del 1° novembre 2009 pag. 6:
“Decine di operazioni commerciali in presunta violazione dell’embargo: ecco i segreti del dossier americano“
“Il business con gli Ayatollah dall’Italimpianti agli USA“
Il capoluogo ligure dunque era da tempo crocevia dei traffici illegali iraniani. Genova pare esser stata (o forse lo è ancora chi lo sa) la testa di ponte per il fraudolento export iraniano di attrezzature vietate dall’embargo USA. E la Procura di Genova che lo sapeva benissimo “pare” – condizionale d’obbligo – abbia insabbiato tutto. Se così è (vedremo se la rogatoria USA lo confermerà) la Procura della Repubblica di Genova, come minimo, è corresponsabile dell’export illegale al pari degli iraniani. Chiamasi in gergo giurisprudenziale “complicità” e/o “connivenza”.
Considerato che nel 2004 (quando gli inquirenti genovesi scoprirono la spia del sismi che investigava sugli iraniani) i magistrati italianihanno misteriosamente archiviato tutto quanto in fretta e furia, quasi certamente, all’epoca gli USA non saranno manco stati avvisati dell’IRANIAN gate connection.
Ciò dimostra solo una cosa. Come diceva il premier Silvio Berlusconi a George Bush (l’ha ripetuto anche al nuovo presidente Barak Obama) “… l’Italia è il miglior – e più fedele – partner degli Stati Uniti”.
E se vede!
Articolo del Secolo XIX al link:
http://piemonte.indymedia.org/attachments/nov2009/genova_iran_4_anni_di_affari_sospetti.pdf
articolo_secolo_xix_3_novembre_2009_1.pdf
genova_iran_4_anni_di_affari_sospetti_2.pdf
Altana Pietro spiava violando la legge
(articolo estratto da Il Secolo XIX – 5 novembre 2009)
SCHEDATI A GENOVA BANCHE E AVVOCATI, SI INFILTRO’ NEI CENTRI SOCIALI PER IL G8
Condannato agente Sisde: <<Spiava violando la legge>>
Sentenza-choc: lavorava davvero per i servizi segreti, ma ha esagerato
Si infiltrò nei centri sociali <<in coincidenza con i preparativi del G8 di Genova>>. Indagò sotto copertura sugli attentati di matrice anarchica alla questura e alle caserme della Polizia a Sturla e dei Carabinieri a Prà e Voltri, a suo dire <<raccogliendo anche campioni di stupefacenti ed esposivo>>. Pietro Altana, 49 anni, era un collaboratore dei servizi segreti del Sisde, oggi rinominato Aisi. <<Cercava documenti top secret, facendo l’addetto delle pulizie di alcune aziende genovesi e rovistando nei cestini della spazzatura>>. Poi <<una volta o due a settimana>> consegnava tutto al suo contatto, un maresciallo della Guardia di Finanza, e veniva pagato <<in rimborsi spese rigorosamente in nero>>.
E’ un giudice del tribunale di Genova, Enrico Gatti, a raccontare in una sentenza rimasta finora inedita uno dei retroscena più inquetanti e riservati della cronaca giudiziaria del capoluogo ligure degli ultimi anni. Ed è la storia del furto di alcuni cd e della ricettazione di un certo numero di oggetti di elettronica e hi-fi dietro a cui, si è scoperto nel corso d elle udienze a porte chiuse, si celavano le indagini parallele e i alcuni casi <<non autorizzate>> di un vero agente 007. La sentenza che lo rivela ha condannato Pietro Altana, appunto, a due anni di reclusione. La vicenda emerge a pochi giorni dalla perquisizione, scattata su rogatoria dell’autorità giudiziaria Statunitense, degli uffici di una società italo-iraniana, la Irasco, sospettata di aver contribuito a violare l’embargo deciso dall’ONU nei confronti di certe forniture industriali agli impianti di Stato di Tehran. Proprio Altana aveva rivelato, al processo che lo vedeva imputato, di aver avuto l’incarico di spiare le società iraniane. Aziende inserite in un lungo elenco di <<sorvegliati speciali>>, <<su ordine dei servizi>>, con studi tributari, come quello di Victor Uckmar, legali, come lo Studio Bonelli, uno dei più grandi d’Europa, protagonista di alcune delle operazioni più importanti della storia economica italiana degli ultimi anni, come il salvataggio di Alitalia (oltre che per Genova la scissione Amt-Ami), e anche Banche, come la Carige. L’elenco è contenuto nel fascicolo di inchiesta, aperto dal pm, Anna Canepa, poi archiviato perché a giudizio degli investigatori dei carabinieri che vi lavorarono <<non furono trovate carte rilevanti>>. Ufficialmente Altana fu trattato dagli inquirenti come una sorta di millantatore. In realtà, al processo la testimonianza del mascesciallo dei Servizi Segreti che lo aveva <<assoldato>> ha confermato che le investigazioni erano il frutto di un mandato effettivo dell’ex Sisde. Il punto cruciale è stato quello riguardante i reati contestati ad Altana compiuti, secondo la sua difesa, per <<la ragion di Stato>>. Quando fu arrestato e trovato in possesso di oggetti di provenienza furtiva l’agente segreto si era difeso sostenendo che erano prove raccolte nel corso di indagini pronte per essere consegnate al suo contatto nei servizi. Il giudice Gatti ha sentenziato che per poter essere <<esentato dalla pena in caso di violazione della legge per un fine legittimo (come è la sicurezza nazionale)>> sono necessari <<requisiti tassativi>>: bisogna essere <<organici>> ai Servizi Segreti ed aver eseguito <<un ordine legittimo dell’autorità>>. E Altana a processo è risultato essere ufficialmente come <<un semplice informatore>> e il suo referente del Sisde ha negato di aver impartito ordini fuorilegge. Il sospetto è che Altana Pietro fosse stato assoldato per indagare ai limiti della legalità e occasionalmente anche oltre e che, dopo essere stato colto in fallo dai carabinieri, sia stato sostanzialmente scaricato. Ma su questo nemmeno il giudice, evidentemente, se lè sentita di proferir parola”.
GRAZIANO CETARA cetara@ilsecoloxix.it
IL RETROSCENA
“AFFARI LIGURIA-IRAN L
E CARTE AGLI USA”
“La figura di Pietro Altana, il collaboratore dei servizi segreti le cui attività all’ombra della Lanterna sono oggi svelate dai giudici e non solo dai “boatos” via internet, è indirettamente legata a una delle indagini più delicate aperte di recente nel capoluogo ligure. Si tratta degli accertamenti disposti dalla procura federale della Callifornia, con rogatoria internazionale, sulla società genovese Irasco, specializzata nell’import-export con l’Iran. Secondo gli Stati Uniti Irasco sarebbe stata il ‘tramite’ , fra il 2004 ed il 2007, di una serie di esportazioni (materiali industriali e materie prime) non autorizzate dagli USA verso la repubblica degli Ayatollah. Le autorità statunitensi, attraverso il Ministero degli Esteri, hanno perciò chiesto all’Italia di acquisire una serie di documentazioni nella sede dell’azienda, all’interno del Matitone, e giovedì scorso è scattata una perquisizione della Guardia di Finanza. Irasco ha repllicato nei giorni scorsi di avere documenti in regola e soprattutto di sentirsi vittima di <<pressioni politiche>> sull’asse America-Golfo Persico. Ed è su questo fronte che si inserisce Altana, come descritto nell’articolo a fianco. Indagando sulla sua attività di spionaggio per conto del Sismi, la Procura genovese scoprì che controllava di nascosto pure Irasco.
MATTEO INDICE indice@ilsecoloxix.it
Articoli pdf “Secolo XiX Altana Pietro” al link:
http://piemonte.indymedia.org/attachments/nov2009/articolo_stampa_altana_pietro.pdf
Berdy and Silvestri
Buon giorno, sentito con molto interesse registrazione di conversazione tr Berdy e Silvestri (Società Banchero & Costa).
C’è possibilità di sentire anche tutta la conversazione? E’ davvero molto interessante per capire la vicenda Hadeed. Anche per potere scrivere un articolo in proposito.
E’ questo file sopra riprodotto:
“audio recording (only few minutes) phone call between Berdy Bharadwajan and Pino Silvestri (Banchero & Costa)“
Grazie molte per vostra collaborazione e molti dei miei più cordiali saluti a tutti voi.
Ian L.
Coeclerici non è un covo di spie
In riferimento ad alcuni articoli dal contenuto fortemente diffamatorio e a norma della legge sulla stampa gradiremo che il Vs. sito pubblicasse la presente Ns. replica senza menomazioni e/o censure:
L’articolo “Spy story sotto la lanterna” di Marco Gregoretti, pubblicato su MF-Milano Finanza del 15 agosto 2009 (a cui s’è dato ampio risalto anche su questo portale internet Indymedia) contiene numerose affermazioni non corrette. La società Coeclerici non ha mai dato supporto a personale dei servizi segreti nè si è mai servita di metodi illegali come lo spionaggio industriale, per aggiudicarsi gare ed appalti. Le fonti utilizzate, cioè iniziative giudiziarie e inchieste di tale Altana Pietro, riportano dati errati e interpretazioni fuorvianti. Tanto è vero che le prime sono state sempre archiviate e le seconde hanno determinato una condanna definitiva dello stesso Altana, per diffamazione aggravata nei confronti di Coeclerici, alla pena di otto mesi di reclusione. Copia di alcune denunce depositate negli anni da Altana sono comparse su alcuni siti internet (come questo). In relazione a tale iniziativa è stata subito presentata denuncia querela e il procedimento pende presso la Procura di Milano.
Aldo Carmignani
V. Presidente Coeclerici Spa
coeclerici_non__un_covo_di_spie.pdf
Coeclerici, intelligence & Guinea
Egregio Sig. Aldo Carmignani abbiamo preso atto delle sue generiche dichiarazioni e delle sue speciose affermazioni di non aver “mai prestato supporto logistico a personale dei servizi segreti in Guinea e non aver mai utilizzato metodi illegali come lo spionaggio industriale, per l’aggiudicazione di gare ed appalti”. Abbiamo poi registrato le Sue sdegnate riflessioni sugli addebiti che Vi sono stati contestati, anche per concorrenza sleale, spionaggio e per analoghi altri illeciti (che peraltro risulta siano stati ampiamente appurati in sede giudiziaria dalla Procura della Repubblica di Genova). Improprie, e del tutto ingiustificate, appaiono poi le Vs. diffide che, a ben riflettere e a tutto voler concedere, rimangono anche inopportune (spie che denunciano altre spie ci pare francamente d’un surrealismo goliardico inaudito).
Oltre a ciò, alle Sue affermazioni non son seguiti coerenti e dovuti comportamenti. Non risulta infatti che la società di cui Lei e Vice Presidente abbia sporto alcuna querela per diffamazione stampa sia contro Milano Finanza e il suo editore (Dott. Paolo Panerai) né tantomeno contro l’agente Gladio G-71-VO-155-M - sigla in codice del Sig. Antonino Arconte da Oristano – che ha rivelato al giornalista Marco Gregoretti di Milano Finanza d’aver condotto operazioni in Guinea utilizzando navi di proprietà del Gruppo Coeclerici come copertura.
Perché? Ma perché evidentemente, quanto affermato dall’agente Gladio G-71/Arconte e riportato dal giornalista Marco Gregoretti è la purissima verità. E troverà, evidentemente, puntale riscontro nella storia del Gruppo armatoriale Coeclerici.
Ella, invero, deve ricordare che, per nostra deontologia (I) né diffondiamo notizie false e/o giudizi lesivi dell’onore e della reputazione altrui – anche se quelle regole troppo spesso altri non adottano -, (II) né affidiamo “messaggi trasversali” o “sollecitazioni” o “inviti” per tramiti indiretti.
Spiace contraddirLa egr. Avv. Aldo Carmignani, ma Coeclerici Spa - come correttamente suffragato dall’agente Arconte alias G-71 – non solo ha dato fattivo supporto ad operazioni condotte in Guinea da alcuni esponenti dell’intelligence, ma grazie a queste operazioni ed alle entrature politiche che ne son scaturite (soprattutto con le autorità militari Guineane) la società Coeclerici e sue società collegate, hanno fatto profitti, lucrato e fatto business d’un certo pregio.
Coeclerici Holding è stata ben presente nel Golfo di Guinea con alcune navi di proprietà classe Panamax e Bulk Carrier nonché con altre navi noleggiate a time charter riconducibili alla società Bulkitalia Overseas NV (Antille Olandesi) ed alcune sue controllate (come la società Madeira Shipping Co. Ltd e Promoport Guinea). Il quadro non sarebbe del tutto completo però se non confessassimo che – a parte il supporto della shipping company in capo al Gruppo Coeclerici – han fatto parecchio comodo anche le schermature di ben 4 (diconsi quattro) consolati onorari alle spalle del gruppo:
1) Giacomo Clerici (detto Jack) è stato Console Onorario dell’India (fondatore del Gruppo Coeclerici ha passato poi al figlio Alfonso Clerici le sorti del consolato Indiano);
2) Ing. Giovanni Chiantella è Console Onorario Guinea Equatoriale (manager in diverse società del Gruppo Coeclerici);
3) L’Ing. Stefano Scillieri, Amministratore Delegato di Tangram Spa (azienda collegata a Coeclerici per business in Guinea) è Console Onorario a Genova del Governo della Guinea Conakry;
4) Alexander Edmonds (detto Alex) è stato Console Onorario di Gran Bretagna, consolato UK c/o gli uffici di Coeclerici Armatori Spa in Via di Francia – Genova (shipping manager Coeclerici Spa e Commerical Director di C TRANSPORT MARITIME S.A.M. Monaco-MC).
Tra i tanti business guineani vorremmo quì citare a titolo puramente esemplificativo (e certamente non esaustivo) il business con il Ministere de la Defense Nationale della Guinea Conakry nel periodo 1994-1996. Trattasi d’una serie di operazioni commerciali condotte dalla società Coeclerici Trading Spa (con sede a Milano V.le Brenta, 24 – controllata al 100% da Coeclerici Spa) in tandem con la società Tangram Spa di Genova per un progetto di social and military housing e la costruzione di alcune infrastrutture come un ospedale da 250 posti letto per il Governo della Guinea Konakry (inizialmente interessati a partecipare in jv anche le società Glencore e Warburg). Il tutto ripagato attraverso il classico meccanismo di buy-back con forniture di carbone, bauxite e alumina (quì entrerà poi in gioco la società S.B.K. – Societé Bauxite Kindia). Fare “operazioni” in Guinea pare abbia reso molto bene a Coeclerici (e non solo a lei anche a Tangram). Coeclerici & c. poi, han fatto lucrosi affari con politici, ministri e militari della Guinea Equatoriale (paese poco più a sud della Guinea Konakry). Non vediamo perché doversene vergognare. Forse per le mazzette pagate ai ministri e agli uomini del Presidente Teodoro Obiang Mbasogo Nguema? (divagazione: grazie alle tangenti pagate da aziende occidentali ed alle rendite del petrolio Obiang è diventato l’ottava persona più ricca del pianeta mentre la popolazione del paese è stata ridotta alla fame).
Se provate imbarazzo per le tangenti elargite siete davvero demodè! La corruzione ormai non scandalizza più nessuno (vedi l’ENI in Nigeria).
Quì una sintesi: http://piemonte.indymedia.org/article/5988
Anche spiare non è più concepito come malcostume. Si può intercettare impunemente qualsiasi cosa, fottendo slealmente concorrenti/competitors e facendola franca ed in barba alla legalità (non so se avete sentito parlare d’un certo Hadeed’s Tender di Al Jubal City nel 1998).
Quì una sintesi: http://piemonte.indymedia.org/article/1347
Ma anche Tangran ha fatto tanta strada. L’Ing. Stefano Scillieri (Amministratore Delegato di Tangram nonché Honorary Consul at Goverment of Guinea Conakry) con la società ES-KO International Inc. (1, Rue des Genets MC 98000 MONACO) s’è ingradito parecchio dando vita ad una holding di servizi logistici a 360° che spazia dal management, al catering, ai servizi generali in appoggio a progetti umanitari e di ricostruzione (tipo post terremoti e/o conflitti), a operazioni di supporto a missioni militari all’estero (presenti nelle missioni Nato e in Afganistan), nonché sistemi di sicurezza (dalla videosorveglianaza alla blindatura dei mezzi di trasporto).
Conclusivamente vorremmo poter citare il contenuto di un esplicativo documento della società Promoport International (società veicolo con sedi a Genova e in Guinea Eq. controllata dal gruppo Coeclerici costituita per condurre operazioni in Guinea Equatoriale specialmente nelle città di Bata e Malabo) inviata dal funzionario Coeclerici Sig. Giancarlo Parodi all’Ing. Giovanni Chiantella e per conoscenza a Paolo Clerici (figlio di Jack e attuale N° 1 del Gruppo Coeclerici Spa) dove si dice: “… con questo accordo, se lo studio darà esito positivo, ci prefiggiamo … di ampliare la presenza del gruppo in un continente che sempre più sta guardando all’europa come partner commerciale privilegiato (e anche nell’interesse strategico del Sismi)…”.
Precisazione: s’ha il vaghissimo sentore che qui col termine “Sismi” non si stia affatto parlando di terremoti. Come diceva Avv. Carmignani … mai avuto rapporti con l’intelligence?
Poco prima che venisse scritta questa lettera Giacomo Clerici (detto Jack) veniva interrogato dal pm Antonio Di Pietro ammettendo il pagamento di tangenti PSI per gli appalti di forniture di carbone alle centrali ENEL (insieme alla Finaval di Pietro Barbaro e Giovanni Fagioli ha pagato oltre 1 miliardo a DC e PSI di Bettino Craxi).
http://archiviostorico.corriere.it/1993/febbraio/21/ENIMONT_tiene_cella_Carra_co_0_93022111724.shtml
Correva l’anno domini 1993. Il grande Jack (lui sì era un grande) aveva 79 anni. Stava per festeggiare l’80 ° anniversario. Tonino gli guastò la festa. Dopo la confessione al pm di “che c’azzecca” se ne tornò a casa libero, ma un “po’ curvo” e incazzato. Però con la coscienza a posto. Sapeva, così come hanno fatto gli agenti dell’intelligence Altana e Arconte, d’aver raccontato tutta la verità e rilevato tutti gli intrallazzi del sodalizio criminoso (sa no quel cartello tra armatori che continua imperturbabilmente a sopravvivere tutt’oggi).
Lei Carmignani è del ’30. E’ quasi sull’ottantina. Come Jack. Non ha niente da raccontare?
Non occorre riscontro.
Tanto Vi dovevamo, distinti saluti.
tangram_coeclerici_project__guinea__defence.pdf
intelligence & Shipping
Belin adesso capisco tutto quel via vai di gente strana sulla Bulkgenova …
Coeclerici Creatori di valore
One question:
secondo voi un’azienda che afferma: “MAFIOSO E’ BELLO”
è creatrice di valore?
O disvalore?
A voi l’ardua sentenza
http://shippingonline.ilsecoloxix.it/p/economia_e_finanza/2010/03/03/AMYiNlRD-creatori_riconoscimento_coeclerici.shtml
Ecco come COECLERICI ha corrotto Repubblica
A proposito di Coeclerici “creatore di valore”.
Una news caldissima da prendere al volo.
S’ha notizia che Franco Manzitti (già redattore capo di Repubblica a Genova) abbia rovinato sulle piste da sci e si sia fracassato mezza schiena.
Franco Manzitti per la verità non cade solo sulle nevi ma ci cade di brutto - ahinoi – anche sulla deontologia professionale. Leggete st’avvilente storiaccia tratta dal portale Indymedia al link:
http://piemonte.indymedia.org/article/8597
“La Repubblica (CIR Group): ecco come funziona la fabbrica del fango”.
Palazzo di Giustizia di Genova, P.zza di Portoria 1. Da qualche parte forse potrebbe esserci un “Armadio della vergogna”. Quello – per intenderci – dove vengono riposti i fascicoli scomodi e da tenere al riparo da occhi indiscreti. I ripiani austeri (e sempre alquanto incustoditi) di questo archivio pare vomitino periodicamente faldoni che dovrebbero rimanere sopiti per molto tempo ancora.
Di alcuni dossier scottanti abbiamo già dato conto in alcuni precedenti articoli proprio quì su Indymedia. S’ha motivo di ritenere che un cantuccio dello sgabuzzino segreto di P.zza Portoria, sia proprio riservato a lui: Altana Pietro. La spia del Sismi (servizio segreto militare) che è andato a battere nei centri sociali in cerca di informazioni. I giudici genovesi hanno scoperto che sotto le mentite spoglie del giornalista spiava anche società dell’alta finanza (vedi C.I.R. di De Benedetti, ENI, Fiat, Telecom, Impregilo, etc), banche (Banca Carige, Mediobanca, etc, ), e la crema degli avvocati e fiscalisti (Roppo & Canepa, Bonelli, Carbone, Uckmar & C.). Come alcuni articoli del Secolo XIX e di Milano Finanza hanno rivelato, Altana ha tenuto d’occhio pure gli iraniani di Irasco in cerca di armi, roba nucleare e altro (v. link correlati a margine dell’articolo). Inutile negarlo. Le procure di mezz’Italia han vissuto per anni nella psicosi che il servizio segreto militare spiasse anche magistrati e giudici, più che naturale che procura genovese abbia riservato ad Altana una particolare attenzione. Non è affatto casuale che un magistrato come Anna Canepa, esponente di punta di Magistratura Democratica (MD è stata la prima a denunciare il dossieraggio del Sismi sui giudici) vada il merito di aver chiesto l’arresto dell’agente del Sismi. Tra l’altro, vedete com’è bizzarro il destino, il magistrato Anna Canepa è anche sorella di Paolo Canepa uno degli avvocati spiati dal Sismi, inoltre putacaso lo Studio Legale Vincenzo Roppo & Paolo Canepa è pure consulente di C.I.R. e della Fam. De Benedetti Ci sarebbe di che notiziare anche il CSM (sempre che CSM non significhi Ciechi Sordi Muti).
Comunque dall’Armadio della vergogna ora salta fuori n’altra storia totalmente inedita sullo strano e chiacchierato 007. Stravagante quanto tragicomica. Altana ha così tanto rotto i coglioni ad una certa lobby genovese, che la stessa pare abbia deciso di fare quadrato per toglierselo una volte per tutte dai coglioni. La storia – dai contorni decisamente grotteschi e surreali – vien descritta dallo stesso Altana Pietro in un dettagliato esposto/querela depositato presso la Procura della Repubblica di Genova il giorno 20 giugno 1997 (trovate il documento di seguito come allegato pdf). Altana racconta che nel 1994 a seguito della denuncia della società Coeclerici Spa (shipping company che lo stesso agente denuncia per spionaggio) lo stesso è stato oggetto di querela per intercettazioni telefoniche abusive e spionaggio. Alessandro Perugini (noto centravanti di sfondamento del G8) e un manipolo di agenti della Digos di Genova son piombati nel suo ufficio portandogli via computer e kili di documenti. Dopo qualche mese tutto viene però archiviato. I giudici genovesi sentenzieranno esserci stata nessuna intercettazione e alcun spionaggio. L’agente segreto però viene condannato dalla procura genovese a 8 mesi di reclusione per aver diffamato la società che l’ha denunciato per spionaggio: Coeclerici Spa (un articolo del giornalista Manlio Di Salvo sul Secolo XIX viene ritenuto diffamatorio dai giudici). Dell’assoluzione per spionaggio nessuno parlerà e prenderà corpo invece una pesante campagna stampa contro lo spione del Sismi. Titola Repubblica: “Spiata via fax l’alta finanza, interceptor ruba i segreti di aziende ed avvocati … Lo spione elettronico è passato attraverso le centraline, aveva un complice aggancio alla SIP” . “Storia di spionaggio industriale, probabilmente internazionale… corrispondenze delicatissime venivano deviate dai trucchetti tecnologici”. “Parla Interceptor, ce l’ho solo con Coeclerici” (Massimo Razzi – Il Lavoro- Repubblica 20 e 23 dicembre 1994).
Direte voi: è normalissimo e fisiologico sputtanamento. Se l’agente Sismi spia C.I.R. (una delle aziende dell’alta finanza attenzionate dal Sismi) è giusto che Carlo De Benedetti scateni contro i suoi scagnozzi di Repubblica. Il discorso non fa una grinza. Lo sfigato del Sismi allora che fa? S’organizza e attenziona anche Franco Manzitti (all’epoca direttore della sede genovese di Repubblica). E scopre che Paolo Clerici (numero uno del Gruppo Coeclerici Spa) e qualche avvocato hanno fatto pressioni su Franco Manzitti per gettargli palate di fango addosso. In una lettera riservata inviata da Manzitti ad un noto avvocato d’affari genovese (che il Sismi acquisisce) il redattore capo di Repubblica scrive: “Caro Franco, mi scuso per non esser riuscito ad arrivare al tuo ricevimento di sabato a Sant’Ilario, e mi scuso tanto anche con tua moglie, ma in questo momento come tu sai son preso dalle solite “grane” di questo ingrato giornale. Ti informo, comunque, che l’intervista di Dabove, come mi hai richiesto, non verrà pubblicata. Franco Manzitti”.
In quei giorni si compie una curiosa operazione immobiliare. La società CoeClerici (quella che ha denunciato per spionaggio l’agente) cede all’avvocato (l’avvocato di Sant’Ilario a cui ha scritto Franco Manzitti) un lussuoso e prestigioso immobile nel centro di Genova. Sito in Via Martin Piaggio civico 17/7-8. Una cosuccia di poco conto composta da 30 vani + balconi + cantine e pertinenze, situatata a ridosso di Villetta Di Negro (vicino P.zza Corvetto). In una corrispondenza riservata della società Bulkitalia (società del Gruppo CoeClerici) – che il Sismi acquisisce e che Altana fa avere ai giudici genovesi - si legge: “Allego fotocopia assegni circolari rilasciatimi da Bonelli per complessive lire 245.000.000 che ho dato in originale a Ragusa, e corrisposti a titolo di caparra in conto prezzo. Penso che sul prezzo di vendita non ci siano problemi, l’importo della locazione di Via Padre Santo a Bonelli, è sempre stato veramente molto modesto. Ma si sa … i piaceri vanno ricambiati. Limiterei la diffusione della scrittura dandone una copia a Pulcini (preliminare di vendita) di cui trattengo io l’originale. Saluti. Emanuele Zanotti”.
Come su riportato c’è di mezzo un“Guglielmo Dabove”. In effetti Altana Pietro era conosciuto negli ambienti dei giornali con questo stravagante pseudonimo. Qualche tempo prima aveva ricevuto nel suo ufficio il giornalista Massimo Razzi per una intervista di replica agli articoli di Repubblica. Intervista dello 007 che non è mai uscita su Repubblica. Quel che è certo – afferma Altana Pietro nella sua denuncia querela – “… è forse anche per questo che l’ordine dei giornalisti versa in uno stato di pessima salute. Bisogna realisticamente ammettere che sulla credibilità della professione giornalistica hanno influito negativamente i pesanti condizionamenti che a vari livelli hanno esercitato le lobbyes finanziarie e politiche come anche gli incroci di interessi privati sui giornali… la categoria si lamenta della preoccupante caduta di rispettabilità , ma dimentica che nonostante tutto le connivenze (che hanno progressivamente ammansito il sistema) continuano ad inquinare buona parte della comunicazione, consolidando i vecchi e perversi meccanismi che tutt’ora regolano il mondo dell’informazione”.
Detto in parole semplici semplici, a Repubblica ci son giornalisti venduti che si prostituiscono per gratificare l’amico di turno.
Conferma questo teorema – seppur malvolentieri – anche Massimo Razzi di Repubblica. Nella conversazione telefonica con Altana (che ahimè, l’agente del Sismi ha la stronzaggine di registrare e che poi allegherà all’esposto/denuncia). Massimo Razzi confessa fortissime pressioni fatte da Paolo Clerici su Franco Manzitti e sul giornale la Repubblica.
Se vi volete scialare il cuore e farvi quattro ghignate ascoltatevi la registrazione della telefonata (a margine dell’articolo in formato mp3).
Intanto questa la trascrizione (della parte saliente):
Trascrizione telefonata Altana Pietro/Massimo Razzi del 13 marzo 1996
ALTANA: “Io a lei non ho mai voluto querelarla … giustamente c’è una liberta’ di espressione, è un paese libero, siamo in democrazia, ed ognuno e’ libero di dire tutto quello che vuole, anche delle scemenze, quindi - perdoni se la descrivo cosi’ – effettivamente, ragionando con il senno del poi, non era effettivamente cosi? Lei ha scritto delle scemenze.”
RAZZI: “Si’, si’, ma e’ che non …”
ALTANA: “Ha scritto nel primo articolo delle scemenze, nel secondo pure, non so se ce n’era anche un terzo, anche nell’altro c’erano scritte delle scemenze. Qualcuno c’ha creduto comunque, perche’ quando lei ha gettato la cosa li ‘ cosi ‘ : «questo e un intercettatore, rischia tot anni di galera» e ha sfornato tutta una serie di nominativi di intercettati che confermavano il fatto. La cosa era oramai era data per scontata; chiaramente chi mi conosceva bene sapeva che non era così . Poi’ dopo 7-8 mesi quanto il magistrato ha emesso la sua archiviazione perche’ la notizia di reato era risultata infondata, allora li’ mi sono riscattato, pero’ oramai la frittata era stata fatta. Parliamoci chiaro, nessuno è venuto a prendere le mie difese, e gli amici che hanno preso le mie difese l’hanno fatto ma in modo non molto ufficiale. Purtroppo qualcuno aveva interesse gettare un po’ di fango su di me, e questi sappiamo chi sono. Lei comunque gli ha dato una bella mano, e voglio dire, con quegli articoli ha fatto la felicita’ del Prof. Bonelli e del Sig. Clerici; non so se sia casuale questo, mi auguro di si, ma considerando il contesto della situazione non so se sia poi tanto casuale… Se lei fosse stata una persona coerente, una persona. diciamo, un po’ piu’ obiettiva, forse avrei avuto gia da li’ una dimostrazione … prima di scrivere certe cose si cercano dei riscontri, come un giornalista a modo, con criterio fa’, poi io non so come funzionano le cose nel suo giornale (Il Lavoro-Repubblica ndr.) però effettivamente, a vedere i risultati, pare che fosse esattamente vero quello che mi si diceva, cioe’ che il Manzitti non era poi del tutto disinteressato nella cosa, aveva qualche interesse, diciamo, a sputtanarmi un pochettino. I malvagi mi hanno detto che ha fatto qualche pressione perché scrivessi quelle belinate li …”.
RAZZI: “No, le cose sono completamente diverse perché …”.
ALTANA: “Mi hanno detto: ‘stai attento che Manzitti ci ha messo lo zampino’ , e io credo che non sia completamente falso”.
RAZZI: “Se mai Manzitti ci ha messo lo zampino dopo, se vuoi ti racconto esattamente come è andata”
ALTANA: “E allora raccontami a grandi linee perche’ mi interessa11.
RAZZI: “Semplicemente questo: io ho avuto le notizie assolutamente da fonti diverse da Coeclerici , e Manzitti non sapeva niente, anzi”.
ALTANA: “Da Gattorno (Sebastiano ndr.), sappiamo”
RAZZI: “Da ambienti vicini a Gattorno si’, non solo da quelli, per esempio c’erano altri avvocati che credevano davvero d’essere intercettati, perche’ non riuscivano a capire come certi documenti potessero …”
ALTANA: “Ma no, l’ho spiegato perche’ gli avvocati credono di essere intercettati”.
RAZZI: “Un momento, aspetti un attimo, lei me lo ha spiegato dopo che ho scritto i primi pezzi, allora, quando io ho citato i nomi degli avvocati che ritenevano in qualche modo di essere intercettati, oppure che documenti che erano passati per i loro studi erano usciti fuori, loro temevano di perdere la fiducia dei loro clienti, di conseguenza qualcuno di loro si e’ spaventato e ha fatto arrivare qualche voce”.
ALTANA: “Questa e un palla totale, e lo posso anche dimostrare, perche’ anch1io ho ricercato qualche riscontro in relazione a questa vicenda, e le posso garantire che questa e’ una balla totale. Fu una grande congiura, e’ stata solo una grande congiura, organizzata a tavolino, con l’intenzionale calcolo di danneggiarmi e basta. E’ stata ideata la questione delle microspie, e tutto …”.
RAZZI: “Io comunque, come le ho avute io, non potevo sospettare di persone in quel momento, perche’ non ce n’era nessun motivo, tranne il fatto che per vie molto traverse ero riuscito ad avere delle notizie abbastanza vaghe su quello”… Quello che io ho fatto fare, a partire da queste prime voci, e’ dei riscontri, perche’ il suo nome era Dabove, non si riusciva a sapere quale era il nome vero”… semplicemente, io ho fatto i primi due pezzi semplicemente avendo riscontri con questi studi di avvocati che mi confermavano che … e mi dicevano che per quello che avevano capito loro la strada era quella e fino a li’ Manzitti no ha fatto nessuna pressione, anzi, non sapeva neanche di che cosa si trattasse, e non sapeva di piu’ di quello che sapevo io. La pressione di Manzitti, che c’e’ stata, e della quale io sono rimasto personalmente molto amareggiato, e’ questo aver subito tutte le tue accuse che ritengo in parte giuste, e per cui me le tengo, pero’ il punto è questo: ho fatto un pezzo con l’intervista a te di un’intera pagina, dove si raccontava tutta la tua versione, premettendo – in un cappellino - che questa era la tua versione e che mi sembrava …”.
ALTANA: “Ma questo in quell ‘articolo in cui dici: “Da bove si è fatto vivo”.
RAZZI: “No l’articolo non e’ mai uscito”.
ALTANA: “Ah non e’ mai uscito, perche’ quell ‘articolo li’ io non l’ho mai letto”.
RAZZI: “Infatti quando sono venuto da te per l’intervista, l’ho scritta, l’intervista che ti ho fatto”.
ALTANA: “Si’ ma non l’hai mai pubblicata”
RAZZI: “Io l’ho data a Manzitti , ovviamente, per farla uscire, e lì’ c’e’ stata una pressione fortissima su Manzitti di Clerici . Manzitti tra l’altro, l’ha fatta vedere all ‘avvocato del giornale, Tonani, e Tonani ha detto: ‘va bene secondo me, si puo’ pubblicare perche’ non ci sono gli estremi per nessuna querela’ , e Paolo Clerici ha fatto il diavolo a quattro; e questa e stata l’unica volta in vita mia, da quando sono stato in quel giornale che . . .”
ALTANA: “Esattamente quello che ho saputo io”.
RAZZI: “Questa e’l'unica cosa di cui mi rammarico. Io mi rammarico, nel senso che quell’intervista io non sono mai riuscito a farle uscire. E sulla cosa ho avuto delle discussioni con Manzitti, cor il quale poi siamo amici per tantissime altre cose, e lui su questo non ce la faceva perche’ aveva ricevuto delle pressioni fortissime, non me lo diceva cosi’ apertamente, ma si capiva”.
ALTANA: “Non si puo’ parlare male di Clerici”.
RAZZI: “Come?”.
ALTANA: “Su Clerici non si puo’ parlare male”.
RAZZI: “No, secondo me lui … non e’ proprio vero in assoluto, in altre occasioni mi sono anche esposto a questo riguardo”.
ALTANA: “Sig. Razzi, se si e’ dipendenti come lei non si puo’ parlare di certe cose, per quello dico così’. Ma va be’, questo lei me lo insegna. Bisogna essere al di fuori di certe strutture, e anche quando si e’ al di fuori si deve rendere piu’ conto di un dipendente”.
RAZZI: “Si’ infatti lo so questo, questo piu’ chiaro di cosi’. Le dico che e’ cosi’, questo e’ andato così’. questa e’ la cosa per la quale lei ha ragione nei miei confronti”.
ALTANA: “No, quella e tante altre”.
RAZZI: ” … per come ho lavorato io, sulla prima parte ho raccolto alcune informazioni, non avevo altra fonte, lei non esisteva per me perche’ non riuscivo a trovarla. Quando sono riuscito a trovarla sono venuto a parlarle”.
ALTANA: “Però Razzi, lei ha dato per certo che le cose da lei descritte erano così’”.
RAZZI: “No, no, Il pezzo aveva tutte le caratteristiche del pezzo sulla base delle poche notizie che avevo a disposizione e sulla base dei riscrontri che avevo potuto avere, che non davano certezze e.. Le assicuro che questa e’ la pura verita’”.
La querela dell’agente del Sismi contro Paolo Clerici, Franco Manzitti, Massimo Razzi, Repubblica & C. rimarrà sepolta nell’armadio della vergogna per lustri e nessuno ne parlerà più. Sino ad oggi.
La morale? Che la giustizia raramente trionfa ed il fango è sicuramente molto meno sporco di certi personaggi.
Che dirvi, ci risentiamo alla prossima storiaccia (tanto l’armadio è zeppo zeppo di storie zozze che non vedon l’ora d’esser riesumate e raccontate).
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Quì i documenti pdf allegati: “Repubblica_fabbrica_del_fango“
http://piemonte.indymedia.org/attachments/may2010/altana_pietro_massimo_razzi_repubblica.pdf
http://piemonte.indymedia.org/attachments/may2010/vendita_clerici_bonelli.pdf
File audio mp3 “telefonata_Altana_Pietro_Massimo_Razzi”
http://rapidshare.com/files/383230495/Massimo_Razzi1.mp3.html
http://rapidshare.com/files/383232962/2_Repubblica_Massimo_Razzi.mp3.html
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altana_pietro_massimo_razzi_repubblica_1.pdf
vendita_clerici_bonelli_1.pdf
“La Repubblica (CIR Group): ecco come funziona la fabbrica del fango”.
Caro Massimo razzi hai sbagliato link.
Quello corretto è questo:
http://piemonte.indymedia.org/article/8579
“La Repubblica (CIR Group): ecco come funziona la fabbrica del fango“.
altana fai quasi pena
altana fai quasi pena
Ecco come il Sismi spiava Roppo & Canepa (nonché CARIGE e CIR)
Articolo tratto dal portale Indymedia al link:
http://piemonte.indymedia.org/article/8908
Scoop: Ecco come il Sismi spiava Roppo & Canepa (nonché CARIGE e CIR)
SISMI: “Operazione Cavallo di Troia” ecco come il servizio segreto militare attenzionava centri sociali, alta finanza, avvocati, banche ed iraniani.
Palazzo di Giustizia di Genova, P.zza di Portoria 1. Lo stramaledetto “Armadio della vergogna”. continua a vomitare faldoni che dovrebbero rimanere sopiti per molto tempo ancora. Ecco come il Sismi attenzionava Roppo & Canepa nonché C&C (Carige & Cir e Coe & Clerici). A smascherare lo 007 del Sismi non i CC (Carabinieri) ma il duo inquirente Canepa & Canciani.
Accidenti se li ha fregati. Li ha fregati tutti, quell’Altana…. L’agente del Sismi Altana Pietro sembra l’unico a custodire certezze in questa intricata spy story dove la realtà è tutto meno ciò che sembra, sfuggente come la sabbia di queste spiagge liguri. Li ha fregati tutti. Le banche, l’alta finanza, i centri sociali, gli iraniani. Forse anche i giudici. E ora tremano anche alcuni magistrati. L’armadio della vergogna è quel famoso archivio dove pare siano stati riposti per anni tutti quei fascicoli scomodi da tenere al riparo da occhi indiscreti. Almeno un ripiano dell’archivio segreto di P.zza Portoria, è proprio riservato a lui: Altana Pietro. La spia del servizio segreto militare che è andato a battere nei centri sociali in cerca di informazioni per il Sismi.
Qui una sintesi:
- “Altana Pietro: lo 007 del SISMI che spiava i centri sociali (e non solo)”
http://piemonte.indymedia.org/article/5620
Lo 007, all’anagrafe Altana Pietro, è conosciuto anche con alcuni strani pseudonimi come “Guglielmo Dabove” e/o “Franco Ugo Davolio” (“Diavolio” sarebbe più corretto). Ha 49 anni, look alla kojak (capoccia lucida e rasata) elegante e con la faccia da bravo ragazzo. Per alcuni non è che un Robin Hood in giacca e cravatta. Ma chi sia davvero, nessuno – neppure i giudici di palazzo di giustizia di Genova – possono dirlo con esattezza. La sua storia è la trama di un intrigo internazionale, un racconto che si snoda ricco di insidie tra spie e servizi segreti, depistaggi, presunti rapimenti, export di armi per l’Iran etc etc. Di sicuro si sa che Altana Pietro, esperto informatico nato a Torino da una famiglia di origini genovesi, doppio passaporto – italiano e americano – ha sottratto documenti riservati alle più importanti società italiane ed estere, nonché informazioni super-segrete a prestigiosi avvocati d’affari.
Di alcuni dossier scottanti abbiamo già dato conto in precedenti articoli proprio quì sul portale Indymedia. L’attività di intelligente dello 007 del Sismi però non s’è esaurita infiltrandosi nei centri sociali. Il primo tassello di questo intricato puzzle si rintraccia seguendo il filo di importanti società dell’alta finanza e aziende in odor di mafia e traffico d’armi.che l’agente Altana risulta aver spiato per lungo tempo.
Qui una sintesi:
- “Scoop: Ecco come il Sismi doveva rapire Carlos Remigio Cardoen”.
http://piemonte.indymedia.org/article/6564
Il capitolo più intrigante di questa incredibile storia concerne invece l’attività di intelligence dei servizi segreti militari nell’ambito di un certo tipo di studi legali. Per intenderci stiamo parlando di importanti avvocati d’affari (non certo di penalisti) nonché di avvocati fiscalisti di primissimo piano.
Dicevamo operazione “Cavallo di Troia”. Anche le città più fortificate possono essere conquistate senza dar battaglia. Come fece Ulisse. Ossia con una scaltra intrusione nella fortezza del nemico. Quello che ha fatto il Servizio segreto militare. S’è introdotta negli uffici delle migliori law firms genovesi per spiarne i (torbidi?) affari. Facendolo con grande fantasia e stile (bisogna ammetterlo). Per il tramite dell’agente del Sismi (alla bisogna anche del Sisde) Altana Pietro. Milano Finanza e il quotidiano iIl Secolo XIX in una serie di articoli dedicati all’agente segreto hanno in parte già svelato l’arcano. Scrive il Secolo XIX nell’edizione del 5 novembre 2009: “…schedati a Genova banche e avvocati, si infiltrò nei centri sociali per il g8 Sentenza-choc: lavorava davvero per i servizi segreti, ma ha esagerato …cercava documenti top secret, facendo l’addetto delle pulizie di alcune aziende genovesi … poi una volta o due a settimana consegnava tutto al suo contatto, un maresciallo della Guardia di Finanza…”.
http://piemonte.indymedia.org/attachments/nov2009/articolo_stampa_altana_pietro_2.pdf
http://piemonte.indymedia.org/attachments/dec2008/rapporto_sismi_sisde.pdf
I giudici genovesi, che da tempo immemore vivono nella spicosi d’esser attenzionati dai servizi segreti, hanno indagato a lungo sullo 007 del Sismi scoprendo in parte che cosa ci cela davvero dietro questo thriller.
Ecco lo scoop. I servizi segreti hanno usato un’impresa di pulizie industriali per infiltrarsi negli studi legali d’alto bordo. L’impresa si chiama – o si chiamava – Altana Pietro Impresa Pulizie Industriali (che sforzo di fantasia). Specialità pulizie uffici (pare che li “ripulisse” anche bene). Altana Pietro, con il supporto logistico del Sismi, non ha difficoltà alcuna a dotarsi d’un background con in controfiocchi. In quattro e quattrotto riesce ad accreditare l’impresa “cavallo di troia” presso i migliori avvocati d’affari e studi legali. Acquisita la fiducia (e le chiavi degli uffici) fa scattare la trappola. Operazione “Cavallo di Troia” is ok!.
Semplicemente geniale. Non è forse più efficace un piano di lenta, ma pervasiva infiltrazione, rispetto ad una guerra guerreggiata? Alla stessa stregua d’un virus che attacca un organismo, insediandosi nella cellula ospite. Ecco la tattica del Sismi. Nella rete del Sismi/Altana cadono così, uno dopo l’altro – come birilli - nomi illustri e avvocati di primissimo piano. A Palazzo di Giustizia di Genova si registrano i nomi delle blasonate povere vittime: Bonelli Erede e Pappalardo (il Prof. Avv. Franco Bonelli è probabilmente il consulente legale più apprezzato da società dell’alta finanza quali ENI, FFSS, Impregilo, Fintecna, Telecom, Mediobanca, Morgan Stanley, Merrill Lynch, Banca Intesa San Paolo, etc etc). Tra gli avvocati spiati figura anche il fiscalista Victor Uckmar (noto tributarista genovese consulente di Pesenti, Italcementi, PDS, Assofiduciaria, e di molte altre società). Viene approcciato ed infiltrato anche lo studio legale Carbone & D’Angelo, fondato dai Proff.ri Avv.ti Sergio Maria Carbone e Andrea D’Angelo (consulenti di riferimento di una miriade di società e banche tra cui Ansaldo e Banca Passadore). Ma tra tutti spicca un altro nome illustre del panorama legale.
Lo studio legale “Roppo & Canepa”.
E’ una notissima aggregazione di avvocati fondata dall’avvocato Prof. Vincenzo Roppo e dall’Avv. Paolo Canepa. Anche l’avv. Vincenzo Roppo è consulente storico di importanti società e Banche. Tra queste i nomi del Gruppo C.I.R. (Roppo è salito alla ribalta della cronaca finanziaria per il noto contenzioso tra la Fininvest di Silvio Berlusconi ed io Gruppo C.I.R. di De Benedetti), ENI e Banca Carige. Il socio Avv. Paolo Canepa figura apparentemente più defilata, invece risulta essere forte di conoscenze significative, specie a Palazzo di Giustizia di Genova (il che non guasta). La sorella di Paolo Canepa infatti, Anna Canepa, è un magistrato molto noto a palazzo di giustizia di Genova e da tempo il suo nome compare in tandem in diverse inchieste con quello di Andera Canciani. Anna Canepa è anche uno degli esponenti di punta di Magistratura Democratica (attualmente in forza alla Direzione Nazionale Antimafia). Il nome di Anna Canepa è salito alla ribalta a Genova – purtroppo tristemente - insieme a quello del magistrato Andrea Canciani per le inchieste contro no-global e centri sociali relativamente ai fatti del G8.
Perché prendere di mira proprio Roppo & Canepa? Pare che il Sismi voglia gettare un’occhio su Banca Carige, su Giovanni Berneschi presidente della banca genovese), nonché Gruppo CIR e De Benedetti ed approfondirne un pò gli affari. Non c’è miglior avamposto di Roppo & Cenepa. Vincenzo Roppo oltrechè già membro del cda della banca risulta essere anche consulente legale di riferimento della stessa e del suo Presidente Giovanni Berneschi. Un colpo gobbo. Dapprima Roppo & Canepa vengono attenzionati per lungo tempo attraverso un’informatrice che lavora all’interno dello studio legale, l’agente “Luciana” (che pare sia anche il nome vero). Come nelle migliori spy story, la referente del Sismi è un’addetta alle pulizie (e a “ripulire” di documenti). I servizi segreti mettono le mani su una quantità impressionante di atti riservati della banca genovese. Il Presidente Berneschi conferisce regolarmente allo studio legale Roppo & Canepa carteggi sensibili (bozze di verbali, piani strategici, memorandum, agreement, scritture, atti giudiziari, appunti, atti del CDA etc etc). Lì è scritta (quasi) tutta la storia di Banca Carige. Altana, incaricato dal Sismi di fare da trait-d’union con l’agente “Luciana” lavora per anni con questo andazzo, sino a quando l’agente “Luciana” comunica ai servizi di non poter più continuare a fare la spia. E’ affetta da una grave forma di cancro. Forse le rimane poco tempo. Deve lasciare. Che fare? Dopo un consulto a Forte Braschi si decide per candidare al subentro l’impresa “Cavallo di Troia” che il Sismi impiega sotto la lanterna. Altana viene presentato dall’agente “Luciana” allo Studio Roppo & Canepa. Il “Cavallo di Troia” del Sismi sfonda con successo. Ma solo per poco tempo. Perché qualcosa và storto per l’agente segreto. Una importante shipping company attenzionata dal Sismi , Coeclerici Spa, s’accorge d’esser stata spiata ed intuisce lo schema del “cavallo di troia”.
Quì una sintesi:
- “GENOVA – SPY STORY AL PESTO – ECCO COME COECLERICI SPA SPIAVA – Desecretati dopo altre 8 anni documenti TOP SECRET”
http://piemonte.indymedia.org/article/1347
- “Mafioso è bello” (parola di COECLERICI)”
http://piemonte.indymedia.org/article/1700
“La Repubblica (CIR Group): ecco come funziona la fabbrica del fango”.
http://piemonte.indymedia.org/article/8579
Coeclerici Spa non disdegnerebbe di perseguire in qualche modo lo spione, ma denunciare d’essere attenzionati dai servizi segreti sarebbe da masochisti puri. Così prende in mano la situazione l’avvocato della società armatrice (Avv. Corrado Papone) geniale personaggio dal passato non propriamente trasparente (già sospeso dall’ordine per gravi reati penali) che consiglia i vertici della società Coeclerici di querelare l’Altana per spionaggio industriale. Se ben congeniata la cosa potrebbe funzionare. Per agevolare vengon fatte ritrovare alla Digos microspie nella gabina telefonica della società. Parte un’inchiesta della Procura contro lo 007. Tutto però finisce nel nulla in poco tempo. L’agente del Sismi viene prosciolto. Sapete però com’è Genova. E’ una città maligna, piccola, e sbalorditivamente pettegola. Tutto si viene presto a sapere. Così le voci dello spione del Sismi e del “cavallo di troia” circolano in fretta per la superba. Il tam tam degli spiati si rincorre febbrilmente via fax e le indiscrezioni corrono sul filo del telefono. Obiettivo: sputtanamento a 360 gradi. Nei giorni successivi si registreranno tra le società dell’alta finanza infiltrazioni a vari livelli. Saltano fuori tra gli spiati gli iraniani di Irasco, attenzionati dal Sismi per sospetto di export illegali (armi e tecnologie nucleari).
Quì una sintesi:
- “Altana Pietro e il SISMI han ciulato gli Iraniani?”
http://piemonte.indymedia.org/article/6178
– “IRASCO: ecco come gli iraniani hanno beffato gli USA”
http://piemonte.indymedia.org/article/7505
Compaiono nella lista anche molte società della logistica (specialmente importanti spedizionieri). Chi s’accorge d’esser finito nel mirino dei servizi segreti s’organizza come può cercando di spossessarsi elegantemente della sgradita intrusione. Con le più fantasiose modalità. Una importante e storica società di spedizioni internazionali segnala all’autorità giudiziaria il “cavallo di troia” per violazione della privacy e della riservatezza. Un dirigente della società denuncia che l’impresa del Sismi è in possesso di foto compromettenti di una segretaria che fa sesso in ufficio col direttore generale della casa di spedizioni. Intuito subitamente le negative ripercussioni ed implicazioni in termini d’immagine l’azienda rettifica in extremis ritirando subito la querela ed offrendo all’impresa Trojans un superbonus economico per toglierselo dalle palle (ve lo immaginate uno del Sismi chiamato in tribunale ad esibire un book fotografico di foto porno?).
Una società informatica “attenzionata” opta invece per chiamare la Polizia Scientifica. Vengono seminate nell’ufficio microcamere nascoste e (tanti) soldi in attesa che lo 007 ne approfitti.Un’esca che però non funziona. L’agente del Sismi è stato addestrato a controllare solo documenti e computers e non è programmato per rubare soldi. Esasperati per la perdurante ritrosia dello 007 ad impossessarsi delle palanche (denari in genovese) e per dare un lieto fine alla trappola della Polizia Scientifica, l’agente Altana viene arrestato lo stesso per furto in flagranza di reato. Un giudice vedendo i videoclip della scientifica s’accorgerà della terribile defaillance ed archivierà tutto in fretta e furia. Un’altra azienda di forniture navali di Manesseno indispettita dall’intrusione ripiegherà sulla stereotipia denuncia di furto. Insomma è una battaglia allo spasimo per fare terra bruciata intorno all’infiltrato dei servizi segreti. E’ un fuggi fuggi strategico e si salvi chi può. E i due avvocati Vincenzo Roppo & Paolo Canepa come si organizzano? Roppo & Canepa, con l’amaro in bocca incasseranno il colpo con malcelata nonchalance decidendo di scrivere all’infiltrato del Sismi per palesargli il loro imbarazzo. Scrive l’Avv. Vincenzo Roppo in una lettera datata 27 agosto 1998 (che trovate in allegato e riprodotta):
“Egr. Sig. Altana… purtroppo è sopravvenuto un nuovo fattore, suscettibile comunque di influenzare il rapporto. La presa conoscenza del suo obiettivo coinvolgimento in passati episodi (che hanno formato oggetto di interessamento anche dell’autorità giudiziaria) tali da incrinare il rapporto fiduciario che necessariamente deve esistere fra il titolare di uno studio professionale e coloro che lo frequentano per ragioni di servizio. Lei certamente comprende che mi riferisco a episodi che toccano il valore – fondamentale soprattutto per uno Studio Legale - della riservatezza professionale…”.
In un’altra lettera Roppo & Canepa scrivono allo 007: “…la signora Luciana ci ha dichiarato la propria intenzione di riprendere il servizio di pulizie presso i nostri uffici … riteniamo che ‘i principi di lealtà e buona fede che sono e devono essere i cardini dell’etica professionale’ imponevano che, all’atto della presentazione dell’Impresa allo Studio, Lei rappresentasse i fatti giudiziari che la riguardavano, in modo da consentirci di averne piena conoscenza e di poterli serenamente valutare…”
L’agente del servizi segreti è consapevole che la sua credibilità è arrivata ormai al capolinea. Riesce ugualmente a trovare la prontezza di spirito per replicare ai due avvocati:
“… per completezza d’informazione comunque visto che «è stata fatta un’indagine molto approfondita» sul mio conto segnalo anche una condanna (all’età di 19 anni) a 15 mesi di reclusione, per il rifiuto di imbracciare le armi. Essendo come sono pacifista convinto vado anche abbastanza fiero di ciò… spero le risulti almeno che, avendo nel periodo equivalente alla leva, servito lo stesso il Paese con importanti funzioni per il Ministero dell’Interno e della Difesa, mi son stati riconosciuti il beneficio della non iscrizione al casellario giudiziario…”.
Quasi come dire: “è inutile che v’incazzate ho fatto solo il mio lavoro”.
L’agente “Luciana” rientrerà poi nei ranghi, ma per poco. Morirà di cancro poco tempo dopo. Il goliardo agente del Sismi, ormai sgamato su tutti i fronti, s’accomiaterà con un magistrale colpo di teatro. Il 4 novembre 1998 scrive al Presidente dell’Ordine degli avvocati della Provincia di Genova una lettera alquanto spiritosa (non so se avete notate che Roppo & Canepa hanno studio in Genova V.le 4 Novembre) del seguente tenore:
“Illustrissimo Sig. Presidente, alcuni scrittori di cose belliche, facevano cenno di un certo traditore, noto Avvocato genovese, catturato dagli Alpini del Btg. “Monte Cervino” – e poi passato per le armi – mentre (in divisa greca e con berretto da ufficiale italiano) combatteva con i Greci contro noi Italiani. Non so, né desidero sapere di chi si tratti. Mi auguro solo che il suo nominativo non sia stato inserito tra quelli dei Caduti per la Patria, nella lapide a Palazzo di Giustizia, quella bella “pietra” – come scriveva l’Avv. Mensi – che «…è bene che anche i più giovani sentano loro, perché è segno non solo del glorioso sacrificio di uomini, ma di un’epoca, di una storia ed è nobile testimonianza dei sentimenti che univano ed ancora devono unire gli appartenenti all’Ordine…». Capita sovente anche in questo tempo di pace che taluni imbroglino, perché nelle vesti di tutori del diritto ed indossando la divisa della legalità militano poi contro di essa, combattendo e tradendo la giustizia. A questo proposito è senz’altro rappresentativo l’episodio che Le segnalo per conoscenza. Allego per Vs. opportuna conoscenza copia della Denuncia/Querela sporta contro gli avvocati Vincenzo Roppo e Paolo Canepa (Studio Legale Roppo & Canepa). Cordiali saluti. Altana Pietro”
Quì una sintesi:
“C’è un avvocato infedele e traditore (uno solo?)”
http://piemonte.indymedia.org/article/8067
Questo è davvero t-roppo (anche noi un po’ di humor scusateci). Per Roppo e Canepa Altana è di un’impertinenza e sfacciataggine senza limiti. Aver subito un’umiliazione (e diciamo pure anche sputtanamento) di questo tipo è un’onta veramente troppo grande. L’ira funesta di Vincenzo Roppo & Paolo Canepa si scatena contro l’infiltrato del Sismi e non tarderà a manifestarsi. Paolo Canepa farà una cappatina strategica in P.zza Portoria 1 – proprio sotto il suo l’ufficio – da sorellina sua per chiederle il giusto supporto (chissà che la sorella magistrato possa dargli na mano). Se po fa, ma ci vorrà un po’ di tempo e tanta pazienza. Giusto per non dare t-roppo nell’occhio. Dio ha fatto il mondo in 7 giorni puoi mica fottere uno del servizio segreto dall’oggi al domani. Il giorno 5 agosto 2004 è il giorno ideale per la resa dei conti. Mentre l’Altana è in viaggio con la propria famiglia, viene repentinamente fermato ad uno posto di blocco da una pattuglia dei Carabinieri di Genova Pontedecimo. Arrestato all’istante in flagranza del reato di furto aggravato (stavolta non ci sono telecamere che immortalano l’evento). Il “braccio violento della legge” s’accanisce contro lo sfigato 007 che ce l’ha letteralmente nel culo.
Indovinate chi è il magistrato che interviene sul luogo del delitto con tempismo da cronografo svizzero? Il pm Anna Canepa (ma è una coincidenza fortuita … non pensate male).
L’accusa è di aver rubato dei compact disk da una macchina (studiata proprio bene a tavolino l’ipotesi di reato). Per il crimine anzidetto, su disposizione del Pm Anna Canepa si procede ad una minuziosa perquisizione dell’auto, ufficio e abitazione dello 007 (un magistrato dell’antimafia per un furtarello da teppista di periferia?). L’Anna Canepa fa sequestrare tutti i computer nonché quantità industriali di documenti (combinazione moltissimi documenti rilevanti inerenti una certa banca…). Coincidenza. Vengono trovati ed asportati molti atti concernenti Banca Carige, ENI, gli iraniani di Irasco, avvocati nonché molta documentazione del servizio segreto militare. Il pm Anna Canepa avrà naturalmente la diligenza di non far redigere alcuna nota analitica dei documenti sequestrati. “x faldoni di documenti cartacei” recita l’istanza di sequestro (banale dimenticanza). Mentre lo 007 viene tenuto in ostaggio nel carcere di Marassi lo stesso trova il modo d’inviare una dettagliata informativa riservata alle autorità di Governo Italiane. Quando lo 007 viene scarcerato il magistrato chiederà anche che l’agente segreto sia confinato lontanissimo da Genova con il divieto esplicito di potersi recare sotto la lanterna (caso mai gli venisse la libidine di tornare a spiare il fratellino Paolo Canepa).
Qui una sintesi:
“ALTANA PIETRO – Giornalista/Agente del SISMI e SISDE“
http://piemonte.indymedia.org/article/3566
Anna Canepa porterà a processo lo sbirro del sismi chiedendone la testa su un vassoio d’argento come il Giovanni Battista. Giustizia, o vendetta (dipende dai punti di vista) è fatta. Gli interrogativi si sprecano. Il magistrato Anna Canepa ha fatto un piacere a chi? Al fratello avvocato Paolo Canepa?. A Vincenzo Roppo. A tutti e due, allo Studio Legale Roppo & Canepa? Ha fatto un favore a Banca Carige? Al Presidente di Banca Carige Giovanni Berneschi? O ha gratificato se stessa e maritino suo (Beppe Anfossi)? Il magistrato Anna Canepa infatti è moglie del finanziere genovese Giuseppe Anfossi (azionista di riferimento di Banca Carige). Ma forse non c’è alcun conflitto di interessi. Da magistrato specchiato qual’è Anna Canepa ha semplicemente acquisito qualche informazione di prima mano sui centri sociali (raccoglieva notizie per i fatti del G8). Per purissima combinazione l’agente Altana Pietro prima del G8 è stato infiltrato dal Sismi con successo nei movimenti antagonisti (sui computer dello 007 i giudici hanno trovato molte informative riservate mandate al Sismi sui centri sociali di Torino/Genova/Milano). Può essere che interessassero alla Canepa solo le informative inviate al Sismi dallo 007 (normale curiosità investigativa)?
Qui una sintesi:
- “Scoop: Ecco come il SISMI spia i centri sociali”
http://piemonte.indymedia.org/article/6464
Per ora non ci son risposte. Lo appureranno le inchieste che saranno fatte dai colleghi amici del magistrato Anna Canepa (Canciani sarebbe perfetto). Nell’attesa che giungano chiarimenti plausibili ognuno è pregato di non equivocare e di non fare subito congetture. Potrebbero essere tutte semplici coincidenze. Non possiamo mica criminalizzare un magistrato solo perché ha tolto al Sismi qualche faldone di Banca Carige. Si può colpevolizzare Anna Canepa solo perchè è sorella dell’avvocato Paolo Canepa? Solo perché suo fratello Paolo è stato spiato dal sismi e ce l’ha a morte con gli infiltrati dei servizi segreti? Si possono nutrire sospetti sul magistrato Anna Canepa perchè è moglie di Beppe Anfossi, socio d’affari della Banca attenzionata dal Sismi? Si può mica ragionevolmente ritenere che Anna Canepa sia in malefede e/o in conflitto d’interessi solo perché ha fatto arrestare uno 007 del sismi che spiava fratellino suo e la Banca di marito suo?
Ci risentiamo alle prossime news (tanto l’armadio della vergogna straripa di storiacce che non vedon l’ora d’esser riesumate e raccontate).
File mp3 “telefonata_sismi_agente_luciana”
http://rapidshare.com/files/392045119/Telefonata_Luciana_Roppo.mp3.html
Doc. Pdf completo: “Sismi_Roppo_&_Canepa”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/may2010/vincenzo_roppo_paolo_canepa_roppo__canepa.pdf
http://rapidshare.com/files/392052921/Vincenzo_Roppo_Paolo_Canepa_Roppo___Canepa.pdf.html
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Altana Pietro (agente Sismi) colpisce ancora.
Dall’edizione odierna (29 giugno 2010) del Corriere Mercantile:
“SPY Story – I soci di un notissimo studio legale genovese hanno denunciato un’intrusione informatica e la sparizione di documenti. Avvocati spiati scatta la perquisizione. La Digos sequestra vario materiale nella casa di Pietro Altana ex informatore del Sismi“
L’ex dipendente del Sismi (e probabilmente anche Sisde) che ha spiato per anni gli iraniani, centri sociali, società dell’alta finanza, e noti avvocati è stato pizzicato dalla Polizia Postale a saccheggiare via telematica documenti riservati degli avvocati di fiducia di Carlo De Benedetti (CIR) e di Banca Carige: lo studio legale Roppo & Canepa, fondato dagli avvocati Vincenzo Roppo e Paolo Canepa. Quest’ultimo è anche fratello di Anna Canepa (il magistrato che nel 2004 ha fatto arrestare e condannare l’agente del Sismi).
Da quanto si sussurra in ambienti vicini alla Procura della Repubblica di Genova pare che l’Altana avesse anche spiato da vicino Roppo & Canepa facendo l’addetto alle pulizie negli uffici della nota law firm nel corso dell’operazione Sismi “Cavallo di Troia” (uscito anche un articolo quì su Indymedia e alcuni articoli su Il Secolo XIX e su Milano Finanza).
http://piemonte.indymedia.org/attachments/nov2009/articolo_stampa_altana_pietro_2.pdf
http://piemonte.indymedia.org/attachments/dec2008/rapporto_sismi_sisde.pdf
Da quanto si apprende la denuncia sarebbe partita per iniziativa dall’Avv. Vincenzo Roppo e di Giovanni Berneschi (Presidente di Banca Carige).
Sta indagando sulla nuova spy story il magistrato Andrea Canciani (collega per anni del magistrato Anna Canepa).
C’è sentore che ne vedremo delle belle.
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Diritto di Replica:
Le vicende riportate in questo sito riguardano fatti e persone reali e procedimenti giudiziari, in alcune occasioni, ancora in attesa di giudizio definitivo. Pertanto i protagonisti di queste vicende sono da considerarsi innocenti fino al giudizio definitivo (ed anche oltre). Il social network Indymedia Piemonte è naturalmente a disposizione degli interessati per interventi e/o, repliche e/o precisazioni.
Bulkgenova e Porto Ercole
dear capt Terenzio, che tempi, che tempi (aaaah) quando scorrazzavamo per il Golfo di Guinea con le navi di Coeclerici.
Si di Bukgenova mi ricordo benissimo (che fine ha fatto quella bagnarola rimessa a nuovo con 4 pennellate?).
E la Porto Ercole? Solca sempre i mari?
Mi son sempre chiesto se ci si sporca di più trasportando agenti segreti o bauxite… bah
Altana Pietro in arresto (wow)
Wikileaks al pesto, l’Assange genovese finisce agli arresti (di Matteo Indice sul Secolo XIX dell’11 dicembre 2010 )
Il provvedimento in sordina gli è piovuto in testa pochi giorni fa e manco a dirlo è retaggio d’uno dei suoi tanti exploit: la ricettazione di documenti riservati acquisiti ramazzando forse nella spazzatura, una delle attività predilette insieme all’hackeraggio di sistemi informatici blindatissimi.
Pietro Altana, 45 anni, ex collaboratore dei servizi segreti, per i giornali e molti blog è diventato ormai una specie di Julian Assange genovese. E la costante e capillare diffusione di file riservati sugli affari più corposi di Genova (maxi fusioni di aziende pubbliche, studi sulle rivoluzioni del traffico, retroscena sul lavoro di luminari e soprattutto malaffare in seno alle banche) s’accosta perlomeno per suggestione alla figura del giornalista australiano, che ha fatto arrossire con i suoi cable le cancellerie di mezzo mondo.
Fatte le debite proporzioni di fama e peso dei reciproci scoop, c’è un altro dettaglio ad accomunarli da qualche ora, ed è prettamente giudiziario. Come il creatore di Wikileaks, pochi giorni fa, è finito in carcere a Londra per un reato “scollegato” al pandemonio di questi giorni (l’accusa è di stupro per aver obbligato due ragazze svedesi ad avere rapporti sessuali non protetti) pure lo 007 che impallina i genovesi ha subito un arresto, in questo caso “domiciliare” e da scontare in una delle abitazioni dalle quali infesta migliaia d’indirizzi mail con documenti spesso imbarazzanti. Fatale si è rivelata la condanna «definitiva» (senza più possibilità di ricorrere in appello o in Cassazione) per carteggi trafugati un bel po’ di anni fa. Secondo i giudici Pietro Altana deve scontare ancora due mesi e rotti, e non può uscire dal proprio appartamento. Contemporaneamente, Altana, è uno dei principali sospettati per i file che fra ottobre e novembre sono stati diffusi attraverso il sito antagonista Indymedia: carte contro la Carige, messaggi interni all’amministrazione comunale oppure segreti sul direttore scientifico del Gaslini, Lorenzo Moretta. E’ stato davvero il neoarrestato (per vecchie storie) Altana a scoperchiare gli ultimi pentoloni? Ci sono svariati elementi che mettono in relazione la più recente Wikileaks genovese con l’ex spione, ufficialmente tale dopo che nel corso d’un processo un maresciallo della Finanza ne confermò la costante collaborazione con l’allora Sisde (che oggi ha assunto la denominazione di Aise, ndr). Altana, oltre a essere finito ai domiciliari per la datata ricettazione di dossier, è iscritto sul registro degli indagati della Procura genovese, senza che ancora a suo carico sia stata formulata una richiesta di rinvio a giudizio, con l’accusa di ‘accesso abusivo a sistema informatico’ e ‘diffamazione’. Il primo addebito è conseguenza del blitz con cui ha ‘craccato’ i server e gli hard disk d’uno dei più noti studi legali genovesi, quello del docente universitario Vincenzo Roppo. Consulente d’importanti aziende ed istituzioni e personaggi in tutto il Paese (Carlo De Benedetti o l’Università per esempio) nelle sue memorie è custodita la stragrande maggioranza dei contenuti telematici che pure negli ultimi due mesi hanno invaso la rete. E il cerchio si restringe: chi infatti, se non Altana, potrebbe aver disponibilità di quel materiale? Non solo. Durante l’estate, ancora la Procura, gli aveva contestato la ‘diffamazione’ sempre a danno di Roppo. Segno che, sebbene l’ex 007 non avesse mai firmato gli articoli su Indymedia (uno dei pseudonimi preferiti è “interceptor”) nel corso delle perquisizioni a casa sua erano saltati fuori collegamenti ‘diretti’ tra i file recuperati chissà come e la loro divulgazione. Altana, adesso, è agli arresti. E con le sembianze d’una vendetta le ‘rivelazioni’ su Genova stanno lievitando.
Indice [@] ilsecoloxix.it
http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2010/12/11/AMQLEDPE-wikileaks_assange_genovese.shtml
pdf articolo
http://piemonte.indymedia.org/attachments/dec2010/wikileaks_genovese_secolo_xix.pdf
Anche Matteo Indice – come il Rettore Deferrari – ha la mente in preda delle scimmie urlatrici? Francamente qualcosa ci sfugge. Non si capisce perché giornalai, sbirri, toghe e controtoghe - e specie in questi ultimi tempi – ci stressano spasmodicamente e di continuo per doverci convincere a tutti i costi che c’è un demente del sismi che scrive articoli su indy. S’ha quasi la sensazione che il giornalista del Secolo XIX scriva certe cose su ordinazione (già viste e riviste ste robe in altre situazioni). Probabilmente nel tentativo spasmodico di screditare mr bean che sta dando un pochino di fastidio? Può essere? Sentore di losco lontano 1 miglio. Non ci sta niente di più infamante che dare dello sbirro. E siccome nella zucca anche noi abbiamo ancora un po’ di neuroni funzionanti, affidiamo le risposte ai fatti. La miglior replica è negli articoli stessi. Parlano egregiamente da soli. Ecco una stringata selezione di alcuni pezzi (che avrebbe partorito la mente malata di Altana Pietro, meglio conosciuto come agente dei servizi segreti). Ma fateci il sacrosanto piacere. I pezzi scritti dal binomio “bean” & “interceptor” su Indy son comunque diverse centinaia. Altana è finito agli arresti? Bene. Almeno adesso “bean” & “interceptor” possono continuare scrivere più tranquillamente altre succulenti notizie su Indymedia. Alla salute di Altana. Cin cin.
Concludendo. “Nella gara tra segretezza e verità è inevitabile che vinca sempre la verita” (Julian Assange citando Rupert Murdoch).
Please leggere e giudicare:
- “Altana Pietro: 007 del SISMI che spia centri sociali, IRANIANI, fiscalisti, alta finanza …”
http://lombardia.indymedia.org/node/21719
- “Altana Pietro e il SISMI han ciulato gli Iraniani?”
http://piemonte.indymedia.org/article/6178
- “IRASCO: ecco come gli iraniani hanno beffato gli USA”
http://piemonte.indymedia.org/article/7505
- “Embargo & IRASCO: ecco le imprese USA che hanno esportato in IRAN”
http://piemonte.indymedia.org/article/10640
- “SHELL & embargo: ecco come gli olandesi foraggiano l’IRAN”.
http://piemonte.indymedia.org/article/10730
- “Altana Pietro: lo 007 del SISMI che spiava i centri sociali (e non solo)”
http://piemonte.indymedia.org/article/5620
- “Scoop: Ecco come il SISMI spia i centri sociali”
http://piemonte.indymedia.org/article/6464
- “Il SISMI spiava la JUVENTUS FC?”
http://piemonte.indymedia.org/article/9709
- “I servizi segreti spiavano comunisti e missini”.
http://piemonte.indymedia.org/article/10345
- “Banca CARIGE: ecco come rubano i dipendenti infedeli”.
http://piemonte.indymedia.org/article/9167
- “Ecco come il Sismi spiava Roppo & Canepa (nonché CARIGE e CIR)”
http://piemonte.indymedia.org/article/8908
- “Altana Pietro (Sismi) colpisce ancora”
http://piemonte.indymedia.org/article/9264
- “ENI, “codice etico” e Servizi Segreti”
http://piemonte.indymedia.org/article/5520
- “Ecco come l’ENI seppellisce i suoi velEni”.
http://piemonte.indymedia.org/article/11009
- “ENI: colpo di spugna sui più gravi disastri ambientali della nostra storia”.
http://piemonte.indymedia.org/article/10521
- “Eni aggiusta-processi: ecco come far rottamare un giudice ostile”.
http://piemonte.indymedia.org/article/10392
- “ENI fuori controllo: “fomentiamo la rivoluzione in Iran”
http://piemonte.indymedia.org/article/10468
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- “Banca Carige: Consob condanna Berneschi a 150.000 euro d’ammenda”.
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“BANCA CARIGE – Aumento di capitale, all’occhio, Attenzione, Warning, Achtung, advertencia“
http://piemonte.indymedia.org/article/1241
- “ALTANA PIETRO – Giornalista/Agente del SISMI e SISDE“
http://piemonte.indymedia.org/article/3566
- “Scoop: Ecco come il Sismi doveva rapire Carlos Remigio Cardoen”.
http://piemonte.indymedia.org/article/6564
- “GENOVA – SPY STORY AL PESTO – ECCO COME COECLERICI SPA SPIAVA – Desecretati dopo altre 8 anni documenti TOP SECRET”
http://piemonte.indymedia.org/article/1347
- “Mafioso è bello” (parola di COECLERICI)”
http://piemonte.indymedia.org/article/1700
- “La Repubblica (CIR Group): ecco come funziona la fabbrica del fango”.
http://piemonte.indymedia.org/article/8579
- “I servizi segreti vanno a rubare in casa di Uckmar”
http://piemonte.indymedia.org/article/10239
- “ANA fa rima con ALTANA”
http://piemonte.indymedia.org/article/10406
- “Italia-Serbia: chi Vince(nzi)?“
http://piemonte.indymedia.org/article/10267
- “ORBASSANO (TO): Poliziotto del SIULP massacra di botte giornalista (ex agente del SISMI)”
http://piemonte.indymedia.org/article/2713
- “POLIZIA TO: V° Reparto Mobile nella merda”
http://piemonte.indymedia.org/article/9528
- “Assange genovese finisce in galera”
http://piemonte.indymedia.org/article/10972
Press release:
http://piemonte.indymedia.org/attachments/nov2009/articolo_stampa_altana_pietro_2.pdf
http://piemonte.indymedia.org/attachments/dec2008/rapporto_sismi_sisde.pdf
wikileaks_genovese_secolo_xix_15.pdf
? Toghe VS servizi segreti: LE COMICHE. ?
La vendetta delle toghe. Dall’armadio della vergogna altre rivelazioni clamorose.
Da P.zza Portoria un ordine perentorio. Stroncare lo 007 dei servizi segreti. Ecco come la Procura di Genova intendeva incastrare un agente del Sismi… E come invece ha toppato.
Ve l’avevamo detto. L’ “Armadio della vergogna” di Palazzo di Giustizia di Genova è depositario di grandi segreti che qualcuno vorrebbe rimanessero sopiti per molto tempo ancora. Stavolta però l’esilarante indiscrezione che trapela ha proprio del comico. Un vero, vero, e scusate ancora, vero spasso. Ecco i verbali dello scandalo.
Altana Pietro, agente del Sismi (ex Servizio Segreto Militare ora Aise) in servizio effettivo permanente ed all’occorrenza a part-time anche per Sisde (l’ex Servizio Segreto Civile ora Aisi) ha un curriculum criminale davvero invidiabile ed ben più lungo di quel che si supponeva. In alcuni articoli sul portale Indymedia (vedi link a margine dell’articolo) è stato svelato l’ampio background delinquenziale del losco figuro. Il debutto ufficiale come fuorilegge avviene in giovane età rimediando una condanna a 16 mesi di reclusione per “diserzione” (rifiuto di indossare la divisa militare) scontata nelle patrie galere (Carcere Militare di Gaeta e Forte Boccea).
La consacrazione a spia del servizio segreto militare avviene però all’inizio negli anni ’90. Alle dipendenze del Sismi spia per lungo tempo gli iraniani della società islamica Irasco (società su cui ha aperto recentemente un’inchiesta per export illegale di armamenti e tecnologie proibite anche il Governo Federale Americano chiedendo all’Italia una rogatoria internazional
- “Altana Pietro: 007 del SISMI che spia centri sociali, IRANIANI, fiscalisti, alta finanza …”
http://lombardia.indymedia.org/node/21719
- “Altana Pietro e il SISMI han ciulato gli Iraniani?”
http://piemonte.indymedia.org/article/6178
- “IRASCO: ecco come gli iraniani hanno beffato gli USA”
http://piemonte.indymedia.org/article/7505
- “Embargo & IRASCO: ecco le imprese USA che hanno esportato in IRAN”
http://piemonte.indymedia.org/article/10640
La carriera di agente segreto fa un salto di qualità nel periodo pre G8 (2000-2001), quando dai servizi segreti (o disservizi è la stessa cosa) viene infiltrato con successo in diversi centri sociali di Milano, Torino e Genova (lo Zapata, l’Askatasuna, El Paso, l’Inmensa, il Leoncavallo, ed altri.
- “Altana Pietro: lo 007 del SISMI che spiava i centri sociali (e non solo)”
http://piemonte.indymedia.org/article/5620
- “Scoop: Ecco come il SISMI spia i centri sociali”
http://piemonte.indymedia.org/article/6464
Tra gli osservati speciali vengono segnalate anche molte società dell’alta finanza (come l’ENI, Telecom, CIR, Coeclerici, Juventus FC, PDS e molte altre), nonché Banche (tipo Unicredit, Banca Carige) e a seguire prestigiosi studi legali (lo Studio Legale Roppo & Canepa, Studio Legale Bonelli Erede & Pappalardo, Studio Legale Carbone & D’Angelo, Studio Uckmar etc etc).
- “Il SISMI spiava la JUVENTUS FC?”
http://piemonte.indymedia.org/article/9709
- “I servizi segreti spiavano comunisti e missini”.
http://piemonte.indymedia.org/article/10345
- “Banca CARIGE: ecco come rubano i dipendenti infedeli”.
http://piemonte.indymedia.org/article/9167
A rivelare tutto questo po pò di indiscrezioni è un delicato carteggio sequestrato alla spia nel corso d’una inchiesta condotta dal P.M. sanremese Anna Canepa nel 2004, i dossier son confluiti poi nel famoso armadio/dimenticatoio denominato “Armadio della vergogna” per essere consegnati all’oblio. Ma procediamo con un minimo d’ordine.
All’epoca dei fatti di cui stiamo parlando è in essere un’operazione del SISMI denominata: “Operazione Cavallo di Troia”. Di che si tratta non è difficile intuirlo. Anche le città più fortificate possono essere conquistate senza dar battaglia. Come fece Ulisse, con la sua scaltra intrusione nella fortezza del nemico. Esattamente quello che ha fatto il Servizio segreto militare.
Milano Finanza e il quotidiano di Genova Il Secolo XIX in una serie di articoli dedicati all’agente segreto intuiscono già la tattica dell’intelligence nostrana: “…schedati a Genova banche e avvocati, si infiltrò nei centri sociali per il G8 Sentenza-choc: lavorava davvero per i servizi segreti, ma ha esagerato …cercava documenti top secret, facendo l’addetto delle pulizie di alcune aziende genovesi … poi una volta o due a settimana consegnava tutto al suo contatto, un maresciallo della Guardia di Finanza…”.(Il Secolo XIX 5 novembre 2009). “Grandi Intrighi. Alla Procura di Genova un archivio dei rapporti tra politica, finanza e servizi segreti”. (Milano Finanza 15 agosto 2009).
http://piemonte.indymedia.org/attachments/nov2009/articolo_stampa_altana_pietro_2.pdf
http://piemonte.indymedia.org/attachments/dec2008/rapporto_sismi_sisde.pdf
Per diversi anni i servizi segreti utilizzano un’impresa di pulizie industriali per infiltrarsi in diversi ambienti di un certo livello. L’impresa si chiamava o si chiama – (forse è ancora attiva chi lo sa) Altana Pietro Impresa Pulizie Industriali. Specialità – ovviamente – le pulizie di uffici e grandi complessi industriali. Altana Pietro, con il supporto logistico del Sismi, non ha difficoltà alcuna a dotarsi d’un background con in controfiocchi e ad accreditarsi presso i soggetti Target.
Vengono messi sotto osservazione un numero impressionante di obiettivi importanti. Ben presto, vien perso il senso della misura. L’intelligence in preda al delirio di onnipotenza alza il tiro pensando di poter spiare tutti indiscriminatamente, cani e porci. La voglia di strafare sarà fatale. I servizi segreti fanno un passo falso (e forse più d’uno). Assoggettano a controllo l’obiettivo sbagliato. Uno degli studi legali tenuto d’occhio dalle barbe finte dopo qualche tempo scopre la tresca. E’ lo studio legale degli Avvocati Vincenzo Roppo & Paolo Canepa (Roppo & Canepa Associazione Professionale). I due avvocati intuito d’essere in qualche modo attenzionati lanciano l’SOS a 360° chiamando a raccolta la potente lobby dei giuristi. La voce circola rapidamente. Sapete Genova com’è, piccola e pettegola. Inesorabilmente volge al termine il brillante business del Sismi all’ombra della lanterna. Da questo momento in poi la parola d’ordine sarà solo una: “fare terra bruciata” intorno all’uomo del Sismi. All’uopo entra in scena la sorella del socio dell’Avv. Roppo, il magistrato Anna Canepa (noto esponente di Magistratura Democratica e componente dell’antimafia). Chi la conosce bene sostiene che non sia un essere umano. Forse è di plastica (la chiamano amabilmente la Barbie dei magistrati). Anche lei offre il suo fattivo contributo. Mentre lo 007 è in procinto di consegnare documenti riservati ai suoi superiori vien organizzato un blitz dal “giudice ragazzino”. Lo sbirro del Sismi vien fatto arrestare dal magistrato Anna Canepa, portato a giudizio e condannato.
- “Ecco come il Sismi spiava Roppo & Canepa (nonché CARIGE e CIR)”
http://piemonte.indymedia.org/article/8908
- “Altana Pietro (Sismi) colpisce ancora”
http://piemonte.indymedia.org/article/9264
Una domanda è d’obbligo, sennò quì rischiamo di capirci più una mazza. Ma i servizi segreti non controllano tutti gli organismi di Polizia? Forse ci toccherà sfatare anche questa leggenda metropolitana. Direte voi: ma come è possibile che forse di polizia (forse) siano in antitesi con i servizi segreti? Non dovrebbe esserci tra questi un rapporto di interazione e scambio? Si, nelle fiction cinematografiche senz’altro. Nella realtà quotidiana non è proprio così. Se gli uni possono trombare gli altro lo fanno senza pensarci due volte. Esattamente quel che accadrà al nostro sfigato-man 007 Altana Pietro.
Sentite che succede nel 2003.
A Genova le forse (?) dell’ordine – forse - ricevono un’informativa secondo la quale risulta che un’impresa del Sismi (Altana Pietro pulizie industriali) stia attenzionando da qualche tempo una importante società di informatica con sede nei pressi di Corte Lambruschini: ragione sociale Softjam Srl (Corso Buenos Ayres, Genova). Cosa stiano cercano i servizi segreti all’interno di questa azienda non è ben chiaro. Forse il Sismi punta all’aristocratica clientela dell’azienda (annoverate fra queste società come Banca Carige, AMT, Comune di Genova, Grandi Navi Veloci, Costa Crociere, Maersk, Microsoft, Piaggio, Premuda, Porto Petroli, Shell, Tarros, Brembo, RSA, Siat, Veolia, VTE, Tirreno Power etc etc). Ciò che è chiaro invece è che và stroncata a tutti costi la fastidiosa attività di intelligence. Poliziotti, manager, analisti e sistemisti della software house studiano come tessere la loro una ragnatela.
Il piano è diabolicamente perverso. Gli investigatori sanno che lo 007 controlla periodicamente computer, documenti e archivi della società informatica. La Polizia, in accordo col management dell’azienda imbottisce i cassetti delle scrivanie di soldi nella certezza che lo sbirro del Sismi non saprà resistere alla tentazione di metterseli in tasca (l’appeal dei quattrini è irresistibile funziona sempre). La Polizia Scientifica piazza anche delle microcamere per riprendere e filmare Altana Pietro mentre spia e farà man bassa di banconote. Così da far scattare l’arresto in flagranza di reato.
Ecco il primo colpo di scena:
“…si notava dalla telecamera che il titolare dell’impresa delle pulizie tale Altana Pietro, meglio generalizzato in oggetto, apriva il cassetto e dopo aver aperto la scatola contenente il denaro lo contava e lo riponeva al proprio posto. Dopo le pulizie il personale dipendente in appostamento provvedeva a verificare le banconote al fine di effettuare un arresto in flagranza di reato, ma si constatava che nulla era stato asportato“. (Verbale del Commissariato di Polizia P.zza Matteotti del 22 febbraio 2003).
Rimangono tutti di merda. Anche l’amministratore della Società Softjam, l’Ing. Marco Rampini è attonito. L’istigazione a delinquere è quasi perfetta ma non sortisce gli effetti sperati. Cacchio ma proprio a loro doveva capitare uno sbirro onesto.
La polizia non desiste. I cassetti dell’azienda rimangono comunque sempre ricolmi di contante. Basta un gesto sbagliato e zac. Altana ce l’ha in quel posto. Durante le operazioni di pulizie l’agente del Sismi vien ben distintamente ripreso nell’intento di controllare documenti e computers. Recita nuovamente il verbale: gli agenti di Polizia “….effettuavano un controllo al fine di verificare un eventuale ammanco di denaro. L’esito del controllo era negativo ed i due (Altana e sua collaboratrice) venivano lasciati allontanare senza intervenire al fine di non destare sospetti… da una successiva visione della registrazione però, emergeva che alle ore 8.35 circa l’Altana si avvicinava alla cassettiera chiusa, la apriva con una chiave, o con un attrezzo, prelevava la scatola contenente il denaro, contava i soldi, poi leggeva un foglio di carta contenuto insieme al denaro ed infine riponeva il tutto, richiudendo la cassettiera a chiave…” (“Annotazione inerente furti” del Commissariato Centro di P.zza Matteotti del 1 Febbraio 2003). Belin non si registra nuovamente nessuna ruberia.
La faccenda si fa più complessa del previsto.
Visto che lo 007 del Sismi non sottrae alcunché, per rendere più verosimile la storia degli ammanchi “qualcuno” (evidentemente diverso dall’integerrimo coglione dell’intelligence) provvede ad alleggerire i cassetti della società informatica di qualche manciata di banconote. I furti avvengono a notte fonda, in pieno buio senza accendere alcuna luce (come se chi sgraffigna sapesse ch’erano piazzate le microcamere). Vengono arraffati 550 euro una prima volta e altri 400 euro una seconda. In quei due giorni però, per l’ora degli ammanchi l’agente segreto esibisce un alibi di ferro (è in trasferta lontano da Genova per il Sismi). Naturalmente le microcamere della polizia scientifica filmano il buio totale. La scientifica verbalizza: “…dalle riprese con la telecamera visionate unitamente al personale di Polizia si vede che entra una persona con una torcia elettrica, si reca nella scrivania, ed asporta la somma di cui sopra, non si può identificare la persona perchè la stanza è rimasta completamente al buio…”.
Guai a voi se adesso v’azzardate a fare paragoni impropri. Me li immagino già gli accostamenti e le analogie a sproposito. Tipo le bombe molotov del G8. Quelle famose messe lì apposta da alcuni polliziotti disonesti (proprio “polli”) per trombare gli sprovveduti no-global. Lungi da noi affermare ste minchiate. Però è vero che il vizio di sparare cazzate quello è duro a morire. Quando fabbricano storie inverosimili alcuni manco riflettono sulle idiozie che dicono. Infatti ragioniamo un po’. Se la stanza è rimasta completamente al buio, tanto che non si riescono ad identificare persino le sembianze del ladro, come fa la Polizia a dire che “…si vede che asporta la somma di cui sopra”? Ulteriore enigma. I segugi della Polizia fanno riferimento ad un altro furto avvenuto sempre al buio fitto il 5 Febbraio 2003. “…in data 5 febbraio 2003 il personale della società lasciava i locali per la fine del proprio turno di lavoro alle ore 19.00 ed immediatamente dopo (come si evince dal fotoprinter allegato) si nota una persona che munita di torcia elettrica si introduce nei locali e si dirige immediatamente sul luogo controllato alle ore 19.05.57 per allontanarsi alle ore 19.06.06. Il personale dipendente giungeva sul posto come da accordi con il Rampini e alle ore 19.30 circa constatava la mancanza di 310Euro … durante la settimana nessun furto viene perpetrato ma dalla visione delle cassette si nota una figura munita anche questa volta di torcia elettrica rovistare nel cassetto durante la notte…”.
Più che d’un furto con destrezza quì si tratterebbe d’un fatto paranormale, possibile solo a Speedy Gonzales. “Arriba arriba, andle andle”. 9 secondi netti per aprire la porta dell’ufficio, aprire i cassetti, rubare soldi e richiudere la porta dell’ufficio ed andarsene. Manco Flash Gordon riuscirebbe in una simile performance. Quasi come se il mariuolo sapesse di avere i secondi contati e avesse la consapevolezza dei controlli di polizia in atto. Combinazione, gli agenti appostati ad un tiro di schioppo (che controllavano i monitor in tempo reale) entrano fulmineamente pochissimi minuti dopo per constatare solo l’ammanco. Senza beccare il malfattore (ricorda vagamente il misterioso attentatore di Belpietro). Quesito: po’ darsi che qualcuno in divisa – come si suol dire in gergo - fossè già lì sul luogo del delitto? (Dato il contesto e tanto tempismo il dubbio è più che lecito).
Sto cazzo di trappola però non scatta. Intanto le microcamere della scientifica continuano a macinare ore e ore di fotogrammi a vuoto. Sabato 1 febbraio 2003 iniziano nuovamente le registrazioni. Forse è la volta buona.
Si replica sempre il consueto copione. Si arriva al giorno Sabato 8 Febbraio 2003 alle ore 8.59. Un’obiettivo della Polizia Scientifica riprende Altana durante l’abituale servizio di pulizie settimanale presso la ditta di informatica Softjam: “…Altana durante l’orario delle pulizie provvede ad effettuare un altro controllo aprendo il cassetto e contando i soldi senza però effettuare nessun prelievo….”. (Verbale del Commissariato Centro di P.zza Matteotti del 22 febbraio 2003).
Smarrimento totale. Lo sbirro del Sismi di diventare ladro proprio non ne vuol sapere. Mo il rischio è quello di fare davvero un’emerita figura di merda. Bisognerebbe assolutamente trovare il modo per incastrarlo. Ma come fare?
Un’ispettore di Polizia ha un’intuizione davvero geniale (altro che molotov).
Perché non arrestare l’Altana mentre sta facendo i suoi usuali controlli? Visto che ha la consuetudine di contare sempre i soldi e di rimetterli al loro posto, basta aspettare che abbia le banconote in mano, e prima che possa riporle al loro posto si fa irruzione nell’ufficio pistole in pugno incastrandolo. Na genialata. Via con l’operazione “Polizia VS Pulizie”.
Registra il verbale: “…alla data odierna …alle ore 8.20 (come da fotoprinter allegato) Altana una volta dentro gli uffici provvede ad aprire il cassetto e la scatola contenente il denaro fotocopiato ed esattamente nel momento in cui l’uomo ha il denaro in mano (printer n. 3) e viene notato da un monitor collegato in tempo reale e posizionato al piano superiore dell’edificio, gli operatori entrano nella stanza (printer 7 e 8) interrompendo l’azione criminosa ed impedendo il consumarsi del reato di furto, contestando però all’Altana il reato di tentato furto aggravato ponendolo in stato di arresto…”.
Pfiuuuu che sudata. Il più è fatto. Ora però ci vuole la ciliegina sulla torta. Perchè lo sputtanamento sia proprio perfetto non si deve trascurare neanche il più piccolo dettaglio. Mentre tutti son in Commissariato a festeggiare per la brillante operazione di polizia, qualcuno chiama l’amico giornalista per passargli in tempo reale il fotoprint giusto (nel quale si vede lo 007 in azione mentre ispeziona i cassetti della società informatica). Lo Scoop ed il titolone sono assicurati (sputtanamento anche).
Il pennivendolo di turno è Francesco Ricci del quotidiano genovese “Il Corriere Mercantile”, il giorno dopo la felice operazione di Polizia ha l’ingrato compito di titolare:
“Così ripuliva le aziende. Titolare di impresa di pulizie a domicilio. Ladro e imprenditore. Insospettabile quarantatreenne genovese approfittava della fiducia dei propri clienti. Titolare di un’impresa di pulizie ripuliva periodicamente una ditta di informatica del centro. Entrava grazie alle chiavi affidategli per il lavoro finchè una microtelecamera l’ha inchiodato”. (Corriere Mercantile 27 febbraio 2003).
La macchinazione sembra funzionare. La macchina del fango pure.
Intanto il malcapitato 007 viene tradotto nel Carcere Circondariale di Marassi (Genova) a disposizione dell’autorità giudiziaria. Ohibò però le cose non vanno proprio come da copione. Un magistrato diligente s’insospettisce per le molte incongruenze. Si prende la briga di andare oltre il rapporto ufficiale di Polizia e dà un’occhiata un po’ più attenta a tutti i videoclip della Scientifica. Con sorpresa scorge che il vile denaro viene maneggiato solo dai poliziotti. Lo sfigato agente del Sismi non s’è messo in tasca manco un baiocco. Gli agenti interpellati dal giudice provano a farfugliare un’improbabile giustificazione: “certo che i soldi erano al loro posto abbiamo fregato il ladro prima, l’abbiamo bloccato prima che se li mettesse in tasca”.
Forse gli agenti han visto troppi telefilm americani? Pensavano d’essere già nel futuro – nel 2045 – la “precrimine” in salsa genovese (se avete visto “Minority Report” forse sapete di che stiamo parlando).
Per fortuna non c’è nessun giudice più terribile della storia, non si perde nulla. Prima o poi viene a galla tutto. E fortuna che non conosciamo sin nei più torbidi dettagli tutto il feccioso sistema, nonchè gli immaginabili intrighi e le misere tristezze della stampa locale e italiana che – tranne rarissime ed emarginate eccezioni – s’adeguano a sti sordidi andazzi (quando ti capita sotto le mani una copia di Repubblica e/o il Corriere Mercantile vien da piangere). La cosa ripugnante di certe consorterie è l’ipocrisia di chi tuona in pubblico contro il corruzione e nepotismo e poi in privato raccatta favori in cambio d’omertà (il discorso è valido per tutti dagli sbirri ai magistrati che usano la toga per vendette personali).
Sia beninteso nessuno qui vuole fare l’apologia del SISMI. Anzi. Chi fa sporchi lavori come quello ne accetta tutte le conseguenze e cavoli suoi se viene trombato. Ogni attività (se tale si può definire) ha i suoi rischi impliciti. Ciò vale per gli 007, i magistrati gli agenti di Pollizia. Che poi sti ultimi facciano anche loro un lavoro ingrato è notorio. Proprio in questi giorni tra molti di questi serpeggia un palpabile malcontento. Gli agenti addetti alla sicurezza del Premier, tanto per citare un esempio. Si son rotti i coglioni di essere usati per fare la scorta alle escort del Presidente del Consiglio. Dice un agente (che intende mantenere l’anonimato): “L’estate scorsa abbiamo visto molte feste alla villa di Arcore… che ne sappiamo noi di che cosa succede la dentro? Ce li immaginiamo. Magari fanno uso di droghe o infrangono la legge e ridono di noi, dicendo: ‘noi siamo qua al sicuro, abbiamo anche i carabinieri che ci proteggono’ … Berlusconi con noi è gentile. Qualche volta è venuto a salutarci, a raccontarci qualche barzelletta. Una volta ci ha fatto, ammiccando, una battuta: ‘Eh, beati voi che adesso andate a casa a dormire, a me invece tocca trombare…’”.
Ah a proposito di trombare e di trombati. Dimenticavo.
Lo 007 del Sismi è tornato libero (dopo qualche giorno di gattabuia). La querela contro il quotidiano Corriere Mercantile rimarrà invece misteriosamente insabbiata nell’armadio della vergogna. Tutto liscio come l’acqua (come dice Beppe Anfossi). Per fortuna nessuno s’è fatto male. E’ rimasto leggermente ferito solo l’orgoglio della polizia. Ma non per molto.
Ci sarà sempre un’altra occasione per rifarsi.
Come lo vedremo in un prossimo articolo. Gli intrighi all’ombra della lanterna non finiscono quì. L’armadio della vergogna ha ancora un fottio di segreti da vomitare.
?
Doc. pdf.: Altana_Polizia_Procura_Genova_Softjam”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/mar2011/altana_pietro_softjam_sismi_polizia.pdf
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altana_pietro_softjam_sismi_polizia_7.pdf
Il carbone ENEL fa un morto al giorno (grazie anche a Coeclerici)
dal Portale Indymedia
http://piemonte.indymedia.org/article/14845
Il carbone ENEL fa un morto al giorno (grazie anche a Coeclerici) “Il carbone dell’Enel fa un morto al giorno e costa due miliardi l’anno”. Il sostegno al carbone è anacronistico. Greenpeace Italia anticipa al Fatto Quotidiano il suo rapporto su Enel, basato sulle ricerche della fondazione olandese SOMO e della European Environmental Agency (EEA). Un morto al giorno, 365 l’anno per la precisione. Sono quelli riconducibili all’inquinamento prodotto dalle centrali a carbone dell’Enel secondo la proiezione della Fondazione Somo per Greenpeace Italia. Applicando i parametri dell’Agenzia Europea per l’Ambiente alle emissioni in atmosfera delle centrali della compagnia ex pubblica emerge che “le morti premature associabili alla produzione di energia da fonti fossili di Enel per l’anno 2009 in Italia sono 460. I danni associati a queste stesse emissioni sono stimabili come prossimi ai 2,4 miliardi di euro. La produzione termoelettrica da carbone costituisce una percentuale preponderante di questi totali: a essa sono ascrivibili 366 morti premature (75%), per quell’anno, e danni per oltre 1,7 miliardi di euro (80%)”. Un responso implacabile che la Fondazione ha trasmesso all’Enel ricevendo, purtroppo, risposte molto elusive. “Lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili unito alla perdurante stagnazione della domanda di energia elettrica sta rendendo difficile la copertura dei costi di produzione degli impianti convenzionali, mettendo a rischio la possibilità di tali impianti di rimanere in esercizio”. L’ha dichiarato un mese fa Paolo Colombo, presidente dell’Enel, seguito a ruota dall’amministratore delegato Fulvio Conti, che ha chiesto di “correggere le forme di incentivi per le fonti rinnovabili” calibrando meglio i sussidi nel prossimo decreto allo studio del governo nazionale, per “dare impulso ad altre filiere”. Il mondo sta cambiando, la produzione di energia è sempre più diffusa e decentrata, ma l’Enel non vuole mollare: il suo vecchio mondo, quello delle grandi centrali a gas, carbone, uranio, olio combustibile deve essere preservato. “Enel è entrata a gamba tesa sul tema dell’incentivazione alle rinnovabili – ha dichiarato a Repubblica.it il senatore del PD Francesco Ferrante – . Le cose sono due: o si tratta di disinformazione o di una sorta di confessione di chi guarda al passato e ha paura del futuro”. Per Greenpeace Italia non ci sono dubbi: Enel ha paura delle rinnovabili perché è ancorata al passato o si affida a tecnologie di dubbia efficacia. “Se si eccettua l’idroelettrico, che in Italia è semplicemente un’eredità di investimenti passati e in altre regioni, come in America Latina, è collegato a progetti potenzialmente ad alto impatto ambientale, gli investimenti di Enel nelle rinnovabili sono minimi, specialmente in Italia ed Europa, dove la riduzione delle emissioni di Co2 è affidata al nucleare o a improbabili tecnologie come la cattura e sequestro del carbonio (Carbon Capture Storage o CCS)”, ha dichiarato Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia. Nel suo rapporto, che ilfattoquotidiano.it ha ottenuto in anteprima, Greenpeace non si limita a puntare il dito, come ha già fatto più volte in passato, sul mix energetico “anacronistico” di Enel, ma analizza per la prima volta i costi esterni delle centrali Enel a carbone e petrolio. “Si tratta dei costi per l’ambiente, l’agricoltura e la salute dei cittadini. Sono voci di costo che non compaiono nei bilanci, perché la società non li paga. A pagare è però l’ecosistema nel suo complesso”. Greenpeace fa riferimento a un rapporto della fondazione olandese SOMO, che uscirà nei prossimi mesi, e allo studio della EEA (European Environmental Agency), l’agenzia per l’ambiente dell’Unione Europea, uscito nel novembre del 2011. Lo studio dell’EEA individua i 20 impianti di produzione di energia più inquinanti in Europa. In Italia il primato spetta alla centrale a carbone Federico II di Brindisi, gestita dall’Enel, i cui costi esterni (calcolati dall’EEA) ammontavano a 707 milioni di euro nel 2009: una cifra che supera i profitti che Enel ottiene dalla centrale. “E’ un gioco pericoloso, che non vale la candela”, continua Onufrio. “I profitti sono ottenuti con un prezzo altissimo per l’ambiente e la salute”. Greenpeace Italia ha esteso la metodologia utilizzata dallo studio dell’EEA a tutte le centrali a carbone gestite da Enel in Italia ed è arrivata a conclusioni preoccupanti: “I costi esterni delle centrali a carbone sono di 1,7 miliardi di euro – oltre il 40% dell’utile che Enel ha ottenuto a livello consolidato, in tutto il mondo, nel 2011”, si legge nel rapporto. “Se alle attuali centrali si dovessero aggiungere quelle di Porto Tolle e Rossano Calabro – che potrebbero presto essere convertite da olio a carbone – i costi esterni potrebbero toccare la quota di 2,5 miliardi di euro all’anno, suddivisi in costi per la salute, danni alle colture agricole, costi da inquinamento dell’aria e da emissioni di Co2”. Al termine del rapporto, Greenpeace chiede ad Enel di effettuare al più presto una valutazione dei costi esterni delle centrali a combustibili fossili, riportando i risultati all’interno del bilancio di sostenibilità. Tra i quesiti rivolti ad Enel non mancano i riferimenti al progetto per la centrale a carbone di Galati, in Romania, “in un’area già colpita da decenni di inquinamento dell’industria pesante rumena” e alla centrale Reftinskaya GRES, nella regione di Ekaterinburg, in Russia, che sarebbe stata accusata di “violazioni di norme ambientali” da parte delle autorità locali. Altre domande riguardano i reattori nucleari Cernavoda 3 e 4, che Enel gestisce in Slovacchia e il progetto Baltic NPP a Kaliningrad, in Russia, per la costruzione di un nuovo reattore nucleare. Alcune delle domande di Greenpeace sono state inoltrate alla società dalla Fondazione Culturale Responsabilità Etica (Banca Etica) azionista “critico” di Enel dal 2007. Enel sarà tenuta a rispondere entro il giorno dell’assemblea, prevista per lunedì 30 aprile. Tra gli azionisti saranno presenti, oltre alla Fondazione di Banca Etica, anche il vescovo guatemalteco Alvaro Ramazzini – delegato dai Missionari Oblati – e l’attivista colombiano Miller Armin Dussan Calderon, professore dell’Università Surcolombiana e presidente di Assoquimbo, associazione dei comitati locali colombiani che presidiano il territorio contro la costruzione della diga Enel di Quimbo in Colombia. Ramazzini e Calderon porteranno in assemblea la voce delle popolazioni del sud del mondo impattate dai progetti idroelettrici della compagnia italiana. P.S.: quando riflettete su quel morto al giorno per colpa del carbone ENEL, pensate un pochetto al fatto che un bel GRAZIE andrebbe anche rivolto a società di trading come l’italiana COECLERICI SPA che quel carbone assassino procura e trasporta per l’Enel.
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Doc. pdf.: “Il_Carbone_Enel_ci_costa_un_morto_al_giorno”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/apr2012/il_carbone_enel_ci_costa__un_morto_al_giorno.pdf
Doc. pdf.: “jv_Carbone_Enel_Coeclerici”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/apr2012/jv_carbone__enel__coeclerici.pdf
Doc. pdf.: “Contratto_Carbone_Enel_Coeclerici”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/apr2012/contratto_carbone_enel_coeclerici.pdf
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Articoli (per niente) correlati:
- “G8ENOVA: grandi manovre sul carbone” http://piemonte.indymedia.org/article/13857
- “RINA sponsorizza il carbone. E si catta D’Appolonia”. http://piemonte.indymedia.org/article/13492
- “Banche e RINA scoprono le Rinnovabili (Eureka!)” http://piemonte.indymedia.org/article/12898
- “G8 – NO AL CARBONE” http://piemonte.indymedia.org/article/5387
- “CARBONE SICURO: Quando gli ‘incidenti’ sono un crimine”! http://piemonte.indymedia.org/article/10318
- “Mega centrale a carbone nel cuore di Genova” http://piemonte.indymedia.org/article/10349
- “Vado: la centrale di De Benedetti continuerà a produrre cancro”. http://piemonte.indymedia.org/article/9737
- “Italiana Coke: “Il carbone inquina e danneggia l’ambiente” http://piemonte.indymedia.org/article/2654
- “Alan García: Uccidere in nome del carbone e del petrolio” http://piemonte.indymedia.org/article/5249
- “VENEZUELA – Chavez espropria tutte le attività del settore energetico on Maracaibo Lake” http://piemonte.indymedia.org/article/5157
- “Mafioso è bello (parola di COECLERICI)” http://piemonte.indymedia.org/article/1700?language=it&condense_comments=false&save_prefs=true
Coeclerici querela indimedia e chiede il sequestro del sito
Il 13 Giugno su Il Fatto Quotidiano e di rimbalzo su altri organi d’informazione compare una notizia che ci riguarda. Le sezioni Indymedia di Piemonte e Toscana saranno oscurate dai provider italiani per un post comparso sui relativi siti, nel 2008. Nel post in questione vengono pubblicati, secondo la magistratura, parte dei “leaks” su un presunto spionaggio industriale della Coeclerici SPA, corredati da una “denucia”. Il reato che potrebbe portare all’oscuramento dei siti di Indymedia Piemonte e Toscana, è quello della “diffamazione a mezzo stampa”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/13/indymedia-sequestro-preventivo-per-diffamazione/262282/
Innanzitutto vogliamo dare alcuni chiarimenti tecnici:
Al momento nessuna pagina e’ stata oscurata
Il sito toscana.indymedia.org era gia’ inattivo per motivi tecnici e politici da molti mesi
Non ci interessa entrare nel merito dell’articolo pubblicato e del suo contenuto, bensì sottolineare le incongruenze e la leggerezza (o sottile finezza) con le quali tentano di censurare l’informazione libera, con un provvedimento che ha come unico precedente quello che riguarda il sito Vajont.info. Provvedimento spiccato dal gip di Belluno e tra l’altro annullato dal riesame.
Quel che vorrebbero fare in sostanza è proibire l’accesso agli articoli “incriminati” al pubblico italiano, quattro URL per la precisione, ma con l’effetto di oscurare per intero i due siti che contengono tali articoli. Come se si chiudesse una biblioteca perchè al suo interno è presente un libro forse considerato diffamatorio. Tutto cio’ senza nemmeno interpellare gli amministratori dei siti, visto che ad Indymedia non è pervenuta alcuna richiesta di rimozione dei post ne’ da parte della magistratura ne’ da parte degli avvocati della multinazionale citata.
L’obiettivo, naturalmente, non e’ far scomparire il contenuto dei post: un simile tentativo sarebbe un buco nell’acqua, visto che esistono molte tecnologie(Proxy, Tor, Vpn 1, 2) che ne permetterebbero l’accesso nonostante la censura.
Il meccanismo politico che sottintende questo provvedimento e’ invece quello della censura preventiva in nome della “online reputation”, un meccanismo sempre piu’ diffuso e pericoloso, che considera la liberta’ di espressione subordinata agli interessi del potente di turno.
E’ chiaro che questi meccanismi permettono a chi abbia abbastanza soldi di poter oscurare qualsiasi contenuto “scomodo”: come se un video di satira ritenuto diffamatorio dal politico di turno provocasse, per gli italiani, l’oscuramento preventivo di Youtube. Ve lo immaginate? Noi si.
Un’ultima nota la dedichiamo alla Coeclerici SPA: grazie a questa denuncia sono stati scritti moltissimi articoli che non solo citano il tentativo di censura, ma hanno anche “linkato” quelli ed altri articoli sul caso; i nostri più vivi ringraziamenti a chi, nel voler nascondere/censurare alcuni argomenti, li sta amplificando.
Visto che al momento la sentenza non ci risulta essere esecutiva, dato che i siti in questione non sono stati ancora oscurati, immaginiamo di non essere i soli a credere che questo sia soltanto un attacco (scriteriato) alla libertà d’espressione.
Nel caso a qualcuno sorgesse la curiosità di dare un’occhiata agli articoli che potrebbero essere colpiti da censura li potrete trovate anche quì:
http://web.archive.org/web/20100915014131/http://piemonte.indymedia.org/article/1347
http://web.archive.org/web/20100915013244/http://piemonte.indymedia.org/article/1700
Pdf sfogliabili on-line










– Querela Altana Coeclerici 13 dicembre 1995
- Querela Altana Coeclerici Bonelli 4 ottobre 1996
- Querela Altana Coeclerici Repubblica 20 giugno 1997
– Querela Altana Coeclerici 14 agosto 1998
- Querela Altana Coeclerici 23 ottobre 1998
- Coeclerici Hadeed Sismi 1
- Coeclerici Hadeed Sismi 2
- Coeclerici Hadeed Sismi 3
- Coeclerici Hadeed Sismi 4
- Coeclerici Hadeed Sismi 5
- Coeclerici Hadeed Sismi 6
- Coeclerici Hadeed Sismi 7
- Coeclerici Hadeed Sismi 8
- Coeclerici Hadeed Sismi 9
- Coeclerici Hadeed Sismi 10
- Coeclerici Hadeed Sismi 11
- Coeclerici Hadeed Sismi 12
- Coeclerici Sismi Miocic Bahrein
http://issuu.com/misterbean/docs/coeclerici_hadeed_sismi_6
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