Mauriziano: sigillato gabbiotto del movimento per la vita

Questa sera un gruppo di anarchici ed anarchiche anticlericali hanno sigillato la serratura del gabbiotto del movimento per la vita all’ospedale Mauriziano di Torino.
Sui vetri del gabbiotto, oltre ad una grande A cerchiata, sono stati appesi cartelli dal senso inequivocabile: “la libertà delle donne non si tocca”; “chiudere i covi clericali”; “preti fatevi i cazzi vostri!”; “Movimento per la vita = aborto clandestino”; “fuori i preti dagli ospedali”; “senza dio senza legge, libere di scegliere”.

Quel gabbiotto è una vergogna che andrebbe cancellata da ogni ospedale. Una vergogna pagata con soldi pubblici al servizio di un’associazione di integralisti che si apposta nei pressi dei reparti di ginecologia ed ostetricia con i depliant pieni di menzogne per mettere all’indice le donne che consapevolmente decidono sulla loro vita e sul loro futuro. Quella di non avere un figlio non desiderato o al quale non sarebbero in grado di garantire una vita degna di essere vissuta è una scelta adulta, consapevole, che merita rispetto, quel rispetto per la vita delle donne e dei bambini che la chiesa non ha. Dove va l’amore per la vita quando l’aids fa strage dove i preti predicano di non usare i preservativi? Dov’è l’amore per la vita quando milioni di bambini muoiono perché non hanno denaro per cibo e medicine?
Quelli del movimento per la vita – come l’intera Chiesa Cattolica – trattano le donne come assassine, negano la loro libertà e le considerano eterne minorenni da tutelare o intimidire. La chiesa – ieri con i roghi – oggi con una morale che altro non è che lo strumento della perpetuazione del potere arrogante di una casta di uomini celibi le donne le ha assassinate e vuole continuare a farle morire, riaprendo il baratro dell’aborto clandestino, delle mammane, del silenzio e della vergogna.
È da ormai molto tempo che la paura sta cambiando di campo, che i preti e i loro accoliti hanno smesso di intimorire, perché le donne hanno alzato la testa e non la piegheranno.

Siamo alla vigilia dell’8 marzo, non rito, non festa, ma giorno di lotta.
Con questo piccolo gesto di ribellione all’invadenza clericale vogliamo ricordare le tante donne che sono morte d’aborto clandestino e le tante che si sono ribellate ed hanno lottato perché tutto questo avesse fine.
Non passeranno.

Senza dio, senza legge. Libere di scegliere


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