Torino: 200 insegnanti arrabbiati in corteo selvaggio

Centinaia di precari e docenti riuniti sotto il nome di ‘Insegnanti arrabbiati’ si sono dati appuntamento oggi pomeriggio a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche di Torino, per fare il punto della situazione e decidere assieme le prossime mobilitazioni contro il decreto Profumo.

L’assemblea era stata lanciata nel pomeriggio di venerdì scorso, quando gli ‘insegnanti arrabbiati’ avevano dato vita ad un primo momento di protesta con un presidio sotto la sede torinese dell’USR.

Già sul finire dell’estate la notizia del maxi-concorso per insegnanti promosso da Profumo aveva scatenato le ire di docenti e precari, che si opponevano all’ennesimo e costosissimo concorso per migliaia di docenti che da anni vengono tenuti in una condizione di assoluta precarietà tra liste di attesa e graduatorie infinite e che da quest’ultimo provvedimento avrebbero avuto solo ulteriore conferma di un nuovo anno scolastico fatto di incertezze.

E nei giorni scorsi il ministro è tornato alla carica con la proposta di innalzare il numero di ore di insegnamento a carico di ciascun docente (ovviamente senza alcun aumento di stipendio!); un decreto a cui gli insegnanti hanno risposto con diversi appelli alla mobilitazione.

Nella partecipata assemblea torinese di oggi, a cui erano presenti anche alcuni studenti e studentesse delle scuole superiori e dell’Università, sono emerse le problematiche di un sistema dell’istruzione vessato dai tagli e a tutti gli effetti ormai post-gelminiano ed è stata ribadita la necessità di portare avanti una battaglia del mondo della formazione unitaria.

Sul finire dell’assemblea 200 persone hanno poi deciso di uscire in corteo della facoltà e si sono dirette al vicino ponte della Gran Madre, dove hanno bloccato il traffico per diversi minuti e spiegato le ragioni della protesta.

Il blocco si è concluso rilanciando sull’appuntamento di sabato per la ‘correzione dei compiti in piazza’, un’iniziativa già sperimentata due giorni fa da alcuni docenti a Roma, sotto la Camera.


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