preparativi per rompere via mare l’embargo a Gaza

due navi di pacifisti internazionali si apprestano a violare l’embargo israeliano

Cresce di giorno in giorno l’attesa ma anche il timore di un intervento israeliano intorno al viaggio delle Free Gaza e Liberty, le navi con a bordo una quarantina di pacifisti internazionali, tra i quali una nota sopravvissuta all’Olocausto, Hedy Epstein (84 anni), che avrà inizio il 5 o il 6 agosto da Cipro in direzione della Striscia di Gaza con l’obiettivo dichiarato di rompere l’assedio israeliano. Il piano comincia a suscitare nervosismo a Tel Aviv. Dalle pagine del quotidiano Haaretz il giornalista Barak Ravid ha riferito che Israele segue con grande attenzione i preparativi del viaggio in mare, nella consapevolezza che se i pacifisti riusciranno ad entrare nelle acque davanti alla costa di Gaza – dichiarate «zona di massima sicurezza» dalla marina israeliana – potranno sollevare un caso internazionale, di notevole interesse mediatico, specie se verranno respinti con la forza o arrestati. Israele ora sta cercando di identificare le navi e gli organizzatori del viaggio ma anche di esercitare pressioni sulle autorità cipriote che, da parte loro, dicono di non aver alcun motivo legale per fermare l’iniziativa.
Secondo Ravid non è però escluso che i vertici politici e militari israeliani possano alla fine ordinare un «non-intervento», in modo da limitare l’impatto dell’azione dei pacifisti internazionali. Israele durante la prima Intifada, riuscì a impedire la partenza da Cipro dell’Awda, la nave del «Ritorno» noleggiata da centinaia di attivisti palestinesi per realizzare un simbolico rientro nella loro terra.
Nonostante il ritiro israeliano da Gaza, nel 2005, le acque della Striscia sono attentamente sorvegliate dalla marina dello Stato ebraico – ufficialmente per impedire il traffico di armi – che oltre a impedire a qualsiasi nave di avvicinarsi, ha anche imposto un limite di pesca di 6 miglia nautiche ai pescatori palestinesi, causando così il crollo di un’attività che rappresentava la fonte principale di reddito per molte decine di famiglie. I passeggeri della Free Gaza e della Liberty, hanno spiegato ieri gli organizzatori durante una conferenza stampa ad Atene, intendono entrare nelle acque territoriali palestinesi e, con l’aiuto di imbarcazioni di Gaza, raggiungere la spiaggia dove verranno accolti come «liberatori» da varie ong locali come il Comitato popolare contro l’assedio, la Mezzaluna Rossa, il Medical Relief e il Centro di Gaza per i Diritti Umani, nonché da molte migliaia di abitanti.
«Ci piacerebbe arrivare a Gaza e pescare assieme ai palestinesi, dare il nostro aiuto alle strutture sanitarie locali e lavorare nelle scuole. Nessuno può rimanere indifferente di fronte a 1,5 milioni di esseri umani, di fatto prigionieri, che soffrono a causa dell’assedio israeliano», aveva spiegato nei giorni scorsi Hedy Epstein. Ma ciò rimarrà con ogni probabilità solo un sogno, perché l’ipotesi più probabile è quella di blocco da parte della marina israeliana della Free Gaza. D’altronde gli stessi organizzatori, le associazioni «Free Gaza Movement» e l’«International Solidarity Movement» (Ism), sanno che il viaggio difficilmente arriverà a conclusione ma sperano di poter almeno rendere più visibile agli occhi dell’opinione pubblica internazionale che Gaza era e rimane una grande prigione, nonostante il ritiro israeliano avvenuto tre anni fa.
L’iniziativa, finanziata con circa 300mila dollari frutto di donazioni giunte da tutto il mondo, ha il sostegno anche di alcuni europarlamentari, di deputati di vari paesi, del Carter Centre, dell’arcivescovo e premio Nobel per la pace Desmond Tutu e di associazioni ed organizzazioni pacifiste ebraiche e palestinesi sparse in tutto il mondo.

http://www.forumpalestina.org