La ribellione dei cañeros colombiani. Campagna internazionale della UITA

Invia una lettera di sostegno da http://www.rel-uita.org/campanias/corteros-2008/formulario.shtml

Circa 18 mila lavoratori della canna da zucchero (cañeros o corteros) hanno iniziato uno sciopero nel dipartimento della Valle del Cauca in Colombia, esigendo aumenti salariali, la fine della precarietà, il miglioramento delle condizioni di lavoro e la sospensione delle pseudo cooperative di lavoro associato. 
Nella Valle del Cauca esistono 198 mila ettari coltivati a canna da zucchero che occupano quasi il 50 per cento dell’area totale seminata nella regione. Nel 2007 sono state lavorate 21,1 milioni di tonnellate di canna, prodotti 275 milioni di litri di etanolo e 2,28 milioni di tonnellate metriche di zucchero, delle quali il 31 per cento è stato esportato. 
Il 90 per cento dei 18 mila corteros che esistono nella regione è vincolato alle piantagioni per mezzo di 23 cooperative di lavoro associato. Queste pseudo cooperative sono state create e si sono sviluppate all’ombra delle politiche governative di “protezione imprenditoriale”, che costituiscono un sistema di relazioni lavorative parallele a quelle stabilite dalla legge. In questo modo si è imposto un regime contrattuale informale per la maggioranza di lavoratori e delle lavoratrici che svolgono le mansioni più pesanti all’interno del processo agroindustriale dello zucchero. 
Queste “cooperative di lavoro associato” provengono da un modello già sperimentato in Brasile, nel quale le imprese che producono etanolo e zucchero diluiscono le loro responsabilità attraverso un processo di subappalto. Con questo meccanismo si impone un regime di semi schiavitù nelle relazioni di produzione e di lavoro. Secondo la denuncia fatta dalla nostra associata, la Federación de Empleados Rurales y Asalariados del Estado de São Paulo (FERAESP), “l’obiettivo di queste pseudo cooperative non è quello di creare nuovi posti di lavoro, bensì di degradare al massimo le condizioni di lavoro, togliendo ai lavoratori i loro diritti e diminuendo la forza dei sindacati, nella misura in cui si trasformano in “soci” rispetto all’impresa”. 
Allo stesso modo, la Unión Argentina de Trabajadores Rurales y Estibadores (UATRE) sta lottando da più di dieci anni contro questo tipo di cooperative denominate “truchas” o “false cooperative”. Secondo Gerónimo Venegas, segretario generale di UATRE, “In questi anni abbiamo avvertito i lavoratori, il settore degli imprenditori, il governo e la comunità in generale dell’esistenza di pseudo cooperative che ostacolano il pieno godimento dei diritti lavorativi, snaturalizzando l’origine solidale di questo tipo di organizzazione. Queste entità vengono abitualmente usate per evadere gli impegni con la Previdenza Sociale e tutta una serie di diritti dei lavoratori, come ad esempio le prestazioni sociali, l’indennità di disoccupazione o la stessa pensione”.

La maquila umana 
In Colombia, l’esistenza di queste cooperative di lavoro associato si traduce in giornate lavorative di 70 ore settimanali con un salario medio di soli 230 dollari. Il cortero è inoltre responsabile dei versamenti per la previdenza sociale e per gli incidenti sul lavoro, poiché figura come lavoratore e datore di lavoro allo stesso tempo. 
Di fronte all’assenza di veri e propri programmi di salute ed igiene occupazionale, proliferano tra i lavoratori i casi di paralisi totali e parziali, lesioni agli arti, infezioni ed intossicazioni a causa dell’acqua inquinata  e dei pesticidi.
Abbondano anche gravi danni alla colonna vertebrale, artrosi, ernia discale, Lesioni per Sforzi Ripetuti (LER), malattie che non essendo quasi mai curate in modo opportuno, non vengono classificate come malattie professionali. I lavoratori e le lavoratrici che soffrono gravi lesioni alla colonna vertebrale non ricevono nessun tipo di cura da parte del datore di lavoro, in quanto quest’ultimo si difende dimostrando che non esiste nessun tipo di vincolo giuridico con loro.
La stessa cosa accade con il diritto alla pensione e quindi diventa molto frequente vedere persone di età molto avanzata che sono obbligate a continuare a lavorare per non morire di fame. 
 
TLC, etanolo e povertà
Secondo la Central Unitaria de Trabajadores (CUT) della Colombia, “il tipo produzione di etanolo che viene effettuata attualmente nella regione corrisponde ad un’imposizione dei paesi del Nord che devono risolvere il loro deficit energetico, e poco gli importa se viene fatta attraverso oligopoli locali che lucrano sull’aumento della monocoltura della canna, in detrimento dei diritti dei lavoratori, delle comunità indigene, degli agricoltori e consumatori, dell’ambiente e della sovranità alimentaria”.
La produzione di etanolo in Colombia gode di enormi benefici fiscali e di sussidi. “L’etanolo – informa la CUT – è esente da IVA (16 per cento), dalla soprattassa sulla benzina (25 per cento) e dall’imposta globale. Il tutto equivale a circa 153 milioni di dollari annuali che non entrano nelle casse dello Stato e che le imprese che gestiscono le piantagioni di canna da zucchero risparmiano. Il governo ha inoltre definito “Zone Franche Speciali” le terre su cui si coltivano le piante per produrre agrocombustibili ed in questo modo pagano solo il 15 per cento delle imposte sul reddito”.
Come accade anche in Brasile con i tagliatori di canna di zucchero, in Colombia gli enormi benefici che ottiene il settore della produzione di zucchero, alcool ed etanolo non arrivano nemmeno in piccola parte ai lavoratori ed ai contadini. “Le condizioni lavorative e di vita dei corteros sono sempre peggio e questa situazione ci impone di lottare a favore delle loro rivendicazioni, che sono simili a quelle dei tempi della Colonia quando vivevano in schiavitù. Anche ai produttori associati in PROCAÑA, proprietari delle piantagioni che vendono il prodotto agli impianti industriali di trasformazione (Ingenios), è andata male ed attualmente ricevono il 30 per cento in meno per la materia prima che si destina all’etanolo”, segnala la CUT. 
 
Tutti siamo corteros della Valle del Cauca 
Lo sciopero dei cañeros o corteros della Valle del Cauca ha bisogno dell’accompagnamento e della solidarietà nazionale ed internazionale. Di fronte a questa situazione, Artur Bueno de Camargo, presidente della Federación Latinoamericana de Trabajadores Azucareros della UITA, ha segnalato: “Con ciò che sta accadendo risulta ormai chiaro che i Trattati di Libero Commercio con gli Stati Uniti servono esclusivamente per beneficiare le oligarchie nazionali. L’etanolo, la nuova vedette dei combustibili alternativi, non si tradurrà mai in benefici per i lavoratori e per i contadini se non si cambia prima la matrice di produzione, perché è un vero disastro a livello sociale, economico ed ambientale. 
Fare nostra la lotta dei lavoratori della Valle del Cauca e sostenere con tutte le nostre forze le loro richieste, sarà fondamentale per approfondire la lotta globale per una società giusta e solidale affinché, tra le altre cose, i bisogni e le richieste del parco auto degli Stati Uniti e dell’Europa non stiano al di sopra della qualità della vita e della sovranità alimentaria di milioni di persone”, ha concluso Camargo.

Intanto, la Regionale latinoamericana della Unión Internacional de Trabajadores de la Alimentación (Rel-UITA) ha lanciato una campagna internazionale. Potete inviare lettere di sostegno alla lotta dei cañeros colombiani dalla pagina web http://www.rel-uita.org/campanias/corteros-2008/formulario.shtml

(di Gerardo Iglesias e Luis Alejandro Pedraza – Rel UITA)


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