A Imperia il primo processo in Italia a un ‘passeur’ solidale

Un centinaio di persone hanno manifestato la solidarietà a Felix Croft, che ha accompagnato in Francia una famiglia di sudanesi provenienti dal Darfur

di PIETRO BARABINO

Un centinaio di persone si sono ritrovate oggi a mezzogiorno di fronte al Tribunale di Imperia per manifestare la propria solidarietà a Felix Croft, cittadino francese a processo per “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Il ventottenne, che vive a Nizza ed è impegnato in attività umanitarie, era stato fermato da una volante dei carabinieri il 22 luglio 2016 all’altezza del casello autostradale di Ventimiglia mentre accompagnava verso la Francia una famiglia di sudanesi provenienti dall’area del Darfur. Felix aveva incontrato la famiglia, composta da una donna incinta con i figli di cinque e due anni, il marito e il fratello, mentre svolgeva attività di volontariato a Ventimiglia. Per chi accompagna persone senza documenti regolari oltre frontiera il testo unico sull’immigrazione prevede le stesse pene pensate per i trafficanti delle organizzazioni criminali che gestiscono i viaggi in mare, ovvero dai 5 ai 15 anni di detenzione e 15.000 euro per ogni persona accompagnata. Oggi sono stati ascoltati i testimoni delle parti, rimandando al 16 marzo alle 14.30 la seconda parte del dibattimento con richieste delle parti e sentenza.

. «Ho passato diversi mesi a Ventimiglia come volontario e ho conosciuto le storie drammatiche di molti migranti rimasti fermi alla frontiera» dichiara Felix Croft, che aggiunge: «Decine di persone sono morte nel tentativo di passare il confine, ho visto passeur che speculano sulla disperazione dei migranti e in alcuni casi li abbandonano a lato strada. La famiglia che ho accompagnato e avrei ospitato in casa aiutandoli a chiedere asilo in Francia si trovava in condizioni di estrema fragilità, avrebbero rischiato la vita per passare la frontiera, ho pensato fosse giusto aiutarli, penso di avere agito in base ai valori della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948». L’attivista francese, incensurato, avrebbe potuto patteggiare e sfuggire al processo, ma ha deciso di andare avanti. «Puntiamo all’assoluzione – dichiara la legale del giovane francese Ersilia Ferrante, che opera per “Terres des Hommes” a Ventimiglia – perché il suo è stato un gesto di solidarietà e umanità, che non ha nulla a che fare con un reato che nasce per punire chi lucra sulla pelle dei migranti.»

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