Torino: tradito dalla bodycam, agente rischia accusa di falsa testimonianza

Ha raccontato in aula fatti diversi da quelli che si vedono in un filmato girato dalla sua minitelecamera sugli scontri di piazza con una decina di autonomi durante la visita di Matteo Salvini

Tradito dalla bodycam: un agente di polizia del reparto mobile rischia un’inchiesta per falsa testimonianza dopo avere reso, in tribunale, una versione dei fatti diversa da quella emersa dal filmato della telecamerina che indossava per servizio. E’ successo a Torino, dove i giudici, al termine di un processo per degli scontri di piazza, hanno condannato una decina di giovani autonomi ma hanno anche trasmesso gli atti in procura per valutare la posizione del poliziotto.

L’episodio è avvenuto nel 2015 durante una dimostrazione contro la presenza in città di Matteo Salvini: ci fu una carica delle forze dell’ordine in via XX settembre cui i manifestanti risposero piazzando cassonetti in mezzo alla strada e lanciando oggetti.

L’agente arrestò uno degli autonomi e, al processo, disse che non sapeva chi fosse. Ma le bodycam – che quel giorno le forze dell’ordine impiegarono in via sperimentale – registrarono le fasi dell’intervento: risulta, come hanno sottolineato gli avvocati difensori, che lo chiamò per nome e che, ai colleghi che si congratularono, disse “l’ho preso (con un insulto – ndr) è quello che il primo maggio mi ha dato una botta in testa”. Gli imputati sono stati condannati a pene variabili fra i 9 e i 14 mesi.