La classe operaia non si confina!

LA CLASSE OPERAIA NON SI CONFINA

240 OPERAI,tra i quali molti dei più combattivi non conformi al modello Marchionne ed altri ritenuti non più idonei alla produzione perché sfruttati al massimo dall’azienda, sono stati confinati distanti dalle linee produttive a svolgere mansioni accessorie. Sono tutti operai che rientrano nei così detti “contratti di solidarietà “a causa dei quali, a determinate condizioni, i lavoratori rischierebbero di non maturare ne permessi e nemmeno ferie. L’obbiettivo di questo confino è quello di isolare i più combattivi e fiaccarne la resistenza e di colpire, umiliandoli, quelli ritenuti ormai usurati e scarsamente produttivi creando un precedente intimidatorio per tutti gli altri che ancora operanti sulle linee e nei normali reparti, intendessero ribellarsi allo sfruttamento o pretendere il rispetto dei propri diritti. Questi reparti (come quello di via Biscaretti e quello di Nola) nei quali venivano internatiidipendenti ritenuti ‘facinorosi’, ‘ingovernabili’, ‘ingestibili’,sindacalisti combattivi e/o comunisti, sono stati studiati e avviati dalla FIAT negli anni 50 e ad oggi rappresentano ancora una delle armi che il padrone utilizza contro tutti i lavoratori!

I reparti confino come quello di via Biscaretti fanno parte dell’impianto repressivo più generale che i ricchi parassiti che hanno in mano questo Paese usano per continuare ad arricchirsi e a mantenere i loro enormi privilegi sfruttando il proletariato. Infatti i ricchi parassiti sfruttatori utilizzano tutti i mezzi a loro disposizione (spie, guardie armate,tribunali, etc..) contro le aspirazioni di civiltà e benessere della classe operaia. Si tratta di una vera e propria guerra preventiva, una guerra sporca e non dichiarata combattuta dai padroni con il favore delle leggi che essi stessi hanno commissionato ai loro servi della politica per punire e criminalizzare noi lavoratori. Ad oggi il proletariato è legittimamente in lotta su molti fronti (occupazione di fabbriche, picchetti e scioperi selvaggi, occupazione di case, blocchi stradali, etc…) dovendo affrontare la reazione dell’apparato repressivo che, a colpi di manganello, intimidazioni, ricatti, denunce ed incarcerazioni,

applica le leggi per mezzo delle quali i padroni continuano impunemente a derubarci e ad affamarci. Ma, in alcuni casi, le legittime lotte sfuggono al controllo della legalità dei padroni rafforzando così la resistenza alla repressione diventando più incisive ed in alcuni casi vittoriose anche se, ancora, soltanto parzialmente.

Se i reparti confino sono parte dell’apparato preventivo e repressivo del nemico di classe essi, grazie alla resistenza e alla solidarietà tra gli operai che vi lavorano, possono trasformarsi in un occasione di lotta esemplare per tutti gli altri lavoratori. La resistenza che gli operai confinati oppongono alla repressione rafforza quella dei lavoratori di altri reparti ed innesca quella reciproca solidarietà di classe necessaria a rendere sempre meno efficace la repressione ed il controllo padronale.

Dobbiamo andare oltre la semplice e formale denuncia delle condizioni dei lavoratori ed affrontare la questione dell’organizzazione della lotta, un organizzazione indipendente che si divincoli dalle regole e dalle leggi del padrone, che non presti orecchio ai richiami di legalità e compromesso dei dirigenti dei sindacati di regime e che si unisca alle lotte di altre categorie di lavoratori scambiandosi reciprocamente la solidarietà ed il sostegno in occasione delle reazioni dell’apparato repressivo.

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