I lavoratori non rappresentano tutta la classe operaia!

A proposito del dibattito e delle contraddizioni tra diversi settori operai: lavoratori pre, post e fordisti, precari, migranti, disoccupati, ecc. riprendo questo articolo che ha provocato un acceso dibattito internazionale in Kaosenlared.cuba tempo fa. Come contributo ai dibattiti sullo sviluppo del socialismo, per dirla intermini antichi, cubani: parliamo chiaro e tondo dei protagonisti di tutta la lotta anticapitalista, sia in situazione di transizione socialista (vera o fittizia) che con capitalismo liberista o riformato. Qualche riflessione elementare su cosa sia esattamente la CLASSE OPERAIA mondiale oggi.

I lavoratori non rappresentano tutta la classe operaia!

Il primo compito di un comunista, oggi più che mai, dovrebbe essere quello di far chiarezza su questa questione.

 Assolutamente fondamentale. Classe operaia, vale a dire il concetto critico di classe operaia, comprende una realtà ben diversa dalla sua parte lavoratrice, cioè del suo settore impiegato dal capitale. Pur restando nell’ambito della concezione classica del processo di valorizzazione.

Il termine OPERAIO, per un marxista, dovrebbe riferirsi a ogni persona che DEVE VENDERE LA SUA FORZA LAVORO per vivere o, detto meglio per sopravvivere. Mentre naturalmente il LAVORATORE é chi lavora, che ha un impiego, in generale un lavoratore salariato. Non dovrebbero più essere sinonimi, oggigiorno. Visto poi che sono pure lavoratori un borghese personalmente produttivo, un contadino che possiede un terreno e lo coltiva, una donna o uomo che lavora in casa per la famiglia, una persona che si noleggia sessualmente, un artigiano che ha mezzi di produzione, ecc. MA NON tutti sono operai, perché non tutti hanno necessità vitale di vendere la propria forza lavoro a terzi per campare.

Esiste una classe operaia ma NON una ‘classe dei lavoratori’. Questa é la questione.

Che non tanto stranamente non si riflette molto, oltretutto. E si capisce. Parlare di classe lavoratrice é il grande errore che commettono molti comunisti. Una confusione (voluta?) che si poteva intendere un secolo fa’, ma che oggi é inammissibile, in termini materialisti dialettici, cioè scientificamente anticapitalisti, rispettando il senso e valore critico della categoria marxista di classe.

Il concetto CLASSE OPERAIA, e più ancora classe operaia mondiale, é invece fondamentale per capirci internazionalmente e per lottare in questa nuova epoca di globalizzazione. Fino a quando esista lavoro salariato capitalista, in qualsiasi nazione, con la rispettiva composizione di classe.

Secondo i paesi, il SETTORE LAVORATORE della CLASSE OPERAIA é così decisivo a volte come il settore DISOCCUPATO, o come lo stesso PRECARIATO che poi ormai é dominante in molti stati metropolitani. La solidarietà materiale e politica tra loro, tra tutti i diversi settori, é ciò che fa una classe operaia per sé: cosciente del suo sfruttamento reale e della sua situazione generale, e della sua complessa composizione.

Così, se il precario non lavora in modo continuo, anche quando non lavora é un operaio, allo stesso modo che un disoccupato. Se per vivere hanno bisogno di vendere la loro forza lavoro, e nonostante non producano plusvalore diretto, SONO OPERAI, ma non lavoratori.

Per questa ragione, e siamo nel centro della questione, la lotta di classe, tra le due classi oggi dominanti, capitalisti e operai, non corrisponde necessariamente ed esclusivamente alla lotta tra lavoratori e rispettivi padroni. Lo vediamo giornalmente in molti paesi che pretendiamo sviluppati, dove molti lavoratori, ma soprattutto i loro sindacati laburisti e corporativi, non lottano in favore degli interessi di TUTTA LA CLASSE, bensì per interessi settoriali, regionali e corporativi!

Ciò é fondamentale, per capire cosa stia succedendo oggi sul pianeta, e perché è così difficile, complicato e contraddittorio il superamento del vecchio e distruttivo modello di sviluppo capitalista, e laburista.

Pertanto una lotta operaia coerente non può che prendere in considerazione gli interessi di tutto l’insieme della classe, non solo dei suoi settori impiegati dal capitale, o dallo stato. Nel proprio territorio o in qualsiasi altro paese, migranti o autoctoni, giacché oggi siamo tutti globalizzati e ci troviamo sempre di più di fonte alla formazione di una vera e propria classe OPERAIA MONDIALE con interessi globali convergenti.

 Tradotto da Kaos. Cuba (senza il dibattito)

 

http://www.kaosenlared.net/noticia.php?id_noticia=44368

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