Atene: terzo giorno di insurrezione

Grecia, 1000 fermati, ma la rabbia non si ferma. Filmati poliziotti incappucciati, grave manifestante investita da poliziotto in moto.

08-12-2009 (agg. alle 16.30)
Questa mattina sembrava tornata la calma in Grecia dopo tre giorni consecutivi di manifestazioni e scontri, ma già a metà mattinata migliaia di persone sono di nuovo scese in strada per assediare i commissariati dove sono rinchiusi alcuni degli arrestati dei giorni scorsi; il blog ‘Polvere da Sparo’ segnala che scontri e cariche della Polizia sarebbero in corso intorno al carcere di Koridallos. Per oggi pomeriggio sono state convocate nuove iniziative di piazza ad Atene alle 19 e Salonicco alle 18 per chiedere la liberazione dell’incredibile numero di persone detenute nei giorni scorsi.

Una quarantina di feriti, nessuno grave, e l’incredibile cifra di mille fermi e 172 arresti è il bilancio provvisorio delle dimostrazioni che si sono rivelate, secondo i dati della polizia riferiti dai media, come la ‘prima rivolta locale a livello mondiale’: vi hanno infatti partecipato migliaia di giovani e giovanissimi provenienti da ben 26 paesi di quattro continenti, una settantina dei quali sono stati fermati ed alcuni, italiani e albanesi, rinviati a giudizio con accuse che potrebbero costargli 30 mesi di reclusione.
Tra gli stranieri presenti alle dimostrazioni vi erano non solo europei ma anche asiatici, africani e nordamericani. In testa, come numero gli albanesi seguiti da georgiani, ucraini, italiani e tedeschi. Ma dall’Europa sono giunti anche spagnoli, catalani, finlandesi, inglesi, bulgari, lettoni e polacchi.

Il Ministero degli Interni ha ordinato agli agenti di dare la caccia agli attivisti stranieri, per poter dimostrare che gli scontri e i ‘disordini’ sono il frutto di una sorta di complotto internazionale per minare la stabilità e la pace in Grecia. Ma la verità è che i movimenti sociali e politici greci sono stati i protagonisti lo scorso anno della prima vera rivolta di massa e politica contro la gestione della crisi capitalistica da parte dei vari governi europei. Non c’è quindi da meravigliarsi se la tensione politica che si vive ad Atene eserciti una forte attrazione per gruppi e organizzazioni della sinistra radicale di altri paesi.

Ieri è stata di nuovo una giornata di mobilitazione in varie località della Grecia: il sito di Indymedia Atene informa che manifestazioni ci sono state a Lesvos, Lefkada, Paros, Larissa, Veria, Rodas, Chania (Creta), Kalamata Katerini, Zakynthos, Trípoli, Samos, Volos, Eraklion.
Nella città di Kozani i manifestanti hanno occupato il Municipio in solidarietà con gli arrestati e per denunciare la brutalità delle forze di sicurezza dello Stato.
Nella capitale intorno alle 14 di ieri è partita una manifestazione che ha visto la partecipazione di circa 8 mila persone, per lo più studenti medi, universitari, professori e lavoratori della scuola e dell’Università che hanno risposto all’appello dei partiti e delle organizzazioni politiche della sinistra radicale, con il sostegno di alcuni sindacati che hanno proclamato in contemporanea tre ore di sciopero nel comparto della formazione per permettere la partecipazione al corteo che è giunto fino al Parlamento e poi è tornato all’Ateneo principale della capitale ellenica.

Prima e dopo la manifestazione, che si è svolta in modo pacifico, alcune centinaia di giovani incappucciati hanno ingaggiato duri scontri con i reparti antisommossa della Polizia e i nuovi corpi d’elite delle forze di sicurezza – i MAT, inventati dal nuovo governo ‘socialista’ – estendendo la sommossa a tutti i quartieri del centro storico, danneggiando automobili, vetrine e i distributori bancomat di diverse banche. La polizia ha risposto con cariche e lacrimogeni e altri trecento fermi, alcuni dei quali tramutati in arresti.
Contemporaneamente altre centinaia di giovani hanno lanciato pietre e molotov contro la polizia davanti al Politecnico; i giovani sono entrati nel recinto dell’edificio, che dalla mattina era occupato dagli allievi di circa 400 tra scuole e facoltà universitarie di tutto il Paese giunti nella capitale per ricordare Alexis Grigoropoulos e chiedere una punizione dei poliziotti che lo uccisero esattamente un anno fa, il 6 dicembre del 2008.

Ieri scontri si sono verificati anche a Salonicco, nel nord del Paese, e in altre importanti città.

Se l’intensità degli scontri non è paragonabile a quella del dicembre del 2008, ad un anno di distanza e nonostante al governo ora ci siano i socialisti e non più i conservatori di Karamanlis, la rabbia di fronte ad una crisi economica che colpisce i giovani per primi resta fortissima. Così come la stessa sfiducia nel governo e nelle istituzioni di fronte ad una corruzione dilagante che sopprime ogni speranza di cambiamento mentre è enormemente cresciuta, per opera proprio del nuovo governo socialista, la presenza poliziesca e la militarizzazione dei territori e della società.

L’anniversario dell’omicidio del 15enne Alexis ha fatto da catalizzatore a una rabbia che continua a covare da mesi sotto la cenere. I bassi salari, la corruzione del governo, lo strapotere e l’impunità della polizia, la mancanza di prospettive dei più giovani si sono mischiate in un cocktail esplosivo che alla fine è esploso.

I giovani che partecipavano alle grandi manifestazioni che da tre giorni occupano il centro di Atene, intervistati da diversi media, hanno mostrato di non trovare una grande differenza tra il governo di Costas Karamanlis e quello del socialista Giorgio Papandreou. A pochi mesi dalla vittoria elettorale di ottobre, i socialisti stanno nuovamente mostrando il loro vero volto.
Travolto da una situazione economica assai più grave di quanto si aspettasse – i media e gli analisti parlano apertamente del rischio di default, di fallimento per la Grecia – Papandreu ha promesso una serie di misure economiche e sociali degne di un governo neoliberista di quelli che hanno imposto sacrifici, tagli e privatizzazioni negli anni ’80 e ’90 in Europa e nel resto del mondo. Sono state dimenticate le promesse ai lavoratori del porto del Pireo, sono congelati parzialmente i salari mentre continuano a crescere le tasse e non si escludono nuovi sacrifici.
E, soprattutto, alla rabbia sociale l’esecutivo oppone la nuova dottrina della ‘tolleranza zero’ del ministro dell’interno Michalis Chrisochoidis, che ai giovani, ma anche alla sinistra, appare come una ”militarizzazione del conflitto” fatta di retate e attacchi contro gli anarchici ma anche contro il movimento giovanile e il dissenso.

La polizia è ancora nuovamente accusata di soprusi, tanto più che il processo contro gli assassini di Alexis è stato rimandato da dicembre al 20 gennaio e spostato lontano da Atene, in una piccola località tenuta segreta.
«La Grecia è in preda da tempo a una crisi sistemica, che non riguarda solo l’economia, ma anche le istituzioni e la loro credibilità, la politica rappresentativa nel suo insieme. L’uccisione del ragazzo ha solo messo a nudo questa crisi», sostiene Takis Fotopoulos, economista e filosofo politico.

E domenica si è rischiata una nuova tragedia, quando un poliziotto delle cosiddette Delta Force alla guida di una motocicletta si è lanciato a folle velocità in mezzo ai giovani che manifestavano in Piazza Syntagma, a pochi passi dal Parlamento, investendo in pieno un’attivista 50enne militante del Partito dei Lavoratori che è stata ricoverata in gravi condizioni – varie fratture e trauma cranico – in un ospedale della capitale.
E la tensione è destinata a salire dopo che i media greci hanno diffuso la notizia che agenti in borghese e incappucciati dei reparti speciali (Mat) hanno coadiuvato la polizia nella repressione delle manifestazioni di ieri a Chania, Creta.
E’ evidente da un video diffuso dall’emittente TVXS nel quale si vedono chiaramente uomini con gli stessi cappucci indossati solitamente dagli anarchici affiancare la polizia durante una manifestazione ieri per l’anniversario dell’uccisione del giovane Alexandros Grigoropoulos. Nel video si ode la folla di studenti insultare i poliziotti mascherati definendoli ”nazisti incappucciati” e ”assassini”.
Sempre oggi si è venuti a sapere che le forze di sicurezza greche stanno ricevendo il sostegno di intelligence e logistico delle forze di Scotland Yard e di altri uffici della sicurezza britannica. Evidentemente l’esplosione sociale greca preoccupa anche gli altri governi europei.

Video: no comment

http://www.youtube.com/watch?v=An7mfupo2Pk&videos=bBposWgUn3w

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