sciopero generale e scontri in Grecia

Grecia paralizzata dallo sciopero generale – Nuovi scontri tra manifestanti e polizia

La Grecia, paralizzata dallo sciopero generale di 24 ore contro il piano di austerità deciso dal governo per far fronte alla crisi, fa i conti anche con una nuova ondata di proteste in piazza, sfociate in violenti faccia a faccia tra manifestanti e polizia. Decine di migliaia di persone hanno invaso Atene, Salonicco e altre città urlando slogan come «non pagheremo noi per questa crisi». Nel centro di Atene gli agenti hanno usato gas lacrimogeni contro gruppi di giovani che hanno vandalizzato banche e negozi e lanciato pietre. Diffusi volantini anarchici inneggianti alla «guerra contro lo Stato e le banche».                         

Nella capitale sono scesi in piazza 30mila manifestanti. Gli incidenti sono cominciati nella centrale piazza Syntagma quando una cinquantina di giovani ha cercato di fare irruzione in alcuni hotel di lusso. La polizia ha lanciato i gas lacrimogeni mentre altri 250 giovani lanciavano pietre e bottiglie incendiarie contro gli agenti. Due fotografi sono rimasti feriti e tre persone sono state arrestate.

Mentre una task force congiunta Ue-Fmi ha cominciato a vagliare se le misure annunciate dal governo siano sufficienti per fronteggiare la crisi, un milione e mezzo di lavoratori ha incrociato le braccia. Fermi aerei, treni, navi, scuole, uffici, banche, ospedali, tribunali. L’adesione dei giornalisti ha provocato anche un black out di informazione. La Borsa e molti negozi sono aperti e gli autobus urbani sono solo parzialmente coinvolti dalla protesta per consentire ai manifestanti di raggiungere i posti di raduno, ma le manifestazioni paralizzano il resto dei trasporti. Lo sciopero, convocato dal sindacato del settore privato Gsee, ha trovato l’adesione della confederazione dei dipendenti pubblici Adedy e del sindacato comunista Pame, che avevano già incrociato le braccia il 10 febbraio. È il primo sciopero generale dopo l’arrivo al potere di Papandreou, con il Partito comunista che ha invocato «una grande rivolta contro le barbare misure» del governo.