Tangenti Nigeria: ENI rischia grosso (e paga cash)

Si legge nel verbale – bozza – della Riunione N. 5 del 3 marzo 2010. Quelli di Indymedia.org sono “rompicoglioni”. L’ENI infastidita da Indymedia perché anticipa on-line il contenuto di documenti che dovrebbero rimanere riservati. Altana Pietro, l’agente del Sismi che ha spiato anche l’ENI pare che avrà una bruttissima sorpresa. Ci penseranno l’Avv. Vincenzo Roppo e Berneschi di Banca Carige a mettergli il bastone in mezzo alle ruote. Anche noi di Indymedia probabilmente ci prenderemo una tiratina d’orecchi perché siamo scassaminchia. Però l’ENI rischia di più.

Per  le tangenti  in  Nigeria,  oltre  a  pagare 240  milioni di  $  al  Departments  of  Justice  USA  e 130  milioni  di  $ alla  SEC   l’ENI (la   capogruppo) rischia  di beccarsi  anche un’incriminazione  per corruzione, riciclaggio  e associazione per  delinquere.

 

Poi c’è   il  procedimento  in  Italia  a carico  dell’ENI che  è nella  fase  delle  indagini  preliminari, ed è  ancora  pendente il  ricorso  in  Cassazione sulla  misura  interdittiva a  carico  di Saipem e  ENI.

 

 

E poi tu  Scaroni t’indigni se uno  di   noi   sputtENI  la  tua  società corrotta?

 

 

(Trascrizione  Verbale  CDA  E.N.I. S.p.A.  del 3 marzo 2010)

 

 

PRIVILEGED AND  CONFIDENTIAL

 

NOTE PER IL

 

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELL’ENI SPA

 

RIUNIONE N. 5 DEL 3 MARZO 2010

 

DRAF

 

 

omissis

 

 

Il Presidente procede all’esame del punto 1 dell’ordine del giorno:

 

 

1.   Valutazioni in merito a procedimenti in corso.

 

 

Dà preliminarmente lettura della nota di seguito riportata:

 

«Intervento introduttivo del Presidente Paolo Scaroni

 

Cda 3 marzo 2010

 

 

Ricordo che il CdA di Eni ed il sottoscritto sono venuti a conoscenza nel consiglio di amministrazione del 29 luglio 2004 della iniziativa promossa dalla SEC quando 1′allora amministratore delegato Mincato informava il Consiglio che la SEC aveva richiesto collaborazione volontaria all’Eni per acquisire informative.

 

Nella relazione semestrale 2004, approvata nel CdA del 21 settembre 2004, è stata data informativa sotto il paragrafo Consorzio TSKJ- Indagini della SEC.

 

Ricordo anche che il CdA di Eni è venuto indirettamente a conoscenza di indagini da parte della Procura della Repubblica  di Milano nel CdA 25 settembre 2008; successivamente, nel CdA 13 marzo 2009, è stato informato dall’amministratore delegato che in data 10 marzo 2009 la Procura aveva formulato richiesta scritta ad Eni di esibizione di documenti.

 

Nella Relazione semestrale 2002, approvata nel CdA del 30 luglio 2009, è stata data informativa sotto il paragrafo Consorzio TSKJ indagini delle autorità statunitensi, italiane e di altri paesi. Successivamente in data 7 agosto 2009, la relazione semestrale è stata integrata a seguito della notifica, in data 31 luglio 2009, a Eni e Saipem da parte del GIP di Milano di fissazione di una udienza in camera di consiglio per il 22 Settembre 2009 in relazione a un procedimento instaurato dal P.M. ai sensi del D. Lgs.231/2001.

 

Il Consiglio è stato tenuto costantemente informato dall’amministratore delegato con 17 informative tra il 25 maggio 2005 e l’11  febbraio 2010, sia sulle indagini del Department of Justice e della SEC sia su quella della Procura di Milano.

 

In corrispondenza sono state progressivamente aggiornate le  informazioni rappresentate nei bilanci e nelle relazioni semestrali fino all ‘ultima del 2009 di cui si  è detto sopra.

 

Nel consiglio del 25 febbraio 2010, per quanto l’argomento non fosse all’ordine del giorno, 1′amministratore delegato, con la collaborazione del responsabile dell’Ufficio Legale, ha rappresentato l’opportunità che il Consiglio Eni, nella ipotesi di una possibile prossima definizione con il Department of Justice USA, valuti 1′eventuale accantonamento nel bilancio 2009 di una posta straordinaria per rischi di circa 250 milioni di accantonamento non previsto nel preconsuntivo 2009 presentato dall ‘amministratore delegato al Consiglio dell ’11 febbraio 2010. Da questo è nata 1′esigenza di tenere un consiglio ad hoc, quello odierno, nel qua/e fossero fornite tutte le informazioni aggiornate e fosse valutato il comportamento da tenere, per la redazione del bilancio 2009 tenuta presente anche l’acquisizione delle opinioni e dei pareri di tutti i legali che assistono Eni.

 

omissis

Eni ha  ricevuto  notizia  che il portale  Indymedia è  in possesso di  memorandum  riservato  predisposto dall’Avv. Mantovani e  sarebbe  intenzionata a pubblicarlo su internet (pagamento di 254 milioni di $ al Department of Justice USA). L’iniziativa potrebbe  determinare non poco  imbarazzo e negative ripercussioni  per l’immagine del  Gruppo.                                                                                                

omissis

 

Il sito Indymedia.org  ha  scritto alcuni articoli su Altana  Pietro (persona già  segnalata all’Eni sin dal 1990 che risulta essere collegata ai servizi segreti). A  quanto  riferito alcuni avvocati  d’affari risulterebbero attenzionati  (Franco Bonelli,Vincenzo Roppo, Victor  Uckmar, Sergio Maria Carbone). Poche settimane  fa,  da  come  c’è  stato rappresentato,  il Prof. Vincenzo Roppo e il Dr. Giovanni Berneschi (Banca  Carige)  hanno formulato un’esposto contro Altana  Pietro alla Procura della Repubblica di Genova chiedendo il sequestro dei  computer dell’agente dei servizi segreti (pm Andrea  Canciani).

 

omissis

 

 (relativamente al sito  di Pieve  Vergonte  risulta  che per  l’appello l’Eni  ha  corrisposto  allo  Studio Bonelli l’importo di 1.048.000  euro)».

 

omissis

 

Invita l’Amministratore Delegato a illustrare l’argomento al Consiglio.

 

L’Amministratore Delegato, con l’assenso del Presidente, invita a partecipare alla riunione il CFO, Alessandro Bernini, il Direttore Amministrazione e Bilancio, Andrea Simoni, il Direttore Affari Legali, Massimo Mantovani, e i consulenti di Eni, professori Franco Bonelli, Angelo Giarda e Paola Severino, per contribuire all’illustrazione dell’ argomento.

 

Mantovani informa che sono proseguiti i contatti con le autorità americane, tramite il consulente di Eni, lo studio Sullivan & Cromwell. Per quanto riguarda il Department of Justice sembrerebbe possibile pervenire ad un accordo basato su una “deferred prosecution”, l’esclusione di un “monitoring” giudiziale sulla società e una sanzione di importo analogo a quella concordata con Technip. Inoltre il DoJ accetta, in principio, che parte dell’accordo sia SnamProgetti Nederland BV, ma la questione va approfondita. Per quanto riguarda la SEC i contatti sono ad uno stadio meno avanzato; la sanzione che potrebbe essere concordata potrebbe essere di circa 150 milioni di dollari.

 

Secondo quanto riferito da Sullivan & Cromwell, laddove non vi sia un principio di accordo entro il mese di marzo, esiste il pericolo che sia avviata un’ azione formale. L’azione potrebbe riguardare anche Saipem ed Eni e, al reato al momento ipotizzato di corruzione, potrebbero aggiungersi fattispecie più gravi, quali il riciclaggio o l’associazione per delinquere. Un “settlement” dopo l’avvio dell’ azione sarebbe più difficile e implicherebbe un “plea of guilty” con effetti interdettivi e una sanzione di importo maggiore. Precisa che anche nel caso della “deferred prosecution” vi sarebbe un’ammissione di responsabilità per i fatti contestati, ma sembrerebbe che tali fatti, analogamente a quanto avvenuto per KBR e Technip, non vadano oltre il giugno del 2004 e tale circostanza mitigherebbe la portata della dichiarazione di responsabilità.

 

Il Consigliere Scibetta chiede se l’ultimo elemento menzionato da Mantovani sia certo, in quanto avrebbe effetti rilevanti sul giudizio in Italia.

 

Mantovani risponde che la certezza si potrà avere solo quando sarà esaminato lo “statement of facts”.

 

Per quanto riguarda il procedimento penale in Italia cede la parola ai consulenti di Eni presenti.

 

La Prof.ssa Severino informa che il procedimento in Italia è ancora nella fase delle indagini preliminari. Ricorda peraltro che è pendente il ricorso in Cassazione sulla misura interdittiva a carico di Saipem ed Eni. Ritiene che l’eventuale transazione negli Stati Uniti non avrebbe effetti sull’esito del procedimento cautelare, in quanto il ricorso in Cassazione verte solo su un principio di diritto. Sono invece possibili interferenze sull’indagine in corso in quanto la Procura potrebbe utilizzare a suo vantaggio l’ammissione di responsabilità connessa alla “deferred prosecution”. Aggiunge però che la società ha validi argomenti difensivi da spendere. In particolare potrebbe essere fatta valere la prescrizione se i fatti contestati, nei confronti della società, non sono successivi alla metà di giugno del 2004. Ritiene pertanto che la conferma della data dei fatti considerati dalle autorità americane è di assoluto rilievo. Fa presente che vi potrebbe essere anche il rischio di richiesta di un’ulteriore misura cautelare da parte della Procura ed in particolare della richiesta di un provvedimento di sequestro.

 

Il Prof. Giarda illustra gli argomenti di difesa sostenuti da Eni nel procedimento cautelare: la carenza assoluta di giurisdizione italiana, essendosi i fatti svoltisi interamente all’estero e riferibili a SnamProgetti Nederland BV; la mancanza del presupposto edittale per l’applicazione della sanzione interdittiva; la prescrizione dell’illecito amministrativo, essendo l’ultimo pagamento avvenuto il 15 giugno del 2004; la non utilizzabilità degli atti trasmessi dal DoJ alla Procura su richiesta di questa, trattandosi di atti formati all’estero; l’insussistenza del fumus boni iuris; l’erronea identificazione dei soggetti, Saipem ed Eni, nei cui confronti è stata chiesta la misura cautelare; il ne bis in idem internazionale, come possibile principio violato.

 

Fa presente che il giudice per le indagini preliminari ha accolto gli argomenti del difetto di giurisdizione, della non applicabilità della sanzione interdittiva cautelare e della non riconducibilità dei fatti a Saipem ed Eni. Il Tribunale del riesame dal canto suo ha confermato l’ordinanza del g.i.p., ma ha lasciato in ombra le questioni della giurisdizione e dell’identificazione del soggetto nei cui confronti è stata richiesta la misura cautelare. La Procura ha infine impugnato la decisione del Tribunale del riesame contestando l’affermazione che la misura cautelare non sarebbe consentita.

 

La Prof.ssa Severino sottolinea che l’eventuale transazione negli Stati Uniti da parte di SnamProgetti Nederland BV avrebbe rilievo in relazione agli argomenti sostenuti dall’Eni, in quanto confermerebbe la giurisdizione americana, con possibilità di far valere il principio del ne bis in idem ed evidenzierebbe il soggetto al quale sono realmente riconducibili i fatti.

 

Mantovani informa che il consiglio di amministrazione di SnamProgetti Nederland BV dovrebbe riunirsi a breve per valutare l’ipotesi di transazione.

 

Il Prof. Giarda condivide le osservazioni da ultimo formulate dalla Prof.ssa Severino relativamente alla rilevanza della transazione negli Stati Uniti sul giudizio in Italia. Fa peraltro presente che l’ammissione di responsabilità verrebbe fatta dal rappresentante legale attuale di SnamProgetti Nederland BV, in nome della società, ma avverte che non vi è conoscenza dei fatti effettivamente posti in essere dalle singole persone fisiche coinvolte nel giudizio in Italia.

 

Il Prof. Bonelli esprime l’opinione che convenga concludere la transazione negli Stati Uniti. La transazione avrebbe l’effetto positivo di confermare che l’ultimo pagamento è avvenuto il 15 giugno del 2004 e che il soggetto coinvolto è solo SnamProgetti Nederland BV. Di converso avverte che, da un punto di vista metagiuridico, il pagamento di una somma negli Stati Uniti potrebbe indurre la Procura a ritenere che un pagamento sia dovuto anche in Italia.

 

L’Amministratore Delegato osserva che in ogni caso, anche senza transazione, la società dovrebbe effettuare uno stanziamento a fronte del procedimento in corso negli Stati Uniti; questa è anche l’opinione del Comitato per il controllo interno. Pertanto l’effetto metagiuridico al quale ha fatto riferimento il Prof. Bonelli si verificherebbero comunque. Stando così le cose ritiene preferibile concludere la transazione, considerati gli effetti positivi che essa avrebbe.

 

Il Prof. Bonelli precisa che l’ammissione di responsabilità negli Stati Uniti non sarebbe un fatto positivo, però la società ha validi argomenti di difesa dalla sua parte. Ricorda in particolare che il socio della joint venture era SnamProgetti Nederland BV e che il rappresentante di KBR, Stanley, nel corso dell’interrogatorio disposto dalla Procura, ha affermato che Eni era all’oscuro dei fatti. Osserva inoltre che il principio del ne bis in idem è un principio di buon senso che ha la sua rilevanza. In particolare gli accordi internazionali di cooperazione giudiziaria dispongono che, quando vi è un conflitto di giurisdizione, le parti contraenti, cioè gli Stati, si consultano per decidere quale sia la giurisdizione più appropriata al caso.

 

L’Amministratore Delegato informa di aver chiesto al Responsabile relazioni istituzionali, Bellodi, di fare un approfondimento in merito agli accordi internazionali vigenti in materia tra Stati Uniti e Italia. Invita quindi Bellodi a partecipare alla riunione.

 

Bellodi entra nella sala della riunione alle ore 11,30

 

Bellodi fa presente che nei trattati vigenti tra Italia e Stati Uniti non vi sono disposizioni specifiche di ausilio. Peraltro emerge dai testi un dovere generale di cooperazione tra le autorità e un principio di buon senso. Il problema è trovare il modo per farli valere nel caso di specie. Al riguardo osserva che il trattato di cooperazione con gli Stati Uniti fu fatto dall’Unione Europea e in Europa, nell’ambito di Eurojust, l’organo per la cooperazione giudiziaria in ambito europeo, è riconosciuto il divieto del ne bis in idem. Si potrebbe pertanto sollecitare la Presidenza del Consiglio ad attivarsi presso gli organi comunitari affinché questi prendano un’iniziativa nei confronti degli Stati Uniti.

 

 

Il Prof. Bonelli ribadisce di essere favorevole allo stanziamento in bilancio, suggerendo di precisare che esso viene effettuato in relazione al procedimento negli Stati Uniti.

 

Il Consigliere Scibetta osserva che con la transazione si rinuncia a far valere il difetto di giurisdizione negli Stati Uniti. Chiede qual è il grado di fondatezza ditale eccezione.

 

Mantovani risponde che il difetto di giurisdizione ha alla base argomenti solidi, ma Sullivan & Cromwell suggerisce di procedere alla transazione per i possibili rischi dell’avvio di un’ azione penale. Fa presente che a seguito della modifica del Foreign Corruption Act nel 1998 l’eccezione di giurisdizione è più debole. Inoltre, qualora venisse mossa l’accusa di riciclaggio, l’eccezione perderebbe consistenza. Infine osserva che non si ha evidenza certa dei fatti avvenuti negli stati Uniti.

 

L’Amministratore Delegato chiede in base a quali motivazioni KBR è stata condannata negli Stati Uniti.

 

Mantovani risponde che KBR è una società americana e alcuni dei fatti imputati erano avvenuti negli Stati Uniti.

 

Il Consigliere Scibetta chiede se la posizione di Sullivan & Cromwell sulla vicenda è netta.

 

Mantovani risponde che Sullivan prospetta i vari scenari e da questi emerge che è preferibile pervenire ad una transazione.

 

Il Consigliere Scibetta dichiara di prendere atto di quanto rappresentato da Mantovani.

 

Con riferimento al principio del ne bis in idem, il Presidente chiede se è ipotizzabile un regolamento di competenza internazionale, in particolare ove fossero avviate azioni cautelari in più ordinamenti.

 

 

La Prof.ssa Severino risponde che in materia di sequestro non sarebbe possibile. Un eventuale regolamento di giurisdizione andrebbe proposto sulla base degli accordi internazionali, attraverso l’Unione Europea.

 

Il Presidente chiede quali sarebbero i tempi per il regolamento di giurisdizione.

 

Il Prof. Giarda osserva che occorre verificare lo stato di attuazione della legge 3 agosto 2009 n. 116, che ha ratificato e dato esecuzione in Italia alla Convenzione ONU contro la corruzione. La Convenzione è stata ratificata sia dalla Nigeria che dagli Stati Uniti cd è da questo atto internazionale che vanno ricavati i principi internazionali da applicare nel caso di specie, senza dover coinvolgere l’Unione Europea. Aggiunge che occorre sensibilizzare il Ministero della Giustizia sull’argomento.

 

Il Consigliere Marchioni si congratula preliminarmente per l’attività di difesa svolta dai consulenti della società e dichiara di essere stato tranquillizzato da quanto è stato riferito. Chiede quali sarebbero le possibili difese in caso di sequestro richiesto dalla Procura. Osserva che un doppio pagamento, negli Stati Uniti e in Italia, conseguente alla transazione, desta preoccupazione e che il principio del ne bis in idem è invocabile in caso di identità dei soggetti coinvolti ma, nel caso di specie, mentre negli Stati Uniti il soggetto della transazione sarebbe SnamProgetti Nederland BV, in Italia i soggetti coinvolti sono Eni e Saipem.

 

La Prof.ssa Severino risponde che, ove venisse disposto un sequestro, le difese della società sarebbero le stesse fatte valere contro la misura interdittiva.

 

Il Prof. Giarda fa presente che l’osservazione del Consigliere Marchioni sul ne bis in idem è corretta dal punto di vista formale. Peraltro l’onere della transazione ricadrebbe su Eni, in forza dell’accordo stipulato con Saipem al tempo della cessione di SnamProgetti. Ritiene pertanto che, da un punto di vista sostanziale, le obiezioni possano essere superate.

 

 

Mantovani aggiunge che la SEC intende coinvolgere anche Eni, in quanto quotata negli Stati Uniti.

Il Presidente chiede al CFO quali modifiche verrebbero apportate al bilancio.

 

Il CFO risponde che, nel caso in cui il Consiglio decidesse di effettuare un accantonamento, verrebbe integrato il fondo contenziosi legali e ciò modificherebbe l’utile netto “reported”, in quanto si tratta di una partita straordinaria.

 

Il Presidente chiede se verrebbe modificato anche l’utile operativo.

 

Il  CFO risponde che verrebbe modificato sia l’utile netto sia l’utile operativo, ma solo il “reported” e non l”‘adjusted”.

 

Il  Presidente del Collegio sindacale fa presente che, oltre alla modifica delle poste di bilancio, è importante fare un’appropriata ‘disclosure” sulla questione.

 

Il  CFO risponde che dopo l’approvazione del bilancio, nella riunione consiliare dell’11 marzo, verrebbe diffuso un comunicato stampa che darebbe notizia della variazione rispetto ai dati di consuntivo e rinvierebbe alla più ampia “disclosure” presente in bilancio, che sarebbe contestualmente reso pubblico.

 

L’Amministratore Delegato aggiunge che il mercato si attende un riferimento alla vicenda del consorzio TSKJ e prevede che non ci saranno effetti negativi.

 

Il  Consigliere Scibetta chiede quale sarebbe l’importo dell’accantonamento.

 

Mantovani risponde che si pensa ad un onere di 230-240 milioni di dollari per la transazione con il DoJ; la somma necessaria per la chiusura dell’indagine SEC è allo stato ancora incerta, ma è ipotizzabile un importo di 120-130 milioni di dollari.

 

L’Amministratore Delegato ritiene che l’accantonamento complessivo possa essere di 250 milioni di euro, analogo a quello di Technip.

 

Il  Sindaco Silva chiede informazioni sullo stato del procedimento contro Technip in Francia.

 

Mantovani risponde che il giudizio è ancora in corso, ma aggiunge che la procura francese ha assunto un atteggiamento meno aggressivo nei confronti di Technip.

 

Il  Sindaco Silva chiede se l’intervento dell’Unione Europea può interessare anche Technip.

 

Il Presidente chiede, al riguardo, se vi siano controindicazioni nello scambiare informazioni con Technip sulle vicende giudiziarie in corso.

 

Mantovani risponde che i rapporti con Technip riguardano solo temi di bilancio e di “disclosure”, per i quali non vi sono controindicazioni.

 

L’Amministratore Delegato fa presente che, laddove i termini della transazione fossero sostanzialmente diversi da quanto rappresentato nella riunione odierna, la questione verrebbe risottoposta al Consiglio.

 

Il Presidente del Collegio sindacale chiede se la somma da accantonare è fiscalmente deducibile.

 

Simoni risponde negativamente in quanto si tratta della correzione di una plusvalenza realizzata per la vendita di azioni.

 

Il Presidente del Collegio sindacale invita ad approfondire il tema.

 

L’Amministratore Delegato, in relazione alle informazioni rese e al dibattito svoltosi sui procedimenti in corso in relazione al consorzio TSKJ, propone che il Consiglio condivida che SnamProgetti Nederland BV prosegua le trattative con le autorità americane al fine di pervenire ad una transazione nei termini illustrati, invitando l’Amministratore Delegato, sulla base del presumibile esito della trattativa, a proporre, in sede di approvazione del bilancio, l’eventuale accantonamento da effettuare a tal fine.

 

Il Presidente sottopone al Consiglio la proposta dell’Amministratore Delegato.

 

Il Consiglio di amministrazione, all’unanimità, approva la proposta del Presidente.

 

 

omissis

 

 

 

 

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