Ecco come il cartello si spartiva il business del riciclaggio batterie.

Piombifera Bresciana con sede in Maclodio-Brescia (attività di riciclo batterie esauste e smaltimento rifiuti tossico nocivi) è da tempo nell’orbita del Gruppo Coeclerici (noto gruppo amatoriale). E’ una sorta di ecomostro che macina e fonde batterie per automobili da circa 30 anni. Intorno a Maclodio le concentrazioni di piombo e Pcb son ben 55 volte superiori ai limiti. Gli abitanti della zona si respirano le emissioni di biossido di zolfo provenienti dai camini (percepiti con malesseri e fastidi alle vie respiratorie irritazione agli occhi e alla cute). I reflui delle produzioni per anni son finiti nella falda. Piombifera Bresciana è anche parte integrante d’un pool di aziende che per svariati anni, nel settore del riciclaggio batterie esauste, ha aggirato le normative agendo sul mercato in modo concertato. Insomma un cartello.

Nuova  Samim (Gruppo  ENI) inizialmente  interessata  ad  entrare nel  business con la  lobby del  cartello, gira  improvvisamente  le  spalle. La  cosa infastidisce il  Gruppo  Coeclerici.  Paolo Clerici,  contrariato assai  medita  una  ritorsione. D’improvviso ha  una geniale intuizione.  Paolo  Clerici (Presidente  del  Gruppo  Coeclerici) chiama  a  rapporto  il  Prof.  Guido  Rossi  (notissimo professionista che  ha ricoperto cariche  in  diverse  società quali FerfinMontedison, Telecom, FIGC,  etc  etc) chiedendogli  di denunciare Nuova  Samin all’Autorità  Garante  della  Concorrenza  e  del  Mercato  per  abuso  di  posizione  dominante. Semplicemente  geniale! Come una  spia che denuncia  un’altra  spia  per  spionaggio.

Il  Prof. Guido  Rossi risponde alla  demenziale idea di  Paolo  Clerici  cercando  di  riportare  alla  ragione  il  dissennato  armatore. L’insigne  giurista  scrive  in una  sorta di  Parere  Pro-Veritate:

Egregio Dottore,  come  da  accordi  conclusi telefonicamente allego  alla  presente  la  bozza della  denunzia all’Autorità Garante della Concorrenza  e  del Mercato e,  alternativamente,  dell’atto  di  citazione. Dall’esame  approfondito  di  tutta  la documentazione e  dalle  riunioni  svolte, sono  comunque  emersi  con  una  certa  chiarezza alcune  circostanze che  ritengo  importante sottoporre alla  Sua  attenzione. E  ciò  al  fine di  una  più  obiettiva  valutazione sull’opportunità  di  denunciare Nuova  Samim  per  abuso  di posizione  dominante. Il  sistema  di  suddivisione  “pro quota” delle  batterie  esauste fra  le  imprese che  ne  effettuano il  riciclaggio, sistema  adottato  dal  COBAT e  “stabilito” in  sede  di  associazione  di categoria – secondo quanto  affermato  dall’Ing.  Zantedeschi nella  riunione del  settembre  1993 tenutasi  presso  lo  Studio  Ghezzi-Battaini – appare  incompatibile con  la  normativa a  tutela  della  concorrenza. Ai  sensi  dell’art. 2 lettera  c) della  Legge  10 ottobre  1990, n.  287 è  infatti  vietato,  tra  l’altro, “ripartire  i  mercati o  le fonti di  approvvigionamento”. Inizialmente  invero, ero  stato  portato  a ritenere che tale  sistema  fosse esplicitamente  previsto  dalla  legge istitutiva  del  Consorzio Obbligatorio delle  batterie.  Qualora  fossero  stati  la  legge  istitutiva del  Consorzio  Obbligatorio delle  batterie  al  piombo esauste e  dei  rifiuti piombosi (art. 9  quinquies della  Legge  9  novembre 1988 n. 475) o  il  Decreto 16  maggio  1990 ad  imporre  questo  meccanismo,  l’art.  2 non  avrebbe  potuto infatti  applicarsi (ai  sensi  dell’art. 8 della Legge  Antitrust).  Tuttavia,  in  tali  provvedimenti non  vi  è  traccia di  una  disposizione  che determini le  modalità  attraverso le  quali  il  Consorzio stabilisce  i  criteri ed  i  parametri  di  cessioni delle  batterie esauste al  piombo  alle  imprese che  devono  riciclarle. …  D’altro  canto  l’art  5  stabilisce esplicitamente  che  il  COBAT,  nello  svolgere  il  compito  di  cedere “anche  all’estero  i  prodotti  di  cui alla  lettera  a) alle  imprese  che  ne  effettuano lo  smaltimento tramite  il  riciclaggio”, deve  “astenersi da  qualunque  atto  suscettibile di  impedire,  restringere  o falsare  la concorrenza  in  ambito  nazionale  e comunitario”.  Dunque  il  COBAT  non  può  cedere  le  batterie alle  imprese  “riciclatrici” con  criteri  lesivi  della  concorrenza,  quali  quello  che viene  tutt’ora  utilizzato … Ciò  posto  è  da  considerare  con  attenzione l’opportunità  di  una  denunzia all’Autorità  Antitrust per  i  seguenti  motivi.   E’  chiaro  che  il  presupposto di  abuso  di  posizione  dominante da  parte  di  Nuova  Samim si  basa   sull’ingiustificato  recesso degli  accordi che  prevedevano  la  costituzione della  società  consortile Lead  Service nell’ambito  del  “Progetto Polo  Secondario”.  Tuttavia,  il  funzionamento della  Lead  Service si  sarebbe  dovuto  basare sulle  quote  di  batterie esauste  assegnate in  sede  COBAT … Ora  se  tale  meccanismo deve  considerarsi  illecito sotto  il  profilo della  concorrenza,  altrettanto  illecite  devono  considerarsi le  clausole  dei  patti  parasociali e  dell’atto  costitutivo della  Lead  Service che fanno  riferimento  al  COBAT. Diventa  dunque  arduo  sostenere  che  Nuova  Samim abbia  abusato della  sua posizione  dominante  recedendo “ingiustificatamente” da  un  accordo  illecito. Non  solo. La  presentazione  della  denunzia  comporterà  quasi  certamente  che  l’Autorità Garante approfondisca  tutti  gli  aspetti connessi alla  denunzia  stessa. Se  dunque  dovesse  convincersi dell’illiceità  degli  accordi per  la  spartizione  delle  batterie  attuati  in  sede  COBAT,  potrebbe  comminare  alle  imprese partecipanti sanzioni  amministrative piuttosto  elevate…  i  altri  termini  si  tratta  di  un  pool di imprese  che agiscono  in  modo  concertato,  ovvero  di  un  cartello. …  diventa  molto  pericoloso presentare  una  denunzia  per  abuso  di  posizione  dominante poiché  l’Autorità  sanzionerebbe  in  primo  luogo l’intesa  di  spartizione del  mercato  (  e le  “sanzioni  amministrativo-pecuniarie”  sono  molto  alte). Supponiamo  tuttavia che  gli  accordi  di  spartizione  assunti in  sede  COBAT siano  perfettamente  leciti sotto  il  profilo  antitrust,  ovvero, ma  lo  ritengo  improbabile, che  l’Autorità  non  si  “avveda” della  natura  degli  accordi  di  spartizione del  mercato.  Sorge  comunque  un’altra  questione. Gli  accordi  pe r la  costituzione della  società  consortile previsti  dal  “Progetto  Polo” rappresentano  un’ulteriore e  certa  violazione  dell’art.  2 della  Legge  n. 287/90, comportando  di  fatto  la  costituzione di   un’impresa  in  posizione  monopolistica sul  mercato  del  riciclaggio  di batterie…  la  strada  di  una  denunzia  all’Autorità  Garante mi  sembra  poco  percorribile … al  contrario  essa  pare  suscettibile di  arrecare  un  danno (in  termini  di  sanzioni amministrativo-pecuniarie) a  Piombifera  Bresciana…”.


Le  lettere  del  Prof.  Guido  Rossi da  consulenza  strettamente  riservata ad  uso  e  consumo del   Gruppo  Coeclerici  si  trasforma  in  una  poderosa  autodenuncia. I  funzionari dell’Antitrust  entrano  in  possesso  del  delicato  carteggio e quando  prendono  visione  delle due  missive  di  Guido  Rossi  hanno un soprassalto. La cosa  incredibile  è che c’è  poco  da  indagare.  Sto  cartello di aziende ha  ristretto la  concorrenza  condizionando  fortemente la competizione  nel  settore  a danno  dei  produttori e  consumatori e  Guido  Rossi  l’ha  messo  per  iscritto  lì  in  termini  inequivocabili.  Nero  su bianco. Piombifera Bresciana, Cobat (Consorzio obbligatorio batterie al piombo esauste e rifiuti piombosi) Eco-Bat, Piomboleghe, Me.Ca. Lead Recycling, ESI-Ecological Scrap Industry,  Ecolead,  e l’Associazione Imprese Riciclo Piombo da Batterie (AIRPB) così  ce  l’hanno letteralmente in  quel posto (scusate  il  francesismo). L’Antitrust nel  2008 eleva sanzioni per complessivi 13,3 milioni di euro condannando  tutti i  lobbisti. Il COBAT  da  solo dovrà  sborsare  4.400.000 euro  e Piombifera Bresciana S.p.A.  invece 1.306.500 euro.

Ora Piombifera  Bresciana non gravita  più  nell’orbita del  Gruppo  Coeclerici E’ stata  acquisita dalla società  irlandese, tal Jadlem Ltd  attualmente è  amministrata dall’imprenditore  Antony  Doyle (Cross  River Group). Adesso  sti  quattrini  chi  li  tira  fuori? 

Coeclerici  o  i  nuovi  proprietari di  Piombifera  Bresciana?  

 

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I  rilievi  dell’Antitrust.

Il Cobat (Consorzio obbligatorio batterie al piombo esauste e rifiuti piombosi) da un lato, e le società Eco-Bat, Piombifera Bresciana, Piomboleghe, Me.Ca. Lead Recycling, ESI-Ecological Scrap Industry ed Ecolead, nonché l’Associazione Imprese Riciclo Piombo da Batterie (AIRPB) hanno condizionato fortemente le dinamiche concorrenziali nei mercati nazionali della raccolta e del riciclaggio di batterie al piombo esauste. Si  leggin  una  nota  dell’Antitrust. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione del 29 aprile 2009, ha sanzionato due intese restrittive della concorrenza nel settore del riciclaggio delle batterie al piombo con sanzioni pari a complessivi 13.347.250 euro.

L’istruttoria è tata avviata alla luce di alcune segnalazioni di aziende produttrici di batterie al piombo e di aziende impegnate nell’attività di raccolta delle batterie esauste per esportarle all’estero (è  la  versione ufficiale). Secondo l’Autorità, a partire dal 2002, nei mercati della raccolta e del riciclaggio delle batterie al piombo (come gli accumulatori e le batterie per le automobili) si sono verificati comportamenti restrittivi della concorrenza che si sono tradotti, da ultimo, in un aumento dei costi di produzione di batterie nuove al piombo. Ecco  come  l’intesa era  realizzata  dal  Cobat  secondo  l’Antitrust. Il complesso delle disposizioni contrattuali messe a punto dal Cobat ha ristretto la concorrenza in quanto ha disincentivato sia la formazione di sistemi di raccolta autonomi e paralleli al COBAT stesso, sia le attività di riciclaggio indipendenti rispetto a quelle amministrate dal Consorzio, mantenendo lo status quo sul mercato nazionale del riciclaggio. Cobat ha così condizionato fortemente le dinamiche concorrenziali nei mercati della raccolta e del riciclaggio di batterie al piombo esauste, rendendo meno conveniente la modalità commerciale del “conto lavorazione”, che avrebbe invece permesso ai produttori di pagare il solo servizio di riciclaggio, con una possibile riduzione dei costi di approvvigionamento per i produttori di batterie nuove.

Il sistema messo a punto ha poi avvantaggiato i raccoglitori, che tra il 2004 e il 2006 hanno spuntato un prezzo medio per il piombo raccolto pari a 156,72 euro a tonnellata, contro i 110,64 del Regno Unito e i 127,10 della Germania. Garantendosi l’esclusività dell’intera gestione del ciclo di raccolta e di recupero delle batterie esauste Cobat ha inoltre accumulato nel tempo riserve a bilancio (attualmente pari a 21,7 milioni di euro), che non si sono tramutate in riduzioni del contributo ambientale pagato dai clienti finali di batterie nuove al piombo.

L’intesa tra le aziende di riclaggio

Per l’Autorità anche le aziende che riciclano le batterie al piombo hanno violato la normativa a tutela della concorrenza: le aziende sanzionate hanno infatti determinato in modo congiunto le rispettive quote di approvvigionamento presso il Consorzio e hanno osteggiato l’accettazione di batterie in conto lavorazione, sottraendo così ai produttori una modalità commerciale per il riciclaggio delle batterie esauste che avrebbe determinato una riduzione dei costi di produzione di batterie nuove.

L’associazione di categoria AIRPB (Associazione Imprese Riciclo Piombo da Batterie) ha avuto un ruolo attivo di coordinamento ed è stata utilizzata dalle aziende come la sede più opportuna nell’ambito della quale raggiungere decisioni condivise.

Di seguito le sanzioni deliberate dall’Autorità:

- COBAT: 4.400.000 euro

- Piombifera Bresciana S.p.A.: 1.306.500 euro

- Ecobat S.p.A.: 4.588.350 euro

- Ecolead S.r.l.: 545.000 euro

- ESI-Ecological Scrap Industry S.p.A.: 903.500 euro

- ME.CA. Lead Recycling S.p.A: 994.500 euro

- Piomboleghe S.r.l.: 608.400 euro

- AIRPB : 1.000 euro


Doc. Bollettino  AGCM “Cartello_Batterie_Esauste.pdf

http://www.agcm.it/agcm_ita/BOLL/BOLLETT.NSF/0/873ad849185dfb61c125744e003ba7e2/$FILE/14-08.pdf


Link  di  approfondimento:

- http://piemonte.indymedia.org/article/1347

GENOVA – SPY STORY AL PESTO – ECCO COME COECLERICI SPA SPIAVA – Desecretati dopo altre 8 anni documenti TOP SECRET - http://piemonte.indymedia.org/article/1700

Mafioso è bello” (parola di COECLERICI)”

- http://piemonte.indymedia.org/article/8579

La Repubblica (CIR Group): ecco come funziona la fabbrica del fango”.

- http://piemonte.indymedia.org/article/9665

Accordo COMETA: ecco come gli armatori si gestiscono il cartello”.

- http://piemonte.indymedia.org/article/5620 

Altana Pietro: lo 007 del SISMI che spiava i centri sociali (e non solo)”

- http://piemonte.indymedia.org/article/5387

G8 – NO AL CARBONE

- http://piemonte.indymedia.org/article/1140 Genova: frode delle Banane, Chiquita, Adriafruit, Clerici & CO nella merda

 


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cartello_cobat_coeclerici.pdf