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Dall'inizio dell'autunno il collettivo di Indymedia Piemonte sta discutendo circa l'opportunità di mantenere in piedi il progetto. Allo stato attuale c'è una crisi di partecipazione, non solo amministrativa, ma anche mediattivista; essendo Indymedia lo specchio del movimento, riteniamo che la crisi si espliciti a livello di movimento e dei relativi luoghi, più o meno reali, in cui esso si manifesta. Infatti il progetto Indymedia esiste perché esistono persone che partecipano attivamente, sia nella gestione del sito che nell'introduzione di contenuti e materiali. Il mediattivismo e l'eterogeneità sono il nucleo di Indymedia. La delega dell'informazione a gruppi omogenei o a corporazioni, la povertà di dialogo ed interazione, la sua morte. Riteniamo quindi che la salvezza di Indymedia passi prima di tutto attraverso la garanzia di una pluralità di punti di vista, oltre che da un rinnovamento tecnico/tecnologico del sito. Nella discussione sull'opportunità di mettere in pausa il progetto [il termine chiusura non è corretto poiché in qualsiasi momento un qualsiasi collettivo può rimettere mano allo stesso per dargli nuova vita] sono emerse due posizioni, entrambe comunque certe dell'importanza che Indymedia ha avuto e può avere nell'informazione dal basso e, soprattutto, libera, e favorevoli ad un rilancio [a tempo] che passi attraverso una maggiore partecipazione, a partire dalla pubblicazione di una nota/appello in colonna centrale che segnali l'emergenza. Una posizione chiedeva il congelamento del newswire, perché le forze attuali non permettono un controllo efficace nell'individuazione dei post fuori policy, per dare un segnale forte a chi utilizza lo strumento, perché un progetto che è in discussione si ritiene debba avere la coscienza di fermarsi. L'altra posizione richiedeva il normale funzionamento del newswire, pensando soprattutto alle calde ed in movimento attualità piemontesi, come la lotta NO TAV, la quotidiana questione dei CIE e le sempre attuali minacce di sgombero dei posti occupati. Chiediamo allora a tutte e tutti, trasversalmente ad ogni realtà piemontese, di partecipare alla prossima riunione per ragionare in quali termini il progetto Indymedia Piemonte possa andare avanti, rivolgendo un appello sopratutto a tutte quelle persone che credono nell'open publishing e nell'informazione dal basso e libera. In sostanza a chi pensa che questo progetto debba continuare.
provincia di torino / repressione "20/10/2009 12:53:59"
20 ottobre. Alle prime luci dell’alba Digos, celere e pompieri hanno sgomberato il Velena Squat di corso Chieri.
provincia di torino / migrazioni e antirazzismo "10/10/2009 01:15:29"
Il pacchetto sicurezza, approvato dal governo questo 23 luglio, vara una serie di leggi, che pesano sulle categorie che più dovrebbero essere protette, su chi vive ai margini, sugli immigrati e sui più poveri. Leggi razziste e diseguali che prevedono la colpevolezza non per quello che si fa, ma per quello che si è, per la propria condizione, per il proprio status, non per un reato commesso. Un immigrato privo di documenti regolari diventa di fatto un criminale che merita di essere rinchiuso in un CIE (centri di identificazione ed espulsione - veri e propri lager) fino a sei mesi, per poi essere deportato nel proprio paese di origine, in cui con ogni probabilità non voleva e non poteva vivere.
Leggi diseguali e razziste perché prevedono sanzioni e pene più alte per gli immigrati per il semplice fatto di essere tali, perché istituiscono un registro per la schedatura di chi è privo di fissa dimora, perché senza permesso di soggiorno non si potrà avere un'iscrizione anagrafica, né usufruire dei servizi pubblici come i nidi, le scuole materne o i servizi sociali. Gli unici servizi previsti sono le scuole dell'obbligo e l'assistenza sanitaria di base, dove nessuno però può garantire ad un immigrato irregolare di non venire denunciato, poiché tutti coloro che ricoprono pubblici uffici sono tenuti per legge a denunciarli, e possono a loro volta essere denunciati dai colleghi per non aver adempiuto ai propri compiti.
Ecco il ripresentarsi di alcune tecniche fasciste, come la paura della delazione o le ronde che non sono poi diverse dallo squadrismo, e che vengono previste da questo pacchetto sicurezza. Senza parlare dell'inasprirsi delle pene che prevedono il carcere da sei mesi a tre anni per il reato di danneggiamento, spesso dato a chi occupa case, o per fatti successi durante manifestazioni...
Alessandria. Sabato 10 ottobre corteo contro il pacchetto sicurezza Appuntamento alle 15 al “cavallo” dei giardini antistanti la stazione FS – corso Crimea
piemonte / migrazioni e antirazzismo "10/09/2009 16:42:53"
Il 12 ottobre 2008 un gruppo di rifugiati/e provenienti dalla Somanlia ha occupato lo stabile dell'ex clinica San Paolo in Corso Peschiera 178, uno stabile in disuso da parecchi anni. I rifugiati/e stanno lottando per ottenere quei diritti basilari (casa, lavoro, cure mediche) che dovrebbero essere garantiti ad ogni essere umano. Adesso, dopo quasi un anno, il comune ha proposto il trasferimento dei rifugiati in parte nel nuovo progetto dell'ex caserma di via Asti ed in parte, per le persone individuate come destinatarie del progetto FER, nel Centro Fenoglio di Settimo Torinese. Ma lo stessso Comitato di Solidarietà la considera una proposta emergenziale che non rappresenta una risposta sul terreno dei diritti per i rifugiati e le rifugiate che da anni stanno chiedendo con lotte e mobilitazioni (casa, lavoro, residenza); la residenza, per citare il nodo politico principale, è una delle parole d'ordine cardine di ogni mobilitazione dei rifugiati e delle rifugiate, e la "soluzione" via Asti, non la affronta e non la risolve, aprendo ancora una volta una contraddizione incredibile che vedrà rifugiati e rifugiate ospitati per mesi all'interno di una struttura pubblica in una città che però rifiuta a queste persone il diritto ad avere una residenza anagrafica, con tutti i problemi che questo continua a comportare. Solo alcuni dei richiedenti asilo sono disposti a trasferirsi nelle nuove destinazioni, altri invece avrebbero deciso di non accettare l'offerta del comune, ma di continuare a battersi per i diritti di tutti/e proseguendo nella via che hanno intrapreso fino ad adesso. Lo sgombero dell'ex clinica San Paolo e' previsto per venerdi 11. Il Comitato di Solidarieta' con Rifugiati e Migranti ha quindi indetto un presidio in corso Peschiera 178 per venerdi 11 alle ore 8.00.
italia / repressione "06/07/2009 23:00:18"
Gli investigatori, corroborati dalla vetrina offerta loro dal vertice del G8 e preannunciati dagli allarmi del Viminale, parlano di "tecniche di guerriglia" e "formazioni paramilitari" (Carlo De Stefano - UCIGOS); "mutazione genetica del corteo" in cui alcune mazze e caschi fanno ipotizzare "un'organizzazione premeditata e si può dire paramilitare degli scontri" (Giancarlo Caselli - procuratore capo di Torino). Gran parte delle azioni in solidarietà con gli arrestati svoltesi durante i giorni del G8 si trovano all'indirizzo http://g8.italy.indymedia.org/ 9 luglio - Conferenza stampa dell'Onda nel Rettorato del Politecnico occupato Per contattare gli/le arrestat* | L'Onda Vs il Giuardiano Rassegna stampa |
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